Bari, sparatoria al San Paolo per meme e sfottò su Tik Tok: chiesti 29 anni per il boss Montani e Nicola Cassano

Il pm antimafia Fabio Buquicchio ha chiesto nei confronti di Nicola Cassano e di Giovanni Montani rispettivamente una condanna di 5 e 24 anni. I due sono coinvolti nella vicenda del 19 marzo 2022 quando furono esplosi al quartiere San Paolo sette colpi di pistola contro la Suzuki Ignis dove era a bordo proprio Nicola Cassano, soprannominato “Lo sciacallo” e vicino al clan Strisciuglio, assieme alla sua giovanissima fidanzata minorenne. Cassano rimase ferito all’anca e alla coscia destra, la fidanzata alla gamba sinistra e alla caviglia destra.

Qualche ora prima proprio Cassano aveva esploso a sua volta dei colpi di arma da fuoco contro l’abitazione del rivale Michele Minella. All’origine del botta e risposta tra i due a suon di colpi di pistola ci sarebbero alcuni video postati su Tik Tok. Minella, alias Tarantella, avrebbe deriso “lo sciacallo” additandolo come prossimo collaboratore di giustizia al pari dei fratelli Telegrafo. “El chacalo sarà un nuovo concorrente di Sanremo a breve, con il suo fedelissimo Brgand. Ora vuole ritornare a lavorare, prima che lo chiamano a Sanremo”, le parole di Minella con tanto di canzone neomelodica napoletana come sfondo musicale. Questo avrebbe scatenato l’ira e la tentata vendetta di Cassano, fino all’agguato in viale della Repubblica e alla vendetta poche ore dopo.

Già condannati a 8 anni Davide Pascazio e Michele Minella con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. I due hanno scelto il rito abbreviato e hanno evitato una condanna più alta grazie anche alla confessione resa nell’udienza di fine settembre. Con i condannati avrebbe agito anche Giovanni Montan, i tre sono considerati appartenenti al clan Misceo-Montani di Bari, Cassano è invece accusato di aver sparato contro l’abitazione del suo rivale. Le accuse a vario titolo per loro due sono quelle di concorso in duplice tentato omicidio, favoreggiamento, porto e detenzione di arma comune da sparo, esplosione di colpi di arma da fuoco, con la aggravante del metodo mafioso. 

Ordini e minacce sui social, in carcere ma attivo su TikTok: il boss Tarantino della SCU finisce al 41bis

Cristian Tarantino, 36enne di San Pietro Vernotico ritenuto il presunto boss del locale clan della Sacra Corona Unita, è finito al 41bis per aver continuato ad impartire ordini e minacciare anche dal carcere, tramite smartphone e pc. Una misura disposta direttamente dal ministro della Giustizia Carlo Nordio su richiesta della Dda di Lecce.

In particolare il 36enne, che ha accumulato pene definitive fino al 2046, avrebbe inviato messaggi di sfida e minaccia tramite il suo profilo TikTok “tarantinocristian666”, ma non solo. Ha mantenuto contatti con i propri solidali impartendo ordini e assistendo al pestaggio del fratello dell’ex compagna tramite videochiamata. Per lui ora il regime restrittivo più ferrea in una cella due metri per tre con un letto, un tavolo ed una sedia inchiodata sul pavimento. Verrà controllato 24 ore su 24 e potrà vedere i propri congiunti una volta al mese.

Su TikTok torna attiva la pagina contro i collaboratori di giustizia brindisini, Libera: “Scu attiva sui social”

Era stata oscurata ma è riapparsa dopo poche ore su TikTok una pagina contro i collaboratori di giustizia brindisini, con foto, nomi e cognomi di alcuni di loro. Nei giorni scorsi sulla pagina erano stati pubblicati anche gli stralci di alcuni verbali, con offese e incitazioni alla violenza contro i collaboratori di giustizia e i loro famigliari. In sottofondo alle foto c’erano brani neomelodici. La pagina aveva raggiunto circa 1.600 follower ottenendo 2.500 ‘mi piace’. Poi, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, era stata rimossa ma ora è di nuovo online e sta cominciando a pubblicare altre foto.

Sulla vicenda è intervenuta anche Libera Puglia: “La notizia di un profilo social anonima contro collaboratori di giustizia della Sacra corona unita e presunti confidenti, la quale riporta una cinquantina di video, foto dei primi collaboratori fino a quelli attuali e anche stralci dei verbali di collaborazione – spiega l’associazione antimafia – è un ulteriore segnale della rinnovata presenza e pericolosità della Sacra corona unita nella provincia di Brindisi e, più in generale, delle mafie nel sud della Puglia”.

“Dopo alcuni omicidi e sparatorie, dopo le diverse minacce e intimidazioni, persino all’indirizzo di esponenti della magistratura e delle forze dell’ordine, una notizia simile è ulteriore dimostrazione di quanto la Scu sia attiva anche sui canali di comunicazione social e di come li utilizzi sempre più per diffondere violenza, omertà e prepotenza”, evidenzia.

Persona gettata dagli scogli in acqua con un calcione, Bari indignata dal video. Bottalico: “Sconfitta collettiva”

“Ho visto anche io quel terribile video che è girato nelle ultime ore. Ho provato una profonda indignazione e una grande rabbia per quanto accaduto sul lungomare di Bari. Quello che ho visto io, che hanno potuto vedere tutti coloro ai quali è capitato sott’occhio il video è la prova di una grande sconfitta collettiva”. Francesca Bottalico, assessora al Welfare del Comune di Bari, esprime tutto il suo sconforto in merito al video circolato sul web in cui si vede un giovane colpire con un calcione una persona, spingendola in mare. Il video è stato pubblicato su Quinto Potere prima di essere ripreso da altre testate giornalistiche. 

“Un ragazzino che butta in mare, senza preoccuparsi delle conseguenze, una persona in evidente difficoltà probabilmente con delle fragilità, che cammina con passo incerto e viene spinta con un calcio, rappresenta una responsabilità generale che è stata evidentemente tradita – le sue parole -. Si tratta di un episodio da denunciare senza nessun appello, e non solo verso chi ha agito dando quello spintone, ma anche verso chi era presente, ha ripreso e diffuso le immagini e non ha fatto nulla perché non accadesse questo orribile gesto. Faccio un invito a chiunque avesse notizie dell’accaduto: denunciate senza paura questa vile aggressione. Noi come istituzione ci saremo e per quanto possibile accompagneremo e ascolteremo questo ragazzo nei prossimi giorni. Nessuno, qui e altrove, deve sentirsi solo e indifeso”.

Omicidio Lello Capriati, su TikTok le dediche di moglie e figli. Ma c’è chi attacca: “Ora tocca a voi soffrire”

Le parole dei familiari di Lello Capriati, ucciso a Torre a Mare nella sera di Pasquetta, non sono passate inosservate e hanno diviso in due il mondo dei social. C’è chi manifesta solidarietà nei confronti della famiglia per la perdita e chi rimarca la condanna a 17 anni scontata per concorso nell’omicidio di Michele Fazio nel 2001.

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