Follia a Molfetta, musicista della banda colpito da una gomitata: “Vincenzo ora ha paura di uscire di casa”

“Mio figlio è traumatizzato, oltre aver aver riportato la rottura del naso e di alcuni denti. È molto spaventato e ha paura anche a uscire di casa”. Così Filomena Minervini, la mamma di Vincenzo, il musicista aggredito nei giorni scorsi a Molfetta mentre suonava con la banda per la festa patronale dedicata alla madonna dei Martiri.

Oggi, Vincenzo e sua madre hanno incontrato l’amministrazione comunale della città che ha espresso vicinanza e solidarietà. L’aggressione, immortalata in un video diventato virale sui social, è stata compiuta da un uomo che con una gomitata ha colpito al viso il musicista che lavora in Abruzzo ed era tornato a Molfetta per la festa patronale.

Si è trattato di “un gesto vile che non colpisce soltanto lui ma l’intera comunità perché ferisce chi contribuisce ad arricchire la nostra festa patronale”, si legge in una nota del Comune in cui si ricorda che “la banda è simbolo di unità, di condivisione, di festa e chi ne fa parte porta con sé un messaggio di armonia e di bellezza”.

Vincenzo ha presentato formale denuncia. “Condanniamo con fermezza ogni forma di violenza e ribadiamo la nostra vicinanza, certi che la musica e la coesione civile sapranno essere la risposta più forte di qualsiasi atto di sopraffazione”, conclude l’amministrazione comunale.

Paura a Gravina, fiamme nell’appartamento: salvate 4 persone. Mamma e figlia intossicate finiscono in ospedale

Una squadra di Vigili del fuoco di Bari, con il supporto dell’autoscala, è intervenuta ieri mattina a Gravina in Puglia per un incendio divampato in un appartamento al terzo piano di una palazzina di tre piani.

Nell’incendio sono rimaste coinvolte quattro persone di cui due, madre e figlia, sono state liberate dai Vigili del Fuoco tramite per poi essere trasportate in ospedale per intossicazione da fumi di combustione. L’immobile non ha rimediato danni strutturali, ma solo distruzione di arredi e distacco di intonaco.

Brindisi, si reca in ospedale con dolori all’addome e scopre di essere incinta: 33enne partorisce poco dopo

Si reca in ospedale accusando forti dolore all’addome e scopre di essere incinta per la quarta volta. È accaduto a Brindisi, protagonista una donna di 33 anni, giunta al Perrino in procinto di partorire.

La 33enne credeva di essere in sovrappeso ed è giunta al pronto soccorso a bordo di un’ambulanza, dopo la visita in ambulatorio i medici hanno subito scoperto la gravidanza giunta giunta alla trentasettesima settimana. Prontamente è stata predisposta la sala per il parto. La donna ha dato alla luce una neonata di poco più di tre chili. 

Bari, rubati adesivo e spilla dalla tomba di Mimmo Bucci. Lo sfogo della mamma: “Miserabile erano lì da 18 anni”

“Quando siamo arrivati davanti alla lapide di Mimmo ci accorgiamo che avevano rubato due piccoli oggetti (un bell’adesivo dell’apparizione della Madonna di Lourdes e una spilletta di Don Bosco ) che erano lì da 18 anni.  Per me che li avevo posizionati lì avevano un significato importante”.

Inizia così la denuncia social di Francesca Lozito Bucci, mamma di Mimmo Bucci, cantautore barese morto tragicamente nel 2007, all’età di 31 anni, dopo essere stato travolto sul lungomare Nazario Sauro di Bari da una moto.

“Ora voglio dire a te MISERABILE che te ne fai di questi oggetti???? Giusto il gusto di aver fatto una bravata per giunta in un luogo che per noi è SACRO… per te forse è un luogo dove passare il tuo tempo inutile. Strun…”, si legge nella parte finale del post.

Bari, ha un tumore al seno e congela gli ovuli prima della radioterapia: dopo 4 anni diventa mamma

“Perché proprio a me? Riuscirò mai a diventare madre?”. Sono le prime domande che una donna originaria di Molfetta si è fatta quando ha ricevuto la diagnosi di tumore al seno. Ma la sua non è solo la storia di una malattia, bensì una storia a lieto fine, di guarigione dal tumore e di cicli di PMA che hanno portato alla nascita di una nuova vita.

È il dicembre 2019 quando S. – così chiameremo la donna protagonista di questa testimonianza –, che da tempo si sottoponeva a cicli di Procreazione Medicalmente Assistita presso altra struttura senza però riuscire a concepire, effettua una visita di controllo con il dott. Donatello Iamele, senologo presso Santa Maria Hospital di Bari, struttura di GVM Care & Research accreditata con il SSN.

“Il dott. Iamele durante un’ecografia ha notato che la cisti al seno sinistro aveva cambiato forma. Mi sono quindi sottoposta ad una biopsia. Dopo l’Epifania, mi ha chiamata e con grandissima delicatezza mi ha spiegato la situazione: la cisti era diventata un tumore maligno e andava asportata. È stato diretto, sincero ma soprattutto empatico, ha saputo trovare le parole giuste e mi ha rassicurata sulle possibilità di terapia per guarire dal tumore al seno”.

A gennaio 2020, quando iniziavano i primi segnali dell’emergenza Covid, il dott. Stefano Rinaldi, chirurgo senologo sempre presso la struttura barese di GVM Care & Research, esegue l’intervento chirurgico e rimuove il quadrante interessato dalla neoplasia e anche alcuni linfonodi già compromessi.

“La diagnosi oncologica è sempre un evento particolarmente forte – commenta la dott.ssa Antonietta Ancona, responsabile della Breast Unit a Santa Maria Hospital –. La medicina oggi ha il dovere non solo di curare, ma di custodire la qualità della vita futura. La nostra équipe lavora con un approccio integrato, clinico e umano, che accompagna la donna in ogni fase, inclusa la possibilità di essere madre”.

Nel periodo post-operatorio, la paziente viene affiancata dagli specialisti della Breast Unit di Santa Maria Hospital, con colloqui psicologici e informazioni sui percorsi per preservare la fertilità. È qui, grazie all’Unità di Procreazione Medicalmente Assistita del Santa Maria Hospital, diretta dal dott. Pasquale Totaro, che scopre la possibilità di congelare gli ovuli prima di intraprendere la radioterapia, per avere più possibilità di concepimento a guarigione avvenuta.

Conclusa la radioterapia, effettuata in piena pandemia a Barletta, S. si rivolge nuovamente al centro PMA di Santa Maria Hospital per utilizzare finalmente gli ovuli congelati in precedenza. Il primo tentativo nel novembre 2023 non va a buon fine. Lo sconforto è grande, ma a febbraio 2024 arriva la notizia tanto attesa: S. è incinta.

“Quando un ciclo non va a buon fine la prima cosa da fare è non scoraggiarsi e avere fiducia nelle tecniche di fecondazione assistita che oggi sono sempre più sicure e affidabili. Tuttavia le percentuali di successo non sono molto elevate, quindi se ci sono le condizioni e la coppia è in buona salute, questa viene invitata a riprovare perché più tentativi si fanno e maggiori sono le possibilità di riuscita – spiega il dott. Totaro –. Per quanto riguarda il tema del congelamento degli ovuli, suggerisco sempre di non aspettare oltre i 34 anni per provvedere a congelare gli ovociti. Si chiama “social freezing” ed è particolarmente consigliato quando la donna è in carriera e non ha al momento un partner “giusto”, o presenta qualche problematica che la induce a posticipare il progetto di genitorialità. Possiamo considerarlo un “tesoretto di fertilità” che viene messo da parte e si può utilizzare anche dopo 5-6 anni nel momento in cui la donna desidererà la gravidanza. A 40 anni avrà così degli ovociti più “giovani” da poter impiegare per il concepimento e quindi maggior possibilità di successo e soprattutto di avere un bambino sano”.

“Il dott. Totaro è stato un punto di riferimento. Con calma e pacatezza mi ha aiutata a dosare energia e fiducia. Se oggi ho una bambina è anche grazie a lui – racconta S. –. Spero che la mia storia possa incoraggiare le donne che ricevono una diagnosi come la mia e sognano di diventare madri. Non bisogna mai perdere la speranza. Anche quando tocchi il fondo, puoi risalire. E anche qualora non si riuscisse a realizzare il desiderio di maternità, non si diventa donne incomplete. Mi sono sentita libera di esprimere le mie emozioni, i miei timori e le mie sensazioni grazie alla grande umanità ed empatia dei medici e del personale di Santa Maria Hospital”.

Oggi, S. guarda al futuro con speranza. Allatta al seno la sua bambina, ha ritrovato un equilibrio e sogna di darle presto un fratellino o una sorellina in vista del compimento dei suoi 40 anni. “Ho ancora un ovulo congelato, il percorso di PMA questa volta lo affronterei con più serenità, sempre con accanto la mia famiglia, presente in ogni momento. La forza me l’hanno data loro e sono sicura di poter affrontare anche questa nuova sfida con loro accanto”.

“L’approccio integrato e umano alla cura può fare la differenza, nella malattia ma soprattutto nella vita – conclude la dott.ssa Ancona –. Santa Maria Hospital rinnova il proprio impegno nella promozione della salute femminile, nella diagnosi precoce, nella tutela della fertilità e nell’ascolto profondo delle storie di chi cura e di chi viene curato”.

Bari, propone rapporti sessuali al figlio di 11 anni: mamma lo scopre e lo tortura in casa. Condanna confermata

Una mamma barese di 42 anni è stata condannata a due anni di reclusione e rischia di finire in carcere per aver torturato un uomo che, durante lezioni gratuite di doposcuola, aveva proposto al figlio di avere rapporti sessuali nel 2018.

La donna, dopo aver scoperto qualcosa, decise di chattare direttamente con l’uomo al posto del figlio, scoprendo le richieste esplicite di avere rapporti sessuali con il ragazzino e di inviare video di natura sessuale.

La mamma così lo invitò a casa e la vittima venne picchiata con schiaffi e pugni, prima di essere ferita con un taglierino. L’aggressione fu postata sui social e divenne virale. L’uomo fu costretto anche ad ammettere di essere un pedofilo.

Bari, tenta di rapire bimba di 5 anni in corso Cavour davanti alla mamma: “Ora vieni con me”. Presentata denuncia

Una donna ha presentato questa mattina una denuncia in Questura dopo che un uomo di circa 60 anni ha tentato in pieno giorno di sottrarle la figlia di 5 anni lo scorso 27 giugno in corso Cavour a Bari.

È passato del tempo da quel giorno, ma la mamma ha deciso di passare all’azione pensando a cosa quell’uomo avrebbe potuto fare ad altre donne. Fortunatamente quel giorno sono entrate in azione anche due ragazze che hanno intuito il pericolo, mettendo così in fuga l’uomo, alto 1,70, pelato e con la barba bianca.

Il 60enne si è avvicinato più volte alla bimba, ha iniziato a rivolgerle complimenti prima di invitarla ad andare via con lui. “Lo sai che adesso tua figlia viene con me?”, le parole proferite poi alla mamma a pochi centimetri di distanza dal volto.

Cade catrame bollente da terrazzo a Brindisi, ustionate 6 persone: tra loro una mamma e il figlio di 6 mesi

Un bambino di sei mesi, sua madre e almeno altre quattro persone sono state colpite da catrame bollente fuoriuscito da un secchio che è caduto dal terrazzo di un palazzo in cui sono in corso dei lavori.

È accaduto in pieno centro a Brindisi, in corso Umberto I. I feriti sono trasferiti in ospedale con diverse ustioni. E i medici ne stanno valutando la gravità.

A quanto appreso, il piccolo era nel passeggino quando improvvisamente il secchio è caduto colpendo lui e le altre persone che in quel momento stavano passando sotto il palazzo.

Sul posto il personale sanitario del 118, gli agenti della polizia locale e della sezione volanti, e i vigili del fuoco. Gli agenti della polizia locale hanno avviato le indagini per ricostruire l’accaduto verificare il rispetto delle norme di sicurezza nel cantiere.

Picchia la sorella e ospita estranei a casa, Anna è peggiorata: aveva tentato di soffocare la mamma

Vi raccontiamo la storia di Anna, 57enne che viveva fino a poco fa con la sorella vedova di 72 anni in un palazzo di corso Italia. Dopo lo sfratto esecutivo non sa dove andare e nessuno dei suoi 14 fratelli vuole occuparsi di lei, a causa anche delle sue condizioni psichiatriche e di alcuni insoliti comportamenti.

Qualche giorno fa ha messo sottosopra l’abitazione, ha aggredito la sorella, le Forze dell’Ordine e il personale medico in ospedale. Tempo fa aveva tentato di soffocare la madre. La situazione è ingestibile e rischia di precipitare da un momento all’altro, la speranza è che le Istituzioni intervengano il prima possibile per scongiurare il peggio.

Schianto tra auto, Salve piange la 29enne Manuela Cassano: la mamma di 3 figli si è spenta dopo giorni di agonia

Salve piange Manuela Cassano, la mamma 29enne di tre bambini che lunedì scorso era alla guida dell’auto che si è scontrata frontalmente con un’altra vettura sulla litoranea che collega le marine di Salve di Pescoluse e Torre Pali.

La donna è deceduta nel reparto di Rianimazione del Dea Fazzi di Lecce. A bordo della Ford Cmax c’erano anche i suoi tre figlioletti di 1, 3 e 7 anni, usciti illesi dallo schianto. La 29enne si era scontata con un Fiat Doblò con a bordo una coppia di turisti di Piacenza.