Gino “La Luna” (Sigismondo Strisciuglio) è un uomo libero. Dopo aver scontato in cella poco meno di 24 anni, ha lasciato il carcere. Lo ha fatto grazie anche ai 90 ulteriori giorni di liberazione anticipata concessi dal Tribunale di Sorveglianza di Milano.
Continue readingBari, il boss Antonio Battista esce dal 41 bis. Via libera a Natale dopo 11 anni: deve scontare l’ergastolo
Il 53enne sta scontando la condanna definitiva all’ergastolo per diversi reati di mafia e per essere il mandante dell’omicidio di Giuseppe Mizzi, il 38enne vittima innocente di mafia ucciso in piazza a Carbonara per errore il 16 marzo 2011.
Continue readingBari, errore nei calcoli: il boss di Carrassi Diomede uscirà dal carcere 19 anni prima
Il 57enne si trova in carcere dal 2000 e in totale ha accumulato sei condanne per un totale di 42 anni di reclusione, “ridotti” poi a 30 anni.
Continue readingBari, pena ridotta per il boss Filippo Capriati: sconterà 16 anni di reclusione
Ridotta a 16 anni di reclusione la condanna per il boss di Bari vecchia Filippo Capriati dalla Corte d’Appello. È infatti caduta l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.
Continue readingMafia del Gargano, inflitte 19 condanne: ergastolo per il boss latitante Marco Raduano
Il nome dell’indagine, “Omnia Nostra”, è nato dall’intercettazione in cui gli indagati dicevano “qui è tutta roba nostra”
Continue readingOmicidio Genco ad Altamura, assolto Giuseppe Bruno: “Io innocente ma il boss mi ordinò di stare zitto”
In carcere sono finiti Giuseppe Antonio Colonna “il fighetto”, Michele D’Abramo il “Terribile”, Giovanni Sforza “Washington” e Nicola Cifarelli. I 4, tutti di Altamura, hanno eseguito nel 2006 il piano messo a punto dai fratelli Mario e Bartolo D’Ambrosio.
Continue readingFa drogare e violentare la sua fidanzata, il boss va su tutte le furie: affiliato confinato nel brindisino
Rispetto per le donne, divieto di drogarsi e ubbidienza al boss. Questo pretendeva Lamendola dai suoi uomini, cosa che un suo affiliato non aveva rispettato.
Continue readingSpaccio nella Scampia di Bitonto, 42 condanne per 350 anni di carcere: 20 anni al boss Domenico Conte – TUTTI I NOMI
Vedette per strada, le donne che custodivano la droga, guardie armate sui tetti e portoni blindati: le indagini hanno permesso di ricostruire come veniva gestito e curato nei minimi dettagli lo spaccio nella zona 167 di Bitonto, per un giro di affari stimato in 30mila euro al giorno.
Continue readingBari, respinto il ricorso del boss di Japigia: Savinuccio Parisi resta in carcere altri 3 anni
Nel caso fosse stata accolta l’istanza, Parisi sarebbe uscito tra un mese. Ma il boss, avendo operato anche da dietro le sbarre, con continui colloqui con alcuni personaggi vicini, mantenendo la sua posizione di spicco all’interno del clan, non dovrebbe avere nessuno sconto della pena.
Continue readingMolfetta, il boss Felice De Simine denuncia lo Stato italiano alla Cedu: “Violato il diritto a un processo equo”
Il boss molfettese Felice De Simine, 53enne con precedenti per strage, omicidio (in concorso con altri) e tentato omicidio, ha deciso di denunciare lo Stato italiano alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La vicenda riguarda la condanna a 7 anni e 9 mesi di reclusione per tentato omicidio passata in giudicato a dicembre 2022, a 15 anni dai fatti commessi nel 2007. I suoi legali, gli avvocati Massimo Chiusolo e Claudia Terlizzi, hanno presentato ricorso per violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, cioè la disposizione sul diritto a un processo equo.
“Il processo celebrato a carico del ricorrente – si legge nel ricorso – ha violato il diritto del De Simine di essere giudicato in tempi ragionevoli, con il rispetto delle garanzie difensive e del contraddittorio”. In particolare, la difesa ha lamentato come l’udienza d’appello sia stata fissata non solo a quasi 10 anni dalla prima condanna, ma anche “in assenza della disponibilità del fascicolo”: tutto il materiale del primo grado, infatti, era sparito. Il fascicolo fu ricostruito parzialmente solo due giorni prima dell’udienza, poi conclusasi con una nuova condanna. “I pochi atti ricostruiti – continua il ricorso – non erano presenti che due giorni pima, essendo giunti il 2 dicembre a fronte di una udienza celebratasi il 4 dicembre” 2020. Atti che, rilevano gli avvocati, “non erano certi quanto a contenuto con riguardo ai motivi d’appello, mentre risultavano mancanti totalmente” dell’interrogatorio difensivo dell’incolpato, strumento con cui De Simine aveva cercato di spiegare i motivi dell’aggressione. Le decisioni della Corte d’Appello di Bari e della Cassazione, quindi, avrebbero “determinato una gravissima ed irreparabile lesione del diritto di difesa del De Simine sotto diversi profili”. “Non solo il processo non si è svolto in termini di ragionevole durata – si legge ancora – ma altresì l’imputato non ha potuto disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa”.







