Assalto a portavalori sulla Lecce-Brindisi, trovate carbonizzate due auto del commando: caccia aperta ai banditi

Sono state ritrovate altre due delle auto usate dal commando armato che lo scorso 9 febbraio ha assalto il portavalori sulla superstrada Lecce-Brindisi. Si tratta di una Kia Sportage bianca e di un’Alfa Romeo Stelvio.

La prima è stata impiegata durante la fuga, la seconda è stata usata come auto civetta con lampeggiante. Entrambe le vetture sono state alle fiamme.

La scoperta nel tardo pomeriggio di ieri in una zona di campagna tra Salice salentino e Guagnano. A trovarle un agricoltore di passaggio che ha subito allarmato i Carabinieri.

Sabato scorso era stata rinvenuta una terza auto usata dal commando, una Jeep di colore chiaro abbandonata nei pressi del cimitero di San Pietro Vernotico. Al momento ancora nessuna traccia dei complici dei due banditi fermati, Giuseppe Russo e Giuseppe Iannello.

I due sono stati fermati ai carabinieri mentre fuggivano a piedi nelle campagne di Squinzano poco dopo l’assalto armato, fallito, al blindato della Battistolli spa, contenente un carico di denaro contante di 5.904.436,00 euro.

Assalto a portavalori, oggi le udienze di convalida dei due fermi. Dda contesta anche l’associazione mafiosa

Il gip di Lecce Tea Verderosa ha fissato per questa mattina alle 9.30 nel carcere di Lecce l’udienza di convalida dei fermi di pg a carico di Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, ritenuti componenti del commando che lunedì mattina ha assaltato un portavalori sulla statale tra Brindisi e Lecce.

Sono accusati di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, associazione di stampo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, tentato omicidio aggravato dai motivi abietti, rapina aggravata, estorsione, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente.

I due sono stati fermati ai carabinieri mentre fuggivano a piedi nelle campagne di Squinzano poco dopo l’assalto armato, fallito, al blindato della Battistolli spa, contenente un carico di denaro contante di 5.904.436,00 euro. All’udienza di convalida sarà presente il sostituto procuratore di Lecce Alessandro Prontera e i difensori di fiducia dei due indagati.

Assalto a portavalori, il carabiniere ferito nell’inseguimento: “In quei momenti non pensi a nulla”

“Faccio le maratone, sono iscritto ad una associazione sportiva dilettantistica e quando l’ho visto fuggire mi sono detto, ‘se vuoi metterti a correre, corriamo pure e vediamo dove arriviamo’. Fino ad una mezza maratona ce l’avevo nelle gambe, 21 km, ma penso che sarei arrivato fino a Lecce pur di prenderlo”.

A parlare è il brigadiere Donato Russo, di 56 anni, uno dei carabinieri che ieri è intervenuto durante l’assalto al portavalori lungo la superstrada Brindisi-Lecce e che è riuscito a bloccare dopo un inseguimento uno dei due componenti del commando che ora sono in carcere.

Nelle fasi concitate della cattura ha avuto una colluttazione col fuggitivo ed ha riportato la frattura di una costola, una sospetta lesione ad una spalla, e escoriazioni al labbro per i pugni ricevuti. Ora è ricoverato nel reparto di Ortopedia del Vito Fazzi – Dea di Lecce.

Dall’ospedale racconta di avere corso oltre un chilometro e mezzo nelle campagne di Squinzano prima di riuscire a bloccare l’uomo. “In quei momenti – dice – non pensi a nulla, solo ad assicurarlo alla giustizia e ad arrestarlo. Poi a mente fredda pensi a quello che poteva accadere”.

Russo è in servizio nella sezione operativa dei carabinieri della compagnia di Campi salentina. Accanto a lui ci sono colleghi, la moglie Simona e il figlio Cristiano che dice: “Per me papà è un eroe. Ha messo davanti il dovere alla sua famiglia. Un gesto che insegna i valori di appartenenza alla divisa e i valori che incarna i valori l’Arma dei carabinieri e che lui ha trasmesso.

Sul fronte delle indagini le Procure di Lecce e di Brindisi sono in stretto contatto. Vengono analizzati gli elementi raccolti, le auto sequestrate usate dai malfattori e le decine di filmati girati dagli automobilisti che riprendono l’assalto. Le indagini si estendono anche nel Foggiano, territorio di origine dei due fermati, con controlli e perquisizioni.

Assalto a portavalori, fermati due foggiani di 62 e 39 anni: uno di loro è un ex militare. Caccia ai complici – NOMI

Sono Giuseppe Russo e Giuseppe Iannelli i due foggiani di 62 e 39 anni fermati con l’accusa di aver preso parte all’assalto del portavalori ieri mattina sulla superstrada Lecce-Brindisi. Uno di loro è un ex militare con una lunga esperienza nel battaglione San Marco (i lagunari di Marina).

Entrambi sono accusati concorso di tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, armi comuni e materiale esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale.

Sono stati fermati e bloccati dopo un inseguimento tra Campi Salentina e Guagnano. I due hanno tentano la fuga a piedi ma un carabiniere li ha rincorsi e, dopo una violenta colluttazione, è riuscito a bloccarne uno, restando ferito. Poco dopo è stato fermato anche il secondo.

I due vengono condotti in caserma e sottoposti a interrogatorio, ma restano in silenzio e scatta così il fermo di indiziato di delitto. Le indagini proseguono per individuare gli altri componenti della banda e i complici.

Assalto a portavalori, tragedia sfiorata durante la fuga: proiettile buca il parabrezza della gazzella dei Carabinieri

Un proiettile passa attraverso il parabrezza della gazzella dei Carabinieri. I militari sono illesi per questione di centimetri. Tragedia sfiorata questa mattina durante la fuga inscenata dopo l’assalto al portavalori avvenuto sulla superstrada tra Lecce e Brindisi.

La foto parla chiaro ed è inequivocabile. I pensieri inevitabilmente riconducono alla morte di Carlo Legrottaglie, il brigadiere ucciso il 12 giugno scorso nei pressi della zona industriale di Francavilla Fontana in un conflitto a fuoco con due persone scoperte a bordo di un’auto risultata rubata.

Secondo quanto ricostruito anche un carabiniere in borghese si è lanciato all’inseguimento del commando, ma la sua auto è stata speronata e scaraventata fuori strada.

Due foggiani sono stati fermati e arrestati, dopo aver tentato di nascondersi in una maniera piuttosto originale nelle campagne di Squinzano. Nella stessa zona sono state rinvenute anche due della auto utilizzate per l’assalto, una Jeep blu e un’Alfa Romeo Stelvio. I due fermati si trovano in caserma a Lecce. Secondo gli investigatori, la banda che ha assaltato il portavalori sarebbe stata composta da sei-otto persone.

Kalashnikov e guardie legate, scene da film nel Foggiano. Assalto a portavalori in statale: ladri in fuga con bottino

Un furgone portavalori è stato assaltato questa mattina lungo la statale 655 all’altezza di Candela, in provincia di Foggia, ai confini con la Basilicata.

Dalle prime informazioni, la banda armata avrebbe bloccato un mezzo pesante (sembra esplodendo a scopo intimidatorio alcuni colpi di arma da fuoco con kalashnikov) e un autobus di linea per interdire il traffico veicolare e permettere il compimento dell’assalto.

Il furgone della Cosmopol trasportava denaro contante ed era diretto a Melfi, in Basilicata. L’ammontare del bottino è di circa 400mila euro.

Al momento sul posto stanno operando i carabinieri per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. Nessuno è rimasto ferito. Le guardie sarebbero state disarmate e legate.

AGGIORNAMENTO 12.45 – Ammonterebbe ad oltre 400mila euro (ma la stima è ancora in corso) il bottino dell’assalto al furgone portavalori della Cosmopol, avvenuto questa mattina lungo la statale 655 all’altezza di Candela nel Foggiano ai confini con la Basilicata. I plichi contenenti denaro sono stati portati tutti via dal commando che avrebbe esploso diversi colpi di arma da fuoco a scopo intimidatorio, bloccando un autobus di linea ed un tir per interdire il traffico veicolare e permettere il compimento dell’assalto. Sarebbero almeno sei i componenti della banda e due le auto utilizzate per giungere sul posto e fuggire al termine dell’assalto. La banda potrebbe aver utilizzato cariche di esplosivo per aprire il portavalori e portar via il denaro. I carabinieri sono impegnati nei rilievi per stabilire le armi utilizzate dal commando e soprattutto per delineare l’esatta dinamica dell’accaduto. Illesi, sebbene sotto choc, i due vigilantes che viaggiavano in direzione Melfi (erano a pochi chilometri dal comune in provincia di Potenza in Basilicata), così come illese anche le altre persone coinvolte. Il traffico lungo la strada ha subito forti rallentamenti.

Assalti a portavalori e caveau, sequestrati beni per 1,3 milioni a Carmine Fratepietro: tra questi due lussuose ville

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari (Presidente dott.ssa Giulia Romanazzi) su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a carico di Fratepietro Carmine, cl. 78, pluripregiudicato, a seguito delle condanne subite per riciclaggio, ricettazione, rapina e porto illegale di armi.

Fratepietro Carmine, tra l’altro, è noto per aver fatto parte del commando paramilitare composto da circa 10 persone che il 29 febbraio 2016 assaltò un furgone portavalori, sulla strada statale 16 nei pressi di Trinitapoli che trasportava circa 3 milioni di euro destinati ad uffici postali ed istituti di credito. Il colpo, che durò appena 5 minuti, fruttò al gruppo criminale “solo” 725 mila euro, perché entrò in funzione il congegno di sicurezza che saturò il vano di carico con una schiuma. I malviventi si garantirono la fuga occupando le vie di accesso al luogo della rapina con auto e mezzi pesanti rubati ed incendiati nonché ricoprendo la strada con decine di chiodi artigianali a quattro punte.

L’interessato è stato anche condannato per aver partecipato, il 4 dicembre 2016, insieme ad altre 15 persone, nel comune di Caraffa (CZ) e con il “benestare” delle “ndrine” calabresi, all’assalto presso il caveau di una società di vigilanza del luogo, con l’utilizzo di una ruspa dotata di martello pneumatico che consentiva di rubare 8,5 milioni di euro.

Ed ancora è stato condannato per un altro assalto ad un furgone portavalori, avvenuto il 19 ottobre 2015 a Bari, nei pressi della strada statale 16, dove insieme a 15 individui, travisati ed armati kalashnikov, asportavano centinaia di migliaia di euro da un furgone diretto alla Banca d’Italia per depositare il denaro prelevato da diversi istituti di credito.

Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato, formalmente intestato alla compagna, è stimato in 1,3 milioni di euro ed è rappresentato da due lussuose ville ubicate in agro di Andria nonché 3 terreni ubicati a Trinitapoli (FG). Detti beni sono già sottoposti a confisca seppur non definitiva nell’ambito di altro procedimento penale.

L’odierno provvedimento emesso dal Tribunale – Sez. Misure di Prevenzione di Bari accoglie completamente la proposta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, la quale, in considerazione della pericolosità sociale di Fratepietro Carmine e del suo tenore di vita in discrasia con i redditi dichiarati, formulava detta richiesta, sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) che ricostruivano gli introiti dell’intero nucleo familiare, così fornendo un corposo quadro probatorio in ordine all’illecita provenienza della sua ricchezza e che costituirebbe il compendio soprattutto di rapine in danno di portavalori.

L’importante risultato odierno – frutto dell’attività condivisa della magistratura e delle componenti investigative specializzate nello specifico settore delle indagini patrimoniali – rappresenta una conferma ulteriore che l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, non solo va perseguita attraverso un’assidua opera di prevenzione e repressione ma deve avvenire soprattutto attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale, preziosi strumenti con i quali vanno combattute nuove forme di manifestazioni criminali.