Regionali 2025, Bellomo (Lega) contro Decaro: “Ha cercato di scippare Magistà alla destra offrendogli una lista”

Davide Bellomo, deputato della Lega, punta il dito contro l’eurodeputato Antonio Decaro. L’accusa è quella di aver contattato Enzo Magistà, direttore del Tg Norba, e avergli offerto un posto da candidato consigliere nelle proprie liste. Dall’altra parte il centrodestra sta pensando proprio a Magistà come candidato governatore di Regione. 

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Segreteria Pd, Decaro smentisce: “Si fa il mio nome ma c’è già Elly Schlein. Dobbiamo restare uniti”

“Lo dico chiaramente perché da qualche giorno, come è successo in altre occasioni, si fa il mio nome come possibile candidato alla segreteria del Partito democratico. Esistono una segreteria e una segretaria autorevole eletta da poco, Elly Schlein, ed è pienamente titolata a terminare il suo mandato”.

È quanto sostiene in un post pubblicato su Facebook il presidente della commissione Ambiente dell’Unione europea, ex sindaco di Bari ed ex presidente dell’Anci, Antonio Decaro, smentendo le voci di un imminente congresso Pd e di una sua candidatura alla guida del partito.

“Non abbiamo bisogno di un congresso del Partito democratico, non ne ha bisogno l’Italia né il Pd”, aggiunge Decaro spiegando che con Schlein “dobbiamo lavorare, uniti, per costruire un progetto di governo credibile e alternativo alle destre”.

“Passare i prossimi mesi rinchiusi nei nostri circoli a discutere del nostro ombelico – rileva – non mi pare la strada migliore per raggiungere questo obiettivo”. “Non amo intervenire nelle questioni di partito – conclude – ma oggi sento il dovere di fare un richiamo alla responsabilità del momento e all’ascolto dei cittadini e dei nostri elettori, che anche sabato, in piazza a Roma, ci hanno chiesto a gran voce di restare uniti”.

Ssc Bari, Decaro ai tifosi: “Facciamo chiarezza insieme sui De Laurentiis”. Confronto il 6 marzo all’AncheCinema

“Da qualche tempo, sotto ogni post che scrivo, qualunque sia l’argomento che scelgo di affrontare, c’è sempre qualcuno che mi attacca per la scelta di aver assegnato, nel 2018, il titolo sportivo del Bari Calcio alla famiglia De Laurentiis. Ebbene, visto che non riesco a rispondere a tutti (né sarebbe corretto farlo sotto post che affrontano temi che nulla hanno a che vedere con il calcio), come avevo preannunciato, ho pensato di darvi appuntamento in un incontro pubblico, una sorta di faccia a faccia”.

Inizia così il post pubblicato sui social dall’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro. “Guardandomi negli occhi, sarete liberi di dire quello che pensate, di farmi una domanda, di mettermi in difficoltà, di soddisfare tutte le curiosità legate alle scelte mie e della commissione e anche al mio ruolo in quel momento storico del calcio barese. Ci vediamo giovedì 6 marzo, alle 18:30, all’Anche Cinema di Bari. Per prenotare il proprio intervento (da un minuto) basterà registrarsi all’ingresso del cinema. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti”, ha aggiunto.

“So che, soprattutto in questo momento, ci sono temi molto più importanti nell’agenda di un politico ma questa questione si sta trascinando da troppo tempo, e ferma restando la mia responsabilità nella scelta, si sta portando dietro incomprensioni, rancori e anche sospetti che mi feriscono. Credo che un confronto a tutto campo, a viso aperto, sia più che mai necessario”, ha concluso l’europarlamentare.

Mafia e politica, duro attacco del deputato Bellomo (Lega): “Decaro sindaco inadempiente restituisca lo stipendio”

“È inutile che Decaro e il Pd tentino di nascondere sotto il tappeto rosso la polvere di uno scandalo senza eguali. La proroga dell’amministrazione giudiziaria di Amtab, l’azienda di mobilità e trasporti di Bari, conferma in maniera drammatica che lo schifo era tale e tanto che a distanza di un anno c’è ancora tanta pulizia da fare”. Inizia così la dichiarazione del deputato della Lega, Davide Bellomo, componente della Commissione Giustizia della Camera.

“Una quantità di marcio che è passata sotto gli occhi candidi del governatore in pectore della sinistra. Mai un sospetto, mai un dubbio, mai un campanello d’allarme, nonostante avesse la delega alle società partecipate – ha aggiunto -. Tre delle quali risultano infiltrate dalla mafia. Forse sarebbe il caso di chiedere anche a Decaro, sindaco inadempiente all’epoca dei fatti, la restituzione dello stipendio”.

“Non va per niente bene, madama la marchesa. Ogni tanto sull’autobus della trasparenza e della legalità, per restare in tema di trasporto pubblico, passa anche il controllore. E a bordo ci sono quelli che il biglietto dell’antimafia lo timbrano ogni giorno. Non quelli che si rifiutano di querelare i criminali che li infangano o di dare risposte su questi temi spinosi in un pubblico confronto con me”, ha aggiunto.

Emiliano a processo per diffamazione, Capone testimonia in suo favore: scontro congelato. In aula anche Decaro

Hanno confermato in tribunale «l’irritualità» del comizio tenuto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, il 13 settembre 2018, davanti alla sede del movimento politico «Riprendiamoci il futuro», nel quartiere Libertà di Bari. Un comizio che sarebbe avvenuto senza un previo incontro istituzionale con le autorità locali, per di più in un periodo in cui, in quel quartiere, c’erano stati recenti episodi di tensione tra cittadini e stranieri. A parlare, sentiti come testimoni nel processo in cui il governatore pugliese Michele Emiliano è imputato a Bari per diffamazione nei confronti di Luigi Cipriani, responsabile del movimento «Riprendiamoci il futuro», sono stati la presidente del Consiglio regionale pugliese Loredana Capone, il deputato del Pd ed ex capo di gabinetto di Emiliano, Claudio Stefanazzi, e l’ex sindaco di Bari ed europarlamentare Antonio Decaro.

Capone, all’epoca assessora regionale, ha riferito dello “stupore» provato da Emiliano per la circostanza che, nonostante l’arrivo del ministro, non fosse stato organizzato un incontro istituzionale, ma ha anche aggiunto di «non ricordare» se l’incontro si sia verificato dopo il comizio. Stefanazzi ha invece parlato del «disappunto» del presidente anche per «il fatto che il ministro facesse visita in un quartiere in cui c’erano state tensioni nella convivenza tra extracomunitari e residenti». «Mi è sembrata una provocazione», ha aggiunto Stefanazzi riferendosi alla visita di Salvini nel quartiere.

«Non ricordo se dopo quel comizio» Emiliano e Salvini si sono incontrati, ha detto invece Decaro, che ha anche definito «un incontro di cortesia» quello avvenuto tra il ministro e le autorità locali nella Fiera del Levante quella stessa mattina. Emiliano è finito a processo per le frasi pronunciate, quella sera, nel corso di una trasmissione televisiva su Rete 4: «Anziché incontrare la comunità nel suo complesso, Salvini – è la frase contestata a Emiliano – è stato invitato da un circolo politico, che noi chiamiamo circoli della birra, circoli abbastanza equivoci nelle relazioni con la criminalità organizzata, quindi ha commesso un’imprudenza». Cipriani, difeso dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto, lo denunciò. Il prossimo 3 aprile è previsto l’inizio delle discussioni: Emiliano è difeso dall’avvocato Gaetano Sassanelli.

Decaro: “Bari indimenticabile. Scandali? Io sotto attacco offesa la città per colpire me”. Poi il dribbling sulla Regione

“Non c’è un solo giorno che non ricordi con affetto la mia esperienza da sindaco della città di Bari. Anche quelli più brutti. Essere stato sindaco della mia città mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi. Con la mia città ho condiviso tutto, gioie e dolori, e non rimpiango niente. Anzi, non passa giorno in cui non ne senta la mancanza”. L’europarlamentare Antonio Decaro torna a parlare di Bari e della sua esperienza da primo cittadino.

“Si può sempre fare di più e meglio, ma non mi sono mai risparmiato. Ho cercato sempre di ascoltare la mia città senza giudicarla. Sono certo che il sindaco Leccese e la sua giunta sapranno lavorare bene – le sue parole al Corriere del Mezzogiorno -. Se mi sono sentito sotto attacco per gli scandali in città? Sì, onestamente sì, perché non c’era nessuna circostanza che riguardava le politiche portate avanti dalla giunta o dal consiglio. Ma quello che più mi ha fatto male è la consapevolezza che probabilmente per colpire me è stata offesa un’intera città. I baresi non se lo meritavano. Da parte mia ho fatto tutto quello che ho potuto per fornire ai commissari tutte le informazioni utili per il loro lavoro. So che la nuova amministrazione comunale ha fatto lo stesso. Spero si tenga conto del lavoro fatto e degli sforzi compiuti da tutta la città in questi anni per contrastare l’illegalità e la criminalità organizzata”.

E all’orizzonte c’è la candidatura a presidente della Regione Puglia. “Credo che la scelta del futuro di una comunità appartenga alla comunità, appunto, non ad Antonio Decaro o altri singoli esponenti politici, se pur autorevoli. Non esiste ancora una data certa per le elezioni e io sto dando seguito ad un mandato pieno, di fiducia, che i cittadini mi hanno consegnato con il voto delle Europee. Non sarebbe serio ingaggiare ora una campagna elettorale a colpi di dichiarazioni e interviste mentre sto lavorando in Europa nell’interesse della mia terra e mentre il presidente Emiliano con la sua giunta è impegnato nella crescita della comunità pugliese. Quando sarà il momento, saranno i pugliesi a scegliere. Perché in questi anni abbiamo imparato che quando qualcuno ha pensato di poter decidere al posto dei pugliesi, in luoghi distanti dalla Puglia, in stanze chiuse, non ha scelto per la Puglia, ma contro la Puglia. Non ha scelto per i pugliesi ma ha tradito i pugliesi”.

Polizia Locale Bari, scontro sul comandante. Sindacati al Comune: “Palumbo dipendente come tutti”

Torniamo ad occuparci del caso del comandante della polizia locale Michele Palumbo e della richiesta dei sindacati Cisl Fp, Uil Fpl e Csa al sindaco di Bari Vito Leccese per la sua rimozione dopo l’assemblea sindacale convocata per discutere di due progetti destinati ai 650 vigili in forza al comando di Bari.

Secondo quanto sostenuto dai sindacati il generale Palumbo ha utilizzato la chat aziendale, destinata alle comunicazioni sulla viabilità e indirizzata a tutto il personale, per criticare e ridicolizzare quanto discusso durante una recente assemblea sindacale. Si starebbe valutando anche un’azione legale contro Palumbo che avrebbe definito un vigile intervenuto nell’assemblea come “venditore di fumo”. Il Direttore Generale del Comune di Bari, Davide Pellegrini, ha fornito una risposta “morbida” ai sindacati che però non mollano e pretendono chiarezza sul caso.

Concorsi truccati, assunzioni dei politici e sindacato nelle mani del clan: il pentito inguaia l’Amtab e Decaro

Concorsi truccati, sindacato controllato dai clan e assunzioni legate al mondo della politica. L’Amtab finisce ancora nella bufera dopo le dichiarazioni del pentito Nicola De Santis, ex autista dell’azienda del trasporto pubblico barese vicino al clan Capriati di Barivecchia, nell’ambito della maxi inchiesta Codice Interno. Si parte dal concorso del 2008 per autisti, su cui la Procura di Bari ha anche avviato due indagini poi archiviate, per garantire l’assunzione di Massimo Parisi, il fratello del boss Savinuccio di Japigia che nel 2009 è sceso in campo per la campagna elettorale al Comune.

“Tre, quattro giorni prima del concorso, che era lì, nelle aule universitarie di via Re David, l’ex direttore Nunzio Lozito è andato a Roma, allo Studio Staff, c’aveva una lista di chi doveva entrare, perché erano il primo e il secondo gruppo. Il primo gruppo sono entrati tutti, ma alcuni di questi avevano già le domande, diciamo le schede in cui rispondere, invece ad altri hanno cambiato il codice a barre. Io sono andato al secondo piano, adesso non ricordo bene, le schede erano buttate su un tavolo e il codice a barre si spostava da una scheda all’altra. Alcuni che hanno dato la risposta sbagliata si è ritrovato con quella corretta, e viceversa, dopo che sono state scambiate le schede”, le parole di De Santis agli inquirenti della Dda. “Prima che avveniva il concorso a Massimo Parisi fu garantito che lui a quel concorso l’avrebbe superato perché dovevano fare la campagna all’epoca a Giorgio D’Amore alla circoscrizione di Japigia e Torre a Mare e all’ex sindaco Decaro. Chi procacciava voti? Michele De Tullio, tutti quanti, ma anche noi. Solo che noi, diciamo la mia famiglia all’epoca, anziché votare Decaro, ha votato a Elio Sannicandro e mio fratello, infatti, al concorso è stato scartato, pure se aveva lavorato per tanto tempo con l’agenzia interinale – le parole di De Santis riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno -. Mi sa che Giorgio D’Amore prese sette-ottomila, novemila voti, e si vantava di questi 2mila voti che avevano dato a Japigia e Torre a Mare”.

Si torna a parlare del presunto incontro a Torre a Mare con l’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro. “All’epoca diciamo che noi ci siamo incontrati a Torre a Mare, subito dopo, prima del concorso, c’è stata la campagna elettorale. E in quel periodo là, Michele De Tullio, Tommaso Lovreglio, Massimo Parisi, si sono dati da fare per procacciare i voti – aggiunge -. Massimo, diciamo, quando ha fatto il concorso era già attento perché prima della campagna elettorale, noi abbiamo avuto un incontro a Torre a Mare, con l’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, c’era Giorgio D’Amore (un altro politico) e c’erano altri, e stavamo io, Michele De Tullio e Massimo. Massimo all’epoca era già sicuro che entrava, perché Michele De Tullio disse: ‘Massimino sta già dentro, abbiamo più di duemila voti'”.

“All’epoca, nel 2004, ci siamo iscritti a una agenzia interinale. All’epoca si chiamava Ergoline, era un’azienda campana. Ci siamo iscritti là e abbiamo iniziato a lavorare. Io sono entrato nei trasporti disabili. Diciamo, la chiamata all’agenzia viene sempre dai vertici aziendali, all’epoca era il presidente Savino Lasorsa che dava la lista e chiamavano sempre le stesse persone – continua De Santis -. Pure se all’agenzia eravamo iscritti 50 autisti, alla fine lavoravamo in 7-8 persone. Io sono entrato tramite politica, ma anche qualcuno che appartiene al clan è stato iscritto all’agenzia con la forza, minacciando i vertici. Anche prima del 2004, sulle autogrù che gestivano i vigili urbani di Bari, sono entrati i fratelli Lafirenze, Franco Gaetano diciamo tutte persone… Con la forza, diciamo, hanno minacciato il presidente Savino Lasorsa e sono stati assunti. Nel 2008-2009 è stato fatto un concorso di parecchi autisti e lì, diciamo, chi ha lavorato prima con l’agenzia aveva un punteggio, diciamo, superiore rispetto ad altri. Là funziona così: là all’agenzia interinale si iscrive chiunque, va all’agenzia e si iscrive. Ma poi, da su all’azienda, fanno la richiesta di 15 nominativi e dicono: ‘Mi devi mandare Tizio, Caio e Sempronio’. Capito? Gli altri non lavoreranno mai”.

Ma non finisce qui perché dopo le assunzioni le persone vicine ai clan riuscivano a scalare posizioni all’interno. “A me e Parisi da subito ci hanno messo nel direttivo, per avere permessi sindacali, senza votazione, senza niente. In alcuni sindacati c’eravamo noi, e in altri minori non c’era nessuno. E quindi, prevaleva sempre quel sindacato – ha aggiunto De Santis -. All’epoca non avevamo il premio di produzione, 2002, 2003, il premio produzione a livello nazionale fu eliminato ai nuovi assunti, ai 140. Come entrammo noi, e anche subito dopo, abbiamo iniziato a far leva, Massimo è entrato e non aveva il premio di produzione, ha iniziato a far leva ai segretari di fare un tavolo con l’azienda, e all’epoca facemmo l’accordo con Lozito, di emettere questo premio di produzione a tutti i lavoratori. Ha fatto leva su Piero Venneri e anche su altri, poi ha fatto leva anche su sindacalisti, segretari e aziendali. Piero doveva parlare con Lozito (ndr, l’allora presidente) e far riconoscere questo premio anche a loro. Piero ascoltava Massimo perché sapeva che era il fratello di Savino. Il sindacato, a noi, era in via Caldarola, a Japigia. Stavo nel direttivo anche io”.