Estorsione, evasione e traffico di droga: sequestrati beni per 3 milioni di euro a pregiudicato di Martina Franca

La Direzione investigativa antimafia ha confiscato beni per oltre 3 milioni di euro ad un noto pregiudicato di Martina Franca. Il 57enne è stato condannato per diversi reati come evasione fiscale, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.

Nel dicembre 2020 fu arrestato perché ritenuto a capo di un’associazione finalizzata al traffico di cocaina in tutta Italia. Tra i beni sequestrati quattro ville di cui due con piscina, un ristorante, numerosi veicoli di lusso e un natante da diporto.

Taranto, la Guardia Costiera sequestra 680 chili di cozze illegali nel Mar Piccolo: nei guai tre persone

La Guardia costiera di Taranto ha sequestrato 680 chili di mitili raccolti illegalmente nel primo seno del Mar Piccolo, area sottoposta a sequestro giudiziario dal 2021 per la presenza di impianti abusivi.

Tre persone sono state sorprese su un barchino mentre prelevavano e confezionavano cozze provenienti da un allevamento non autorizzato. I molluschi, con pezzatura media tra i 3 e i 4 cm, erano privi di tracciabilità e non sottoposti ai controlli sanitari previsti.

Sono stati immediatamente distrutti per evitare rischi alla salute pubblica, considerato che l’area è soggetta a restrizioni per la presenza accertata di diossine e PCB.

L’operazione si inserisce in un più ampio piano di contrasto alla mitilicoltura illegale, che vede coinvolti Capitaneria di porto, Prefettura, Comune, Asl e Autorità Giudiziaria, impegnati in un tavolo tecnico per ridefinire i criteri di legalità, tracciabilità e sicurezza alimentare nella gestione degli impianti di allevamento.

Barivecchia, nuovo blitz della Locale: sequestrati 40 chili di taralli, orecchiette e pasta secca in strada Arco Alto

Continuano i controlli della Polizia Locale a Bari Vecchia, per contrastare l’abusivismo commerciale. Nel corso delle verifiche effettuate oggi pomeriggio, martedì 26 agosto, le pattuglie del nucleo Annona e Polizia giudiziaria hanno sequestrato in Strada Arco Alto circa quaranta chili di merce, tra cui pomodori secchi, pasta secca, taralli contenuti in confezioni prive di etichette.

Il sequestro ha riguardato, nel dettaglio, dodici confezioni di taralli salati e sette di taralli dolci, ventitré di pasta secca (orecchiette e altri formati) e una cesta di pomodori secchi. Sequestrati, inoltre, i cavalletti e le basi su cui era esposta la merce.

La Polizia Locale ha, dunque, effettuato una contestazione per la violazione prevista dall’articolo 61 comma 3 del Codice del commercio della Regione Puglia, che prevede la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di 5000 euro per chi esercita il commercio su aree pubbliche senza autorizzazione o altro titolo abilitativo previsto. I controlli hanno riguardato anche Strada Arco Basso, dove non sono state riscontrate irregolarità.

“Come ripetiamo da mesi, i nostri controlli non si fermano: questa è la strada intrapresa e l’amministrazione intende portarla avanti, nel nome della legalità e del rispetto nei confronti, in primis, di chi lavora da sempre onestamente, di chi si è messo in regola o sta provvedendo a farlo – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo locale Pietro Petruzzelli -. Nonostante i ripetuti confronti e le attività di informazione, formazione e mediazione degli ultimi mesi, siamo costretti a ribadire, ancora una volta, che le orecchiette industriali non sono tollerabili in una dinamica di leale concorrenza”.

“Di contro, la pasta fresca è l’elemento autentico della tradizione, che abbiamo il dovere di salvaguardare nella sua genuinità. Le pastaie sanno bene che possono esporre i loro telati per le orecchiette fresche o per mostrare la loro preparazione, ma non possono vendere o esporre le orecchiette industriali, a meno che non siano autorizzate a tale attività – aggiunge Petruzzelli -. La regola è chiara e va rispettata: alcune lo hanno capito e si sono adeguate, e questo è un motivo di soddisfazione. Ci tengo a precisare, infine, che la nostra perseveranza ha un unico intento: tutelare una delle tradizioni più amate della nostra città dagli abbagli della speculazione, ai danni dei consumatori e dell’immagine di Bari”.

Nuovo decreto contro l’abbandono illecito di rifiuti: a Bari arriva la prima denuncia con sequestro del mezzo

Continuano le attività della Polizia Locale di Bari finalizzate a contrastare l’abbandono e la migrazione dei rifiuti, anche alla luce delle novità introdotte dal decreto legge 116/2025 – “Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area denominata Terra dei fuochi, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi” -, che inasprisce le pene per chi abbandona illecitamente i rifiuti e introduce una stretta contro il lancio dai veicoli di mozziconi di sigarette, fazzolettini, lattine, bottiglie, sacchetti e oggetti vari.

Questa mattina, intorno alle ore 8.10, una pattuglia in borghese ha intercettato un furgone in via Dante. Sul mezzo era riportato il nome dell’azienda, specializzata in attività di “sgomberi cantine e box, traslochi e trasporti locali”, con l’indicazione di un numero di cellulare da contattare per i servizi pubblicizzati. Durante l’attività di osservazione, gli agenti hanno effettuato un primo riscontro, da cui è emerso che la ditta risultava cancellata dal Registro delle imprese dal 2017. Nel corso del controllo del mezzo, gli agenti hanno trovato, all’interno del vano carico, oltre 100 chili di rifiuti provenienti da attività di ristrutturazione edilizia. Il conducente, un ventiduenne residente a Bitonto, non ha fornito alcuna giustificazione rispetto alla provenienza dei rifiuti ed è risultato privo dei necessari formulari (FIR) per il trasporto degli stessi.

A norma dell’articolo 256 del Testo unico sull’ambiente (D.Lgs.152/06), così come modificato dal nuovo decreto legge 116/2025, “chiunque effettua un’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Oltre alla denuncia a piede libero per il trasporto senza titolo dei rifiuti, si è proceduto al sequestro penale del mezzo utilizzato per compiere il reato, come disposto dall’articolo 321 del Codice di procedura penale; in concorso con l’illecito penale, si è provveduto alla contestazione dell’assenza del formulario di identificazione dei rifiuti (FIR), che prevede la sanzione amministrativa di 3.200 euro, oltre alla sospensione della patente di guida da tre a nove mesi.

“Dopo mesi di controlli e intense attività di contrasto nei confronti di chi abbandona i rifiuti, spesso in maniera seriale e prendendo di mira gli angoli di natura più belli della nostra città, oggi cominciamo a vedere applicate le novità introdotte dal nuovo decreto legge, entrato in vigore lo scorso 9 agosto – dichiara l’assessora alla Vivibilità urbana e Protezione civile Carla Palone -. Nelle ultime ore ci siamo concentrati su tutte quelle realtà che si propongono di aiutare i cittadini nella gestione, ad esempio, dello svuotamento delle loro cantine, senza averne titolo. Le conseguenze, ormai, sono pesantissime, come dimostra il caso del giovane conducente individuato stamattina dagli agenti e denunciato. Ci tengo, però, a ribadire il messaggio anche nei confronti dei cittadini onesti, che si affidano a svuota-cantine abusivi. Fate attenzione, perché rischiate di essere chiamati a rispondere, in concorso, di reati ambientali come l’abbandono e il trasporto di rifiuti senza titolo. Prima di conferire i vostri rifiuti ingombranti o le masserizie, assicuratevi che l’impresa sia iscritta all’Albo dei gestori ambientali, liberamente consultabile all’indirizzo www.albonazionalegestoriambientali.it/public/elenchiiscritti”.

Sequestro lampo sulla Bisceglie-Andria, imprenditore picchiato e rilasciato in campagna: indagini in corso

Un imprenditore di circa 50 anni ieri mattina è stato vittima di un sequestro lampo sulla strada che collega Bisceglie ad Andria. L’uomo si trovava a bordo della sua auto ed è stato affiancato da due vetture.

Il 50enne è stato costretto a scendere e salire su un altro mezzo, prima di essere picchiato e rilasciato dopo poco dal commando nelle campagne di Andria. Qui è riuscito a dare l’allarme e chiamare i soccorsi.

La vittima ha raccontato di non aver pagato nulla per essere liberato. Sulla vicenda indagano i Carabinieri.

Legati a catene e senz’acqua, sequestrati gli 8 cani maltrattati a Martina Franca. Brambilla: “La mia legge funziona”

“Il sequestro di otto cani da parte delle guardie zoofile Endas, cui vanno le mie congratulazioni, è l’ennesima dimostrazione che la legge Brambilla funziona: non solo nel suo aspetto punitivo, del quale si dovrà applicare la magistratura, ma anche sotto il profilo della repressione. Dal primo luglio, giorno dell’entrata in vigore della legge che porta il mio nome, sono infatti sempre di più le segnalazioni che riceviamo di interventi e sequestri in casi di maltrattamento, uccisione o altri reati ai danni degli animali”.

Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, riferendo di un intervento che, a Martina Franca (Taranto), ha permesso di sequestrare otto cani detenuti in condizioni a dir poco critiche: legati con catene corte, alcune della lunghezza di poco più di un metro, senza acqua e con ripari fatiscenti, erano anche privi di microchip e vaccinazioni.

L’intervento, svolto dalle guardie zoofile Endas capitanate dal responsabile provinciale Arcangelo Caressa in collaborazione con la Polizia Locale e un veterinario Asl, ha portato al sequestro dei cani e alla denuncia del proprietario per maltrattamento.

“Il responsabile di questo ignobile gesto – osserva Brambilla – rischia una condanna fino a due anni di carcere e una multa fino a 30mila euro, sempre abbinata. Non solo: è prevista una multa fino a 5mila euro per la detenzione alla catena, che grazie alle nuove norme diventa un divieto nazionale. Sarà nostra premura seguire la vicenda e accertarci che riceva la massima pena”.

Condannato per usura, estorsione e traffico di droga: Finanza sequestra beni per un milione di euro ad Altamura

La Guardia di Finanza di Altamura ha eseguito un decreto di sequestro ne confronti di un uomo, residente in un comune dell’Alta Murgia, condannato in via definitiva per usura, estorsione e traffico di droga.

Sequestrati beni, mobili e immobili, del valore di oltre un milione di euro ritenuti “sproporzionati” rispetto ai redditi lecitamente conseguiti nel periodo e, pertanto, riconducibili a proventi illeciti accumulati per effetto delle diverse condotte penalmente rilevanti di cui si è reso responsabile.

Tra loro un compendio aziendale, quattro fabbricati, un’autovettura, mobili di arredamento e disponibilità finanziarie. Il decreto di sequestro, emesso dalla terza sezione penale del Tribunale di Bari, è finalizzato alla confisca.

Omessa dichiarazione IVA nel 2018: sequestro per oltre 80mila euro a società di trasporti nel Barese

Il Tribunale di Trani ha disposto il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e quote societarie per un importo complessivo di 80.155 euro nei confronti del rappresentante legale pro tempore di una società operante nel settore del trasporto merci su strada, attualmente in liquidazione.

Il provvedimento cautelare, deciso dal tribunale di Trani su richiesta della Procura locale, è stato eseguito dal personale del Comando provinciale della guardia di finanza di Bari, a conclusione di un’articolata attività investigativa condotta dalle Fiamme Gialle di Molfetta, sotto il coordinamento del Pubblico Ministero.

Le indagini riguarderebbero l’ipotesi di reato di omessa dichiarazione e avrebbero fatto emergere la mancata presentazione nel 2018, da parte della società, della dichiarazione Iva relativa all’anno d’imposta 2017, nonostante avesse realizzato operazioni attive per un importo complessivo pari a 796.955 euro, con un’Iva corrispondente a 175.015 euro, e operazioni passive per 435.143 euro, con Iva pari a 94.860 euro. L’omissione avrebbe così determinato un’evasione d’imposta pari a 80.155 euro, corrispondente al profitto del presunto reato contestato.

La Procura ha avanzato richiesta di sequestro preventivo dell’importo corrispondente ala presunta imposta evasa, richiesta che il Tribunale ha accolto disponendo il sequestro delle somme di denaro rinvenute nella disponibilità della società e, per l’eventuale eccedenza o in mancanza, il sequestro per equivalente su beni mobili, immobili e partecipazioni societarie riconducibili al suo legale rappresentante pro tempore.

Società di capitali, conti correnti, fabbricati e 36 auto: confiscato patrimonio di 20 milioni a boss di Terlizzi – VIDEO

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di confisca, emesso dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di noto pregiudicato, indagato per aver promosso e diretto un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante su Terlizzi e nelle zone limitrofe.

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Secondo l’impostazione accusatoria, l’associazione gestiva in modo monopolistico la piazza di spaccio di Terlizzi e il proposto, tuttora agli arresti domiciliari, ritenuto il capo indiscusso dell’omonimo clan, è stato recentemente condannato in primo grado dal Gip/Gup presso il Tribunale di Bari a 20 anni di reclusione in seno all’operazione “Anno Zero” condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari all’inizio dell’anno 2020.

Il provvedimento odierno scaturisce da un’ordinanza emessa dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione – di Bari, che ha disposto la confisca, accogliendo le risultanze investigative della Procura della Repubblica di Bari, come raccolte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa).

Dal provvedimento di confisca emerge come il patrimonio del proposto, già sequestrato il 23.03.2023, sia stato realizzato attraverso il reimpiego degli illeciti proventi del traffico di droga, accumulati negli ultimi 20 anni.

In particolare detto patrimonio nella disponibilità dell’interessato e della sua famiglia, quantificato in circa 20 milioni di euro, è composto da:

– 5 terreni (uliveti, mandorleti, vigneti, seminativi) per un’estensione di oltre 2 ettari ubicati in agro di Terlizzi;

– 4 fabbricati (un appartamento, la villa ove risiede il proposto e due estesi capannoni industriali);

– 2 società di capitali, di cui una dedita alla compravendita di rottami ferrosi e commercio autoveicoli e pezzi di ricambio ed un’altra esclusivamente al commercio di autoveicoli. Al 31.12.2021, il volume d’affari complessivo di entrambe le aziende è stato di circa 7 milioni di euro;

– varie disponibilità bancarie presso 5 istituti di credito;

– 36 tra automobili, autoarticolati e mezzi industriali.

L’importante risultato odierno – frutto della collaborazione tra la magistratura (Tribunale delle misure di prevenzione e Procura della Repubblica) e la componente investigativa – rappresenta una conferma dell’azione di contrasto alla criminalità organizzata attuata non solo attraverso un’assidua opera di prevenzione e repressione, ma anche attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale, preziosi strumenti attraverso i quali vanno combattute le nuove, e più subdole, forme di manifestazione della criminalità organizzata.

Finti investimenti con società estere, blitz della Finanza a Bari: sequestro da 6 milioni e 7 indagati per truffa

La Guardia di Finanza di Bari ha eseguito un decreto di sequestro per un valore di circa 6 milioni di euro nei confronti di 7 persone e diverse società estere “schermo”. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica.

Gli indagati sono accusati a vario titolo e in concorso tra loro di associazione per delinquere, abusivismo finanziario, autoriciclaggio (con caratteristiche transnazionali) e truffa aggravata.

Le indagini sono partite dopo le segnalazioni di operazioni sospette e la denuncia di due risparmiatori. Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari ha così individuato numerose operazioni anomale legate a ingenti trasferimenti di denaro verso conti esteri riconducibili al gruppo criminale.

Secondo quanto emerso dalle indagini i membri dell’associazione avrebbero raccolto in Italia, con particolare riferimento alla provincia di Bari, ingenti somme da clienti attraverso la sottoscrizione, anche con raggiri, di contratti di investimento chiamati “Fixed Bond Term” o semplicemente “Bond”, garantendo interessi netti annuali medi del 6%.

Strumenti intestati ad una società inglese non autorizzata a operare in Italia. Il denaro raccolto veniva così trasferito su conti esteri e in parte reinvestito in attività speculative, tra cui una sponsorizzazione da circa 250mila euro a favore di una società calcistica lombarda.

Alcuni indagati avrebbero proposto nuove forme di investimento, come “conto deposito” o “prestito societario”, con rendimenti annui tra il 3 e il 7%, offerte tramite società ungheresi, anch’esse senza autorizzazione per operare in Italia. Questi servizi venivano pubblicizzati online (Facebook e quotidiani regionali) e tramite uffici aperti a Bari.

Le persone e le società coinvolte non sono risultate iscritte agli albi di vigilanza come quelli di Banca d’Italia o Consob. Si è resa necessaria la collaborazione internazionale per tracciare i flussi di denaro in diversi Paesi europei, come Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Ungheria, Regno Unito, Germania e Bulgaria, usati per nascondere l’origine illecita delle somme. Al moment gli indagati non sono ancora stati rinviati a giudizio.