Aggressione a Parco Rossani, 20enne pestata: indagati l’addetta ai bagni e il compagno per lesioni e rapina

La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta sull’aggressione subita dalla 26enne studentessa di Filosofia Giuditta, picchiata il 23 luglio all’interno del Parco Rossani. Per l’episodio risultano indagati l’addetta ai bagni della struttura pubblica e il suo compagno, accusati di lesioni gravi e rapina.

Il fascicolo, coordinato dal procuratore Roberto Rossi, è stato avviato sulla base dell’informativa della Polizia locale, corredata dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Le indagini dovrebbero ora passare ai carabinieri. Al pestaggio avrebbe preso parte anche un gruppo di ragazzini: due minori sono stati identificati e la loro posizione è al vaglio della Procura per i minorenni.

Secondo la denuncia presentata dalla giovane, l’aggressione sarebbe scaturita dopo che aveva allontanato la figlia dell’addetta ai bagni, che la stava colpendo con una pistola ad acqua. La studentessa sarebbe stata quindi strattonata e presa a calci e pugni, mentre durante la colluttazione le sarebbe stato sottratto il cellulare, poi recuperato. L’episodio ha portato alla contestazione del reato di rapina.

Trasportata al Policlinico di Bari dal 118, la 26enne ha riportato lesioni al volto e al naso con una prognosi di 40 giorni. Intanto l’addetta ai bagni è stata sospesa dalla ditta appaltatrice Accadueo, su richiesta del Comune.

Choc nel Salento, sorelle di 6 e 12 anni picchiate da padre e nonna: i due indagati per maltrattamenti

Due sorelle di 6 e 12 anni sarebbero state costrette a vivere per mesi in un clima di paura a causa delle presunte violenze subite dal padre e dalla nonna paterna, entrambi indagati per maltrattamenti in famiglia aggravati.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura, è nata dopo il racconto della figlia maggiore alla madre, dalla quale il padre è in fase di separazione. Secondo le indagini, le aggressioni scattavano per motivi banali, come il rifiuto di pettinarsi o di andare a fare la spesa.

La 12enne, ascoltata in incidente probatorio, avrebbe confermato diversi episodi: il 21 marzo scorso la nonna avrebbe afferrato una delle bambine per il collo, provocandole difficoltà a deglutire per alcuni giorni, mentre il 5 aprile il padre avrebbe colpito la figlia maggiore con uno schiaffo al volto, causandole una copiosa perdita di sangue.

Pur non ricorrendo alle cure mediche, la bambina raccontò quanto accaduto alla madre, facendo emergere un quadro di presunti maltrattamenti. Per gli inquirenti, padre e nonna avrebbero mantenuto nei confronti delle minori un atteggiamento abitualmente aggressivo e svalutante, legittimando comportamenti violenti all’interno del contesto familiare.

Lecce, 59enne muore dopo l’asportazione delle protesi al seno: aperta un’inchiesta. Tre indagati

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sulla morte di Stefania Verardi, 59 anni, deceduta nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Vito Fazzi dopo un arresto cardiaco avvenuto durante un intervento di rimozione delle protesi al seno, eseguito il 2 luglio in una clinica privata di medicina estetica di Scorrano.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti tre operatori sanitari della struttura. Le condizioni della donna erano apparse subito gravissime: dopo un primo ricovero nell’ospedale di Scorrano, era stata trasferita al Fazzi di Lecce, dove è morta.

La salma è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria, che nelle prossime ore affiderà l’incarico per l’autopsia. Le indagini sono affidate ai carabinieri.

Maxi operazione contro la pedopornografia online in tutta Italia: 30 indagati e 7 arresti. Perquisizioni anche a Bari

C’è anche Bari tra le 17 città italiane coinvolte nella maxi operazione della Polizia postale contro la pedopornografia online, coordinata dalla Procura di Catania. Il bilancio è di 30 persone indagate e sette arresti per divulgazione e detenzione di ingenti quantità di materiale pedopornografico.

Nel corso dell’operazione, che ha impegnato oltre cento agenti della Polizia postale, sono state eseguite numerose perquisizioni personali e informatiche, con il sequestro di dispositivi elettronici contenenti decine di migliaia di file illegali.

Le indagini hanno permesso agli investigatori di individuare diversi gruppi attivi nello scambio di video di abuso sessuale su minori, compresi filmati che ritraevano bambini in tenerissima età.

Cinque degli arrestati risiedono in provincia di Catania, uno in provincia di Frosinone e uno a Potenza. Gli indagati hanno un’età compresa tra i 19 e i 59 anni. L’operazione ha interessato complessivamente 17 città italiane, tra cui Bari, dove sono state eseguite perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta.

Plusvalenze, falso in bilancio e bancarotta. Indagati i De Laurentiis: cosa rischia la Ssc Bari tra tribunale e campo

Le sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro sono state perquisite dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari che vede indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis. Al centro degli accertamenti ci sono le ipotesi di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del Bari e di bancarotta fraudolenta, nell’ambito della richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società biancorossa.

Secondo gli inquirenti, tra il 2019 e il 2025 il Bari avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro, con un significativo deficit patrimoniale. Le indagini puntano a chiarire la gestione economico-finanziaria del club e alcune operazioni di mercato ritenute rilevanti. Tra queste, particolare attenzione è rivolta al trasferimento del portiere Elia Caprile. Acquistato dal Bari dal Leeds, il calciatore fu ceduto al Napoli nell’estate del 2023 per 2,2 milioni di euro. Successivamente il Napoli lo ha trasferito al Cagliari per circa 8 milioni di euro. Per la Procura, l’operazione avrebbe privato il Bari della possibilità di beneficiare della successiva plusvalenza, arrecando un danno patrimoniale alla società.

Le contestazioni riguardano anche la scelta, ritenuta dagli investigatori, di proseguire l’attività nonostante un grave squilibrio economico, dopo che nel 2021 sarebbe stato coperto un disavanzo di circa 7,5 milioni di euro. Le perquisizioni hanno interessato anche gli ex direttori sportivi Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso, oltre al procuratore Graziano Battistini. Nei loro confronti, tuttavia, non risultano contestazioni né iscrizioni nel registro degli indagati.

Cosa rischia la SSC Bari? È importante distinguere tra l’indagine penale, la situazione societaria e le conseguenze sportive. Il club biancorosso rischia l’apertura della liquidazione giudiziale (ex fallimento), richiesta dalla Procura di Bari a causa dello stato di insolvenza della società.

Al momento non risultano contestazioni di natura sportiva da parte della giustizia federale. L’inchiesta è della magistratura ordinaria. Eventuali penalizzazioni in classifica o altri provvedimenti della giustizia sportiva potrebbero arrivare solo se la Federazione Italiana Giuoco Calcio e la Procura Federale FIGC dovessero aprire un procedimento e accertare violazioni delle norme federali.

Se invece il tribunale dovesse dichiarare la liquidazione giudiziale e la società non fosse più in grado di proseguire l’attività si potrebbe arrivare alla perdita del titolo sportivo da parte di De Laurentiis o alla necessità di ripartire dai campionati dilettantistici con una nuova società. Si tratta però di uno scenario estremo e, allo stato attuale, solo ipotetico.

Il rischio più concreto per il Bari, sulla base del testo, è quello societario e finanziario, con la possibile apertura della liquidazione giudiziale. Sul fronte sportivo, invece, non ci sono al momento sanzioni, ma eventuali provvedimenti dipenderanno dagli sviluppi dell’inchiesta penale e da un’eventuale successiva azione della giustizia sportiva. 

Ipotesi false plusvalenze e bancarotta: perquisizioni nelle sedi di Bari e Napoli. Indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis

La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sedi della SSC Bari e della SSC Napoli nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari. Al centro delle indagini ci sono presunte false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del Bari e ipotesi di bancarotta fraudolenta legate alla richiesta di liquidazione giudiziale della società biancorossa.

Nel registro degli indagati figurano Aurelio De Laurentiis e il figlio Luigi De Laurentiis. Secondo gli investigatori, il Bari avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro tra il 2019 e il 2025, con un rilevante deficit patrimoniale e un’elevata esposizione debitoria, senza un concreto piano di risanamento.

Le perquisizioni hanno interessato anche tre direttori sportivi e un procuratore sportivo, al momento non indagati, per acquisire documentazione relativa al trasferimento del portiere Elia Caprile tra Bari e Napoli. Gli inquirenti ipotizzano che nel bilancio del Bari siano stati rappresentati in modo non veritiero alcuni aspetti dell’operazione.

Secondo la ricostruzione della Procura, il Bari acquistò Caprile dal Leeds riconoscendo al club inglese una percentuale sulla futura rivendita, ma lo cedette poi al Napoli per 2,2 milioni di euro senza riservarsi alcuna partecipazione all’eventuale plusvalenza. Dopo due stagioni, il Napoli ha trasferito il portiere al Cagliari per 8 milioni di euro, realizzando una plusvalenza di circa 7 milioni che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto in parte beneficiare anche il Bari.

Permessi di soggiorno a falsi braccianti,13 indagati a Bari: tra loro sindacalisti, avvocati e consulenti

Avrebbero favorito l’ingresso in Italia di decine di cittadini extracomunitari attraverso false richieste di permessi di soggiorno per lavoro agricolo. È l’ipotesi della Procura di Bari, che ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini a 13 persone coinvolte nell’inchiesta sul presunto utilizzo illecito del Decreto Flussi.

Tra gli indagati figurano consulenti del lavoro, sindacalisti, avvocati, agenti assicurativi e rappresentanti di patronati e associazioni sindacali. Alcuni di loro erano già stati posti agli arresti domiciliari nell’aprile scorso nell’ambito dell’indagine avviata dalla Procura di Matera.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero predisposto pratiche fittizie per conto di aziende, in alcuni casi ritenute inconsapevoli, consentendo così il rilascio dei documenti necessari all’ingresso in Italia.

A vario titolo, sono contestati i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazioni della normativa in materia di immigrazione.

Truffa a Bari, fondi Covid ottenuti senza requisiti: 19 indagati. Il 61enne Vito Di Cosola ai domiciliari – NOMI

La Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di 19 persone accusate, a vario titolo, di malversazione ai danni dello Stato, autoriciclaggio, evasione fiscale e reati legati alla crisi d’impresa.

L’inchiesta della Guardia di Finanza avrebbe portato alla scoperta di un presunto sistema fraudolento finalizzato a ottenere indebitamente finanziamenti pubblici garantiti dallo Stato durante l’emergenza Covid-19. Secondo gli investigatori, un imprenditore barese avrebbe creato e gestito 18 società, con l’aiuto di familiari e prestanome, per presentare richieste di finanziamento corredate da documentazione falsa e per emettere fatture relative a operazioni inesistenti.

Le somme ottenute sarebbero poi state trasferite agli indagati o prelevate in contanti. Nell’ambito dell’inchiesta sono stati sequestrati beni per oltre 622mila euro, che si aggiungono a precedenti sequestri per circa 1,2 milioni. Agli arresti domiciliari è finito Vito Di Cosola, 61 anni, ritenuto dagli inquirenti l’ideatore del presunto sistema.

Gli indagati sono Vito Di Cosola, 61 anni e la moglie Tiziana Di Chio, 56 anni, la figlia Marika Di Cosola, 33 anni e il compagno Fabrizio Romito, 35 anni, Luciano Ney, 43 anni, di Bari, Pietro Pantaleo, 41 anni, di Bari, Domenico Schettini, 45 anni, di Bitonto, Giuseppe Amoruso, 46 anni, di Torino, Filippo Maldarella, 23 anni, di Bari, Andrea Cassano, 30 anni, di Bari, Michele Partipilo, 42 anni, di Bari, Demetrio Trasarti, 70 anni, di Rapagnano, Tommaso Ventrella, 63 anni, di Triggiano, Luigi Liaci, 40 anni, di Triggiano, Nicola Angelini, 71 anni, di Fasano, Francesco Loprino, 40 anni, di Bari, Gianluigi Passiatore, 49 anni, di Bari, Daniel Maruntelu, 43 anni, rumeno.

Gasolio agricolo rivenduto illegalmente, blitz nel Foggiano: 5 indagati, un arresto e sequestri per oltre un milione

La Guardia di Finanza di Foggia ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di cinque persone indagate per associazione a delinquere finalizzata all’evasione delle accise sui prodotti energetici.

Il provvedimento, disposto dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura, prevede gli arresti domiciliari per un indagato, l’obbligo di dimora per altri tre e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un quinto uomo. Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre un milione di euro.

Le indagini hanno portato alla luce un’organizzazione con base tra Cerignola e San Ferdinando di Puglia che, attraverso un distributore abusivo e privo dei requisiti di sicurezza, immetteva sul mercato dell’autotrazione gasolio agricolo acquistato a tassazione agevolata grazie alla complicità di un’azienda florovivaistica.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe consentito di commercializzare illegalmente oltre due milioni di litri di carburante, provocando un’evasione delle accise superiore a un milione di euro.

Carcere di Taranto, 32 detenuti indagati per l’uso di cellulari: contatti con amici e parenti più volte al giorno

Nuovo filone d’inchiesta sul carcere “Carmelo Magli” di Taranto, ancora al centro dell’attenzione della Procura jonica per l’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno del penitenziario. Sono 32 i detenuti raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione.

Secondo quanto ricostruito dalla pubblico ministero Marzia Castiglia, nel corso del 2023 i reclusi, per lo più originari della provincia di Taranto, avrebbero utilizzato cellulari introdotti illegalmente per contattare amici e parenti anche più volte al giorno. Alcuni degli indagati si trovano tuttora detenuti negli istituti di Taranto e Brindisi.

I difensori avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie e richieste. L’inchiesta si inserisce nel più ampio filone investigativo che, nei giorni scorsi, ha portato all’arresto di un agente della polizia penitenziaria, accusato di aver favorito l’ingresso di droga e telefoni nel carcere in cambio di 8mila euro. In quell’indagine erano state eseguite undici misure cautelari.