Milena dalla Psichiatria: “Antonio ti prego fatti sentire voglio cambiare a tutti i costi”

La storia di Milena, donna di 50 anni conosciuta in tutto il quartiere Japigia, dai servizi sociali e dal Centro di salute mentale, ha colpito da subito la nostra community. La 50enne, oltre a soffrire di disturbi psichiatrici, ha problemi con l’alcol e con la droga, come da lei stesso raccontato.

Ci siamo avvicinati a lei la prima volta dopo che l’ambulanza l’ha trasportata al Centro di salute mentale. Le abbiamo preso un panino e l’abbiamo accompagnata in auto a casa, per aiutarla e per approfondire la sua storia.

Ciò che perplime è l’atteggiamento delle Istituzioni davanti ad una situazione così problematica e quotidiana. In queste condizioni è destinata a morire e vuole essere aiutata, così come ha affermato ai nostri microfoni.

Vi abbiamo mostrato l’intervista registrata a casa sua dove Milena si è aperta ancora una volta con noi, parlando del suo passato, delle sue dipendenze, del rapporto con Antonio e della voglia di cambiare vita.

Milena è stata trasportata al Pronto Soccorso dell’ospedale Di Venere dopo il solito show in un supermercato e poi trasferita all’ospedale San Paolo dove è ricoverata in Psichiatria. Da qui ci ha mandato un messaggio audio, chiedendo il nostro aiuto ed esprimendo ancora una volta la voglia di cambiare vita. Presto incontreremo e ascolteremo il compagno Antonio.

Bari, 118 anni di passione biancorossa: una storia di calcio, popolo, cadute e rinascite infinite

Il calcio a Bari non è solo calcio. È vita. La Bari compie 118 anni di storia e lo fa avendo alle spalle peso e orgoglio di un vissuto che va ben oltre il manto verde. Dal 1908 a oggi, il calcio nel capoluogo pugliese è stato identità, appartenenza, sofferenza (molta) e riscatto. Una fede popolare che ha resistito a fallimenti, rinascite, promozioni esaltanti e cadute dolorose, senza mai spegnersi. Nonostante tutto i tifosi son stati sempre al fianco della Vecchia Stella del Sud. Tra contestazioni e condivisioni di attimi di gioie gli anni son trascorsi con la speranza che presto la squadra sarebbe potuta ritornare nel campionato di massima serie. Lì, dove tutti l’attendono. Lì, dove è giusto che stia una piazza storica e passionale.

La storia inizia nel lontano 15 gennaio 1908 con la fondazione del Foot-Ball Club Bari caratterizzata, oltre che dall’apporto di sportivi locali, dalla partecipazione di alcuni forestieri: Floriano Ludwig, Gustavo Kuhn, Giovanni Tiberini. Tutto avvenne in un retrobottega sito in Via Roberto da Bari 4. Da subito il pallone diventa linguaggio comune, elemento di aggregazione. Negli anni Venti e Trenta il club prende forma, si struttura e trova una sua dimensione nazionale, fino a diventare una presenza stabile nel panorama calcistico italiano.

Il vero salto di qualità arriva nel dopoguerra. Il Bari diventa una realtà riconosciuta, capace di alternare Serie A e Serie B. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono quelli della crescita e della dignità sportiva, mentre gli anni Ottanta segnano una nuova centralità del club, con il ritorno nella massima serie e un entusiasmo cittadino sempre più travolgente. Indimenticabili gli anni Novanta. Questo, il periodo più iconico per un’intera generazione di tifosi. Il San Nicola, inaugurato nel 1990 per i Mondiali, diventa la nuova casa di un Bari capace di entusiasmare l’Italia calcistica. È il Bari che gioca, lotta e spesso sorprende. Emozioni oramai sconosciute.

Arrivano le difficoltà. Crisi societarie, retrocessioni, fino al fallimento del 2018: uno dei momenti più bui della piazza dopo il calcioscommesse. Ma i baresi sanno rialzarsi. La rinascita parte dai campi della Serie D passa per la ricostruzione societaria e culmina con il ritorno nel calcio che conta. Un percorso che ha dimostrato, ancora una volta, come il legame tra squadra e città sia più forte di qualsiasi categoria.

Oggi la Bari è una società che fatica a guardare avanti. Troppe sono stati gli scivoloni della società biancorossa negli ultimi tre anni. Non ultimo l’attuale timore di una retrocessione che pesa come un macigno. I 118 anni non devono essere solo un numero, ma la misura di una fedeltà rara, di una passione che si tramanda di padre in figlio, di una curva che non ha mai smesso di cantare. In un calcio sempre più veloce e globalizzato, il Bari resta una certezza emotiva.

Pugilato, Francesco Lezzi perde in Bulgaria ma scrive la storia: nuovo record nella storia della boxe barese

A 36 anni, classe 1989, il barese Francesco Lezzi entra ufficialmente nella storia della boxe pugliese. Il pugile professionista ha disputato in Bulgaria il suo 55esimo incontro, raggiungendo e superando un traguardo che apparteneva solo a due nomi illustri del ring come Luciano Navarra, fermo a 51 match, e Michele Piccirillo, di Modugno, che concluse la sua carriera proprio a quota 55.

Il verdetto dell’ultimo combattimento ha premiato ai punti l’ucraino Alexey, complice anche un richiamo ufficiale che ha inevitabilmente orientato la decisione dei giudici a favore dell’atleta di casa. Ma questo non ha intaccato il valore simbolico e sportivo della serata per Lezzi.

Nonostante la sconfitta, il pugile barese ha infatti siglato un primato assoluto: è l’atleta di Bari con il maggior numero di combattimenti professionistici disputati nella storia, oltre che uno dei pochi italiani a poter vantare una carriera tanto lunga quanto combattuta.

Un record che racconta dedizione, resistenza, sacrificio e una passione mai spenta. Lezzi, con la sua longevità sul ring, diventa così il nuovo punto di riferimento della boxe barese, un simbolo di tenacia per le nuove generazioni che si affacciano a questo sport. La sua storia, fatta di sfide in Italia e all’estero, continua a dimostrare che il vero successo non è soltanto nelle vittorie, ma nella capacità di restare, combattere, resistere. E Francesco Lezzi, ancora una volta, lo ha dimostrato. Perché lui è un Made in Bari e noi tutti nn possiamo che essere orgogliosi .

Sfondano la porta e lo portano in Psichiatria, prorogato il TSO a Luca: è il terzo. Caso complesso

La storia di Luca ha sconvolto la nostra community e l’Italia intera. Siamo tornati al quartiere Carrassi di Bari a casa di papà Vittorio (ultra 80enne). A Luca è stato prorogato il TSO (il terzo) e anche su questa vicenda ci sono diversi dubbi.

Sul posto c’è ancora la porta che è stata sfondata con la fiamma ossidrica, alle 6 del mattino, dalla forza pubblica dopo il provvedimento firmato dall’assessore alla Polizia Locale di Bari, Carla Palone.

Il tutto è stato immortalato anche da una diretta Facebook sul profilo di Luca. Papà Vittorio resta disperato, al suo fianco c’è Donato Cippone di Rete Civica. La storia è davvero controversa, resta complessa e pone diversi interrogativi. Nel video allegato gli ultimi aggiornamenti del caso.

Troppe offese, stop ai video su Alvaro e Domy: “Scelta dolorosa. Restano a Casa di Quinto Potere”

Non tutti hanno le spalle larghe, soprattutto quando qualcuno tira in ballo anche minori e anime innocenti per dare spazio alla propria disperazione. A causa delle troppe offese apparse sotto gli ultimi video pubblicati, abbiamo deciso, in comune accordo con loro, di non pubblicare più video su Alvaro e Domy, interrompendo qualsiasi discorso pubblico sulla loro storia e sulla loro famiglia. Precisiamo che resteranno a Casa di Quinto Potere per il tempo necessario, con la speranza di una novità imminente. Una scelta dolorosa ma sacrosanta.

L’inferno sulla terra, il “buco”. Maria: tossica violentata dal branco resta incinta

Siamo tornati in via Oberdan a Bari. Qualche tempo avevamo deciso di ficcare il naso e la nostra telecamera nei ruderi della zona, costatando in prima persona qual è la reale situazione all’interno. Molti lo chiamano il “Buco” e ha le sembianze dell’inferno sulla terra. La storia tristissima di Maria (nome di fantasia) è la prima parte di un viaggio che si articola in 4 puntate.

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