Conversano, perseguita poliziotto dopo sequestro di auto: 59enne imprenditore condannato per stalking – NOMI

Il Tribunale di Bari ha condannato l’imprenditore Michele Lestingi, 59 anni, a due anni di reclusione per stalking aggravato ai danni dell’ex sostituto commissario Pietro Palmisano, disponendo anche il risarcimento in favore del poliziotto, costituitosi parte civile. Lestingi è stato invece assolto dall’accusa di diffamazione.

Secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2018 avrebbe perseguitato Palmisano con appostamenti sotto casa, pedinamenti, atteggiamenti intimidatori e post minacciosi sui social, dopo il sequestro di alcune sue auto.

Adesca ragazzina online e si fa inviare foto e video intimi: 30enne pugliese condannato a 6 anni e 6 mesi

I giudici della quinta sezione penale del tribunale di Palermo hanno condannato un 30enne foggiano a sei anni e sei mesi di reclusione per pedopornografia minorile e tentata violenza privata.

Era accusato di avere adescato una minorenne palermitana utilizzando un falso profilo social. L’indagine è nata dalla denuncia della madre presentata nel 2018.

L’uomo, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della sezione cyber investigation dii Palermo, fingendosi anch’egli minorenne, ha convinto la vittima a fornirgli il numero di cellulare. Così il 30enne, secondo l’accusa, ha contattato la minorenne con un’utenza mobile estera e ha iniziato a chiederle foto e video.

Dopo avere ottenuto alcuni filmati compromettenti, le richieste non si sono fermate, ma si sono fatte sempre più insistenti per la vittima. La ragazzina è stata anche minacciata dall’uomo dell’invio dei video ai genitori.

La mamma ha capito che qualcosa turbava la figlia e, in un momento di intimità, la bambina ha trovato il coraggio di raccontarle tutto. Nonostante l’utilizzo da parte dell’uomo di un numero di telefono Voip gli investigatori, sono riusciti a identificare l’autore delle telefonate.

Giovinazzo, barista morto in incidente stradale: condannato 28enne barese. Andava a 140 km/h

La gup di Bari Rossana De Cristofaro ha condannato a due anni e due mesi di reclusione (in abbreviato) un 28enne di Bari, riconosciuto colpevole del reato di omicidio stradale relativamente all’incidente del 5 agosto 2022 in cui perse la vita il barista Massimiliano Colonna. L’incidente avvenne intorno alle 4 del mattino sulla statale 16 bis, all’altezza di Giovinazzo, in direzione nord.

Secondo quanto ricostruito dalla pm Chiara Giordano, la Mazda 6 sw su cui viaggiava l’imputato tamponò la Peugeot 206 di Colonna (che si stava recando al lavoro) facendola finire fuori strada.

La fiancata sinistra dell’auto urtò la cuspide del guardrail di una stazione di servizio e Colonna, che era alla guida, morì. Secondo l’accusa, l’imputato viaggiava a 140 chilometri orari in un tratto di strada in cui il limite è 90.

La gup, oltre a disporre la sospensione della patente per l’imputato per tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza, ha riconosciuto il risarcimento nei confronti dei parenti della vittima, costituiti parte civile e assistiti dagli avvocati Luca Bruno, Francesco Piscazzi e Graziana Caputo. Nei loro confronti è stata anche prevista una provvisionale immediatamente esecutiva per circa 300mila euro complessivi.

“Ho un microchip nel cervello e devi salvarmi”, violenze sulla cuginetta di 10 anni: condannato 30enne barese

Un 30enne barese è stato condannato a 4 anni di reclusioni per violenza sessuale aggravata, violenza privata e detenzione di materiale pedopornografico. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbe convinto la cuginetta di 10 anni a praticare atti sessuali per salvarlo.

Il motivo? Gli avevano impiantato nel cervello due microchip tali da farlo impazzire o morire. I fatti risalgono al periodo 2011-2014, all’epoca dei fatti il protagonista era poco più che maggiorenne.

Avrebbe convinto la cuginetta parlando di “di una presunta organizzazione tedesca dedita alla dominazione maschile e della necessità, in qualità di padrona prescelta, di dover dominare il proprio cugino per liberarlo da un microchip che gli era stato impiantato nel cervello e successivamente da un neurone che gli era stato impiantato nel piede che rischiavano di ucciderlo o di farlo impazzire”, come si legge nel capo d’imputazione.

Bari, rissa in piazza Umberto e vigili feriti: 30enne arrestato e condannato viene liberato dopo 12 ore

Viene arrestato dopo aver partecipato ad una rissa in piazza Umberto e aver mandato in ospedale tre agenti della Polizia Locale intervenuti sul posto. Viene processato e condannato per direttissima a 2 anni di reclusione, prima di essere rimesso in libertà dal giudice che gli concede la sospensione condizionale della pena.

Protagonista il 30enne nordafricano che venerdì scorso ha seminato il panico in piazza Umberto con altri stranieri e migranti. Dopo 12 ore è tornato in libertà perché il giudice ha sospeso l’esecuzione della pena per un periodo a condizione che il condannato, nell’arco temporale indicata, non commetta reati dello stesso tipo, mentre i tre agenti della Polizia locale sono finiti in ospedale e dimessi con 10 giorni di prognosi a testa.

Bari, abusi su 14enne evasa da comunità educativa: 42enne assolto ma condannato per sottrazione di minore

Un 42enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale dal Tribunale di Bari. L’uomo era a processo con l’accusa di aver abusato di una 14enne affidata ad una comunità educativa.

I fatti risalgono all’estate del 2022. Secondo la tesi della Procura, l’umo avrebbe indotto la ragazza a compiere atti sessuali “abusando delle condizioni di inferiorità psichica della persona offesa dovute alla minore età accompagnata da una situazione familiare e personale che la rendevano vulnerabile”.

La 14enne era finita in comunità anche per “l’uso distorto, a sfondo sessuale, dei social”. All’inizio sono stati contestati all’uomo un bacio e un tentativo di palpeggiamento, nel corso del processo il capo di accusa è diventato più pesante.

Nel giugno 2022, dopo alcuni scambi di messaggi “dal tenore sentimentale sessuale”, i due hanno concordato un incontro “determinando il volontario allontanamento” della ragazza dalla comunità educativa. L’uomo l’ha ospitata a casa sua, ma la difesa è riuscita a far valere l’insussistenza della violenza sessuale.

Il 42enne è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale ma è stato condannato a 6 mesi di reclusione con pena sospesa per la sottrazione consensuale di minorenne. La presunta vittima si è costituita parte civile.

Bari, Emiliano condannato per diffamazione: “Faremo appello. Non parlavo di Cipriani ma di Salvini”

“Prendo atto con rispetto della sentenza, anche se – come talvolta accade – la giustizia ha deciso di percorrere un sentiero non del tutto comprensibile. Le evidenze emerse nel dibattimento avrebbero dovuto portare a conclusioni differenti, ma, evidentemente, la forza persuasiva del ragionamento giuridico non è stata pienamente condivisa”.

Ne è convinto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, condannato oggi a Bari per diffamazione ai danni dell’ex consigliere comunale barese Luigi Cipriani ad una multa di 1.500 euro e al risarcimento dei danni di 25.000 euro.

“Del resto – aggiunge il governatore -, sulla base delle medesime ragioni, le contestazioni mossemi, avevano subìto un pesante ridimensionamento già dalla fase delle indagini preliminari, con l’archiviazione della maggior parte delle accuse, mentre ne era residuato solo un frammento, in realtà diretto all’allora ministro degli interni Salvini e non al Cipriani; cosa che, sono fiducioso, potrà essere tranquillamente chiarita già in appello”.

“Attendo con interesse le motivazioni, certo – conclude – che offriranno ulteriori spunti per proseguire questa riflessione nelle sedi proprie della impugnazione. Resto come sempre fiducioso che il percorso giudiziario, ancora interamente aperto, possa restituire piena coerenza ai principi che ispirano il nostro ordinamento”.

Picchia e accoltella l’ex fidanzatina a Racale: il 24enne Giuseppe Proce condannato a 9 anni e 11 mesi

Il gup di Lecce Tea Verderosa ha condannato a 9 anni e 11 mesi di reclusione Giuseppe Proce, 24 anni, di Racale.

E’ accusato di tentato omicidio della sua fidanzata, all’epoca dei fatti 21enne, aggravato dai motivi abbietti e dalla relazione affettiva, violazione di domicilio, danneggiamento aggravato e minacce aggravate.

Il 24enne la sera del 25 giugno 2024 accompagnato da un amico fece irruzione armato con due coltelli nella casa della giovane aggredendola prima con calci e pugni e poi accoltellandola.

Con lei rimase ferita anche la madre della giovane. Solo l’intervento del fratello impedì che l’aggressione si trasformasse in una tragedia. La ragazza soccorsa venne ricoverata in ospedale e sottoposta ad un delicato intervento chirurgico, la madre ebbe una prognosi di 40 giorni. Proce venne arrestato.

Violenza sessuale e maltrattamenti sull’ex convivente, 40enne di Bitonto finisce in carcere: è condannato a 5 anni

Nel pomeriggio del 13 maggio la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un Ordine per la Carcerazione nei confronti di un pluripregiudicato bitontino, responsabile dei reati di maltrattamenti verso familiari, lesioni e violenza sessuale, perpetrati tra il 2013 ed il 2016 ai danni della ex convivente.

I poliziotti del Commissariato di pubblica sicurezza di Bitonto hanno dato esecuzione alla misura detentiva, emessa dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari, nei confronti di un quarantenne bitontino: a seguito della denuncia presentata dalla vittima presso gli Uffici del Commissariato di P.S. Bitonto nell’anno 2016, i poliziotti riuscirono a fermare l’azione dell’uomo che, proprio nel 2016, dopo numerose vessazioni, nel corso di un incontro occasionale con la vittima a bordo della propria autovettura ed in preda ad un raptus di gelosia, la condusse in una zona di campagna e, dietro minaccia, la costrinse a consumare un rapporto sessuale.

L’emissione della condanna definitiva ha consentito di arrestare l’uomo che è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lucera.

Obbliga 13enne a fare video hard e lo diffonde su Whatsapp agli amici: 26enne condannato a 4 anni

Avrebbe indotto una ragazzina di 13 anni, sua conoscente, a realizzare due video erotici inoltrandone uno su un gruppo WhatsApp di amici.

Per questo il Tribunale di Lecce ha condannato un 26enne, residente in un Comune nel sud del Salento, a quattro anni di reclusione con l’accusa di pornografia minorile.

Secondo l’accusa il ragazzo, 20enne all’epoca dei fatti, avrebbe anche inviato alla minore un video dai contenuti forti per mostrarle come avrebbe dovuto riprodurlo.

I giudici hanno disposto anche l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio inerente la tutela, curatela e amministrazione di sostegno, nonché dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e l’interdizione in perpetuo da incarichi nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni, o in altre strutture pubbliche e private, frequentate abitualmente da minori. L’accusa aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione.