Porto di Bari, auto sospetta dalla Grecia. La Finanza trova 237mila euro in contanti non dichiarati: scatta il sequestro

I finanzieri e i funzionari dell’Agenzia delle dogane in servizio nel porto di Bari, insospettiti dal nervosismo manifestato dal conducente di un’auto, hanno trovato oltre 237mila euro non dichiarati nella vettura proveniente dalla Grecia da poco sbarcata a Bari.

A uno dei passeggeri sono stati trovati 30mila euro, al conducente oltre 206mila nascosti in un marsupio e in banconote anche di grosso taglio. Merito anche del cash-dog Kristina dell’unità cinofila.

I controlli hanno escluso “la riconducibilità delle somme trasportate a possibili condotte delittuose”. Gli operatori hanno sequestrato il 50% della somma trasportata dal conducente (98.450 euro) e il 15% di quella trasportata dal passeggero, per un totale di circa 100mila euro.

Bari, rifiuti pericolosi e zero autorizzazioni: scoperta officina abusiva a Carbonara. Maxi sequestro e multe

La Polizia Locale di Bari, in un’operazione congiunta con i Carabinieri, ha scoperto un’officina abusiva in pieno centro a Carbonara ad uso artigianale costituita da 3 locali adibiti a lavori su veicoli, deposito e ufficio. L’attività è risultata priva della SCIA per l’avvio dell’attività e della dovuta iscrizione all’albo delle Imprese, seppure con Partita IVA.

All’interno sono stati ritrovati bidoni metallici con residui di olii esausti, batterie e pneumatici fuori uso, radiatori da smaltire, materiale ferroso, filtri olio usati, liquidi freni esausti, il tutto destinato allo smaltimento, ma privo di qualsiasi indicazione dei Codici EER e della prescritta documentazione inerente la tracciabilità dei rifiuti pericolosi e non pericolosi fino allo smaltimento.

Le aree sono state sottoposte a sequestro a disposizione dell’autorità giudiziaria per il deposito incontrollato dei rifiuti, mentre l’officina abusiva sottoposta a sequestro amministrativo al quale consegue confisca delle attrezzature utilizzate tra cui anche ponti mobili per i veicoli, banchi da lavoro, chiavi ed attrezzature di meccatronica.

Al titolare dell’officina abusiva, in piena attività, sono state contestate violazioni in materia ambientale ed amministrativa per irregolare tenuta del registri di carico e scarico dei rifiuti pericolosi, violazioni in ordine all’attività abusiva di autoriparatore e mancata comunicazione in merito all’emissione di sostanze derivanti da sostanze insalubri.

Sanzionati anche 3 proprietari dei veicoli rinvenuti all’interno dell’officina in quanto si avvalevano per la riparazione dei propri veicoli di una Impresa non iscritta nell’apposito registro camerale. Sono state avviate anche verifiche per gli accertamenti fiscali e tributari eventualmente omessi o irregolari.

Bari, non sequestra auto guidata da minorenne per aiutare lo spacciatore dei Capriati: vigilessa sospesa per 3 mesi

Il Comune di Bari non sarà sciolto, nessun’altra azienda (oltre l’Amtab) sarà commissariata, seppur sono previste attività di tutoraggio nei prossimi mesi. Nel resoconto finale delle decisioni legate all’inchiesta Codice Interno, che ha travolto la città di Bari, ci sono anche le sanzioni destinate ad alcuni agenti di Polizia Locale.

Se 10 di loro non potranno più portare la pistola, una vigilessa è stata sospesa per tre mesi. Secondo quanto ricostruito il 23 marzo 2017 si trovava, con un collega, al sottopassaggio di piazza Luigi di Savoia all’ingresso del centro di Bari. Fermò un’auto guidata da un minorenne, ma non sequestrò il mezzo e non denunciò il ragazzino.

Tutto questo per fare un favore a Giorgio Larizzi, spacciatore vicino al clan Capriati di Barivecchia. Il retroscena è riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno. Nell’ambito di un’operazione antidroga della Dda di Bari, è emersa l’intercettazione telefonica in cui il minore chiedeva alla vigilessa di non sequestrare l’auto.

Quello della vigilessa è stato considerato un episodio che dimostra la “significativa vicinanza e il contegno soggiacente” nei confronti della criminalità organizzata. Da quel giorno ad oggi è rimasta però sempre in servizio , l’accusa di omissione di atti di ufficio non consentiva la misura cautelare. Il processo è ancora in corso, ma il reato sarà prescritto a marzo.

 

Taranto, blitz della Finanza nel circolo ricreativo: sequestrate 8 slot machine non registrate

Otto slot machine sequestrate e una segnalazione all’autorità amministrativa. Questo è il bilancio degli interventi condotti dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Taranto a contrasto del gioco illegale e irregolare.

L’ispezione in un circolo ricreativo della città ha consentito di verificare che le slot machine non erano collegate alla rete telematica dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Sono in corso ulteriori approfondimenti di natura fiscale volti ad accertare, da parte del titolare del locale, il regolare versamento all’amministrazione finanziaria del cosiddetto ‘prelievo unico erariale’, un tributo commisurato alle somme giocate e registrate sui contatori degli apparecchi sequestrati.

Bari, gadget contraffatti della serie Netflix Squid Game. Blitz della Finanza: sequestrati 17mila prodotti

Circa 17mila gadget fra portachiavi di varie dimensioni, penne e maschere raffiguranti simboli e immagini riconducibili alla celebre serie televisiva sudcoreana ‘Squid Game’, contraffatti e non conformi agli standard di sicurezza richiesti per la commercializzazione in ambito comunitario, sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Bari nell’ambito delle attività in matateri di anticontraffazione.

Due cittadini cinesi sono stati denunciati. I prodotti erano pronti per essere messi in commercio in violazione della normativa a tutela del diritto d’autore e di quella che garantisce livelli di sicurezza minimi per la salute dei consumatori.

Le indagini sono state sviluppate attraverso l’analisi dei dati ottenuti incrociando le informazioni acquisite dalle pattuglie impiegate nelle attività di controllo economico del territorio con quelle ricavabili dalla consultazione delle banche dati.

L’illecita riproduzione, produzione e commercio di marchi e modelli registrati, ricordano le fiamme gialle in una nota, oltre a “costituire reato e a danneggiare il sistema Paese per le ingenti perdite di gettito fiscale prodotte dalla filiera del falso, alimenta a tutti gli effetti un meccanismo di concorrenza sleale nell’economia reale, nonché mina l’esistenza di un mercato competitivo ove gli operatori economici regolari hanno diritto di beneficiare di condizioni eque di concorrenza.

Truffa su bonus edilizi, 8 arresti e sequestri da 10 milioni: a capo la famiglia De Scala di Altamura – TUTTI I NOMI

Emergono i primi dettagli sulla maxi truffa sui bonus edilizi che ha portato nella giornata di oggi al sequestro di 10 milioni di euro, ad arresti e perquisizioni, scoperta in una inchiesta coordinata dalla procura di Bari. Al centro un’intera famiglia di imprenditori di Altamura, quella dei De Scala, che avrebbe escogitato un sistema con l’obiettivo di emettere fatture false grazie alla quale sarebbero riusciti a creare crediti di imposta per oltre 17 milioni.

In totale sono 62 gli indagati, tra cui anche 8 società, e i reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali, truffa aggravata allo Stato e riciclaggio. Al centro di tutto ci sarebbe l’imprenditore edile Giuseppe De Scala, 47enne di Bari già arrestato in passato, per il quale però il gip Antonella Cafagna non ha concesso l’arresto chiesto dalla Procura.

Ai domiciliari sono finiti invece la madre e il padre, Maria Frappampina, 64 anni, di Bari e Aniello De Scala, 71 anni, il fratello Michele, 48 anni, di Bari, oltre ai loro collaboratori Andrea Ragone, 41 anni di Altamura, Vito Vischi, 53 anni, di Bari, il commercialista Alessandro Vigilante, 46 anni, di Bari, Francesco D’Ambrosio, 55 anni, di Bari e Giovanni Regina, 52 anni, di Altamura. Tra gli indagati anche un’altra sorella, Annarita De Scala, 37 anni, di Bari: anche per lei era stato chiesto l’arresto ai domiciliari, non concesso dal gip. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il gip ha poi disposto l’obbligo di presentazione per Vito Aufieri, Francesco Labarile, Giuseppe Panza, Eugenio Traversa, Nicola Abrescia e Donato Petrara. Eseguiti sequestri di conti correnti e beni per circa 10 milioni nei confronti delle società Fd Service, Megaservice, Vts Total Work, Dam Servizi, Centro Copie & Servizi.

Profitti illeciti, blitz della Finanza: sequestro da 600mila euro a pregiudicato di Casamassima

Nell’ambito della costante azione di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati da esponenti della criminalità, i Finanzieri della Tenenza di Putignano – coordinati dal I Gruppo Bari – in esecuzione di apposito Decreto emesso dal Tribunale della Prevenzione Bari, in accoglimento della proposta avanzata da questa Procura della Repubblica, hanno sottoposto a sequestro beni immobili (un appartamento e pertinenze) e mobili, fino ad un valore di circa 600.000 euro, riconducibili ad un pregiudicato di Casamassima (BA).

Il soggetto destinatario del sequestro di prevenzione presenta una storia criminale di lunga durata e di assoluto spessore per i numerosi precedenti penali e di polizia per reati lucrativi ed associativi, connotato da pericolosità sociale di tipo “generica” (per essersi avvalso della contiguità del sodalizio criminoso di un noto “Clan” barese).

Le condotte delittuose hanno consentito al pregiudicato l’acquisizione patrimoniale dei citati beni sottoposti a provvedimento cautelare, derivanti dall’accumulo di rilevanti profitti illeciti, in assenza di redditi adeguati che ne giustificassero una fonte economica lecita. La complessa e articolata attività investigativa posta in essere dalle Fiamme Gialle di Putignano ha permesso la ricostruzione del profilo di pericolosità sociale del soggetto e l’individuazione degli assets patrimoniali e finanziari dallo stesso acquisiti illecitamente.

Nello specifico, infatti, attraverso l’esame dei dati raccolti e dei circostanziati approfondimenti, è stata accertata una forte sproporzione tra i redditi dichiarati dal suo nucleo familiare e i beni nella loro effettiva disponibilità, ritenuti, pertanto, il frutto ed il reimpiego dei proventi delle attività illecite poste in essere dal proposto.

Assalti a portavalori e caveau, sequestrati beni per 1,3 milioni a Carmine Fratepietro: tra questi due lussuose ville

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari (Presidente dott.ssa Giulia Romanazzi) su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a carico di Fratepietro Carmine, cl. 78, pluripregiudicato, a seguito delle condanne subite per riciclaggio, ricettazione, rapina e porto illegale di armi.

Fratepietro Carmine, tra l’altro, è noto per aver fatto parte del commando paramilitare composto da circa 10 persone che il 29 febbraio 2016 assaltò un furgone portavalori, sulla strada statale 16 nei pressi di Trinitapoli che trasportava circa 3 milioni di euro destinati ad uffici postali ed istituti di credito. Il colpo, che durò appena 5 minuti, fruttò al gruppo criminale “solo” 725 mila euro, perché entrò in funzione il congegno di sicurezza che saturò il vano di carico con una schiuma. I malviventi si garantirono la fuga occupando le vie di accesso al luogo della rapina con auto e mezzi pesanti rubati ed incendiati nonché ricoprendo la strada con decine di chiodi artigianali a quattro punte.

L’interessato è stato anche condannato per aver partecipato, il 4 dicembre 2016, insieme ad altre 15 persone, nel comune di Caraffa (CZ) e con il “benestare” delle “ndrine” calabresi, all’assalto presso il caveau di una società di vigilanza del luogo, con l’utilizzo di una ruspa dotata di martello pneumatico che consentiva di rubare 8,5 milioni di euro.

Ed ancora è stato condannato per un altro assalto ad un furgone portavalori, avvenuto il 19 ottobre 2015 a Bari, nei pressi della strada statale 16, dove insieme a 15 individui, travisati ed armati kalashnikov, asportavano centinaia di migliaia di euro da un furgone diretto alla Banca d’Italia per depositare il denaro prelevato da diversi istituti di credito.

Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato, formalmente intestato alla compagna, è stimato in 1,3 milioni di euro ed è rappresentato da due lussuose ville ubicate in agro di Andria nonché 3 terreni ubicati a Trinitapoli (FG). Detti beni sono già sottoposti a confisca seppur non definitiva nell’ambito di altro procedimento penale.

L’odierno provvedimento emesso dal Tribunale – Sez. Misure di Prevenzione di Bari accoglie completamente la proposta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, la quale, in considerazione della pericolosità sociale di Fratepietro Carmine e del suo tenore di vita in discrasia con i redditi dichiarati, formulava detta richiesta, sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) che ricostruivano gli introiti dell’intero nucleo familiare, così fornendo un corposo quadro probatorio in ordine all’illecita provenienza della sua ricchezza e che costituirebbe il compendio soprattutto di rapine in danno di portavalori.

L’importante risultato odierno – frutto dell’attività condivisa della magistratura e delle componenti investigative specializzate nello specifico settore delle indagini patrimoniali – rappresenta una conferma ulteriore che l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, non solo va perseguita attraverso un’assidua opera di prevenzione e repressione ma deve avvenire soprattutto attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale, preziosi strumenti con i quali vanno combattute nuove forme di manifestazioni criminali.

Caos a Manduria per il Primitivo in onore di Jannik Sinner: sequestrate le 73 bottiglie. Ispezione nelle Cantine

Il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari ha sequestrato le 73 bottiglie di Primitivo di Manduria “Rosso Jannik”, prodotto e imbottigliato dalle vinerie Baldari in edizione speciale e limitata, non vendibile, in onore del tennista italiano. Il sindaco Gregorio Pecoraro ha inviato al collega di Sesto, Thomas Summerer, comune della Provincia autonoma di Bolzano dove risiede la famiglia del campione azzurro, 73 bottiglie, tante quante le vittorie ottenute fin qui dall’atleta. Nella parte centrale dell’etichetta, rigorosamente di color arancione per identificare Sinner, è presente il volto stilizzato del tennista. Ma il caso continua a far discutere, si vuole verificare il reale contenuto e s’indaga sull’ipotesi di contraffazione.

È stata già condotta un’ispezione alle Cantine Produttori Vini Manduria che avrebbero imbottigliato il vino per Sinner, ma potrebbe provenire da un’altra realtà vitivinicola. Tutto è partito dalla presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria Doc e Docg, Novella Pastorelli, che ha dichiarato che il “consorzio non può considerare e riconoscere come autentiche le bottiglie perché sprovviste del contrassegno di Stato” e per questo ha segnalato un possibile uso fraudolento del nome della Denominazione, oltre che un danno all’immagine del Consorzio e delle tre filiere che si prodigano per produrlo rispettando il disciplinare della produzione e della commercializzazione. “Ci siamo attivati affinché Jannik possa avere l’autentico Primitivo di Manduria Doc e Docg”, ha assicurato Pastorelli. Il consorzio di tutela ha evidenziato che “la normativa vigente prevede l’obbligo dell’apposizione della fascetta di Stato sulle bottiglie di Primitivo di Manduria, una condizione indispensabile per garantire l’autenticità e la tracciabilità dei vini Doc e Docg”.

Gravina, individuata sala giochi abusiva: sequestrati 4 computer e 3 slot machine. Maxi multa

Nell’ambito dei controlli amministrativi effettuati dalla Polizia di Stato attraverso l’impiego dei poliziotti del locale Commissariato di pubblica sicurezza e della divisione P.A.S.I. della Questura di Bari, con la collaborazione di personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nella giornata di ieri è stata individuata in zona Capannette, a Gravina in Puglia, una sala giochi abusiva.

Sono stati sottoposti a sequestro amministrativo quattro computer e tre slot machine e sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di 71.032 euro Il gestore dovrà inoltre pagare una sanzione da 5mila euro per somministrazione abusiva di alimenti e bevande.