Ferrari, Porsche, Maserati, Range Rover e Bmw: confiscati beni per due milioni a imprenditore foggiano

Ammonta a due milioni di euro il valore dei beni confiscati a un imprenditore della provincia di Foggia dalla Guardia di finanza del capoluogo dauno e di Lecco. La misura di prevenzione patrimoniale è stata emessa dal tribunale di Milano.

All’imprenditore sono state sequestrate tre Ferrari, una Porsche, una Maserati, due Range Rover, una Bmw X4, alcuni immobili e un conto corrente all’estero.

L’uomo, a quanto si apprende, è già coinvolto in vari procedimenti penali in diverse parti d’Italia, e operava principalmente tra la Lombardia e la Puglia. Attualmente è sottoposto all’obbligo di soggiorno nel comune di residenza in seguito a condanne per bancarotta fraudolenta e altri reati.

Le indagini hanno dimostrato una sproporzione tra i redditi dichiarati e il proprio tenore di vita, con l’impiego di rilevanti somme di denaro per l’acquisizione di abitazioni e auto di lusso.

Il tribunale di Milano, dopo aver disposto, nel 2024, la misura della prevenzione patrimoniale del sequestro propedeutico alla confisca dei beni, ha emesso un nuovo decreto con il quale è stata determinata la confisca degli stessi, nella disponibilità dell’uomo, dei suoi familiari e di società a lui riconducibili.

Porto Bari, sostanze vietate in Europa dal 2008: sequestrate tonnellate di fertilizzanti illegali dalla Cina. Tre denunce

Nel porto di Bari avevano portato dalla Cina oltre 40 tonnellate di Dormex, un prodotto vietato in Europa dal 2008 e usato in agricoltura per anticipare la crescita di viti, ciliegi, kiwi e altri alberi da frutto.

Una sostanza bandita perché tossica e potenzialmente dannosa per la salute e l’ambiente, “con possibili effetti di lunga durata”, come spiega la guardia di finanza in un comunicato.

Per questo, i finanzieri di Bari e funzionari dell’agenzia delle dogane hanno sequestrato il prodotto e denunciato tre persone per falso in atto pubblico (cioè le bollette doganali), frode in commercio e per la violazione della normativa europea di settore. Il Dormex, un fitostimolante, era arrivato a Bari dalla Grecia.

Le prime anomalie erano emerse dal controllo fisico della merce, ed erano relative alle date riportate e alle modalità di trasporto usate per l’importazione, nonché per l’assenza di una corretta etichettatura dei prodotti. Gli esami chimici svolti presso il laboratorio dell’agenzia delle dogane di Bari hanno poi certificato come il prodotto sequestrato fosse cianammide, comunemente chiamato Dormex.

Il sequestro, spiega sempre la finanza, “evidenzia l’esistenza di un mercato parallelo di fitostimolanti contraffatti illegali non rispettosi degli standard di sicurezza minimi imposti dall’Unione Europea”, e “il commercio e l’utilizzo di prodotti illegali oltre che costituire un fattore di pericolo per la salute dei consumatori, produce una distorsione del mercato con effetti di concorrenza sleale nell’economia reale, a danno di quelle aziende che, operando nella legalità e nel rispetto degli standard imposti dalla normativa vigente, sono obbligati ad adottare processi produttivi maggiormente costosi”.

Barivecchia, il b&b abusivo e chiuso dal Comune è di proprietà del suocero di Olivieri: la Dda punta al sequestro

Nei giorni scorsi il dirigente del settore Polizia Annonaria del Corpo di Polizia locale ha disposto la cessazione immediata, con divieto di prosecuzione, di ogni attività di B&B imprenditoriale esercitata abusivamente presso un immobile in via Tancredi, nella città vecchia. Si tratta del b&b di proprietà del suocero di Olivieri, Vito Lorusso (oncologo arrestato nell’ambito della stessa inchiesta e in carcere per altre vicende), venduto da una società immobiliare che la Dda di Bari ritiene riconducibile a Olivieri. La stessa Dda vuole sequestrarlo.

A seguito di un’ispezione condotta dagli agenti del Nucleo Annona nella struttura, infatti sono emerse una serie di criticità, tra cui la mancanza del titolo di disponibilità dell’immobile, in quanto il gestore della struttura non disponeva del contratto di locazione; la mancanza dello spazio condiviso per la colazione, che a dire del gestore sarebbe previsto nei mesi invernali in una stanza al piano terra, in sede di controllo risultata invece un deposito, e nei mesi estivi sul terrazzo dell’immobile, per il quale non risulta alcuna modifica alla SCIA depositata; infine, la difformità della planimetria rispetto allo stato dei luoghi, in quanto, con riferimento alla SCIA di inizio attività, “le planimetrie prodotte in tale sede, non trovano riscontro con quelle catastali”.

A ciò si aggiunge che, in assenza di CILA, il gestore ha realizzato un impianto termico autonomo a radiatori alimentato da generatore di calore, che pure non risulta essere mai entrato in funzione. Infine, l’immobile adibito a B&B è risultato privo del prescritto certificato di agibilità.

“I controlli condotti dagli agenti della Polizia Annonaria da un lato intendono tutelare gli ospiti delle strutture ricettive sul nostro territorio, dall’altro servono a scoprire quanti si muovono nell’illegalità a scapito di coloro i quali offrono questa tipologia di servizi secondo quanto stabilito dalla normativa – commenta l’assessora alla Vivibilità urbana Carla Palone -. Dall’inizio dell’anno, nell’ambito dell’attività ordinaria, è proseguita la intensa attività di controllo che ha portato alla chiusura di tre attività e all’identificazione di 10 strutture che non avevano esposto il CIN, divenuto obbligatorio dall’inizio dell’anno. A breve, inoltre, intensificheremo ulteriormente le attività della task force della Polizia locale dedicata al contrasto dell’evasione nel settore ricettivo e alla verifica di tutte le misure di sicurezza previste dalla legge”.

Bari, 16mila tonnellate di rifiuti speciali tra capannoni e villa: 3 indagati. Violazioni da oltre 2 milioni di euro

Solventi, vernici, apparecchiature elettroniche, scarti dell’attività edile e carcasse di veicoli di vario tipo stipati in aree trasformate in discariche illecite.

In tre sono indagati dalla guardia di finanza di Bari nell’ambito delle attività di contrasto alle attività illecite ai danni dell’ambiente. I tre sono residenti nel capoluogo pugliese, uno all’epoca dei fatti era titolare di quattro capannoni della zona industriale della città finiti sotto sequestro assieme a una villa che si trova sul lungomare in cui, per diverso tempo, sarebbero state sistemate complessivamente 16mila tonnellate di rifiuti di vario genere tra cui anche speciali.

A carico degli indagati, denunciati per abbandono di rifiuti, sono state accertate violazioni amministrative per un totale di oltre due milioni di euro: si tratterebbe della cosiddetta ecotassa mai versata. Gli accertamenti dei finanzieri si sono basati anche sulle immagini satellitari e sui fotogrammi acquisiti dagli elicotteri negli ultimi due anni e si sono avvalsi anche della collaborazione con l’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
“Il costante presidio del litorale costiero e delle acque di garantisce una decisa azione di prevenzione e contrasto degli illeciti perpetrati, rendendo possibile la salvaguardia delle risorse ambientali, della salute pubblica e dell’economia sana del territorio”, spiega la guardia di finanza in una nota.

Confiscati beni per 1,1 milioni di euro al 49enne Michele Buonarota: blitz della Dia del nord Barese

Beni mobili e immobili tra cui un’impresa individuale attiva nel settore agricolo, del valore complessivo 1,1 milioni di euro, sono stati confiscati a Michele Buonarota, 49enne di Trinitapoli (Barletta-Andria-Trani), condannato per reati in materia di stupefacenti.

Il provvedimento di confisca è stato eseguito dalla Direzione investigativa antimafia e arriva 18 mesi dopo il sequestro disposto nell’ambito di un’attività finalizzata al contrasto dei traffici illeciti nel corso della quali erano state accertate delle discrepanze tra quanto dichiarato dall’uomo in fase di dichiarazione dei redditi e quanto realmente posseduto.

Il 49enne, già sorvegliato speciale, “è stato ritenuto socialmente pericoloso” e a lui sarebbero riconducibili anche i 23 immobili e varie disponibilità finanziarie finite ora nelle mani dello Stato.

“L’odierno decreto di prevenzione patrimoniale si inquadra nell’ambito delle attività istituzionali finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti criminali, agendo così anche a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale”, spiega la Dia in una nota.

Ville, auto e orologi: la Dda di Bari sequestra beni per 23 milioni a 23 persone condannate per mafia e droga

Disposta la confisca di beni per un valore superiore ai 23 milioni di euro nei confronti di 23 soggetti condannati per aver preso parte a 2 strutturati sodalizi criminali con proiezione transnazionale, operativamente collegati e dediti alla commissione di una pluralità di delitti contro l’ordine pubblico, l’economia pubblica, il patrimonio, per detenzione illegale di armi e per traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

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Merce contraffatta in un camion, sequestro al porto di Brindisi: tra loro smartwatch e cuffie con falso marchio Apple

Oltre 24mila prodotti risultati contraffatti, tra cui console per giochi, smartwatch e cuffie riconducibili al noto brand ‘Apple’, sono stati sequestrati nel porto di Brindisi dalla guardia di finanza e dai funzionari dell’ufficio Dogane.

Il provvedimento è stato eseguito al termine delle verifiche all’interno di un camion proveniente dalla Grecia. I controlli sono stati eseguiti con l’intervento di alcuni periti tecnici delle aziende titolari dei marchi che ne hanno confermato la contraffazione. Risultato falso anche il marchio “Ce”. Se immessi sul mercato, i prodotti contraffatti avrebbero generato profitti per oltre 1,8 milioni di euro.

Droga coltivata e venduta su un sito web con sponsorizzazioni: sequestrati 610 chili di marijuana nel Barese

I finanzieri del Comando Provinciale di Bari e della Compagnia di Monopoli hanno eseguito nei giorni scorsi un decreto di sequestro preventivo di 610 chili di marijuana nei confronti di due persone, mamma e figlio, che risultano indagate per la vendita illecita di sostanze stupefacenti.

Dalle indagini è infatti emersa la vendita illecita di cannabis con modalità e finalità in aperto contrasto con la normativa di settore e con la legge. La produzione di canapa sativa non era finalizzata all’inserimento in una filiera industriale destinata ad usi consentiti dalla legge di riferimento, quindi destinata alla produzione di alimenti, cosmetici, materiale organico o semilavorati artigianali, ma, al contrario, era ceduta a privati dopo il confezionamento in bustine di plastica contenenti poche quantità di prodotto.

La vendita avveniva anche tramite un sito web gestito direttamente dai coltivatori e sul quale era sponsorizzata la commercializzazione di confezioni di diversa qualità di cannabis in quantitativi dai 3 ai 100 grammi. L’acquisto poteva essere effettuato con modalità di e-commerce di inserimento nel carrello, pagamento e spedizione all’indirizzo richiesto.

Rifiuti tombati nel Tarantino, sequestrata area di 10mila metri quadri: disposte analisi sul suolo

I carabinieri del Noe, su decreto di ispezione della Procura della Repubblica (Dda) del tribunale di Lecce, hanno scoperto e sequestrato un terreno agricolo a Fragagnano (Taranto) utilizzato per lo smaltimento illecito di rifiuti.

Le operazioni di scavo hanno permesso di trovare, a una profondità di circa cinque metri, diverse tonnellate di rifiuti (scarti di lavorazione industriale e derivanti dalle operazioni di recupero della frazione indifferenziata dei rifiuti urbani).

L’operazione rientra nell’ambito di un’inchiesta che il 5 febbraio scorso aveva portato i carabinieri del gruppo per la tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli a eseguire nove misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Lecce nelle province di Bari, Taranto, Trani-Barletta, Brindisi, Caserta, Napoli, Avellino, Cosenza, Matera, Campobasso, Viterbo e Potenza.

Fu disposto anche il sequestro di beni mobili e immobili per circa un milione di euro. A vario titolo sono contestati i reati di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, impedimento al controllo e gestione illecita di rifiuti.

Il terreno del Tarantino sottoposto a controllo è in uso ad alcuni degli indagati. I rifiuti rinvenuti sono della stessa tipologia di quelli già sequestrati in altri siti, provenienti – come documentato da alcune etichettature presenti sui rifiuti stessi – da alcune zone della Campania.

L’area di circa 10mila metri quadrati è stata sottoposta a sequestro in attesa della caratterizzazione dei rifiuti e degli esiti delle analisi sul suolo, che saranno effettuate per verificarne l’eventuale presenza di inquinamento.

Da Mosca a Bari con microchip e passaporti contraffatti, passeggero fermato in aeroporto: sequestrati 6 cuccioli

La Guardia di Finanza ha bloccato un traffico illecito di cuccioli all’aeroporto di Bari. Protagonista un passeggero che ha portato con sé 6 cani, i cui documenti di accompagnamento sono risultati contraffatti, da Mosca a Bari via Istanbul.

L’uomo è stato sottoposto ad un controllo congiunto da parte dei finanzieri del II Gruppo Bari e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I sei cani da compagnia, riconducibili alle razze Pomeranian, Bedlingtion e Chihuahua, sono stati sequestrati.

È stato successivamente verificato che sugli animali erano stati apposti microchip non corrispondenti ai documenti di accompagnamento, risultati poi artefatti. A seguito degli ulteriori accertamenti di natura amministrativa e sanitaria avviati nell’immediato, è stata rilevata la condotta penalmente rilevante a carico del passeggero per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, omessa dichiarazione doganale, contrabbando aggravato, nonché violazioni della legge regionale in ambito veterinario. I cuccioli, una volta immessi nel circuito commerciale, avrebbero fruttato un guadagno pari a circa 6mila euro.

“La meticolosa attività di polizia doganale ha permesso di rilevare una pratica illegale e diffusa nel settore veterinario in grado di mettere a serio rischio la salute pubblica e quella degli animali da compagnia esponendo gli stessi a condizioni di trasporto rischiose e potenzialmente letali – si legge nella nota diffusa -. Il fenomeno si sostanzia nella falsificazione dei documenti di trasporto e sanitari al fine di eludere i controlli delle Autorità e di renderne più agevole l’introduzione nello Stato. Nella maggior parte dei casi, gli animali oggetto di queste tratte non godono delle condizioni sanitarie minime richieste dalla normativa per il trasporto e la successiva vendita”.