“Difenderò questa santa società con sangue, pelle e ossa”: i riti di affiliazione e i “battesimi” nel clan Strisciuglio

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto del 6° Nucleo CC Elicotteri di Bari e del Nucleo Cinofili Carabinieri di Modugno, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 12 soggetti, gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

+++ IL VIDEO DELL’OPERAZIONE SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo dal settembre 2019 al maggio 2023, con il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, rappresenta un approfondimento dell’inchiesta “Vortice – Maestrale” e fotografa le attività della consorteria criminale “Strisciuglio” nel quartiere San Paolo di Bari.

L’ordinanza cautelare, condividendo le risultanze investigative, ha acclarato l’operatività in tali anni nel quartiere San Paolo di Bari del clan “Strisciuglio”,e le e le numerose attività illecite commesse dagli stessi per il predominio del territorio in particolare il traffico di stupefacenti e le estorsioni imposte ai cantieri, pena l’interruzione dei lavori.

Sono stati anche rinvenuti manoscritti in cui erano specificati e riportati i riti di affiliazione necessari per entrare a far parte della “società camorristica”, formule (Difenderò questa santa società fino all’ultima goccia del mio sangue e con le mie ossa), rituali (baci) e giuramenti della consorteria mafiosa.

 

Pestaggi, estorsioni e sparatorie anche durante il lockdown. Colpo al clan Strisciuglio: 12 arresti – VIDEO

Nella prima mattinata, a Bari, Triggiano e presso gli istituti penitenziari di Lecce, Trani, Larino (CB), Napoli, Lanciano (CH), San Gimignano (SI) e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto del 6° Nucleo CC Elicotteri di Bari e del Nucleo Cinofili Carabinieri di Modugno, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 12 soggetti, gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

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L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo dal settembre 2019 al maggio 2023, con il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, rappresenta un approfondimento dell’inchiesta “Vortice – Maestrale” e fotografa le attività della consorteria criminale “Strisciuglio” nel quartiere San Paolo di Bari.

L’ordinanza cautelare, condividendo le risultanze investigative, ha acclarato l’operatività in tali anni nel quartiere San Paolo di Bari del clan “Strisciuglio”, delineandone gli assetti organizzativi, i ruoli ricoperti dai singoli sodali, “battezzati” con riti di affiliazione, le dinamiche criminali interne alla compagine e le numerose attività illecite commesse dagli stessi per il predominio del territorio in particolare il traffico di stupefacenti e le estorsioni imposte ai cantieri, pena l’interruzione dei lavori. Sono stati anche rinvenuti manoscritti in cui erano specificati e riportati i riti di affiliazione necessari per entrare a far parte della “società camorristica”, formule, rituali e giuramenti della consorteria mafiosa.

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Nei mesi in cui vigevano le limitazioni di spostamento a causa della diffusione del covid-19 è stato possibile immortalare veri e propri summit di mafia sotto i portici dei complessi di edilizia popolare, roccaforte del clan, nel corso dei quali venivano prese le decisioni per compiere atti intimidatori, pestaggi e sparatorie. Emblematici a tal proposito sono gli attriti sorti con appartenenti alla famiglia “Vavalle”, storica antagonista degli “Strisciuglio” nel rione San Paolo culminati, nel marzo 2020, nell’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la porta di un bar della zona, all’indirizzo di un’autovettura e di una macelleria.

 

Bari, tentato omicidio di Nicola Vavalle al San Paolo: dopo 9 anni arrestati 5 affiliati al clan Strisciuglio – I NOMI

Sono i fratelli Saverio e Giovanni Faccilongo, Vito Antonio Catacchio, Francesco De Marzo e Giovanni Sgaramella, le 5 persone arrestate e ritenute vicine al clan Strisciuglio accusate a vario titolo di “ tentato omicidio premeditato in concorso” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da guerra”(costituita da un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov), aggravati dalle modalità mafiose, per il tentato omicidio Nicola Vavalle.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere San Pio del più ampio clan Strisciuglio, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato presso la zona Cecilia del Comune di Modugno (compresa nell’area geografica del quartiere San Paolo di Bari) il 18 giugno 2016.

Quel giorno Vavalle, anche lui già noto alle Forze di Polizia, stava percorrendo a bordo della propria autovettura via Caposcardicchio, strada di notevole flusso veicolare abitata e altamente frequentata attesa la vicinanza di uno dei maggiori nosocomi regionali, l’ospedale San Paolo, quando in pieno giorno e in orario di piena affluenza urbana e davanti agli occhi di ignari passanti, il commando composto dagli indagati iniziò a fare fuoco, all’indirizzo della vittima, sparando numerosissimi colpi d’arma da fuoco e utilizzando un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato nell’esigenza da parte degli esponenti del clan Strisciuglio di consolidare il loro ruolo egemonico nel proprio territorio di competenza criminale, ovvero il quartiere San Pio/Enziteto, mediante l’eliminazione fisica della vittima, responsabile, alcune ore prima, dell’aggressione fisica per futili motivi a danno di un fiancheggiatore del clan Strisciuglio. Francesco Vavalle, figlio di Nicola all’epoca 14enne, il pomeriggio di quello stesso giorno fece intervenire il padre in un lido di Santo Spirito in cui il buttafuori non gli aveva consentito di entrare senza pagare. Il padre avrebbe quindi aggredito il buttafuori, provocando la reazione del clan Strisciuglio a cui i Vavalle non si erano mai voluti sottomettere.

Nicola Vavalle, detto “Pacchione” o il “gatto”, è il fratello di Franco, considerato all’epoca il “re delle slot machine”, nei cui confronti era stato eseguito un sequestro da 50 milioni di euro. Nicola è stato arrestato nel febbraio 2017 per espiare una pena superiore ai 7 anni per i reati di rapina, inosservanza della sorveglianza speciale e resistenza a pubblico ufficiale. Già nel 2012 era stato arrestato e condannato a 5 anni e otto mesi per aver partecipato a diverse rapine con la famigerata banda della Porsche Cayenne.

 

Bari, tentato omicidio di Nicola Vavalle al San Paolo: arrestati 5 affiliati al clan Strisciuglio

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di cinque persone, accusate a vario titolo di “ tentato omicidio premeditato in concorso” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da guerra”(costituita da un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov), aggravati dalle modalità mafiose.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere San Pio del più ampio clan Strisciuglio, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato presso la zona Cecilia del Comune di Modugno (compresa nell’area geografica del quartiere San Paolo di Bari) il 18 giugno 2016 nel mentre la vittima, Nicola Vavalle, anche lui già nota alle Forze di Polizia, percorrendo a bordo della propria autovettura via Caposcardicchio, strada di notevole flusso veicolare abitata e altamente frequentata attesa la vicinanza di uno dei maggiori nosocomi regionali, l’ospedale San Paolo, in pieno giorno e in orario di piena affluenza urbana e davanti agli occhi di ignari passanti, veniva fatta segno da azione di fuoco da parte di un commando composto dagli indagati di cui uno esplodeva, all’indirizzo della vittima, numerosissimi colpi d’arma da fuoco utilizzando un fucile d’assalto Ak 47 kalashnikov.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato nell’esigenza da parte degli esponenti del clan Strisciuglio di consolidare il loro ruolo egemonico nel proprio territorio di competenza criminale, ovvero il quartiere San Pio/Enziteto, mediante l’eliminazione fisica della vittima, responsabile, alcune ore prima, dell’aggressione fisica per futili motivi a danno di un fiancheggiatore del clan Strisciuglio.

Nicola Vavalle, detto “Pacchione” o il “gatto”, è il fratello di Franco, considerato all’epoca il “re delle slot machine”, nei cui confronti era stato eseguito un sequestro da 50 milioni di euro. Nicola è stato arrestato nel febbraio 2017 per espiare una pena superiore ai 7 anni per i reati di rapina, inosservanza della sorveglianza speciale e resistenza a pubblico ufficiale. Già nel 2012 era stato arrestato e condannato a 5 anni e otto mesi per aver partecipato a diverse rapine con la famigerata banda della Porsche Cayenne.

Faida Strisciuglio-Palermiti a Bari, tentato duplice omicidio al Madonnella: 6 condanne a 8 anni – I NOMI

Cristian Di Cosimo, Roberto Mezzina Troiani, Nicolas Primavera, Francesco Alessandro Rafaschieri, Tommaso Ruggiero e Marco Tempesta sono stati condannati dal gup del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista, a 8 anni di reclusione per il duplice tentato omicidio, aggravato dal metodo mafioso, avvenuto il 18 settembre 2018 al quartiere Madonnella di Bari.

Il pm antimafia D’Agostino aveva invocato una pena di 14 anni. Assolto invece Ivan Lovergine per non aver commesso il fatto. Secondo quanto ricostruito dalle indagini l’agguato, avvenuto all’incrocio tra via Dalmazia e via Cafaro, si inserisce nella faida tra i clan Strisciuglio e Palermiti per il controllo delle piazze di spaccio del Madonnella.

Un commando di tre moto, accompagnato da un’Alfa Romeo, sparò diversi colpi di arma da fuoco in direzione di uno scooter su cui viaggiavano due bersagli. Uno dei due, raggiunto dai proiettili, si salvò dopo un delicato intervento chirurgico e un lungo ricovero in ospedale.

Faida Di Cosola-Strisciuglio, Cosimo Meligrana ucciso in una sala slot a Gioia nel 2016: 5 arresti – VIDEO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di cinque persone, accusate a vario titolo dei delitti di “omicidio premeditato in concorso” e “rapina a mano armata”, aggravati dalle modalità mafiose.

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Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tra cui appartenenti al clan Di Cosola, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso, consumato a Gioia del Colle la sera del 19 febbraio 2016 all’interno di una sala slot e che ha visto la vittima, Cosimo Meligrana, venire attinta da almeno 7 colpi di pistola cal. 9×21 mm da un killer che, per celare la sua identità, indossava una maschera teatrale in silicone.

+++ I NOMI DEGLI ARRESTATI +++

L’evento delittuoso, inquadrato all’interno di un più ampio contesto criminale, ha visto la partecipazione diretta di alcuni membri del clan Di Cosola, all’epoca coinvolti nella guerra di mafia con membri del clan Strisciuglio, che costretti ad abbandonare il quartiere periferico di Bari San Pio trovarono riparo presso uno degli odierni indagati, noto narcotrafficante dell’area di Gioia del Colle, il quale, già vittima di rapina a mano armata e di lesioni personali, offrì loro una sistemazione logistica, sostanze stupefacenti ed armi da fuoco, ottenendo in cambio l’impegno, portato a termine, ad eliminare Cosimo Meligrana.

L’indagine ha consentito altresì di documentare la responsabilità di uno degli indagati che, in concorso con Cosimo Meligrana, nel settembre 2015 sarebbe stato protagonista di una rapina a mano armata e di lesioni personali in danno del mandante dell’omicidio.

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È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Spaccio a Turi, faida nelle piazze tra clan vicini ai Parisi e agli Strisciuglio: chieste 32 condanne

Sono 32 le condanne, dai 2 ai 20 anni di reclusione, invocate dalla Procura di Bari per gli imputati coinvolti in un processo (in abbreviato) relativo al presunto controllo dello spaccio a Turi, in provincia di Bari.

Le piazze della città, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero state al centro di una faida tra gruppi vicini al clan Strisciuglio e al clan Parisi di Bari, da sempre rivali.

A febbraio scorso arrivarono 37 arrestati, il gruppo vicino al clan Strisciuglio sarebbe stato comandato dal carcere da Davide Monti. Per lui è stata chiesta la condanna a 20 anni di reclusione.

A controllare lo spaccio per conto del clan Parisi ci sarebbe stato invece Michele Parisi, fratello del boss Savinuccio, nel frattempo deceduto. Il prossimo 17 dicembre si tornerà in aula con l’inizio delle discussioni delle difese.

Spaccio a Bari, Palo e Bitonto. Blitz all’alba della Polizia: 8 arresti tra gli Strisciuglio – TUTTI I NOMI

Sono Giuseppe e Giovanni Signorile, Nicola Primavera, Rodolfo Scardicchio, Marco e Franco Lopez, Mohamed Nefati i sette finiti in carcere alle prime luci dell’alba, dopo che la Polizia di Stato di Bari ha eseguito un’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta di questa locale Direzione Distrettuale Antimafia. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

I 7 sono ritenuti appartenenti al clan Strisciuglio, operante in varie zone di questo capoluogo e in diversi Comuni dell’area metropolitana barese. Ai domiciliari è finito Tommaso Peschetola, il gip ha rigettato la richiesta di misure per altre sei persone.

I destinatari delle misure cautelari sono considerati membri di una associazione a delinquere, armata, dedita al traffico ed alla commercializzazione di sostanza stupefacente, del tipo cocaina, eroina e marijuana, nei Comuni di Palo del Colle, Bari e Bitonto.

L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dalla Squadra Mobile della Questura e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha consentito di acquisire elementi probatori in ordine alla operatività di una struttura associativa organizzata facente capo all’associazione mafiosa Strisciuglio, dedita al commercio di sostanze stupefacenti nei citati Comuni, ma in particolare nella città di Palo del Colle ed avente una notevole “propensione” a ricorrere all’uso delle armi, ogniqualvolta fosse ritenuto necessario per dirimere controversie e contrasti con i clan avversari.

È stato documentato e riscostruito, in particolare, un raid armato, nel quartiere Japigia, finalizzato a sequestrare un appartenente ad un clan rivale, a scopo intimidatorio; nella circostanza, il commando non riuscì a portare a termine il tentativo di sequestro, ma, comunque, esplose numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’abitazione della vittima; proprio in relazione a questo episodio, è stata riconosciuta, nell’ambito del provvedimento giudiziario, l’aggravante del metodo mafioso, in quanto l’azione criminale è stata compiuta, con armi ed in pieno giorno, avvalendosi della forza e della capacità d’intimidazione derivanti dall’appartenenza al citato clan.

L’attività di indagine ha anche consentito di appurare come i membri del gruppo criminale usassero parlare, tra di loro, con un linguaggio criptico e convenzionale, al fine di confondere ed eludere eventuali attività investigative da parte delle Forze di Polizia. Il gergo adottato era, chiaramente, funzionale a distinguere il tipo di sostanza stupefacente, ma anche la relativa qualità e quantità; a mero titolo esemplificativo, in relazione al grado di purezza ed alla qualità, la sostanza stupefacente veniva indicata, di volta in volta, come “buona”, “bomba” o “dinamite”.

L’operazione di polizia giudiziaria rappresenta l’epilogo di una attività investigativa, svolta da personale della sezione Antidroga, della Squadra Mobile di Bari, condotta attraverso una poderosa attività tecnica d’intercettazione (telefonica ed ambientale), servizi di pedinamento e video-registrazione, perquisizioni, sequestri ed arresti in flagranza di reato; altrettanto determinante, al fine di corroborare il quadro probatorio, è stata l’attività sotto copertura, condotta da agenti undercover, i quali, fingendosi assuntori, sono riusciti a documentare e quindi acquisire elementi probatori in ordine a numerose cessioni di sostanza stupefacente, da parte dei pusher. Inoltre, il predetto compendio investigativo è stato, altresì, alimentato dalle dichiarazioni rese da vari collaboratori di Giustizia.

Spaccio a Bari, Palo e Bitonto: 8 arresti tra gli Strisciuglio. Raid armato a Japigia contro clan rivale – VIDEO

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito un’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta di questa locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di otto soggetti, ritenuti appartenenti al clan Strisciuglio, operante in varie zone di questo capoluogo e in diversi Comuni dell’area metropolitana barese.

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I destinatari delle misure cautelari, delle quali sette applicative della custodia in carcere ed una applicativa degli arresti domiciliari, sono considerati membri di una associazione a delinquere, armata, dedita al traffico ed alla commercializzazione di sostanza stupefacente, del tipo cocaina, eroina e marijuana, nei Comuni di Palo del Colle, Bari e Bitonto.

L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dalla Squadra Mobile della Questura e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha consentito di acquisire elementi probatori in ordine alla operatività di una struttura associativa organizzata facente capo all’associazione mafiosa Strisciuglio, dedita al commercio di sostanze stupefacenti nei citati Comuni, ma in particolare nella città di Palo del Colle ed avente una notevole “propensione” a ricorrere all’uso delle armi, ogniqualvolta fosse ritenuto necessario per dirimere controversie e contrasti con i clan avversari.

È stato documentato e riscostruito, in particolare, un raid armato, nel quartiere Japigia, finalizzato a sequestrare un appartenente ad un clan rivale, a scopo intimidatorio; nella circostanza, il commando non riuscì a portare a termine il tentativo di sequestro, ma, comunque, esplose numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’abitazione della vittima; proprio in relazione a questo episodio, è stata riconosciuta, nell’ambito del provvedimento giudiziario, l’aggravante del metodo mafioso, in quanto l’azione criminale è stata compiuta, con armi ed in pieno giorno, avvalendosi della forza e della capacità d’intimidazione derivanti dall’appartenenza al citato clan.

L’attività di indagine ha anche consentito di appurare come i membri del gruppo criminale usassero parlare, tra di loro, con un linguaggio criptico e convenzionale, al fine di confondere ed eludere eventuali attività investigative da parte delle Forze di Polizia. Il gergo adottato era, chiaramente, funzionale a distinguere il tipo di sostanza stupefacente, ma anche la relativa qualità e quantità; a mero titolo esemplificativo, in relazione al grado di purezza ed alla qualità, la sostanza stupefacente veniva indicata, di volta in volta, come “buona”, “bomba” o “dinamite”.

L’operazione di polizia giudiziaria rappresenta l’epilogo di una attività investigativa, svolta da personale della sezione Antidroga, della Squadra Mobile di Bari, condotta attraverso una poderosa attività tecnica d’intercettazione (telefonica ed ambientale), servizi di pedinamento e video-registrazione, perquisizioni, sequestri ed arresti in flagranza di reato; altrettanto determinante, al fine di corroborare il quadro probatorio, è stata l’attività sotto copertura, condotta da agenti undercover, i quali, fingendosi assuntori, sono riusciti a documentare e quindi acquisire elementi probatori in ordine a numerose cessioni di sostanza stupefacente, da parte dei pusher. Inoltre, il predetto compendio investigativo è stato, altresì, alimentato dalle dichiarazioni rese da vari collaboratori di Giustizia.

Bari, tentato omicidio al rione Madonnella nella faida Strisciuglio-Palermiti: chieste 7 condanne a 14 anni

La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per sette imputati finiti a processo, in abbreviato, per il duplice tentato omicidio – aggravato dal metodo mafioso – avvenuto nel quartiere Madonnella di Bari il 18 settembre 2018.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, quel giorno un commando di tre moto e un’Alfa Romeo si recò tra via Dalmazia e via Cafaro e sparò almeno due colpi di arma da fuoco in direzione di due bersagli a bordo di uno scooter.

I proiettili raggiunsero uno dei due in varie parti del corpo, la vittima finì in prognosi riservata e si salvò dopo un delicato intervento chirurgico e un lungo ricovero in ospedale.

L’agguato, per la Dda, fu organizzato ed eseguito da membri del clan Strisciuglio del quartiere San Paolo per la conquista delle piazze di spaccio del rione Madonnella a danno del clan Palermiti, da sempre egemone nella zona. La sentenza, dopo le discussioni delle difese, è attesa per ottobre.