Una donna questa mattina si è lanciata dal quinto piano di uno stabile in via Nizza a Bari. La strada è stata chiusa al traffico, sul posto sono intervenuti il 118 e la Polizia di Stato. La donna, trovata riversa a terra, è stata trasportata in ospedale in gravi condizioni.
Gradini e buche, il nuovo asfalto è pericoloso: lavori pubblici a membro di segugio
Spaccio, furto e in giro con un tirapugni: denunce e arresti a Bari. Il report della Polizia
Nel corso degli specifici servizi di controllo del territorio ad “Alto Impatto” disposti nei giorni scorsi dal Questore di Bari, Annino Gargano, la Polizia di Stato ha intensificato le attività di prevenzione e vigilanza a tutela della sicurezza pubblica.
Nelle zone di piazza Umberto, piazza Cesare Battisti e piazza Moro sono state controllate 329 persone, di cui 97 con precedenti o segnalazioni di polizia e 64 stranieri. 3 sono state segnalate all’Autorità Amministrativa per uso personale di sostanze stupefacenti. Effettuate 3 perquisizioni personali ed 1 domiciliare. Per alcuni cittadini extracomunitari sono in corso, da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Bari, approfondimenti circa la loro posizione sul territorio nazionale.
Un cittadino italiano è stato denunciato in stato di libertà per possesso di arnesi atti allo scasso e di un tirapugni. Una persona è stata tratta in arresto per spaccio di sostanza stupefacente di tipo cocaina, segnalato all’Autorità Amministrativa l’acquirente. Inoltre, 2 persone sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto per furto aggravato.
Effettuati 18 posti di controllo nell’ambito dei quali sono stati sottoposti a verifica 122 veicoli. Elevate 6 sanzioni per infrazioni al Codice della Strada, ritirata 1 patente di guida. Sottoposto a fermo amministrativo 1 veicolo.
Eseguite verifiche presso 2 esercizi commerciali del quartiere Umbertino, senza riscontrare irregolarità. L’attività di controllo proseguirà nei prossimi giorni, al fine di garantire condizioni di sicurezza e legalità.
Traffico di droga tra Svizzera, Spagna, Nord Europa e Italia: 9 misure cautelari. Arresti anche a Bari
Sgominata un’organizzazione internazionale che trafficava droga tra Svizzera, Spagna, Nord Europa e Italia. La Direzione distrettuale antimafia di Ancona e il Ministero pubblico della Confederazione Svizzera, con il coordinamento di Eurojust e della Procura nazionale antimafia, hanno eseguito nove misure cautelari nei confronti dei vertici e dei membri del gruppo, che operava nelle province di Macerata e Fermo con base nel Canton Ticino. Le operazioni si sono svolte a Civitanova Marche (Macerata), Fermo, Porto San Giorgio (Fermo), Milano, Treviso, Bari e in Svizzera e Danimarca.
Ad agire sono stati il Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Ancona, il Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata e la polizia federale svizzera, che hanno perquisito le abitazioni degli indagati e sequestrato attività commerciali utilizzate come copertura.
Secondo gli investigatori, l’organizzazione trafficava cocaina, marijuana e hashish. La droga veniva acquistata in Spagna (hashish) e nel Nord Europa (cocaina), trasportata in Italia da corrieri e destinata principalmente alle Marche, dove complici locali la rivendevano soprattutto all’ingrosso. Le indagini hanno fatto emergere traffici anche verso altre regioni italiane.
L’inchiesta è stata condotta con attività coordinate su territorio italiano e svizzero, contatti diretti tra le polizie giudiziarie e scambi continui di informazioni, che hanno permesso di ricostruire la struttura del gruppo nonostante operasse in diversi Stati.
Bari, in coma irreversibile da due anni dopo il parto: indagati medici, ostetriche e anestesista della Mater Dei
Da quasi due anni una 38enne del Barese è in coma vegetativo irreversibile a seguito di un parto e tre successivi interventi chirurgici eseguiti nell’ospedale Mater Dei di Bari.
Per accertare se questa condizione sia stata causata dai medici che la ebbero in cura dal parto al coma, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per lesioni personali colpose gravi.
Sono otto gli indagati: cinque ginecologi, due ostetriche e un’anestesista. Il pm Giovanni Calamita ha disposto una consulenza medico legale per “chiarire dinamica e circostanze che hanno portato all’evento”. Il 18 febbraio ci sarà il conferimento dell’incarico.
Referendum sulla riforma costituzionale della giustizia: Leccese alla presentazione del comitato per il no
Questa mattina, nella sala consiliare di Palazzo della Città, il sindaco Vito Leccese è intervenuto alla presentazione del comitato provinciale “Società civile per il No”, che nelle prossime settimane sarà impegnato nella campagna elettorale per il referendum sui temi della giustizia.
“La partecipazione attiva dei cittadini è fondamentale per la salute delle istituzioni democratiche – ha dichiarato Leccese – e favorire spazi di confronto e approfondimento in occasione di passaggi epocali, come nel caso del referendum sulla giustizia, è un atto di responsabilità a garanzia dell’esercizio della cittadinanza attiva.
Per questo metteremo a disposizione della campagna referendaria, per ascoltare le ragioni del si è quelle del no, sia la ex Tesoreria di Palazzo della Città sia l’Urban center comunale. Perché sono convinto che tra i compiti dell’istituzione di maggiore prossimità ci sia quello di favorire processi di partecipazione e percorsi di attivazione civica su temi di interesse collettivo. In questo modo i cittadini interessati potranno partecipare con consapevolezza a un momento importante per la vita democratica del nostro Paese”.
Milena beve tra gli scaffali, delirio al supermercato: “La troveranno morta come il fratello” (3)
La storia di Milena, donna di 50 anni conosciuta in tutto il quartiere Japigia, dai servizi sociali e dal Centro di salute mentale, ha colpito la nostra community.
La 50enne, oltre a soffrire di disturbi psichiatrici, ha problemi con l’alcol. Ci siamo avvicinati a lei dopo che l’ambulanza l’ha trasportata al Centro di salute mentale.
Abbiamo così deciso di prenderle un panino e di accompagnarla in auto a casa, per aiutarla e per approfondire la sua storia. Ciò che perplime è l’atteggiamento delle Istituzioni davanti ad una situazione così problematica e quotidiana.
Milena, in queste condizioni, è destinata a morire e vuole essere aiutata, così come ha affermato ai nostri microfoni. Abbiamo parlato anche con un testimone che ogni giorno ha a che fare con lei.
Università Bari, 20 borse di studio per studenti con protezione internazionale: numero più alto in Italia
All’università Aldo Moro di Bari si registra “il numero più alto in Italia di borse di studio Mur-Crui per studenti con protezione internazionale”.
Lo comunica l’ateneo in una nota, evidenziando che “sono 14 le studentesse e sei gli studenti di UniBa titolari di protezione internazionale ottenuta in Italia (status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione temporanea per cittadini ucraini) assegnatari di 20 delle cento borse di studio annuali finanziate dal ministero dell’Università e della ricerca con la Conferenza dei rettori delle università italiane, per l’accesso ai corsi di laurea.
“È il numero più alto di borse assegnate in Italia per l’anno accademico 2025-2026 – prosegue UniBa -. Nove appartengono alla comunità ucraina, 4 provengono dall’Afghanistan, 3 dal Camerun, 2 dall’Iran, uno dalla Palestina e uno dalla Guinea. Attraverso le borse, 13 stanno seguendo corsi di laurea triennali e 7 magistrali”.
“Siamo orgogliosi di poter avere con noi questi studenti – commenta il rettore, Roberto Bellotti – ai quali va garantito tutto il nostro sostegno per un percorso di integrazione sociale e culturale in linea con il programma di protezione internazionale e nel pieno rispetto della storia dalla quale provengono”. In UniBa dal febbraio 2023 è in vigore la procedura di riconoscimento finalizzato e la valutazione autonoma dei titoli di studio, per cui il Centro per l’apprendimento permanente ha ricevuto nel 2023 il ‘Diversity award’ dalla rete europea Eucen.
Olivieri imputato per bancarotta, il racconto in aula a Bari: “Spero di poter tornare a fare l’avvocato d’affari”
Giacomo Olivieri si trova ai domiciliari a Parabita, ma da mesi è autorizzato a tornare a Bari per motivi medici. Nella giornata di martedì si è recato in città per prendere parte al processo in cui è imputato per bancarotta fraudolenta e che riguarda la società immobiliare Immoberdan, fallita nel 2018 con un buco da 16 milioni.
All’ex consigliere regionale è contestata una consulenza da 2,7 milioni di euro che avrebbe costituito una sorta di compenso occulto, mascherato con un incarico legale in realtà mai svolto.
“Non sono un mediatore immobiliare, sono un avvocato d’affari ed è quello che spero di poter tornare a fare: insieme ai tecnici mi occupavo di individuare le aree, sviluppavo studi di fattibilità e cercavo i compratori – le sue parole riportate da La Gazzetta del Mezzogirono -. Immoberdan fu costituita da Lello De Gennaro che acquistò l’area con un finanziamento della Popolare di Vicenza. Una settimana dopo De Gennaro ha venduto a Nitti: tutto questo l’ho curato io. Il secondo step è stato l’approvvigionamento finanziario di Nitti per sviluppare il progetto. Presentò un piano da 100 milioni, con 7 torri, a Popolare di Vicenza e Popolare di Bari ottenendo un finanziamento 60 milioni. Viene poi erogata la prima tranche da 27 milioni, con cui è stato saldato il prestito per i terreni. Nella rendicontazione alle banche è sempre stato indicato il mio compenso da 3 milioni. Quando i costruttori hanno ottenuto il primo finanziamento avevo già svolto molta attività”.
Bari, maestra precaria si fa male in classe e sfora i giorni di malattia: viene licenziata. Appello al ministro Valditara
Un alunno cade accidentalmente addosso con una sedia su un’insegnante, provocandole così lesioni ai legamenti del ginocchio e una frattura alla mano. La docente tarantina, di 49 anni, è impiegata con contratto a tempo determinato in una scuola primaria del Barese.
L’Inail le riconosce l’infortunio sul lavoro, successivamente dispone la chiusura della pratica al 6 dicembre 2025, trasformando il periodo successivo in malattia comune e respingendo la richiesta di riapertura.
Così i 30 giorni di malattia previsti per le supplenze brevi vengono superate, con conseguente risoluzione anticipata del contratto e impossibilità di stipulare nuovi incarichi nell’anno scolastico in corso.
L’avvocato della docente, Fabrizio Del Vecchio, del foro di Taranto, ha inviato una lettera al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, chiedendo un intervento urgente per riesaminare il provvedimento dell’Inail e ripristinare le tutele a favore della maestra.
“La mia assistita si trova in una condizione kafkiana – scrive Del Vecchio – avendo subito un danno psico-fisico durante l’attività lavorativa e ricevendo, per questo, la risoluzione del rapporto di lavoro, il mancato pagamento della retribuzione e l’impossibilità di sottoscrivere nuovi contratti”.










