Rosa sogna di camminare, l’attesa dei biglietti per il Messico. La sorella: “Mai doma è un uragano”

La storia di Rosa, la 14enne affetta da diverse patologie gravi e nata con la paralisi celebrale infantile, ha colpito tutta la nostra community e non solo. Per la sua famiglia e per Rosa si é aperta una speranza.

Un viaggio in Messico nella clinica Neurocytonix esattamente a Monterrey, una delle poche realtà che usa la tecnologia del cytotron, può rappresentare la svolta della sua vita.

Per questo ha avviato una raccolta fondi con la speranza di raccogliere il necessario per sostenere le spese per voli, alloggi e cure. Mamma Maria, dopo aver descritto le patologie di Rosa, ci ha illustrato quale sarà il percorso da seguire. 

Noi abbiamo voluto recitare la nostra parte e abbiamo deciso, tramite la nostra associazione, di donare 6mila euro per la sposare la causa di Rosa per acquistare i biglietti necessari, mentre un nostro amico sta cercando di trovare una sistemazione adeguata ed economica nella zona della clinica.

Come spesso accade, le nostre storie attirano purtroppo i soliti chiacchieroni e haters. Niente però riesce a scalfire la forza di Rosa. Anche perché è circondata dall’amore della sua famiglia. In attesa dei biglietti, vi presentiamo sua sorella.

Giallo al cimitero, sparite le ossa di un bimbo morto 61 anni fa. La sorella: “Ditemi dove sono”

Un vero e proprio mistero. Ci siamo recati al cimitero di Modugno dove sono sparite le ossa di un bimbo morto 61 anni fa. Abbiamo raggiunto Annamaria per cercare di accendere i riflettori su una storia davvero oscura. La sorella del piccolo bimbo morto a 4 mesi ripercorre le varie tappe. Sono tanti i dubbi attorno alla vicenda. Nel video allegato tutti i dettagli e l’appello di Annamaria.

Sanitaservice Foggia, sospesa la sorella del boss ucciso dopo le polemiche: con lei anche altri 9 dipendenti

Grazia Romito, la sorella di Mario Luciano, boss della mafia garganica ucciso in un agguato nel 2017 a San Marco in Lamis, è stata sospesa dal servizio dall’Asl dopo essere stata assunta nella Sanitaservice Foggia tramite una società di lavoro interinale.

Con lei anche altri 9 dipendenti (due soccorritori, un autista e sei ausiliari) sono stati sospesi dopo le verifiche del casellario giudiziale e dei carichi pendenti.

Il caso dell’assunzione della donna, che prima gestiva un’attività di pompe funebri a Manfredonia raggiunta da un’interdittiva antimafia, come soccorritrice 118 a Mattinata per tre mesi, aveva fatto scalpore e aveva suscitato diverse polemiche che non si sono ancora placate sulle modalità di assunzione.

Picchia la sorella e ospita estranei a casa, Anna è peggiorata: aveva tentato di soffocare la mamma

Vi raccontiamo la storia di Anna, 57enne che viveva fino a poco fa con la sorella vedova di 72 anni in un palazzo di corso Italia. Dopo lo sfratto esecutivo non sa dove andare e nessuno dei suoi 14 fratelli vuole occuparsi di lei, a causa anche delle sue condizioni psichiatriche e di alcuni insoliti comportamenti.

Qualche giorno fa ha messo sottosopra l’abitazione, ha aggredito la sorella, le Forze dell’Ordine e il personale medico in ospedale. Tempo fa aveva tentato di soffocare la madre. La situazione è ingestibile e rischia di precipitare da un momento all’altro, la speranza è che le Istituzioni intervengano il prima possibile per scongiurare il peggio.

Incidente in minicar, 16enne muore a Bari. La promessa social della sorella: “Sofia avrai la giustizia che meriti”

“È da martedì che la vita di una famiglia unita è improvvisamente cambiata ed è stata tragicamente distrutta, per sempre. La mia famiglia e la mia vita, inevitabilmente, non saranno più come prima, come erano fino a lunedì sera. Dopo una perdita così grande, non hai più forze: di mangiare, di bere, di dormire e di ragionare. Ti senti frastornata, intontita, pensi costantemente di stare vivendo solo un brutto sogno e che vuoi solo svegliarti subito. Ma la realtà è che, in quei pochi attimi in cui acquisisci un po’ di lucidità, prendi consapevolezza che tutto quello che stai vivendo è, purtroppo, la vita vera. Una durissima e dolorosissima realtà”.

Inizia così il post straziante pubblicato sui social dalla sorella di Sofia Lorusso, la 16enne morta nell’incidente stradale avvenuto in via Tatarella. La giovane vittima era alla guida di una minicar che si è ribaltata dopo lo schianto con una Volvo, guidata da un 25enne di Adelfia, indagato per omicidio stradale.

“Esattamente quello che è accaduto a me e alla mia famiglia. Ed è vero: la vita cambia da un momento all’altro, un po’ come nella canzone di Vasco: “la vita è un brivido che vola via”. Inizi a dirti che ormai nulla ha più senso, soprattutto quando ogni cosa che si faceva – come mangiarsi un gelato e chiacchierare sul terrazzo di casa o guardare un film sul divano – la si faceva insieme – si legge -. Tutto, sempre insieme. L’uno sempre presente per l’altro. Ed è proprio questo uno dei dolori che ti lacera: non poter più riavere indietro quei momenti lì, “piccoli”, semplici e “banali”. “Non è possibile che stia succedendo a me”, dici. Invece sì. E il momento più difficile, con cui inevitabilmente devi iniziare di nuovo a fare i conti, è proprio la quotidianità. Il tornare a casa e non trovare Sofia. Le sue scarpe all’ingresso, le sue chiamate, i suoi messaggi, sentire la sua voce con i suoi: “Mari, domani ho l’interrogazione, mi fai un riassunto o una mappa?” È proprio questa, la parte più dura: Il silenzio assordante e la tranquillità che fino a qualche giorno fa non appartenevano a noi, perché la nostra casa era un continuo via vai di amiche e amici, di risate, urla e musica a tutto volume. Perché Sofia era questa. Anzi, è questa. Sofia è voglia di vivere, spensieratezza, giocosità. E tutto questo lo ha insegnato e trasmesso a chiunque, dal più piccolo al più grande. Ma Sofia è anche senso di giustizia: se vedeva qualcuno prendere in giro qualcun altro, lo prendeva per le orecchie e diceva che fare il “di più” con una persona più fragile non era giusto. Stavolta però sarò io, attraverso le istituzioni, a dire che non è giusto che qualcuno abbia fatto il “di più” con te, ti abbia strappato a noi e alla vita”.

“Perché io, stavolta, nel potere dello Stato ci credo. Nella magistratura ci credo. E non a caso studio proprio questo, perché il mio sogno è difendere i diritti e la vita dei singoli cittadini. “Ogni persona ha diritto alla vita” – Art. 2, comma 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. E questo, Sofia, è il diritto che devo e dobbiamo rivendicarti. Il nostro, invece, è quello a un ricorso effettivo. E le autorità competenti ci stanno già lavorando. La prontezza, l’attenzione e il tatto che hanno dimostrato dal primo momento sono la dimostrazione del fatto che Sofia è entrata nel cuore di tutti. Perché Sofia è davvero figlia di Bari – aggiunge la sorella -. Amava alla follia la sua città, non voleva partire perché preferiva restare qui con i suoi amici. E i suoi amici lo possono confermare. Sofia poteva essere la figlia di chiunque. Ed è anche per questo che è entrata nel cuore di tutti. I social sono pieni di foto e articoli su di te, Sofi, anima mia, bella mia. Della disperazione dei tuoi amici, ma anche di numerosissimi articoli e titoli “acchiappa like”, e commenti di gente cattiva. La mia domanda è questa: perché, ogniqualvolta accadono tragedie di questo tipo, la colpa viene attribuita solo alle vittime, ai genitori delle vittime e/o ai tipi di vetture? “I genitori che stavano facendo? A dormire?” “Sono scatole di plastica, quelle minicar.” “Andava sicuramente veloce la ragazzina, se l’è cercata.” “Guidava senza patente, ma come si fa?” “A quell’ora in giro, ma come si fa?” E tante altre ancora… Ora mi viene spontaneo chiedere a tutte queste persone: ma quando parlate, ragionate? O parlate solo per il gusto di commentare e prendere qualche like? Io e Sofia abbiamo la fortuna di avere dei genitori che dal primo giorno sono sempre stati presenti. In ogni singolo momento. Mia madre e mio padre non sono mai stati menefreghisti: anzi, finché io e Sofia non rientravamo a casa, rimanevano svegli ad aspettarci seduti in cucina. E nel frattempo ci mandavano tremila messaggi per sapere dove e con chi fossimo. Tuttora lo fanno con me, che ho 23 anni. I miei genitori hanno i numeri di tutti i nostri amici e, se a volte Sofia diceva che doveva uscire con qualcuno che mamma e papà non conoscevano, loro pretendevano di avere il numero di telefono. Per ogni fase della vita, ognuno di noi ha degli obiettivi. Molti ragazzi e ragazze, a 16 anni, vogliono prendere la patente. E così ha fatto Sofia. Mia sorella, lunedì sera, stava tornando a casa con la sua migliore amica, a bordo della sua minicar”.

“A tutti questi leoni da tastiera: Voi, o i vostri figli, a 16 anni a che ora tornavate e tornano a casa? Alle 10? Alle 9? Con la scuola quasi al termine, anzi, è anormale per me – e lo stesso vale per molti altri – non avere la voglia di iniziare a respirare quel clima di leggerezza delle vacanze estive alle porte, e andare a farsi un giro, magari per un gelato o al bar con gli amici. Le minicar, pur essendo 50, non arrivano nemmeno a 40 km/h. Quindi come, e secondo quale dinamica, mia sorella se la sarebbe andata a cercare con l’alta velocità? In città la velocità massima è di 50 km/h. Mia sorella stava procedendo sulla sua corsia quando una macchina, evidentemente, ha scambiato quella strada per un circuito di Formula 1. Nessuna distrazione da parte di Sofia, perché la dinamica è evidente. E anche quella macchina – quella maledetta foto di cui il web è intasato – parla chiaro: è stata tamponata, e l’impatto è stato violento – conclude -. Sapete quando qualcuno gioca a bowling? Qualcuno ha fatto strike, ma non ha vinto niente, purtroppo. Abbiamo solo perso. Tutti. A causa della non prudenza e dell’alta velocità di questi “campioni”, a pagarne sono sempre gli innocenti. Come Sofia. Ma Sofia, come sempre, “dà una lezione”. Vi prego: andate piano. Rispettate gli altri e voi stessi. Rispettate le vite altrui. Proteggete la leggerezza della vita, che a noi è stata ormai tolta. Godetevi ogni singolo istante: non litigate, fate festa, ridete, sorridete, abbracciatevi e amate, perché da un momento all’altro la vita può cambiare. Apprezzate i piccoli – ma grandi – gesti e momenti. A te, Sofi, URAGANO DI VITA E DI SOGNI. Finché io, mamma e papà avremo possibilità, ti daremo la giustizia che meriti”.

Minacce atroci dalla sorella: “Nana ti uccido dai i soldi a mamma”. Cinzia: “Siamo in pericolo”

Vi raccontiamo la storia di Cinzia, minacciata atrocemente da sua sorella in diverse occasioni. Via telefono, ma anche con violente aggressioni verbali in luoghi pubblici e sul posto di lavoro. Minacce ripetute anche nei confronti di sua figlia.

Siamo andati a trovarla, gli audio ascoltati sono davvero terrificanti. Sono state presentate diverse denunce, ma Cinzia lamenta di essere stata lasciata sola dallo Stato. Nel video allegato tutti i dettagli della vicenda.

Tragedia a Cassano, mansarde in fiamme: morti fratello e sorella. La lettera: “Mamma e papà pregate per noi”

“Ciao mamma e papà, pregate per noi”. Sono alcune parole contenute nella lettera che Vito e Rosa Coppi, fratelli di 33 e 38 anni, morti nel rogo della mansarda del loro appartamento a Cassano delle Murge, hanno firmato e lasciato ai propri genitori.

La Procura di Bari, che coordina le indagini dei carabinieri, ritiene al momento come ipotesi più probabile quella del gesto volontario. Gli inquirenti disporranno l’autopsia sui due cadaveri per verificare la presenza di eventuali altre lesioni, diverse dalle ustioni causate dall’incendio. Le vittime avevano un quadro clinico complesso e sarebbero state affette anche da uno stato di depressione.

Fratello e sorella erano soli in casa quando il rogo è divampato: la madre si trovava in un ospedale di Bari per accudire il marito e padre dei due, ricoverato per problemi di salute. Il nucleo famigliare era seguito dai Servizi sociali.

I vigili del fuoco sono intervenuti intorno alle 20.15 e, dopo aver spento l’incendio, hanno trovato i due cadaveri. Le operazioni di messa in sicurezza sono continuate fino alle 3.30 di notte. A lavoro anche il nucleo investigativo antincendi per ricostruire la causa del rogo.

“Con profonda commozione e dolore, l’Amministrazione Comunale di Cassano delle Murge si stringe attorno alle famiglie dei due giovani, Vito e Rosa, che ieri hanno perso tragicamente la vita a causa di un incendio”. Inizia così il messaggio di cordoglio pubblicato sui social dl sindaco di Cassano delle Murge Davide Del Re.

“In momenti come questi – aggiunge – non esistono parole capaci di colmare un vuoto tanto profondo. A nome dell’intera comunità cassanese, esprimo il più sentito cordoglio e la più sincera vicinanza ai loro cari. Invito tutta la cittadinanza a onorare la memoria di Vito e Rosa con rispetto e raccoglimento, anche nei gesti e nelle parole condivise pubblicamente. Il dolore – prosegue Del Re – chiama al silenzio, alla riflessione, alla preghiera. Uniti nel lutto, accompagniamo questi giovani nel loro ultimo viaggio. La marcia della pace in programma questa mattina sarà occasione per camminare insieme in silenzio, riflettendo su quanto accaduto e stringendoci come comunità in un abbraccio collettivo di dolore e speranza”.

Donati 520 euro, Lisa e Gianni tolti dalla strada. La sorella di lei: “Non dicono tutta la verità”

La storia di Lisa e Gianni ha colpito gran parte della nostra community. I due si sono conosciuti su internet e la loro è stata una storia d’amore tormentata dalle origini. Vivono per strada da 4 mesi, hanno perso e venduto tutto per poter racimolare qualcosa per vivere e mangiare.

Abbiamo deciso di dare visibilità alla loro storia, con la speranza che qualcuno si faccia avanti per un lavoro da dove ripartire. Dopo aver provveduto noi primi aiuti, come l’acquisto di un nuovo telefonino e il rifornimento di vestiti e biancheria intima, siamo tornati da loro con importanti novità.

Sono stati donati 520 euro, parte di questi soldi serviranno per dormire al caldo in albergo. Ma qualcosa bolle in pentola. Intanto siamo stati contattati dalla sorella di Lisa. Nel video allegato tutti gli aggiornamenti.