Lecce, nuova intimidazione alla gip Francesca Mariano: la scorta intercetta un ordigno esplosivo

Una nuova intimidazione nei confronti della giudice leccese Maria Francesca Mariano. La notizia è trapelata nelle ultime ore, la scorta avrebbe intercettato un ordigno esplosivo. Sull’episodio c’è massimo riserbo da parte degli inquirenti.

A gennaio scorso era stata fatta recapitare una lettera con un ‘augurio di morte’ nel suo ufficio del Tribunale di Lecce di viale De Pietro. Il magistrato dal settembre del 2023 vive sotto scorta per le minacce di morte ricevute dopo aver disposto, nell’ambito dell’operazione The Wolf, gli arresti per 22 affiliati al clan Lamendola-Cantanna, ritenuto vicino alla Sacra corona unita (Scu).

Nel novembre scorso, nel cimitero di Galatina, a pochi metri dalla tomba del padre della giudice Mariano, fu trovata una testa mozzata di un capretto ed un coltello. Fu la stessa magistrata a fare la macabra scoperta.

Nel febbraio 2024 alla giudice venne recapitata una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto su cui era scritto ‘Così’: la testa dell’animale fu lasciata davanti alla porta della sua abitazione.

Nell’ottobre del 2024, nell’aula di udienza del tribunale di Lecce, dove Mariano era impegnata come gup, venne trovata la sua foto, presa da un quotidiano locale, circondata dal disegno di una bara fatto con un pennarello nero, con tanto di croci. Il ritaglio di giornale riguardava un’inchiesta salentina, sempre di mafia, che all’epoca giungeva a sentenza.

Svolta sul caso Nettis, indagini riaperte: “Non è suicidio l’accusa si è autoconvinta senza prove”

Era il 29 giugno 2023 e la vita di una giovane donna quarantunenne ha raggiunto il capolinea temporale. Si chiamava Patrizia Nettis ed era una giornalista pugliese nonché responsabile della comunicazione del Comune di Fasano, luogo ove peraltro è avvenuta la tragica vicenda.

Riavvolgendo le fila di quanto accaduto Patrizia venne ritrovata impiccata con un lenzuolo legato al ballatoio nel suo appartamento situato nel centro storico di Fasano. Una dipartita anomala, ricca di omertà e di analisi mai eseguite. Una tra le quali l’autopsia. Patrizia, raccontano i genitori, era una donna amante della vita, dello sport e con tanti impegni sociali. Dal loro punto di vista, difatti, la tesi del suicidio volontario è improbabile. A scoprire il corpo un barbiere del posto, amico della vittima, che possedeva le chiavi dell’abitazione. Quest’ultimo era stato allarmato dall’ex marito di Patrizia a causa dell’impossibilità di stabilire un legame telefonico con lei. Al telefono con il barbiere mentre tentava di accedere in casa della giornalista originaria di Gioia del Colle un’amica in comune.

Sin dal principio la posizione della Procura è sempre stata chiara: suicidio. Differente il punto di vista della famiglia Nettis assistita dall’avvocato Giuseppe Castellaneta che nell’udienza dell’11 febbraio 2025 aveva depositato una serie corposa di documenti tali da escludere l’ipotesi avanzata dalla Procura. A distanza di un anno la gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, ha accolto l’opposizione presentata dai familiari della quarantunenne contro la richiesta di archiviazione del caso. Indagini riaperte e novanta giorni di tempo per tentare di aggiungere tasselli ad un puzzle che presenta ancora molti dubbi e poche certezze. In questo lasso temporale dovranno essere effettuati accertamenti tecnici sui telefoni cellulari di Patrizia Nettis e delle altre persone coinvolte nella vicenda.

Lecce, nuova minaccia alla gip Mariano: lettera con augurio di morte nell’ufficio del Tribunale

Una lettera con un ‘augurio di morte’ è stata fatta recapitare nel suo ufficio del Tribunale di Lecce di viale De Pietro alla gip Maria Francesca Mariano. Il magistrato dal settembre del 2023 vive sotto scorta per le minacce di morte ricevute dopo aver disposto, nell’ambito dell’operazione The Wolf, gli arresti per 22 affiliati al clan Lamendola-Cantanna, ritenuto vicino alla Sacra corona unita (Scu).

Anche la pm Carmen Ruggiero, che aveva chiesto gli arresti, è da tempo sotto scorta. Le indagini sulle ultime minacce alla giudice Mariano – della quali dà notizia il Nuovo Quotidiano di Puglia – sono condotte dalla Squadra mobile di Lecce che ha sequestrato la missiva.

Nel novembre scorso, nel cimitero di Galatina, a pochi metri dalla tomba del padre della giudice Mariano, fu trovata una testa mozzata di un capretto ed un coltello. Fu la stessa magistrata a fare la macabra scoperta.

Nel febbraio 2024 alla giudice venne recapitata una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto su cui era scritto ‘Così’: la testa dell’animale fu lasciata davanti alla porta della sua abitazione.

Nell’ottobre del 2024, nell’aula di udienza del tribunale di Lecce, dove Mariano era impegnata come gup, venne trovata la sua foto, presa da un quotidiano locale, circondata dal disegno di una bara fatto con un pennarello nero, con tanto di croci. Il ritaglio di giornale riguardava un’inchiesta salentina, sempre di mafia, che all’epoca giungeva a sentenza.

Suicidio Paolillo, respinta la seconda richiesta d’archiviazione. Mamma Rosanna: “Voglio Giustizia”

Torniamo ad occuparci della storia del suicidio di Umberto Paolillo, l’ispettore capo della polizia penitenziaria che nel 2021 si è tolto la vita con la sua pistola di ordinanza.

Lo facciamo al fianco di mamma Rosanna che non si arrende finché non avrà giustizia e non emergerà tutta la verità. La battaglia continua con novità importanti, per la seconda volta il gip ha respinto la richiesta di archiviazione del pm e ha ordinato nuovi indagini sul caso.

Ora si aprono diversi scenari, nel video allegato la ricostruzione e tutti gli ultimi aggiornamenti.

Corruzione e traffico di armi, condizioni di salute non compatibili: l’ex gip De Benedictis non può andare in carcere

Le condizioni di salute dell’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis – condannato in via definitiva a nove anni per traffico e detenzione di armi ed esplosivi, e a sette anni per corruzione in atti giudiziari – non sono compatibili con il regime carcerario.

È questa la conclusione alla quale sono arrivati i consulenti nominati dal Tribunale di sorveglianza di Bari, chiamato a decidere sul differimento dell’esecuzione della pena nei confronti dell’ex magistrato, ai domiciliari dal novembre 2021.

Nel 2024, nei suoi confronti, diventò definitiva la condanna per il maxi arsenale di armi nascosto nella villa di Andria dell’imprenditore Antonio Tannoia; a marzo scorso, invece, è passata in giudicato la condanna per i quattro ordini di scarcerazione emessi dietro il pagamento di tangenti da parte dell’avvocato Giancarlo Chiariello.

Oltre ai periti nominati dal Tribunale, anche i consulenti della difesa (avvocati Saverio Ingraffia e Filippo Castellaneta) che della procura generale, hanno univocamente dichiarato che le condizioni di salute di De Benedictis – affetto da una serie di patologie croniche ed irreversibili – non gli consentirebbero di essere adeguatamente curato in un istituto penitenziario. Il Tribunale si è riservato, la decisione arriverà nei prossimi giorni

Antonella Lopez uccisa per errore, Lavopa resta in carcere. Il gip: “Indole violenta è inserito in circuiti criminali”

Una “particolare inclinazione a delinquere”, una “personalità avulsa dalle comuni regole della convivenza civile” e l’inserimento “in più ampi circuiti criminali”. E ancora, “l’indole violenta” e la “spavalda ostentazione del possesso dell’arma”.

Si legge questo nell’ordinanza con cui, ieri, il gip di Bari Francesco Vittorio Rinaldi ha convalidato il fermo di Michele Lavopa, il 21enne accusato di aver ucciso la 19enne Antonia Lopez nella discoteca ‘Bahia’ di Molfetta (Bari) la notte tra sabato e domenica. Lavopa è accusato di omicidio volontario e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di arma e ricettazione.

Il gip ha convalidato il fermo considerando “concreto” il pericolo di fuga di Lavopa e il pericolo di reiterazione del reato “alla luce delle specifiche modalità e circostanze del fatto, della pericolosità sociale, della spregiudicatezza, della pervicacia e dell’indifferenza mostrate dall’indagato, della gravità delle condotte, della pluralità dei reati”. Quella sera Lavopa avrebbe esploso sette colpi di pistola, uccidendo Lopez e ferendo quattro ragazzi del suo gruppo, compreso il rampollo del clan Palermiti del quartiere Japigia, Eugenio Palermiti. Lavopa ha dichiarato come il suo bersaglio fosse proprio Palermiti con cui in passato aveva avuto più di uno screzio.

“Le modalità dell’agguato – si legge ancora – sono evocative della forza di intimidazione che promana da soggetti appartenenti ad associazioni mafiose, essendo il fatto stato commesso con modalità platealmente violente e cruente, con assoluta noncuranza da parte degli autori rispetto al rischio di essere notati dai numerosissimi testimoni”. Il gip ha riconosciuto l’aggravante mafiosa considerando anche il fatto che il 21enne fosse a conoscenza di un’intimidazione armata fatta proprio da Palermiti, qualche giorno prima, nel quartiere San Paolo, roccaforte del clan Strisciuglio in cui Lavopa vive.

Morte Giovanni Vittore, domani il 71enne Francesco Milella davanti al gip: in passato aveva commesso già reati

Si terrà domani mattina, davanti al gip del Tribunale di Bari Rossana De Cristofaro, l’udienza per la convalida del fermo di Francesco Milella, il 71 anni residente a Sannicandro di Bari, in carcere da ieri perché accusato di aver provocato l’incidente stradale avvenuto domenica scorsa a Bari, in via Gentile, in cui è morto il 21enne Giovanni Vittore. Il 71enne risponde di omicidio stradale aggravato dalla fuga e di omissione di soccorso.

Secondo quanto emerso dalle indagini degli agenti della polizia locale, coordinate dal pm Marcello Quercia, l’indagato in sella alla sua moto avrebbe fatto una manovra improvvisa e la vittima, nel tentativo di evitarlo, avrebbe frenato bruscamente perdendo il controllo della sua moto per poi finire sull’asfalto. Milella è stato identificato attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona che hanno registrato la scena oltre ad alcuni dettagli come gli abiti indossati, il modello della moto, il casco e l’orologio dal cinturino arancione ritrovati sul luogo dell’incidente. Raggiunto a casa, il 71enne ha ammesso le proprie responsabilità confessando di essere fuggito per paura dopo aver visto il 21enne in una pozza di sangue. L’uomo, che in passato è stato destinatario di un avviso orale per reati contro la persona e la sicurezza pubblica, è in carcere da ieri.

“Indizi non sufficienti”, così il gip ha bloccato le intercettazioni sulla Maurodinoia: l’assessora resta indagata

Nelle richieste di proroga delle indagini però il nome della Maurodinoia, assieme a quello di Nicola Gravina (candidato nella lista Sud al centro in un Municipio), è continuato a comparire. Resta da capire quale sarà la decisione finale dei pm una volta concluse le indagini preliminari.

Continue reading