Ostuni, 36enne travolta e uccisa di notte sulla provinciale: 18enne indagato per omicidio stradale

È indagato, come atto dovuto, per omicidio stradale il 18enne che nella notte tra il 27 ed il 28 giugno scorso ha investito e ucciso una 36enne che camminava al centro della provinciale Ostuni- Villanova, nel Brindisino.

Nelle scorse ore il pubblico ministero titolare del fascicolo, Luca Miceli, ha conferito l’incarico per l’autopsia, eseguita dal medico legale Domenico Urso.

Serviranno ulteriori approfondimenti per conoscere le cause della morte della 36enne, che si trovava in cura in una struttura a pochi metri dalla provinciale Prima di essere investita, altre tre volte la donna era riuscita ad allontanarsi dalla Rsa.

Tutte le volte veniva riaccompagnata dalla polizia in struttura. Al quarto tentativo, mentre vagava sulla provinciale, è stata travolta dal 18enne che si è fermato subito a prestare soccorso. Vano però è stato ogni tentativo di rianimare la donna.

Omicidio Dogna a Santo Spirito, chiuse le indagini. La Procura: “Antonio Rizzi ha agito con crudeltà”

La Procura di Bari ha chiuso le indagini sull’omicidio di Francesco Dogna, l’informatico barese di 63 anni trovato senza vita la mattina dell’8 gennaio nella sua casa a Santo Spirito.

Il delitto è stato confessato dal 42enne Antonio Rizzi che si trova in carcere. Il reato a lui contestato è quello di omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà. Non è stato trovato dagli inquirenti un vero movente alla base del delitto

Rizzi avrebbe ucciso Dogna colpendolo 85 volte con un coltello e con un forcone a due punte preso dalla cucina. La vittima, secondo quanto ricostruito anche dall’autopsia (il medico legale Davide Ferorelli, che ha eseguito l’esame autoptico, ha parlato di ‘overkilling’, ricorso eccessivo alla violenza), sarebbe morto per dissanguamento dopo alcuni minuti.

Rizzi, nell’interrogatorio, ha detto che lui e Dogna si frequentavano per fumare crack o assumere cocaina. Nella sua versione, per il giudice non del tutto credibile, quella sera Rizzi – dopo aver già consumato sostanza stupefacente con Dogna – avrebbe chiesto altra droga alla vittima, ma questi avrebbe rifiutato minacciandolo con un coltello. A quel punto, per difendersi, l’avrebbe colpito fino a ucciderlo, tappandogli la bocca con la mano per evitare che urlasse. Il fatto che la casa fosse in totale disordine, secondo la giudice, fa pensare che invece Rizzi abbia cercato qualcosa (probabilmente la droga) per tutta la casa prima di uccidere il 63enne.

Come già emerso, Dogna e Rizzi si conoscevano da circa 10 anni, e la vittima avrebbe anche cercato di aiutare il 42enne a superare la tossicodipendenza. Nell’ultimo periodo, però, Dogna avrebbe provato una sempre maggiore insofferenza per l’invadenza di Rizzi. Prima di fuggire, Rizzi avrebbe rubato alla vittima portafoglio, cellulare e documenti. Il killer stava pianificando anche una fuga all’estero prima dell’arresto.

Omicidio Cilli a Barletta: la Cassazione conferma le condanne inflitte a Dario Sarcina e Cosimo Borraccino

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne inflitte in primo grado e in appello per l’omicidio di Michele Cilli, il 24enne di Barletta scomparso nella notte tra il 15 e il 16 gennaio del 2022. Il suo corpo non è stato mai ritrovato.

Confermata la condanna a 18 anni e 8 mesi di reclusione inflitta a Dario Sarcina per omicidio volontario, confermata anche la condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione per Cosimo Damiano Borraccino, accusato di soppressione di cadavere.

Secondo la tesi dell’accusa Cilli, dopo una festa, sarebbe stato condotto da Sarcina in un garage situato in via Ofanto, nella periferia della città, e qui ucciso. Il corpo sarebbe stato poi soppresso grazie alla complicità di Borraccino. Quest’ultimo è stato immortalato mentre riempie una tanica di benzina in un distributore di carburante.

Carabiniere ucciso a Francavilla, i due poliziotti indagati per l’omicidio del killer: “Fiducia nella magistratura”

Ai microfoni di Antenna Sud, durante la presentazione a San Donaci (Brindisi) di un libro sul riciclaggio scritto da uno dei loro legali, l’avvocato Antonio Maria La Scala, hanno parlato i due poliziotti del commissariato di Grottaglie indagati per omicidio colposo dalla procura di Taranto in relazione al decesso di Michele Mastropietro, il 59enne morto in un conflitto a fuoco con gli agenti dopo la morte del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, il 12 giugno scorso.

“Sono sereno e ho piena fiducia nella magistratura. Abbiamo fatto solo il nostro dovere” ha detto il vice ispettore Ivan Lupoli. E il sovrintendente Giuseppe Cavallo ha aggiunto: “Ringraziamo tutta la gente che ci è stata vicina in questo momento per la solidarietà e l’affetto manifestati nei nostri confronti”.

Secondo l’accusa, sarebbe stato Mastropietro a sparare contro Legrottaglie, rimanendo poi a sua volta ucciso durante un successivo conflitto a fuoco con le forze dell’ordine mentre fuggiva insieme al complice Camillo Giannattasio, 57enne di San Giorgio Jonico. Quest’ultimo, catturato dalla polizia, oltre a essere indagato per concorso nell’omicidio del carabiniere, detenzione illegale di armi e ricettazione dalla procura di Brindisi, deve rispondere di tentato omicidio nei confronti dei due poliziotti.

Omicidio Claudio Fiorentino a Giovinazzo: 30 anni di reclusione a 5 affiliati al clan Di Cosola – NOMI

Mario Del Vecchio, Luigi Guglielmi, Piero Mesocorto e i fratelli Carmine e Pasquale Maisto sono stati condannati a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Claudio Fiorentino, il 33enne di Giovinazzo, vicino al clan Capriati, ucciso in un agguato nel 2014, ben 11 anni fa.

La vittima fu raggiunta sulla complanare della strada statale 16 bis da 9 colpi di una mitragliatrice, mentre era in compagnia di un amico. Le condanne sono arrivate al termine del processo in abbreviato.

Solo 8 anni e 8 mesi per il collaboratore di giustizia Michele Giangaspero che si è autoaccusato dell’omicidio e che ha svelato dettagli importanti sull’agguato architettato dagli affiliati al clan Di Cosola.

Tutti sono stati anche condannati al risarcimento dei danni, attraverso provvisionali provvisoriamente esecutive in favore dei familiari della vittima (da 20mila fino ad un massimo di 100mila euro) e del Comune di Giovinazzo (10mila euro). 

I pubblici ministeri antimafia Federico Perrone Capano e Domenico Minardi avevano invocato l’ergastolo. Fiorentino doveva morire perché “si era rifiutato di dare al clan Di Cosola una parte dei proventi del pizzo”.

Su ordine di Guglielmi e Maisto (il più piccolo dei due fratelli), i due presunti esecutori Mesecorto e Giangaspero, con la complicità dell’altro Maisto e Del Vecchio seguirono Fiorentino, lo affiancarono mentre era a bordo del suo calesse e fecero fuoco.

Omicidio Paolo Stasi a Francavilla: il 24enne Christian Candita condannato all’ergastolo con isolamento diurno

È stato condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno Christian Candita, di 24 anni, ritenuto colpevole dell’omicidio volontario in concorso del 19enne Paolo Stasi, ammazzato il 9 novembre del 2022 davanti alla sua abitazione a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.

Lo ha deciso la Corte d’assise di Brindisi. Per l’uccisione di Stasi in primo grado è stato condannato dal tribunale per i minorenni a 20 anni di reclusione Luigi Borraccino (all’epoca dei fatti aveva 17 anni), ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Candita era alla guida dell’auto usata per raggiungere l’abitazione della vittima. Per gli investigatori l’omicidio del 19enne è riconducibile a un debito di 5mila euro contratto con Borracino da Stasi e dalla madre, Annunziata D’Errico, per il consumo di hascisc e marijuana che venivano confezionati ai fini di spaccio nell’abitazione della famiglia Stasi. La donna ed il figlio poi ucciso avrebbero consumato la droga, ma l’avrebbero pagata solo in parte.

Nell’ambito di questo processo davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, lo stesso Borraccino e Candita erano imputati insieme ad altre persone, tra cui la madre di Stasi, per detenzione ai fini di spaccio per fatti anche successivi all’epoca del delitto. La Corte ha condannato Borraccino a nove anni di reclusione e a 50mila euro di multa ed ha assolto la mamma di Stasi, così come aveva chiesto l’accusa ritenendo che vi fosse una presunta responsabilità morale della donna. Candida dovrà risarcire in separata sede i famigliari di Stasi.

Carabiniere ucciso a Francavilla, svolta nell’inchiesta: Camillo Giannattasio accusato di omicidio

È stata notificata a Camillo Giannattasio, 57 anni, residente a Carosino (Taranto), un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Brindisi per l’omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, avvenuto a Francavilla Fontana il 12 giugno.

Giannattasio è ritenuto gravemente indiziato, in concorso con il 59enne Michele Mastropietro, morto in un conflitto a fuoco con la polizia, di omicidio e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo l’accusa, Giannattasio avrebbe tenuto “una condotta dimostrativa” della “condivisione dell’utilizzo della pistola” utilizzata per uccidere il militare, e detenuto altre armi clandestine.

Omicidio a Foggia, ucciso il 50enne Giovanni Mastropasqua: fermata una persona dai Carabinieri

Una persona è stata fermata dai Carabinieri per l’omicidio di Giovanni Mastropasqua, il 50enne di Foggia ucciso ieri mattina con un colpo di arma da fuoco. Il movente dell’omicidio potrebbe essere legato ad un debito, al momento non filtra nulla dagli inquirenti.

Il 50enne è stato ucciso ieri mattina nel centro di Foggia, tra via Arpaia e via Zuretti in una zona centrale della città. Il suo corpo è stato trovato in una Smart rossa, ferma lungo un marciapiede.

Uccide la mamma con un’ascia, il racconto in lacrime di Filippo Manni: “Volevo andare al mare dopo l’omicidio”

Filippo Manni, il 21enne studente in Economia a Roma che ha confessato l’omicidio di sua madre, la 52enne Teresa Sommario uccisa a Racale nel primo pomeriggio di martedì 17 giugno con un’ascia, è comparso questo mattina davanti alla gip Valeria Fedele.

Un interrogatorio durato circa un’ora in cui il 21enne ha spiegato cosa è accaduto e ricostruito anche gli attimi successivi al tragico omicidio. Il racconto è spesso stato interrotto, Manni è crollato in ripetute crisi di pianto.

“Il ragazzo sta acquisendo consapevolezza dell’accaduto e inizia a pentirsi ed è profondamente provato e turbato”, le parole del suo legale. “Sono tornato a casa e ho litigato con mia madre. Lei mi ha rimproverato perché non l’ho salutata appena rientrata dal lavoro”, racconta Manni che era tornato  da una giornata di lavoro da un lido di Torre San Giovanni.

A questo punto sarebbe salito nella camera da letto del fratello, avrebbe impugnato l’ascia da scout e avrebbe raggiunto la madre che era in soggiorno alle prese con lo smart working. L’ha colpita diverse volte, il numero esatto dei colpi emergerà dall’autopsia.

Poi è andato via dalla casa in stato confusionale, a torso nudo e sudato percorrendo le strade periferiche del paese. “Volevo andare a mare e fare un bagno”, le sue parole. Ci sarà anche un controllo su un presunto uso di droghe leggere prima dell’omicidio. “Chiederemo una consulenza tossicologica per stabilire se effettivamente il mio cliente abbia fatto uso di droghe e quante ore prima del delitto per comprendere se le sue condizioni psicofisiche fossero alterate”.

Cadavere in auto a Foggia, è omicidio: ucciso il 50enne Giovanni Mastropasqua. Aveva precedenti e lascia 7 figli

È stato ucciso con un colpo di pistola alla base del collo, sul lato destro, l’uomo trovato senza vita questa mattina in una smart rossa nel centro di Foggia.

Si tratta di Giovanni Mastropasqua, che avrebbe compiuto 51 anni a luglio. Lascia sette figli.

A quanto si apprende Mastropasqua, nato a San Giovanni Rotondo e residente a Foggia, aveva precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti. E l’omicidio potrebbe rientrare nell’ambito della gestione di attività illecite.