Taranto, blitz della Finanza nel circolo ricreativo: sequestrate 8 slot machine non registrate

Otto slot machine sequestrate e una segnalazione all’autorità amministrativa. Questo è il bilancio degli interventi condotti dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Taranto a contrasto del gioco illegale e irregolare.

L’ispezione in un circolo ricreativo della città ha consentito di verificare che le slot machine non erano collegate alla rete telematica dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Sono in corso ulteriori approfondimenti di natura fiscale volti ad accertare, da parte del titolare del locale, il regolare versamento all’amministrazione finanziaria del cosiddetto ‘prelievo unico erariale’, un tributo commisurato alle somme giocate e registrate sui contatori degli apparecchi sequestrati.

Bari, gadget contraffatti della serie Netflix Squid Game. Blitz della Finanza: sequestrati 17mila prodotti

Circa 17mila gadget fra portachiavi di varie dimensioni, penne e maschere raffiguranti simboli e immagini riconducibili alla celebre serie televisiva sudcoreana ‘Squid Game’, contraffatti e non conformi agli standard di sicurezza richiesti per la commercializzazione in ambito comunitario, sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Bari nell’ambito delle attività in matateri di anticontraffazione.

Due cittadini cinesi sono stati denunciati. I prodotti erano pronti per essere messi in commercio in violazione della normativa a tutela del diritto d’autore e di quella che garantisce livelli di sicurezza minimi per la salute dei consumatori.

Le indagini sono state sviluppate attraverso l’analisi dei dati ottenuti incrociando le informazioni acquisite dalle pattuglie impiegate nelle attività di controllo economico del territorio con quelle ricavabili dalla consultazione delle banche dati.

L’illecita riproduzione, produzione e commercio di marchi e modelli registrati, ricordano le fiamme gialle in una nota, oltre a “costituire reato e a danneggiare il sistema Paese per le ingenti perdite di gettito fiscale prodotte dalla filiera del falso, alimenta a tutti gli effetti un meccanismo di concorrenza sleale nell’economia reale, nonché mina l’esistenza di un mercato competitivo ove gli operatori economici regolari hanno diritto di beneficiare di condizioni eque di concorrenza.

Truffa su bonus edilizi, 8 arresti e sequestri da 10 milioni: a capo la famiglia De Scala di Altamura – TUTTI I NOMI

Emergono i primi dettagli sulla maxi truffa sui bonus edilizi che ha portato nella giornata di oggi al sequestro di 10 milioni di euro, ad arresti e perquisizioni, scoperta in una inchiesta coordinata dalla procura di Bari. Al centro un’intera famiglia di imprenditori di Altamura, quella dei De Scala, che avrebbe escogitato un sistema con l’obiettivo di emettere fatture false grazie alla quale sarebbero riusciti a creare crediti di imposta per oltre 17 milioni.

In totale sono 62 gli indagati, tra cui anche 8 società, e i reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali, truffa aggravata allo Stato e riciclaggio. Al centro di tutto ci sarebbe l’imprenditore edile Giuseppe De Scala, 47enne di Bari già arrestato in passato, per il quale però il gip Antonella Cafagna non ha concesso l’arresto chiesto dalla Procura.

Ai domiciliari sono finiti invece la madre e il padre, Maria Frappampina, 64 anni, di Bari e Aniello De Scala, 71 anni, il fratello Michele, 48 anni, di Bari, oltre ai loro collaboratori Andrea Ragone, 41 anni di Altamura, Vito Vischi, 53 anni, di Bari, il commercialista Alessandro Vigilante, 46 anni, di Bari, Francesco D’Ambrosio, 55 anni, di Bari e Giovanni Regina, 52 anni, di Altamura. Tra gli indagati anche un’altra sorella, Annarita De Scala, 37 anni, di Bari: anche per lei era stato chiesto l’arresto ai domiciliari, non concesso dal gip. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il gip ha poi disposto l’obbligo di presentazione per Vito Aufieri, Francesco Labarile, Giuseppe Panza, Eugenio Traversa, Nicola Abrescia e Donato Petrara. Eseguiti sequestri di conti correnti e beni per circa 10 milioni nei confronti delle società Fd Service, Megaservice, Vts Total Work, Dam Servizi, Centro Copie & Servizi.

Profitti illeciti, blitz della Finanza: sequestro da 600mila euro a pregiudicato di Casamassima

Nell’ambito della costante azione di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati da esponenti della criminalità, i Finanzieri della Tenenza di Putignano – coordinati dal I Gruppo Bari – in esecuzione di apposito Decreto emesso dal Tribunale della Prevenzione Bari, in accoglimento della proposta avanzata da questa Procura della Repubblica, hanno sottoposto a sequestro beni immobili (un appartamento e pertinenze) e mobili, fino ad un valore di circa 600.000 euro, riconducibili ad un pregiudicato di Casamassima (BA).

Il soggetto destinatario del sequestro di prevenzione presenta una storia criminale di lunga durata e di assoluto spessore per i numerosi precedenti penali e di polizia per reati lucrativi ed associativi, connotato da pericolosità sociale di tipo “generica” (per essersi avvalso della contiguità del sodalizio criminoso di un noto “Clan” barese).

Le condotte delittuose hanno consentito al pregiudicato l’acquisizione patrimoniale dei citati beni sottoposti a provvedimento cautelare, derivanti dall’accumulo di rilevanti profitti illeciti, in assenza di redditi adeguati che ne giustificassero una fonte economica lecita. La complessa e articolata attività investigativa posta in essere dalle Fiamme Gialle di Putignano ha permesso la ricostruzione del profilo di pericolosità sociale del soggetto e l’individuazione degli assets patrimoniali e finanziari dallo stesso acquisiti illecitamente.

Nello specifico, infatti, attraverso l’esame dei dati raccolti e dei circostanziati approfondimenti, è stata accertata una forte sproporzione tra i redditi dichiarati dal suo nucleo familiare e i beni nella loro effettiva disponibilità, ritenuti, pertanto, il frutto ed il reimpiego dei proventi delle attività illecite poste in essere dal proposto.

Assalti a portavalori e caveau, sequestrati beni per 1,3 milioni a Carmine Fratepietro: tra questi due lussuose ville

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari (Presidente dott.ssa Giulia Romanazzi) su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a carico di Fratepietro Carmine, cl. 78, pluripregiudicato, a seguito delle condanne subite per riciclaggio, ricettazione, rapina e porto illegale di armi.

Fratepietro Carmine, tra l’altro, è noto per aver fatto parte del commando paramilitare composto da circa 10 persone che il 29 febbraio 2016 assaltò un furgone portavalori, sulla strada statale 16 nei pressi di Trinitapoli che trasportava circa 3 milioni di euro destinati ad uffici postali ed istituti di credito. Il colpo, che durò appena 5 minuti, fruttò al gruppo criminale “solo” 725 mila euro, perché entrò in funzione il congegno di sicurezza che saturò il vano di carico con una schiuma. I malviventi si garantirono la fuga occupando le vie di accesso al luogo della rapina con auto e mezzi pesanti rubati ed incendiati nonché ricoprendo la strada con decine di chiodi artigianali a quattro punte.

L’interessato è stato anche condannato per aver partecipato, il 4 dicembre 2016, insieme ad altre 15 persone, nel comune di Caraffa (CZ) e con il “benestare” delle “ndrine” calabresi, all’assalto presso il caveau di una società di vigilanza del luogo, con l’utilizzo di una ruspa dotata di martello pneumatico che consentiva di rubare 8,5 milioni di euro.

Ed ancora è stato condannato per un altro assalto ad un furgone portavalori, avvenuto il 19 ottobre 2015 a Bari, nei pressi della strada statale 16, dove insieme a 15 individui, travisati ed armati kalashnikov, asportavano centinaia di migliaia di euro da un furgone diretto alla Banca d’Italia per depositare il denaro prelevato da diversi istituti di credito.

Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato, formalmente intestato alla compagna, è stimato in 1,3 milioni di euro ed è rappresentato da due lussuose ville ubicate in agro di Andria nonché 3 terreni ubicati a Trinitapoli (FG). Detti beni sono già sottoposti a confisca seppur non definitiva nell’ambito di altro procedimento penale.

L’odierno provvedimento emesso dal Tribunale – Sez. Misure di Prevenzione di Bari accoglie completamente la proposta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, la quale, in considerazione della pericolosità sociale di Fratepietro Carmine e del suo tenore di vita in discrasia con i redditi dichiarati, formulava detta richiesta, sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) che ricostruivano gli introiti dell’intero nucleo familiare, così fornendo un corposo quadro probatorio in ordine all’illecita provenienza della sua ricchezza e che costituirebbe il compendio soprattutto di rapine in danno di portavalori.

L’importante risultato odierno – frutto dell’attività condivisa della magistratura e delle componenti investigative specializzate nello specifico settore delle indagini patrimoniali – rappresenta una conferma ulteriore che l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, non solo va perseguita attraverso un’assidua opera di prevenzione e repressione ma deve avvenire soprattutto attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale, preziosi strumenti con i quali vanno combattute nuove forme di manifestazioni criminali.

Caos a Manduria per il Primitivo in onore di Jannik Sinner: sequestrate le 73 bottiglie. Ispezione nelle Cantine

Il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari ha sequestrato le 73 bottiglie di Primitivo di Manduria “Rosso Jannik”, prodotto e imbottigliato dalle vinerie Baldari in edizione speciale e limitata, non vendibile, in onore del tennista italiano. Il sindaco Gregorio Pecoraro ha inviato al collega di Sesto, Thomas Summerer, comune della Provincia autonoma di Bolzano dove risiede la famiglia del campione azzurro, 73 bottiglie, tante quante le vittorie ottenute fin qui dall’atleta. Nella parte centrale dell’etichetta, rigorosamente di color arancione per identificare Sinner, è presente il volto stilizzato del tennista. Ma il caso continua a far discutere, si vuole verificare il reale contenuto e s’indaga sull’ipotesi di contraffazione.

È stata già condotta un’ispezione alle Cantine Produttori Vini Manduria che avrebbero imbottigliato il vino per Sinner, ma potrebbe provenire da un’altra realtà vitivinicola. Tutto è partito dalla presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria Doc e Docg, Novella Pastorelli, che ha dichiarato che il “consorzio non può considerare e riconoscere come autentiche le bottiglie perché sprovviste del contrassegno di Stato” e per questo ha segnalato un possibile uso fraudolento del nome della Denominazione, oltre che un danno all’immagine del Consorzio e delle tre filiere che si prodigano per produrlo rispettando il disciplinare della produzione e della commercializzazione. “Ci siamo attivati affinché Jannik possa avere l’autentico Primitivo di Manduria Doc e Docg”, ha assicurato Pastorelli. Il consorzio di tutela ha evidenziato che “la normativa vigente prevede l’obbligo dell’apposizione della fascetta di Stato sulle bottiglie di Primitivo di Manduria, una condizione indispensabile per garantire l’autenticità e la tracciabilità dei vini Doc e Docg”.

Gravina, individuata sala giochi abusiva: sequestrati 4 computer e 3 slot machine. Maxi multa

Nell’ambito dei controlli amministrativi effettuati dalla Polizia di Stato attraverso l’impiego dei poliziotti del locale Commissariato di pubblica sicurezza e della divisione P.A.S.I. della Questura di Bari, con la collaborazione di personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nella giornata di ieri è stata individuata in zona Capannette, a Gravina in Puglia, una sala giochi abusiva.

Sono stati sottoposti a sequestro amministrativo quattro computer e tre slot machine e sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di 71.032 euro Il gestore dovrà inoltre pagare una sanzione da 5mila euro per somministrazione abusiva di alimenti e bevande.

“Casa vinta al Lotto”, ma i giudici non credono a U Curte: sequestrato il tesoro del fratellastro di Antonio Cassano

Il Tribunale di Prevenzione, su richiesta del pm Lanfranco Marazia, ha confiscato il tesoretto di Giovanni Cassano, il fratellastro del calciatore Antonio che con lui non ha mai voluto avere rapporti. La difesa del 53enne, soprannominato “U curt” e con alle spalle una longeva carriera da ladro e rapinatore, ha provato ad opporsi senza successo. Pur non avendo nulla di intestato si è proceduto al sequestro di un appartamento a Bari e di un altro a Modugno, di un box auto a Bari, di una Jeep, di una Fiat 500, di una Toyota C-hr e di 7 rapporti bancari a lui riconducibili.

“Ha vissuto abitualmente con i proventi delle attività delittuose”, la tesi della Procura rafforzata da tabelle dimostrative dell’incoerenza reddituale della famiglia. Come ad esempio le 46 borse di marca Luis Vuitton, Gucci e Givenchy, le cinte, i portafogli firmati e le sei pellicce trovate a casa della figlia senza che nessuno sia riuscito a fornire delle risposte. Anche sui social gli indizi lasciati per strada sono stati tanti. Curiosa sicuramente la vicenda legata al sequestro della casa di Bari: cercato di far passare come acquistata grazie a 100mila euro vinti al Lotto.

Tenta di sequestrare bimba, arrestato a Bari il 35enne Giuseppe Lamanuzzi: sul telefono trovati video porno

Sono stati trovati numerosi video pornografici nel cellulare di Giuseppe Lamanuzzi, il 35enne arrestato dai carabinieri a Bari con l’accusa di tentato sequestro di una bambina di cinque anni. Ad evidenziarlo la gip Gabriella Pede nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale è stata disposta la detenzione in carcere dell’uomo.

Secondo l’accusa, lo scorso 2 gennaio, il 35enne, dopo essere sceso da una bici, ha afferrato la bimba per il braccio tentando di portarla via a sua madre, mentre stavano passeggiando a Bari. Le urla della donna e della bimba hanno attirato l’attenzione di altre persone e di una pattuglia dei carabinieri che lo ha bloccato mentre cercava di fuggire. L’uomo, con precedenti penali, ha ammesso di aver seguito la donna il 2 gennaio ma ha provato a difendersi sostenendo che fosse intenzionato a rubare il portafoglio alla madre della bimba, aggiungendo di non avere avuto complici a bordo dell’auto scura vista dalla donna nelle vicinanze con una portiera aperta.

E c’è un retroscena. La stessa ha affermato di averlo visto il 20 dicembre nei giardinetti di Vico Capurso, di essere stata seguita con la figlia e che lo stesso 35enne si sarebbe fermato dietro un cespuglio a masturbarsi.

Tenta di sequestrare bimba, arrestato a Bari il 35enne Giuseppe Lamanuzzi. Il giallo dell’auto con la portiera aperta

C’era anche un’auto nera con la portiera aperta vicino all’uomo che, dopo essere sceso da una bici, ha afferrato per il braccio una bimba tentando di portarla via a sua madre, mentre stavano passeggiando a Bari, lo scorso 2 gennaio. Lo ha raccontato la giovane mamma agli inquirenti, secondo quanto si evince dall’ordinanza di custodia cautelare con cui la gip Gabriella Pede ha disposto la detenzione in carcere per il 35enne Giuseppe Lamanuzzi, arrestato con l’accusa di tentato sequestro. L’uomo, che aveva precedenti penali, avrebbe provato a difendersi sostenendo che fosse intenzionato a rubare il portafoglio alla madre della bimba, e aggiungendo di non avere avuto complici a bordo di un’auto.

Agli inquirenti la donna ha riferito di aver visto un uomo incappucciato, poi identificato in Lamanuzzi, mentre seguiva lei e sua figlia a bordo di una bicicletta rossa. L’uomo, sempre secondo il racconto della donna, sarebbe sceso dalla bici in via Michele De Napoli e avrebbe afferrato la piccola per la manica sinistra. La bimba e la madre avrebbero dunque iniziato a urlare, causando la fuga di Lamanuzzi, ma sul posto sarebbe stata presente anche un’auto nera “con la portiera posteriore aperta” che sarebbe ripartita immediatamente dopo le urla delle due. I carabinieri presenti nelle vicinanze, allarmati dalle urla, avrebbero quindi inseguito Lamanuzzi che, dopo aver investito in bici un passante che aveva tentato di fermarlo, ha continuato la sua fuga a piedi prima di nascondersi sotto una macchina in via Lattanzio dove poi è stato bloccato dai militari.

Per lui è stato disposto il carcere per il pericolo di reiterazione del reato: “‘L’indagato – scrive la gip – annovera numerosi precedenti penali per evasione e violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale. Ciò denota la sussistenza di una personalità refrattaria al rispetto delle disposizioni impartite dall’Autorità Giudiziaria”.