Bari, video dell’incidente mortale diventa virale su WhatsApp. Tre vigili a processo: chieste due assoluzioni

Un tir travolge e uccide un ciclista in via Napoli nel 2018, il video dell’incidente mortale viene ripreso dalle telecamere di videosorveglianza di una stazione di servizio e diventa virale nelle chat e nei gruppi di Whatsapp.

Chi è il responsabile? Sul caso è stato aperto un processo. Tre vigili, di turno quando si è verificato l’incidente, sono stati accusati di violazione del segreto istruttorio dopo la diffusione del filmato ripreso dal computer della Polizia Municipale.

La Procura di Bari ha chiesto una condanna e due assoluzioni nell’ambito del processo. La sentenza è prevista il 12 marzo.

Eco casette, Caputi si difende su Whatsapp poi “cancella” tutto: “Truffatore restituisci i soldi”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola.

Dopo i racconti di Marina, Marta, Maria, Giovanni, Stefano, Gaetano, Graziana, Riccardo, Miria, dopo avervi parlato della prodezza di mago Caputi, capace di incassare 68mila euro e sparire nel nulla lasciando una famiglia con una baracca abusiva e inagibile, dopo il blitz nella “sede” senza successo nel tentativo di incontrarlo e consegnarli la statuina dell’Oscar di Quinto Potere, dopo l’intervista all’ex segretaria, dopo il breve faccia a faccia tanto atteso con Caputi, dopo aver aperto con Silvana anche il filone delle ristrutturazioni edili, dopo aver colto di sorpresa l’apprendista in nero e averla intervistata, dopo aver parlato del “ricatto” di Caputi dopo la storia di Giuseppe, l’operaio caduto e finito in Rianimazione in uno dei cantieri, di Carlo, il dipendente salito su una tettoia al quinto piano di uno stabile senza alcuna protezione, senza assicurazione e senza essere in grado di fare nulla, di Aldo, della compagna Anna, dopo aver rivolto un appello caloroso ai clienti soddisfatti, aver parlato della presa di posizione dell’avvocato Bonaduce che ha scaricato Caputi in quanto “indifendibile” e dell’ex segretaria Nunzia, questa volta vi parliamo di quanto accaduto nei giorni scorsi.

Caputi ci ha contattato su Whatsapp, rispondendo al nostro appello e inviando le foto di alcune sue opere “realizzate”. Prima la difesa, poi la rimozione di tutti i messaggi. Presto vi racconteremo altre storie davvero particolari, ma siamo riusciti a beccare Caputi un’altra volta.

Perrone tira Colella dentro la truffa, il WhatsApp a Progida: “È Daniele che si occupa di Bari”

Torniamo ad occuparci della Perla Pink, in attesa della riapertura annunciata l’8 gennaio, e lo facciamo assieme all’amministratore unico, Pierpaolo Progida, ignaro di tutta la gestione e di tutto quello che si nasconde dietro, nonostante aver bonificato circa 60mila euro a Ludovico Perrone, al padre e a Daniele Colella. Proprio su Colella ci sono novità importanti e croccanti grazie anche ad alcuni messaggi WhatsApp inviati da Perrone a Progida.

Truffa online, su WhatsApp la cura miracolosa dei frati di Padre Pio per l’artrite: “È fake”

Una truffa online sfruttando il nome dei frati del santuario di padre Pio a San Giovanni Rotondo (Foggia) starebbe circolando in queste ore attraverso un messaggio Whatsapp.

A renderlo noto sono gli stessi frati cappuccini che ribadiscono l’estraneità al messaggio. “I frati del Santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo curano le articolazioni in 30 giorni. La loro ricetta segreta è stata finalmente rivelata”, il testo del messaggio fake, seguito da un link sulle proprietà terapeutiche di un preparato acquistabile.

I frati, in una nota, smentiscono “l’affermazione di essere in grado di curare le articolazioni in 30 giorni e dichiarano la loro completa estraneità alla diffusione del messaggio e alla commercializzazione del prodotto terapeutico, di cui non sono in grado di garantire né l’efficacia né l’assenza di effetti tossici o comunque dannosi per l’organismo”, e preannunciano “l’intenzione di tutelarsi legalmente per evitare di essere coinvolti in una vicenda che potrebbe avere anche risvolti penali”.

Nella nota diffusa i frati invitano tutti coloro che hanno ricevuto o che riceveranno, in qualunque forma, il messaggio trascritto o indicazioni simili “a diffidare dell’autenticità del contenuto e ad attivare comportamenti prudenti per evitare di divenire vittime di potenziali truffe”.

Offese spietate dagli amichetti su WhatsApp: “Controllate i vostri figli. I social sono un’arma”

L’utilizzo improprio del telefonino è sempre più frequente tra i più piccoli. La storia che vi raccontiamo è davvero agghiacciante, se pensiamo all’età dei protagonisti. Davide, il papà della piccola Nicole, ha voluto denunciare quanto accaduto a sua figlia, mostrandoci anche alcuni messaggi e screen che lasciano senza parole. Il bullismo, come emerge da questa storia, al giorno d’oggi si fa anche sui social e nelle chat WhatsApp.

Obbliga 13enne a fare video hard e lo diffonde su Whatsapp agli amici: 26enne condannato a 4 anni

Avrebbe indotto una ragazzina di 13 anni, sua conoscente, a realizzare due video erotici inoltrandone uno su un gruppo WhatsApp di amici.

Per questo il Tribunale di Lecce ha condannato un 26enne, residente in un Comune nel sud del Salento, a quattro anni di reclusione con l’accusa di pornografia minorile.

Secondo l’accusa il ragazzo, 20enne all’epoca dei fatti, avrebbe anche inviato alla minore un video dai contenuti forti per mostrarle come avrebbe dovuto riprodurlo.

I giudici hanno disposto anche l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio inerente la tutela, curatela e amministrazione di sostegno, nonché dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e l’interdizione in perpetuo da incarichi nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni, o in altre strutture pubbliche e private, frequentate abitualmente da minori. L’accusa aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione.

Messaggio su Whatsapp a Pisicchio prima dell’arresto, Emiliano pronto a parlare: c’è una terza persona coinvolta

La Procura di Bari vuole fare chiarezza attorno alle dimissioni di Alfonso Pisicchio, dall’incarico di commissario dell’Arti, arrivate poco prima del suo arresto nel pomeriggio del 10 aprile. Un giallo che ha sin da subito insospettito gli inquirenti viste le tempistiche. E nel mondo della politica non mancano le reazioni.

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Giallo sulla morte di Patrizia Nettis, voragine nelle indagini: i dati WhatsApp sono inaccessibili

Patrizia avrebbe avuto una lite con due uomini in strada prima della tragedia. Uno di loro, un imprenditore fasanese, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di istigazione al suicidio e atti persecutori.  L’altro, un politico, sarebbe stato identificato da un testimone sotto l’abitazione la notte prima del ritrovamento del corpo. Entrambi hanno avuto una relazione con la lei.

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