Lecce, trasforma la casa in una caserma. Regole rigide e aggressioni: condannato militare dell’Esercito

Impone regole e ordini alla moglie e ai tre figli in casa, trasformandola in una caserma. Un militare dell’Esercito di 46 anni, in servizio a Lecce, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione per maltrattamenti e lesioni personali aggravate oltre all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.

La donna e i figli riceveranno provvisionali che fino ai 5.000 euro. Il militare intanto continua regolarmente a lavorare in caserma. Secondo quanto accertato dalle indagini, la moglie sarebbe stata picchiata più volte a causa della gestione della casa e delle spese. Sarebbe stata presa a schiaffi anche davanti ai figli.

Non sarebbero mancate nei confronti dei familiari anche minacce di morte. L’uomo avrebbe monitorato anche la moglie e i figli da distanza tramite telecamere di videosorveglianza.

Truffa allo Stato per 600mila euro, 50 indagati e 2 arresti: tra loro un militare della Guardia di Finanza

Assunzioni fittizie di personale per cui non venivano versati i contributi previdenziali e assistenziali. Stipendi accreditati su conti corrente o carte prepagate per lavori mai eseguiti. Una truffa ai danni dello Stato per un valore complessivo di 600mila euro.

È quanto scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Barletta che hanno arrestato due persone. Si tratta di un consulente del lavoro originario del Barese, e di un militare della Guardia di finanza in servizio nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani.

Entrambi 40enni sono accusati a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, falso, rivelazione di segreto e reati tributari.

Complessivamente gli indagati nell’inchiesta della Procura di Trani, sono 50, di cui 14 a vario titolo, rispondono degli stessi reati contestati ai due finiti ai domiciliari. I beni sequestrati hanno lo stesso valore della frode.

Le indagini sono iniziate dopo una segnalazione fatta alla magistratura dall’Inps, che notava anomalie previdenziali. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, basati anche sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, il sistema messo in piedi dai due arrestati, sarebbe consistito nella creazione di società ad hoc per assumere “formalmente decine di lavoratori senza che venissero versati gli oneri previdenziali e assistenziali, e che fatturavano prestazioni di servizi inesistenti nei confronti di altre imprese con sede nel Nord Italia”, spiega una nota della Finanza, dove i lavoratori avrebbero dovuto lavorare senza però mai farlo.

Gli stipendi sarebbero stati “monetizzati dalla associazione, mentre i due arrestati trattenevano una commissione di circa il 22%”, puntualizzano gli investigatori evidenziando che vi era una associazione di tipo “famigliare” gestita dal finanziere finito nei guai e che avrebbe coinvolto i suoi parenti, l’altra invece sarebbe stata di natura “professionale” e a coordinarla sarebbero stati “i due arrestati con la complicità di soggetti economici con sede in nord Italia”.

Militare morto per amianto in Puglia: il Ministero risarcirà la vedova con 400mila euro e 2400 euro al mese

Il ministero della Difesa dovrà risarcire per una somma pari a 400mila euro la vedova di un radiotelegrafista pugliese morto il 10 febbraio 2020 a causa di un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione all’amianto e riconosciuto, dalla sentenza del tribunale di Trani diventata definitiva, vittima del dovere.

È quanto rende noto l’Osservatorio nazionale amianto che, in una nota, ricorda che il militare deceduto 5 anni fa, ha prestato servizio nella Marina militare dal 13 luglio 1962 al 31 luglio 1964 a bordo delle navi Albatros e Corvetta Alcione.

«In quel periodo ha subito una prolungata esposizione all’amianto presente nei locali motori, nei corridoi, nei rivestimenti delle condotte di scarico e persino negli ambienti di vita quotidiana dell’equipaggio», prosegue la nota in cui si evidenzia che «il militare non fu mai dotato di adeguati dispositivi di protezione individuale».

Il Tribunale ha riconosciuto il nesso causale tra la malattia e l’esposizione a bordo, e ha disposto «l’erogazione dei benefici spettanti per legge», alla vedova. Alla vedova dovrà essere corrisposta una speciale elargizione di circa 300.000 euro, oltre a ratei arretrati per circa 100.000 euro e un vitalizio mensile di circa 2.400 euro.

«A quasi cinque anni dalla sua morte, il militare ha ottenuto giustizia – dichiara Ezio Bonanni, legale della famiglia della vittima e presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – Con la sentenza definitiva, possiamo procedere con ulteriori azioni per il risarcimento integrale dei danni». «Il nostro impegno prosegue a tutela di tutte le vittime dell’amianto e delle vittime del dovere», conclude.

Violenze sulla ex, caporalmaggiore dell’esercito condannato: ha patteggiato 2 anni e 6 mesi. Sarà licenziato

Un caporalmaggiore dell’esercito di 48 anni, originario di Corsano e in servizio a Lecce, ha patteggiato davanti al giudice monocratico Marco Mauro Marangio una condanna a due anni e sei mesi per stalking, lesioni e maltrattamenti ai danni della ex convivente, che aveva deciso di mettere fine alla relazione.

L’imputato era recidivo a causa di una condanna comminata sempre per lesioni a carico di un’altra sua ex. L’uomo si trova attualmente ai domiciliari, dopo essere stato arrestato nell’ottobre 2024 in seguito alla denuncia sporta ai carabinieri dalla donna dopo l’ennesima aggressione subita, che l’aveva costretta a fare ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Scorrano.

Nonostante la denuncia, il militare avrebbe continuato però a perseguitarla. Il ministero della Difesa ha sospeso il militare dal servizio avviando l’iter per il licenziamento.