Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, i colleghi: “Professionista eccellente i clienti lo cercano in lacrime ancora oggi”

“Mauro Di Giacomo era un professionista eccellente, lo conoscevo da 30 anni. Ancora oggi chiamano dei pazienti che piangono, per chiedere chi può prenderli in carico”.

A dirlo nell’aula della Corte d’assise di Bari è stata la fisioterapista Alessandra Dinoi, ascoltata come testimone nel processo a carico di Salvatore Vassalli, l’operaio di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani) in carcere con l’accusa di aver ucciso Di Giacomo la sera 18 dicembre 2023 a Bari.

Di Giacomo, fisioterapista in servizio in uno studio privato e osteopata del Policlinico di Bari, fu ucciso a pochi metri dalla sua casa di via Tauro, nel quartiere Poggiofranco del capoluogo pugliese, con sei colpi di pistola. Sparati secondo l’accusa da Vassalli, a cui sono contestate le aggravanti della crudeltà, della premeditazione, della minorata difesa della vittima e dei futili motivi.

Vassalli avrebbe nutrito un forte rancore nei confronti di Di Giacomo per una causa civile che sua figlia, negli anni precedenti, aveva intentato contro il fisioterapista, accusato di averle procurato delle lesioni permanenti dopo una manipolazione. La vittima fu aggredita poco dopo aver parcheggiato l’auto. Dopo aver esploso i colpi, Vassalli avrebbe infierito sul corpo del fisioterapista colpendolo per quattro volte alla testa, presumibilmente con il calcio della pistola.

Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati alcuni fisioterapisti che in passato avevano collaborato con Di Giacomo, definito “un faro per colleghi e pazienti”, “empatico nei confronti dei pazienti”, “estremamente professionale e disponibile”. Il processo proseguirà nella prossima udienza del 3 aprile.

Altamura, blitz all’alba per l’omicidio di Domenico Martimucci: due arresti dopo dieci anni

I carabinieri del comando provinciale di Bari, a conclusione di un’ampia indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due indagati ritenuti responsabili dell’omicidio volontario del calciatore 27enne Domenico Martimucci, compiuto ad Altamura (Bari) la notte del 5 marzo del 2015.

I due sono accusati anche di tentato plurimo omicidio e detenzione e porto di materiale esplodente.Tutte le accuse sono aggravate dal metodo mafioso.

Martimucci morì dopo quasi cinque mesi di coma per le ferite causate dall’esplosione di una bomba avvenuta il 5 marzo 2015 in una sala giochi di Altamura e fatta piazzare a scopo intimidatorio, quando il locale era ancora aperto e al suo interno si trovava anche la vittima. Nell’esplosione rimasero ferite altre otto persone, alcune delle quali in modo grave. 

Omicidio Carvone a Brindisi: ergastolo al 28enne Giuseppe Ferrarese. Isolamento diurno di 6 mesi

Giuseppe Ferrarese, 28enne di Brindisi, è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno di sei mesi con l’accusa di aver ucciso il 19enne Giampiero Carvone nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2019 in via Tevere.

La vittima fu freddata con diversi colpi di pistola calibro 7,65 alla testa, all’origine dell’omicidio, secondo l’accusa, la volontà di punire Carvone per non avere rispettato i codici mafiosi. Il 19enne avrebbe parlato in un caso con un pregiudicato del rione facendo i nomi dei complici con cui aveva rubato un’auto. Tra questi anche lo stesso Ferrarese.

Le accuse nei suoi confronti erano di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, che è stata esclusa dalla sentenza, oltre che dai motivi futili e abietti e dall’agevolazione dell’associazione mafiosa.

Una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con interdizione di 5 anni dai pubblici uffici, è stata poi inflitta a Orlando Carella, 55enne di Brindisi accusato di favoreggiamento e intralcio alla giustizia, con l’aggravante del metodo mafioso.

Si sarebbe avvicinato all’ex fidanzata di Ferrarese con l’invito di coprirlo nelle testimonianze. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro tre mesi, successivamente i difensori potranno proporre appello.

Omicidio Capone a Gravina, ricorso accettato in Cassazione: condanna annullata con rinvio dopo 11 anni

La Cassazione, a distanza di 11 anni dall’omicidio di Pietro Capone, ha accolto il ricorso della difesa dell’imprenditore 73enne Gaetano Scalese, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione.

Secondo quanto sostenuto dall’accusa, Capone sarebbe stato ucciso da Scalese con due colpi di pistola a bruciapelo la sera del 10 marzo del 2014. La vittima, conosciuta in Paese come il “paladino della legalità” per le sue battaglie contro l’abusivismo edilizio, aveva denunciate diversi imprenditori e pubblici amministratori. Tra loro anche Scalese, reo secondo Capone di aver costruito un edificio sconfinante sulla sua proprietà.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno ripreso l’auto usata dal killer, una Fiat Punto, secondo l’accusa di proprietà proprio di Scalese, ma non la scena del delitto direttamente. Le indagini sono andate avanti per anni, con l’utilizzo di consulenze tecniche sull’auto, ma anche sui tempi di percorrenza dei mezzi e dei video.

Scalese è finito in carcere nel giugno 2019 ed è ancora detenuto, nel ricorso presentato in Cassazione la difesa ha evidenziato una serie di questioni processuali. Si tornerà dunque in Appello per un nuovo verdetto. 

 

Omicidio De Gennaro a Molfetta, il killer Onofrio De Pasquale condannato a 16 anni: tentò di murare il cadavere

Onofrio De Pasquale, 33enne originario di Bisceglie, è stato condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio del 23enne Dario De Gennaro risalente al 16 febbraio 2023.

La giovane vittima venne uccisa in un appartamento in via Immacolata a Molfetta con 36 coltellate, l’assassino cercò di occultare il cadavere murandolo in un’intercapedine della stessa abitazione.

All’origine della colluttazione, sfociata poi in omicidio, motivi legati al mondo dello spaccio e della droga. La sentenza è arrivata al termine del processo con rito abbreviato. De Pasquale dovrà riconoscere anche il pagamento delle spese del procedimento e di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

A lui concesse le attenuanti generiche e non contestata la premeditazione del delitto. I familiari di De Gennaro ritengono la pena non congrua alle modalità dell’omicidio.

Bari, uccide 21enne dopo una lite in stazione: pena ridotta in Appello per il killer 25enne

La Corte di Assise di Appello di Bari ha ridotto la condanna di Romeo Okoidigun, 25enne di nazionalità nigeriana, da 15 anni e 8 mesi di reclusione a 14 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio volontario del 21enne somalo Abdi Aboala.

Il corpo della giovane vittima fu trovato senza vita vicino ai binari della stazione centrale di Bari la notte tra il 17 e il 18 febbraio 2022. Il 25enne, reo confesso, fu fermato dopo poche ore dal delitto, identificato grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

L’arma del delitto un coltello di 33 centimetri che il 25enne aveva con sé quando fu fermato dalla Polizia con ancora gli abiti sporchi di sangue. Secondo quanto emerso, prima che scoppiasse la rissa, tra i due pare ci fosse stato un approccio sessuale.

Avevano bevuto insieme birra e gin e poi fumato marijuana. Da lì poi sarebbe nata una colluttazione nella quale il 25enne ha accoltellato e ucciso il 21enne. “Mi dispiace molto per quello che è successo, ma non so perché è successo”, le parole dell’assassino dopo il suo arresto.

La Procura, ipotizzando l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, chiese l’ergastolo ma l’aggravante venne esclusa già in primo grado dai giudici della Corte di Assise. Durante il primo processo il 25enne fu anche sottoposto a una perizia psichiatrica che ha rilevato un “vizio parziale di mente”.

Omicidio a Galatone, ucciso il 66enne Sebastiano Danieli: il presunto killer non confessa. Domani l’autopsia

Si terrà questa mattina, nel carcere di Borgo San Nicola, l’interrogatorio di convalida del fermo per Cosimo Loiola, il 45enne di Galatone accusato dell’omicidio di Sebastiano Danieli, il 66enne trovato morto nel suo podere con una profonda ferita alla testa.

Secondo le prime informazioni Loiola non ha confessato l’omicidio ed è stato anche poco collaborativo durante i primi interrogatori nella caserma di Gallipoli. L’autopsia sarà conferita nella giornata di domani, venerdì 14 febbraio.

Nello stesso giorno dovrebbe svolgersi l’esame autoptico sul corpo della vittima, attualmente nella camera mortuaria del Fazzi di Lecce. Danieli sarebbe stato ucciso con un’ascia di ferro, raggiunto prima alla schiena, poi alla nuca.

Omicidio a Taurisano, uccide la moglie con 29 coltellate. Il killer pestato in carcere: “Qui non sei gradito”

Sarebbe stato aggredito violentemente da un gruppo di detenuti all’interno della sua cella, nel carcere di Taranto dove era da poco arrivato in seguito al suo trasferimento dalla casa circondariale di Foggia.

L’episodio è avvenuto una settimana fa, ma è stato reso noto nelle scorse ore. La vittima è Albano Galati, il 57enne di Taurisano (Lecce) che il 16 marzo 2024 uccise la moglie Aneta in casa con 29 coltellate, ferendo la vicina di casa dove la donna si era rifugiata per sfuggire alla furia omicida del marito. L’uomo sarebbe stato vittima di una spedizione punitiva anticipata, al suo arrivo, da forti minacce che lo esortavano ad andare via perché «non gradito».

A darne notizia in una nota sono i suoi legali, Luca Puce e Davide Micaletto, che si dicono «allibiti e amareggiati per un episodio di violenza selvaggia che poteva e doveva essere prevenuto da chi ne aveva il compito e il potere».  Galati avrebbe riportato forti traumi lacero-contusi al volto e varie contusioni al corpo che gli avrebbero provocato difficoltà di deambulazione e di respirazione.

Si trovava nella sezione destinata ad accogliere i detenuti comuni, dove era stato destinato «come se non fosse difficile immaginare – commentano i due legali – che, a causa del reato contestatogli, sarebbe stato immediatamente attenzionato».

Per i due legali si tratta di un episodio di «una gravità inaudita» che implica «evidenti responsabilità gestionali», e annunciano che sarà l’avvio di opportuni approfondimenti al Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), inoltrando ogni istanza istruttoria anche al ministro della Giustizia Nordio. Il processo a carico di Galati non è ancora iniziato. Dopo l’aggressione è stato trasferito in un’altra sezione.