Femminicidio a Gravina, Lacarpia è ricoverato al Policlinico: slitta l’interrogatorio per legittimo impedimento

Si farà in assenza del fermato l’udienza di convalida di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina in Puglia (Bari) in carcere da lunedì con l’accusa di omicidio volontario – aggravato e premeditato – della moglie, Maria Arcangela Turturo. Lacarpia, che ha nominato un nuovo avvocato di fiducia (il legale nominato inizialmente, Gioacchino Carone, ha rinunciato all’incarico per assumere la difesa dei quattro figli della coppia) si trova ricoverato da ieri nel Policlinico di Bari, dove è stato trasportato in seguito a una caduta avvenuta nella sua cella. Il suo interrogatorio è stato quindi rinviato per legittimo impedimento.

Femminicidio a Gravina, tentato suicidio in carcere: Lacarpia ricoverato al Policlinico di Bari

Giuseppe Lacarpia, l’uomo di 65 anni fermato con l’accusa di aver ucciso la moglie Maria Arcangela Torturo, è ricoverato al Policlinico di Bari. Questa mattina ha tentato di togliersi la vita in carcere.

Lacarpia risponde di omicidio volontario premeditato. Sua moglie stata massacrata dal peso violento del suo corpo. L’uomo avrebbe tentato prima di bruciarla viva e poi di soffocarla con la forza dei suoi cento chili, rompendole le ossa della cassa toracica e strozzandole a mano nude, il cuore. Lei è morta dopo essere arrivata in ospedale e aver rivelato quanto le era accaduto. “Mi voleva uccidere”, ha sussurrato con un filo di voce prima di morire.

Femminicidio a Taurisano, tenta il suicidio in carcere: il 56enne Albano Galati trasferito in isolamento

Albano Galati, il 56enne di Taurisano che si trova in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Aneta Danielczyk colpendola con 20 coltellate, ha tentato di togliersi la vita in cella. Per questo è stato trasferito in isolamento. L’autopsia effettuata nei giorni scorsi ha accertato che sul corpo della 50enne polacca sono state inflitte 20 coltellate. Solo una è stata fatale, ovvero quella che ha reciso l’arteria del braccio destro. Dall’esame è emerso anche che l’uomo ha utilizzato un taglierino, rinvenuto spezzato in casa, oltre ad un coltello da cucina.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Albano Galati si è recato in un bar del Paese a bere whisky dopo l’omicidio con le mani ancora sporche di sangue, prima di presentarsi in commissariato e confessare quanto fatto. L’uomo, che ha ferito anche la vicina di casa a cui la vittima aveva chiesto aiuto per sfuggire alla furia omicida del marito dal quale si stava separando, ha manifestato in commissariato uno stato di alterazione psicofisica, si è sentito male e ha perso i sensi. Una volta rinvenuto, dopo l’intervento di un’ambulanza, è stato interrogato dai pm ai quali ha detto di non ricordare nulla, neanche perché si trovasse lì in quel momento. Galati era da poco in cura in un Centro di igiene mentale al quale si era rivolto spontaneamente dopo aver perso il lavoro in seguito a problemi di salute per cui aveva dovuto smettere di lavorare. La difesa è pronta a chiedere l’autorizzazione per una perizia psichiatrica e sembra essere decisa sulla pista dell’incapacità di intendere e di volere.