Bari, pusher infedele pestato a Santo Spirito: chieste 7 condanne fino a 6 anni. Tra loro anche donne – NOMI

La Dda di Bari ha chiesto 7 condanne per le persone arrestate a metà aprile, con l’accusa di aver organizzato una spedizione punitiva a Santo Spirito per vendicare il tradimento di un pusher. Gli imputati, ritenuti vicini al clan Strisciuglio, si trovano a processo con rito abbreviato. Il Comune di Bari e la Regione Puglia si sono costituiti parti civili, si tornerà in aula il 7 gennaio per le arringhe difensive.

I fatti risalgono al 2022. Il primo tentativo avvenne il 26 dicembre e sfumò grazie all’intervento dei Carabinieri che riuscirono a mettere in fuga il commando armato. Il 40enne Aldo Brandi fu fermato quella sera stessa con una pistola. Due giorni dopo, sul lungomare Cristoforo Colombo, l’agguato però andò a termine. Brandi, il 24enne Emanuele Lacalamita, il 23enne Saverio Petriconi e il 26enne Giuseppe Sebastiano, riuscirono a sorprendere in strada la vittima “agendo con metodologia mafiosa e, ritenendolo meritevole di una punizione esemplare per aver acquistato stupefacente da spacciare da fornitori diversi da quelli di riferimento del clan, causando così mancati introiti alle classe dell’organizzazione criminale, contravvenendo alle regole del monopolio territoriale delle attività di spaccio, lo avrebbero percosso selvaggiamente”, come si legge nelle carte. La vittima rimediò la lussazione delle vertebre lombari, fratture e un trauma cranico. Per Brandi, Lacalamita e Sebastiano l’accusa ha chiesto la condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione. Per Petriconi 3 anni.

Le indagini dei Carabinieri hanno permesso di risalire all’identità degli autori del pestaggio e di scoprire anche le diverse richieste estorsive ai danni del pusher e della sua famiglia da parte delle donne del clan, identificate in Marialessia Tamma, moglie di Brandi, e Luana Moretti, moglie di un altro affiliato non coinvolto in questa storia che “avrebbe dato l’input per l’organizzazione del primo agguato, poi sfociato nel pestaggio di due giorni dopo”. Per loro è stata chiesta la condanna a 6 anni e un mese di reclusione.

Dopo l’aggressione il gruppetto avrebbe formulato ai danni della famiglia del pusher una richiesta estorsiva pari a 20mila euro, estesa poi anche ad un altro spacciatore del clan, Donato Querini, “ritenuto colpevole di aver fornito allo spacciatore droga senza l’autorizzazione del gruppo”. Querini e la moglie Lucia Cassano, a loro volta, avrebbero poi preteso dalla stessa famiglia il “risarcimento di quanto pagato, con la minaccia di ritorsioni ai danni delle figlie”.

Nell’inchiesta viene contestata anche la detenzione di armi e droga dopo il ritrovamento nella cantina della casa di Gaetano De Carne a San Pio, al termine di una perquisizione che risale al 23 gennaio 2023, di circa 700 grammi di hashish e cocaina, oltre a 2 fucili AK47, una pistola semiautomatica e 350 cartucce di vario calibro. In carcere sono finiti con l’accusa di pestaggio Brandi, Lacalamita, Petriconi e Sebastiani, ma anche De Carne, dopo il ritrovamento di armi e droga. Le tre donne, Luana Moretti, Marialessia Tamma e Lucia Cassano, sono ai domiciliari. Rigettate le richieste di arresto nei confronti di Querini.

 

Codice Interno, dal clan Parisi-Palermiti agli Strisciuglio. Nuovo arresto a Bari: 37enne in carcere per spaccio

Alle prime luci dell’alba del 2 dicembre, la Polizia di Stato ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Giuseppe Signorile, pregiudicato 37enne di Bari, ritenuto contiguo, nel periodo storico in cui si sono svolte le indagini, alla consorteria di tipo mafioso “Parisi/Palermiti”. Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, egli risponde, quindi, del reato previso dall’articolo 416 bis del codice penale, per aver fatto parte di una associazione per delinquere di stampo mafioso.

In dettaglio, l’odierna operazione di polizia giudiziaria trae origine dal più ampio contesto investigativo emerso a seguito dell’operazione denominata “Codice Interno”, eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Bari, nel febbraio scorso, a seguito della quale furono tratte in arresto 137 persone, accusate, a vario titolo, di far parte o di essere, comunque, contigue al clan mafioso “Parisi/Palermiti”.

In effetti, la figura del pregiudicato tratto in arresto era già emersa nel contesto della citata operazione di polizia, quale appartenente, all’epoca dei fatti, a quella consorteria di tipo mafioso, egemone in questo capoluogo e in diversi Comuni dell’area metropolitana barese; in particolare, il predetto era risultato, grazie agli elementi probatori acquisiti durante l’indagine, particolarmente attivo nelle dinamiche delinquenziali del clan, in particolare in quelle afferenti alla illecita commercializzazione di sostanza stupefacente. L’arrestato, poi, a seguito anche della sanguinosa faida scoppiata in questo capoluogo nel 2017, per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti, era definitivamente transitato nelle fila del clan “Strisciuglio”.

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Bari, si sono fondate, tra l’altro, su una minuziosa attività tecnica di intercettazione, telefonica ed ambientale, così come su numerosi servizi di osservazione e pedinamento; ma, a contribuire a raccogliere elementi indiziari a carico dell’arrestato, sono state anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di Giustizia, i quali ne hanno chiaramente delineato il ruolo all’interno del sodalizio criminale. È importante sottolineare come il 37enne abbia continuato a delinquere, costantemente, nel corso degli anni, anche dopo la disarticolazione del clan, a seguito dell’operazione “Codice Interno”, restando particolarmente attivo nel settore della commercializzazione delle sostanze stupefacenti.

È importante, tuttavia, sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Mafia a Bari, tremano i clan Strisciuglio e Parisi-Palermiti: nuovi pentiti svelano retroscena su omicidi e malavita

Il 48enne Gaetano Mastrorilli è uno dei nuovi pentiti del clan Parisi-Palermiti. Nino, affiliato al boss Savinuccio Parisi con il grado di “quinta”, è stato già preso di mira su TikTok. Anche il 35enne Domenico De Palo, soprannominato Trentotto e del clan Strisciuglio, è diventato collaboratore di giustizia.

Continue reading