Bari, lavorano in ospedale ma non sono iscritti all’albo professionale: a processo 54 tecnici dell’Asl

Sono diversi gli infermieri e i tecnici dell’Asl Bari (tra loro tecnici di radiologia, riabilitazione, fisioterapisti, veterinari e audiometristi), residenti nel Barese, finiti a processo con l’accusa di esercizio abusivo della professione per non essersi iscritti all’albo professionale. In totale gli indagati sono 54.

Secondo l’accusa i professionisti, regolarmente abilitati, avrebbero omesso di iscriversi all’apposito albo professionale, introdotto dalla legge soltanto nel 2018. La Procura inizialmente aveva chiesto l’archiviazione, ma poi è stata disposta l’imputazione coatta, ritenendo che gli infermieri dovessero essere consapevoli degli obblighi previsti dalla legge. Il processo partirà per tutti il prossimo 12 maggio.

Putignano, cade durante arrampicata in palestra: due indagati per la morte del 40enne Elia Lovecchio

Sono due le persone indagate per la morte di Elia Lovecchio, l’uomo di 40 anni di Santeramo precipitato da un’altezza di circa quattro metri di altezza mentre si stava allenando ad una arrampicata, il 21 gennaio scorso, in una palestra di Putignano.

Si tratta del gestore e dell’istruttore della palestra accusati in concorso di omicidio colposo. I due potranno presentare memorie o chiedere al pm di essere interrogati per chiarire le rispettive posizioni.

Secondo l’accusa non sarebbero state rispettate le norme di sicurezza e nessuno era con la vittima, lasciata sola durante l’attività, al contrario di quanto previsto dalla normativa del Coni.

Secondo quanto emerso la vittima era impegnata in una arrampicata quando avrebbe perso l’equilibrio per poi cadere nel vuoto. Soccorso dal personale del 118, fu trasportato al Policlinico e ricoverato in condizioni molto gravi per poi finire in coma, prima della decisione di avviare le procedure per accertare la morte cerebrale due giorni dopo l’evento.

Voti truccati alle Politiche 2022, 7 indagati a Taranto: tra loro il deputato De Palma e il consigliere regionale Di Cuia

La Procura di Taranto indaga sulle elezioni politiche del 2022: sono sette gli indagati, tra cui due esponenti di Forza Italia, il consigliere regionale uscente Massimiliano Di Cuia (ricandidato alle imminenti elezioni regionali) e il deputato Vito De Palma.

Con loro risultano coinvolti anche quattro componenti del seggio 54 del capoluogo ionico (presidente, segretaria e due scrutatrici) e un rappresentante di lista.  I capi d’imputazione contestano, a vario titolo, falso ideologico, alterazione del voto, induzione in errore di pubblici ufficiali e violazioni della normativa elettorale.

Secondo la ricostruzione del pm Mariano Buccoliero, i membri del seggio avrebbero concorso a modificare l’esito dello scrutinio alla Camera, omettendo il controllo voto per voto e attribuendo a Forza Italia voti che sarebbero stati espressi per Fratelli d’Italia. Le contestazioni includono anche la compilazione di verbali e tabelle con dati ritenuti falsi e l’inserimento artificioso della cifra 52 accanto alla lista FdI, così da far apparire ribaltato il risultato reale: 213 voti a Fratelli d’Italia riportati invece a Forza Italia.

Nei confronti di Di Cuia e De Palma l’accusa è di aver poi utilizzato quei risultati, pur conoscendone la presunta falsità, per chiedere la rettifica all’Ufficio centrale circoscrizionale di Bari, inducendo l’autorità a certificare come veri i dati alterati. Una modifica che, secondo la Procura, fece scattare il seggio alla Camera in favore di De Palma a danno del candidato Marcello Lanotte. Gli episodi sono contestati tra Taranto e Bari tra il 25 settembre e il 28 novembre 2022.

“Nessun atto ricevuto, totale estraneità ai fatti. Ribadisco che sono stato io a presentare un esposto affinché fossero acquisiti gli atti della sezione che mi venivano negati”, scrive in una nota il deputato De Palma. E il consigliere regionale Di Cuia afferma: “Prendo pubblicamente le distanze da qualsiasi ipotesi per le accuse che mi vengono mosse. Intendo precisare che nella sezione oggetto di indagine non sono mai stato presente. Ed ancora, la notifica dell’avviso di conclusioni delle indagini preliminari proprio alla vigilia delle elezioni regionali appare piuttosto singolare”.

Palazzina crollata in via Pinto a Bari, l’inchiesta si allarga. Puntelli ceduti: indagate due aziende

Sale a 8 il numero degli indagati dell’inchiesta aperta per fare luce sul crollo della palazzina di Via Pinto, avvenuto il 5 marzo scorso nel quartiere Carrassi di Bari.

Erano già indagati i progettisti e il direttore dei lavori delle opere architettoniche e strutturali Stefano Simone, Giuseppe Carlo Marano, Giuseppe Antonio Massa e Giuseppe Davide Tasso, il collaudatore delle opere strutturali Vincenzo Fanelli e il legale rappresentante dell’impresa che stava eseguendo i lavori, Vito Modesto Dell’Aera.

Per gli inquirenti questi sei avrebbero omesso di effettuare una completa caratterizzazione delle connotazioni meccaniche dell’edificio, avrebbero elaborato un progetto di ripristino per la messa in sicurezza inidoneo, non avrebbero considerato la circostanza che l’edificio fosse parte di un “aggregato edilizio”, avrebbero usato elementi di puntellamento non sufficienti ad assicurare un sostegno efficace alla struttura.

Avrebbero inoltre sottovalutato il rischio di collasso dell’edificio sia nella fase della direzione dei lavori che in quella dell’esecuzione, e avrebbero usato procedure di manipolazione degli elementi strutturali non consone ai criteri di sicurezza dell’edificio.

Indagate anche due aziende, la CN Energia e la Sociedil, che un anno primo del crollo avevano eseguito la messa in sicurezza piazzando i puntelli che poi hanno ceduto. La novità è emersa ieri mattina nell’udienza destinata all’incidente probatorio richiesto dalle parti. Si tornerà in aula il 12 dicembre, all’udienza erano presenti anche alcuni condomini. I legali delle parti hanno chiesto di citare assicurazioni e imprese per eventuali contestazioni in sede civile.

 

Bancarotta, evasione e distrazione di beni. A Bari 10 indagati per il crac Sudcommerci: dissipati 58 milioni di euro

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Bari ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 10 persone nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento e sul concordato preventivo di quattro società riconducibili alla Sudcommerci, attiva nel settore delle costruzioni e della gestione immobiliare a Bari. Tra loro anche cinque membri di una nota famiglia imprenditoriale della città.

Tra gli indagati ci sono Anna, Davide ed Emanuele Degennaro, la loro madre Giacomo Viterbi e il figlio di Emanuele, Giuseppe. Indagato anche Giacomo Olivieri per un’operazione collegata ai fatti già emersi in Codice Interno. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Le accuse a vario titolo sono di reati di bancarotta fraudolenta, tra cui distrazione di beni, atti dolosi e pagamenti preferenziali. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, i responsabili avrebbero distratto o dissipato oltre 58 milioni di euro, attraverso complesse operazioni infragruppo, pagamenti di fatture per operazioni inesistenti, trasferimenti di denaro ai soci mai restituiti e pagamenti preferenziali che avrebbero danneggiato gli altri creditori.

Emerso anche un mancato versamento sistematico delle imposte per circa 15 milioni di euro, utilizzato come strumento di auto-finanziamento per tenere in vita le società nonostante l’insolvenza. Falsificati anche i bilanci, gonfiando il valore delle partecipazioni tra le varie società, con l’obiettivo di ritardare il fallimento e nascondere le perdite.

Favori in cambio di voti, indagate 29 persone e 3 società: l’ex assessore Delli Noci rischia il processo

La Procura di Lecce ha notificato l’avviso di conclusione dell’indagine al termine dell’inchiesta in cui è coinvolto anche l’ex assessore regionale allo Sviluppo Economico Alessandro Delli Noci.

In totale gli indagati sono 32: si tratta di 29 persone fisiche e tre società. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, truffa aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio. L’atto solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.

L’indagine, che riguarda il periodo compreso tra il 2018 e il 2021, riguarda presunti favori elargiti nei confronti di alcuni imprenditori (per possibili investimenti in ambito turistico-ricettivo) in cambio di sostegno elettorale.

L’attività investigativa è stata coordinata dai pubblici ministeri Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci e condotta dalla guardia di finanza. Tra gli indagati anche Maurizio Laforgia, ingegnere, figlio del presidente dell’Aqp Domenico Laforgia, l’imprenditore Corrado Congedo, e le società che fanno riferimento ad un altro imprenditore, Alfredo Barone.

Il 5 giugno scorso la Procura di Lecce aveva chiesto gli arresti domiciliari nei confronti di Delli Noci; lo stesso assessore aveva rassegnato le dimissioni l’11 giugno; subito dopo gli inquirenti revocarono la richiesta di arresto per mancanza delle esigenze cautelari. Delli Noci non sarà ricandidato alle elezioni regionali in programma in Puglia il 23 ed il 24 novembre prossimi.

Comunali 2020 a Modugno, scambio politico-mafioso: 6 arresti tra loro un assessore. Indagato il sindaco Bonasia

Sei persone sono state arrestate dalla guardia di finanza tra le province di Bari e Foggia nell’ambito di una inchiesta della direzione distrettuale antimafia su un presunto scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali del 2020 a Modugno.

Le accuse a vario titolo sono di scambio elettorale politico mafioso, estorsione e detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo. Tra gli indagati figura il sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, mentre uno degli assessori, Antonio Lopez (candidato alla Regione con Fi) , è tra gli arrestati.

L’operazione è condotta dai finanzieri del comando provinciale di Bari e del servizio centrale Ico di Roma sulla base di un’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Dda di Bari.

Secondo le accuse, sarebbe stato stretto un accordo tra esponenti del clan Parisi e politici locali candidati alle comunali di Modugno del 2020. Ci sarebbero stati anche diversi episodi estorsivi da parte di un imprenditore del foggiano ai danni di imprenditori agricoli, sfruttando la caratura criminale di uno dei medesimi esponenti del clan.

In particolare, secondo l’accusa, il candidato Lopez al consiglio comunale, poi eletto, avrebbe acquistato voti da esponenti dei Parisi in cambio di denaro e della disponibilità a soddisfare le esigenze del gruppo mafioso.

Irregolarità per una casa funeraria, inchiesta a Conversano: 10 indagati. Tra loro funzionari e consiglieri comunali

La Procura di Bari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 10 persone, fra cui compaiono anche 2 funzionari e 2 consiglieri comunali del comune di Conversano.

Secondo quanto appreso l’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, fa riferimento a presunte irregolarità in relazione all’autorizzazione rilasciata per una casa funeraria. Da questo momento gli indagati hanno a disposizione 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive.

Truffa bonus edili nel Barese, indagate altre 41 persone: sequestro beni per 9 milioni di euro

Una presunta frode scoperta alla fine dello scorso anno che ha portato oggi alla iscrizione di altre 41 persone nel registro degli indagati e al sequestro di beni per un valore di 9 milioni di euro che si sommano ai 52 milioni finiti sotto sequestro alla fine del 2024.

Il provvedimento emesso dal gip del tribunale di Trani è stato eseguito dai finanzieri che avevano scoperto la truffa messa in atto, secondo quanto accertato dalle indagini coordinate dalla procura di Trani, attraverso falsi crediti fiscali concessi dallo Stato per lavori edili che non sarebbero mai stati eseguiti perché riferiti a immobili inesistenti.

Gli investigatori sono arrivati ai nuovi indagati grazie all’analisi della “complessa rete di trasferimenti messa in piedi per ostacolare la tracciabilità dei crediti d’imposta ottenuti fraudolentemente”, si legge in una nota. Così, il trasferimento dei crediti di imposta percepiti in modo indebito e accatastati nei cassetti fiscali è stato fermato ed è stato possibile individuare altre 41 persone che avrebbero comprato a un prezzo più basso i crediti, poi monetizzati presso enti creditizi e intermediari finanziari.

Crediti che, per i finanzieri, sarebbero stati portati “in compensazione di pregressi debiti tributari, provocando così un ingente danno alle casse dello Stato”. I sigilli riguardano beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e saldi di conto corrente.

Bancarotta fraudolenta, sequestro da 600mila euro di un ramo dell’Asm Molfetta: 7 indagati – TUTTI I NOMI

Torniamo ad occuparci del sequestro preventivo per un valore di 600mila euro nei confronti del ramo d’azienda dell’Asm Molfetta, la società comunale della raccolta e della gestione dei rifiuti, che si occupa della gestione della plastica.

Il provvedimento del Tribunale di Trani è stato eseguito ieri dalla Guardia di Finanza di Bari e arriva al termine delle indagini partite da un precedente sequestro nei confronti di un’altra azienda del settore rifiuti, la Trasmar di Barletta.

Si è scoperto che tra il 2017 e il 2023 l’Asm Molfetta avrebbe ricevuto beni e denaro provenienti da operazioni irregolari a danno della Trasmar poi finita in liquidazione. La Trasmar avrebbe ceduto alla municipalizzata un impianto di selezione dei rifiuti a Molfetta con un contratto rent to buy da 594 mila euro, ma l’Asm non avrebbe mai versato i canoni previsti. Il reato ipotizzato è quello di bancarotta fraudolenta nei confronti dei dirigenti coinvolti.

Durante le indagini sono emerse altre irregolarità come proroghe illegittime dei contratti di appalto, aumento del personale da 21 a 47 unità e una gestione economicamente in perdita. In più tra gli assunti ci sarebbero anche parenti di alcuni politici, tra cui il marito di una consigliera comunale. Eluso anche un versamento di oltre 1,4 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate pagando somme a una società debitrice dello Stato, senza effettuare le trattenute fiscali previste dalla legge.

Riscontrate anche violazioni ambientali. L’azienda avrebbe gestito i rifiuti creando una discarica abusiva. All’Asm è stata così contestata anche la responsabilità amministrativa dell’ente per non aver adottato modelli organizzativi adeguati a prevenire reati ambientali. È stato nominato un amministratore giudiziario per gestire i beni sequestrati, Luigi Labonia.

Sono 7 gli indagati a vario titolo: Adele Maria Serena Claudio (66 anni, Molfetta); Filippo Vernola (63 anni, Molfetta); Vito Corrado Paparella (46 anni, Molfetta); Antonello Zaza (47 anni, Molfetta); Silvio Binetti (67 anni, Molfetta); Paolo Depalma (56 anni, Molfetta); Ruggiero Rosario Bruno (60 anni, Barletta).