Turi, a 9 anni beve soda caustica a Villa Menelao: Cassazione conferma condanna di 2 mesi per il magazziniere

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due mesi di reclusione per lesioni colpose nei confronti di Francesco De Grecis, il magazziniere della della sala ricevimenti Villa Menelao di Turi, a processo per la vicenda che ha colpito nel luglio del 2017 la piccola Annamaria.

All’epoca dei fatti aveva solo 9 anni e durante una festa di matrimonio ingerì un bicchiere di soda caustica. Adesso Annamaria ha 17 anni, ma la sua vita non è come quella dei suoi amici. L’esofago, che mediamente dovrebbe avere un diametro 2.5 centimetri, è largo poco meno di un centimetro.

Nel corso di questi anni ha subito decine di interventi. In primo grado, assieme a Giuseppe Venusio, responsabile dell’autocontrollo Haccp della sala ricevimenti, De Grecis era stato condannato a 8 mesi di reclusione. I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Bari hanno poi assolto Venusio per non aver commesso il fatto e ridotto la pena nei confronti di De Grecis a 2 mesi.

Venusio è stato assolto per non aver commesso il fatto, mentre De Grecis è stato condannato a due mesi di reclusione. Entrambi erano stati condannati in primo grado a 8 mesi di reclusione. Il magazziniere è stato condannato anche al risarcimento delle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.

 

Morte Fabiana Chiarappa, ricorso in Cassazione: la difesa di don Nicola punta alla revoca dell’obbligo di dimora

La difesa di don Nicola D’Onghia, il parroco di Turi indagato nell’inchiesta sulla morte della 32enne Fabiana Chiarappa, deceduta il 2 aprile scorso lungo la statale 172 dei Trulli, ha depositato un ricorso in Cassazione per la revoca dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Una misura arrivata dopo che i giudici del Riesame hanno revocato gli arresti domiciliari. Le accuse nei confronti di don Nicola D’Onghia sono di omicidio colposo ed omissione di soccorso.

Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato.

Morte Fabiana Chiarappa, i giudici: “Don Nicola D’Onghia ha ostacolato indagini. Poco attento alla vita”

Don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci (Bari) indagato per omicidio stradale per la morte di una motociclista, con le sue dichiarazioni relative all’incidente “non ha mai agevolato, ma ha anzi di fatto ostacolato la ricostruzione della dinamica del sinistro, resa possibile solo grazie all’acquisizione dei filmati provenienti dalle telecamere di videosorveglianza, all’incrocio dei dati dei tabulati telefonici e alla prova scientifica». Lo scrive il tribunale del Riesame di Bari, nelle motivazioni dell’ordinanza con cui, lo scorso 19 maggio, per il parroco fu disposto l’obbligo di dimora al posto dei domiciliari.

D’Onghia è accusato di aver travolto e ucciso la 32enne Fabiana Chiarappa la sera del 2 aprile scorso: la ragazza, rugbista e soccorritrice del 118, aveva perso il controllo della sua moto Suzuki e, secondo gli inquirenti, sarebbe stata travolta e uccisa (mentre si trovava sull’asfalto in seguito alla caduta) proprio dalla Fiat Bravo guidata da D’Onghia, sulla statale 172 che collega i comuni di Turi e Putignano.

Il parroco, il giorno successivo all’incidente, si presentò dai carabinieri e disse che quella sera, mentre passava da quella strada, aveva sentito un rumore provenire dal pianale della sua auto (“pensavo di aver colpito un sasso, era buio”) ma di non essersi accorto del corpo della ragazza. Dichiarazioni che il Tribunale ha definito «assolutamente inutili in ottica investigativa». L’essersi presentato spontaneamente in caserma per il Riesame è «irrilevante», in quanto il prete “probabilmente cominciava a sentirsi braccato dalle prime indagini che stavano orientando gli inquirenti verso la sua autovettura».

Le tracce di sangue trovate sulla macchina del parroco verranno analizzate domani dai Ris di Roma: l’obiettivo è avere la conferma che appartengano proprio alla vittima. Al parroco è contestata anche l’omissione di soccorso: dopo l’impatto con la motociclista, infatti, si sarebbe fermato in una vicina stazione di servizio per controllare i danni alla auto e da lì sarebbe andato via solo 45 minuti dopo.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Ileana Ramundo, il prete stava usando il telefono fino a pochi secondi prima dell’impatto. Per il Tribunale, D’Onghia ha agito «in spregio di ogni regola – giuridica e non – di convivenza», mostrandosi «poco attendo rispetto alla vita e all’incolumità altrui».

Raccolte delle ciliegie, controlli dei Carabinieri a Turi: 6 lavoratori irregolari e oltre 22mila euro di multe

Questa mattinata, nell’ambito della campagna cerasicola, è stata condotta un’importante operazione ispettiva sul territorio di Turi, finalizzata alla prevenzione e repressione dei reati relativi all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, nonché al controllo del rispetto della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. L’attività ha visto la partecipazione coordinata dei Carabinieri della Stazione di Turi e di quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Bari.

Durante l’operazione, l’azione ispettiva si è concentrata su due aziende individuali, entrambe operative in Turi, conseguendo i seguenti risultati: sono stati controllati un totale di 10 lavoratori, di cui 6 in situazione di irregolarità; sono state accertate, contestate e applicate ammende per un importo complessivo pari a € 22.221,88;  sono stati deferiti all’autorità giudiziaria i titolari delle aziende poiché ritenuti responsabili a vari titolo di omessa formazione dei lavoratori e violazione degli obblighi del datore di lavoro.

Questo intervento rappresenta un ulteriore esempio dell’impegno costante dell’Arma dei Carabinieri nel garantire il rispetto delle norme in materia di lavoro e nell’assicurare un ambiente lavorativo conforme alle disposizioni di legge, a tutela sia dei lavoratori che della collettività.

È importante sottolineare che l’eventuale colpevolezza in ordine agli illeciti contestati dovrà essere accertata nelle competenti sedi.

Don Nicola D’Onghia ai domiciliari, chiesta la scarcerazione: “Fabiana era già morta quando è stata travolta”

Don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne arrestato per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile, ha avanzato una richiesta tramite i suoi legali al Tribunale del Riesame per lasciare gli arresti domiciliari.

La tesi della difesa è che la giovane vittima, soccorritrice del 118, fosse già morto quando è stata colpita dall’auto guida dal sacerdote sulla provinciale 172 nel tratto tra Turi e Putignano. In sintesi la stessa posizione mantenuta sin dal primo interrogatorio avvenuto il giorno successivo alla morte di Fabiana.

ll gip di Bari Nicola Bonante nei giorni scorsi aveva respinto la richiesta di revoca della misura presentata, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso.

Tragedia tra Turi e Conversano, il trattore si ribalta e resta schiacciato: muore 60enne

Un uomo di 63 anni di nazionalità italiana, di cui non sono state rese note le generalità, è morto schiacciato dal trattore che guidava mentre era a lavoro nelle campagne di Conversano, in provincia di Bari.

Secondo quanto si apprende, il mezzo agricolo per cause da accertare si sarebbe ribaltato schiacciando l’uomo. Sul posto è intervenuto il personale del 118 ma per la vittima i tentativi di soccorso sono stati inutili.

È servito l’intervento dei vigili del fuoco per recuperare il corpo del 63enne. Sull’accaduto indagano i carabinieri.

Morte Fabiana Chiarappa, respinta la richiesta della difesa: don Nicola D’Onghia resta ai domiciliari

Resta ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne arrestato martedì scorso per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile.

Il gip di Bari Nicola Bonante ha infatti respinto la richiesta di revoca della misura presentata mercoledì, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

La Procura aveva dato parere negativo, gli avvocati di D’Onghia hanno annunciato che presenteranno la stessa richiesta al Riesame.

Secondo le indagini, la sera del 2 aprile D’Onghia avrebbe travolto Fabiana Chiarappa – caduta pochi secondi prima dalla sua moto Suzuki – sulla provinciale 172 tra Turi e Putignano, causandone la morte, e non si sarebbe poi fermato a prestare soccorso.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso.

Morte Fabiana, interrogato don Nicola D’Onghia: “Non mi sono accorto di nulla”. Chiesta la revoca dell’arresto

Ha risposto a tutte le domande don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci (Bari) arrestato ieri per omicidio stradale e omissione di soccorso nel caso della morte della 32enne Fabiana Chiarappa.

“Ha ricostruito la vicenda per come è andata secondo la sua prospettiva. Riteniamo che l’accertamento nel merito della vicenda richieda delle verifiche tecniche e delle attività investigative ulteriori. Quello che riteniamo assolutamente privo di fondamento è il provvedimento restrittivo”, ha detto l’avvocato del prete, Federico Straziota, al termine dell’interrogatorio, spiegando anche che è stata chiesta al gip la revoca dei domiciliari. La Procura, sul punto, ha espresso parere negativo.

D’Onghia, ha detto sempre l’avvocato, ha confermato la ricostruzione fornita dall’inizio: “Lui non si è reso conto che c’era un corpo sul ciglio della strada”, in una “strada buia, di notte, all’uscita di una curva”.

Quanto al sangue trovato sull’auto del prete, “sono accertamenti che richiederanno ulteriori approfondimenti, ma anche il fatto di averla colpita non implica di per sé della responsabilità nell’omicidio”.

Turi, minacce e offese all’ex convivente: 41enne di Conversano arrestato dai Carabinieri

Un 41enne di Conversano è stato arrestato venerdì scorso a Turi per aver perseguitato l’ex convivente. L’uomo, probabilmente sotto effetto di qualche sostanza, si è presentato a casa della donna per cercare di salvare in extremis la relazione interrotta, senza successo tra minacce e offese.

Sul posto intervengono i Carabinieri che cercano di calmare l’uomo. Il 41enne si allontana ma poco dopo fa ritorno continuando a inveire contro la donna e la sua famiglia, tutto condito da continue minacce.

Sul posto interviene una seconda pattuglia, a supporto della prima mai andata via, e così l’uomo è stato arrestato.

Tragedia sulla Casamassima-Turi, auto finisce fuori strada e si ribalta: muore 23enne

Tragedia nella notte sulla statale 172, tra Casamassima e Turi, dove un giovane di 23 anni è morto. La vittima avrebbe perso il controllo della propria auto, finita fuori stradala dopo essersi ribaltata.

Inutili i soccorsi prestati dal 118. Il suo corpo è stato trovato privo di vita fuori dall’abitacolo dell’Audi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e le forze dell’ordine che indagano sull’accaduto.