Omicidio Sadiku a Binetto: il 37enne bitontino Francesco Colasuonno condannato a 30 anni per omicidio

Francesco Colasuonno, 38enne di Bitonto accusato dell’omicidio di Edvin Sadiku, avvenuto nelle campagne di Binetto il 3 febbraio 2017, è stato condannato a 30 anni di reclusione.

Sono state riconosciute dal giudice le aggravanti della premeditazione e della mafiosità. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, l’omicidio è stato organizzato e commesso per punire Sadiku per la sua scelta di iniziare a collaborare con la giustizia.

Sadiku, come Colasuonno, era ritenuto appartenente al clan Cipriano di Bitonto, legato ai Parisi di Bari. In azione è entrata anche una seconda persona, finora ancora non identificata.

La vittima fu uccisa con 12 colpi di pistola al collo e alla testa subito dopo essere sceso da un’auto che aveva rapinato poco prima, insieme a Colasuonno e al terzo uomo, a Toritto. La Regione Puglia e il Comune di Bitonto si sono costituiti parte civile, insieme ai familiari di Sadiku, assistiti dall’avvocato Libio Spadaro.

Pregiudicato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti: maxi sequestro a Terlizzi

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di confisca c.d. allargata emesso dalla Corte di Appello I^ Sezione Penale di Bari su richiesta della Procura Generale della Repubblica di Bari, a carico di noto pregiudicato, a seguito della condanna irrevocabile alla pena di anni 4 di reclusione e 20 mila euro di multa per reati in materia di stupefacenti, per fatti commessi nell’aprile del 2006 a Bari, Grumo Appula e Terlizzi.

Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato nella data odierna, formalmente intestato ai familiari, è rappresentato da una villa, tre terreni (due mandorleti-uno uliveto), due fabbricati industriali ed una azienda dedita alla compravendita di rottami ferrosi e commercio autoveicoli e pezzi di ricambio con relativo compendio aziendale.

Il provvedimento odierno emesso dalla Corte di Appello di Bari accoglie completamente la proposta della Procura Generale della Repubblica di Bari, la quale, in considerazione della condanna definitiva dell’indagato, ha formulato detta richiesta sulla base della preliminare attività eseguita dal personale del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari distaccato presso la Procura Generale e dagli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) che hanno ricostruito gli introiti dell’intero nucleo familiare, fornendo così un corposo quadro probatorio in ordine alla provenienza illecita della sua ricchezza e che costituirebbe il compendio soprattutto del traffico di droga.

L’operazione, eseguita sulla base della previsione normativa dell’art. 240 bis comma 1 c.p., ha colpito, per conclamata sproporzione, anche i beni che il condannato risulta possedere in misura sproporzionata ai redditi dichiarati.

L’importante risultato odierno – frutto dell’attività condivisa della magistratura e delle componenti investigative specializzate nello specifico settore delle indagini patrimoniali – rappresenta una conferma ulteriore che l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, non solo va perseguita attraverso un’assidua opera di prevenzione e repressione ma deve avvenire soprattutto attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale.

Si specifica che il provvedimento di confisca in oggetto non riveste carattere di definitività ed è suscettibile di impugnazione dinanzi alle competenti autorità giudiziarie, permanendo pertanto sub judice fino alla conclusione dell’intera procedura giurisdizionale.

Pagata la condanna, Antonio “il criminale” ottiene il passaporto: “Quinto Potere vola in America”

Preparate la valigia e imbarcatevi con noi sull’aereo. Quinto Potere è pronto a decollare verso l’America, Antonio è riuscito ad ottenere infatti il passaporto ed è tutto pronto per il viaggio.

Non sono mancati come sempre gli imprevisti e Antonio ha dovuto scontare una vecchia condanna penale, un passaggio necessario per ottenere il passaporto e non mandare all’aria il viaggio.

Trani, prestiti alle persone in difficoltà a condizioni insostenibili: usuraio condannato a 6 anni

I Carabinieri della Stazione di Trani hanno dato esecuzione a un provvedimento di detenzione domiciliare, emesso dalla Procura Generale della Corte di Appello di Bari, nei confronti di un uomo riconosciuto, responsabile di usura aggravata. Dovrà scontare una pena definitiva di 6 anni di reclusione per aver approfittato della fragilità di imprenditori e cittadini, imponendo condizioni insostenibili a chi si trovava in difficoltà.

Nel febbraio scorso, la Compagnia di Trani ha arrestato un ottantenne originario di Molfetta, sospettato di usura, estorsione, rapina e lesioni, per aver concesso prestiti con tassi fino al 110% annuo e ricorrendo a minacce e violenza per riscuotere il denaro. Ancora, di recente, sono stati eseguiti nove arresti su ordinanza cautelare nei confronti di persone gravemente indiziate di estorsione, incendi dolosi e violenze con modalità mafiose.

Bari, molesta a casa la nipotina di 10 anni della compagna: 60enne condannato a 7 anni

Un 60enne barese è stato condannato a 7 anni di reclusione con l’accusa di aver molestato sessualmente la nipotina della sua compagna, una bambina di soli 10 anni, baciandola e palpeggiandola nelle parti intime.

La vicenda risale al 2020. La piccola vittima trascorreva le giornate a casa della nonna mentre i genitori erano al lavoro durante il periodo Covid. Dalle indagini è emerso che il 60enne avrebbe chiesto alla bambina anche di scaricare sul suo cellulare foto di donne nude. I genitori saranno risarciti in sede civile.

 

Bari, lei fa da palo in auto mentre lui svaligia l’appartamento: coppia di ladri arrestata e condannata in 48 ore

I due baresi di 40 e 38 anni, arrestati sabato scorso per tentato furto in casa, sono stati condannati a 4 anni di reclusione in abbreviato in nemmeno 48 ore.

Francesco Cea e Daniela Tonti sono stati sorpresi in flagrante dalla Polizia. Lui si trovava dentro un appartamento in via Dante, lei invece fuori per strada a fare da palo. I poliziotti sono intervenuti dopo l’allarme lanciato da un passante.

In casa hanno trovato il cellulare dell’uomo e una torcia all’interno di uno zaino. Cea ha provato a fuggire, ma si è consegnato poi alla Polizia. La donna ha cercato di allontanarsi, quando è stata fermata ha dichiarato di essere in attesa del fidanzato. Ma la versione non ha convinto gli agenti.

Entrambi hanno precedenti per furto. Sono stati portati in Tribunale per la convalida dell’arresto e per la direttissima. La Procura aveva chiesto 2 anni, ma i due sono stati condannati a 4 anni di reclusione per tentato furto aggravato, oltre ad una multa di 1000 euro.

Condannato per usura, estorsione e traffico di droga: Finanza sequestra beni per un milione di euro ad Altamura

La Guardia di Finanza di Altamura ha eseguito un decreto di sequestro ne confronti di un uomo, residente in un comune dell’Alta Murgia, condannato in via definitiva per usura, estorsione e traffico di droga.

Sequestrati beni, mobili e immobili, del valore di oltre un milione di euro ritenuti “sproporzionati” rispetto ai redditi lecitamente conseguiti nel periodo e, pertanto, riconducibili a proventi illeciti accumulati per effetto delle diverse condotte penalmente rilevanti di cui si è reso responsabile.

Tra loro un compendio aziendale, quattro fabbricati, un’autovettura, mobili di arredamento e disponibilità finanziarie. Il decreto di sequestro, emesso dalla terza sezione penale del Tribunale di Bari, è finalizzato alla confisca.

Bari, giornalista Rai aggredita al Libertà: arrestata la moglie del boss Caldarola

Monica Laera, moglie del boss del clan Strisciuglio Lorenzo Caldarola, è stata arrestata questa mattina e condotta nel carcere di Trani dove dovrà scontare la pena residua di un anno e 4 mesi.

Risponde del reato di lesioni personali aggravate e minacce, aggravate dal metodo mafioso, commesse nei confronti della giornalista del TG1 Maria Grazia Mazzola, colpita con un pugno al volto durante la registrazione di uno speciale dedicato alla criminalità organizzata il 9 febbraio del 2018.

Mazzola si avvicinò a Laera per porle alcune domande sul marito detenuto e sul loro figlio Ivan, prima di essere colpita con un pugno al volto davanti all’abitazione della condannata, nel quartiere Libertà di Bari. Nelle scorse settimane i giudici della quinta sezione penale della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa.

Turi, a 9 anni beve soda caustica a Villa Menelao: Cassazione conferma condanna di 2 mesi per il magazziniere

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due mesi di reclusione per lesioni colpose nei confronti di Francesco De Grecis, il magazziniere della della sala ricevimenti Villa Menelao di Turi, a processo per la vicenda che ha colpito nel luglio del 2017 la piccola Annamaria.

All’epoca dei fatti aveva solo 9 anni e durante una festa di matrimonio ingerì un bicchiere di soda caustica. Adesso Annamaria ha 17 anni, ma la sua vita non è come quella dei suoi amici. L’esofago, che mediamente dovrebbe avere un diametro 2.5 centimetri, è largo poco meno di un centimetro.

Nel corso di questi anni ha subito decine di interventi. In primo grado, assieme a Giuseppe Venusio, responsabile dell’autocontrollo Haccp della sala ricevimenti, De Grecis era stato condannato a 8 mesi di reclusione. I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Bari hanno poi assolto Venusio per non aver commesso il fatto e ridotto la pena nei confronti di De Grecis a 2 mesi.

Venusio è stato assolto per non aver commesso il fatto, mentre De Grecis è stato condannato a due mesi di reclusione. Entrambi erano stati condannati in primo grado a 8 mesi di reclusione. Il magazziniere è stato condannato anche al risarcimento delle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.

 

Bari, spara all’amante della madre: Filippo Mineccia condannato a 15 anni per tentato omicidio

Filippo Mineccia, esponente del clan Palermiti di Bari, è stato condannato a 15 anni di reclusione perché ritenuto responsabile di tentato omicidio. I fatti risalgono al febbraio 2016, l’imputato sparò all’uomo con il quale la madre aveva avuto una breve relazione.

Accusa aggravata da futili motivi, premeditazione e metodo mafioso. La Dda aveva invocato una condanna a 17 anni e 6 mesi di carcere. Mineccia ha ammesso le proprie responsabilità, negando però l’intenzione di uccidere l’ex compagno della madre. La vittima fu colpita all’addome.