Bari, abusiva nella casa popolare del collaboratore di giustizia: sfrattata la nipote del boss Palermiti a Japigia

Le Forze dell’Ordine sono intervenute in via Caldarola, nel quartiere Japigia di Bari, per l’esecuzione dello sfratto esecutivo della casa popolare occupata nel 2002 abusivamente da Rossana Palermiti, nipote del boss Eugenio.

Presente sul posto anche il presidente dell’Arca Puglia, Piero De Nicolo. L’operazione è coordinata dalla Prefettura di Bari dopo le recenti riunioni del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la donna aveva abusivamente occupato l’alloggio della famiglia del collaboratore di giustizia Filippo Cucumazzo.

Estorsioni e narcotraffico, 31 arresti nel Barese. Sgominati due clan rivali vicini ai Parisi e agli Strisciuglio – VIDEO

I provvedimenti scaturiscono dall’indagine “Messa a Fuoco” avviata a seguito di un incendio doloso di veicoli avvenuto in Turi. Dei 37 indagati, 15 indagati sono stati colpiti dalla misura della custodia cautelare in carcere, 16 da quella degli arresti domiciliari mentre gli altri 6 sono stati destinatari dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

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Bari, aggredisce l’ex fidanzata a scuola e scappa con il suo IPhone: il baby Palermiti patteggia 2 anni e 6 mesi

Eugenio Palermiti a dicembre scorso ha patteggiato 2 anni e 6 mesi di reclusione, oltre 500 euro di multa, per aver fatto irruzione nel settembre del 2023 nella scuola dell’allora fidanzata minorenne, l’istituto Lenoci di Bari, aggredendola e portando via il suo cellulare. Per questo episodio venne arrestato il giorno di Natale dalla Polizia. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

ll baby Palermiti fece irruzione nell’istituto tecnico-economico Lenoci di Bari per raggiungere la classe dove si trovava l’ex fidanzata. L’avrebbe aggredita, tirandola per capelli, e invitata ad uscire. La loro relazione era terminata a luglio, ma Palermiti sospettava che la ragazza si stesse frequentando già con un’altra persona. Contemporaneamente riuscì ad entrare in possesso dell’IPhone 12 posizionato sul banco della classe, solo l’intervento di una collaboratrice scolastica e di una professoressa permise di separare i due.

La Polizia intervenne sul posto, ma Palermiti si allontanò subito in sella alla sua moto, portandosi via lo smartphone della ragazza. Gli agenti si recarono così nella sua abitazione al quartiere Japigia, lo arrestarono e portarono via. Durante l’interrogatorio di garanzia si dichiarò pentito e attribuì tutto alla gelosia.

Il giudice per le indagini preliminari, Angelo Salerno, rigettò la richiesta di misura cautelare in carcere perché le condotte di Palermiti furono considerate compiute “senza il fine di procurare per sé un ingiusto profitto, sicché non sarebbe possibile ravvisare gli estremi del delitto di rapina, specie in considerazione della modesta gravità dei fatti e del contesto di riferimento”.

La vittima dell’accaduto fu ascoltata dagli inquirenti e riferì che vi erano già stati scontri, ma senza conseguenze fisiche. La ragazza decise di non sporgere denuncia, mentre la mamma di Palermiti si scusò personalmente con lei. La Procura di Bari però non si arrese e chiese l’arresto di Eugenio Palermiti jr per stalking.

Bari, l’omicidio Rafaschieri a Carbonara non era stato “contemplato”: cosa c’è dietro lo sconto di pena per Palermiti

Giovanni Palermiti e i suoi complici avevano «programmato da tempo di assassinare Alessandro Rafaschieri, colpevole dei tentativi di espansione criminale nel quartiere Madonnella» di Bari. Ma l’idea di uccidere suo fratello Walter «è maturata solo nella fase attuativa» del delitto, «e non era dunque stata contemplata al momento dell’ideazione del progetto criminoso». Queste le motivazioni con cui i giudici della Corte d’assise d’appello di Bari, lo scorso 30 ottobre, hanno escluso l’esistenza dell’aggravante della premeditazione e ridotto a 20 anni (dall’ergastolo) la condanna per Giovanni Palermiti, riconosciuto colpevole – insieme ad altri – dell’omicidio di Walter Rafaschieri e del grave ferimento del fratello Alessandro, vero obiettivo dell’agguato.

Il delitto fu commesso il 24 settembre 2018 nel quartiere Carbonara, i due fratelli furono raggiunti da colpi di pistola mentre erano a bordo di una moto. In favore di Palermiti, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche, ha giocato anche «il comportamento processuale», costituito dall’aver risarcito Alessandro Rafaschieri con 100mila euro «al fine di contribuire alle spese mediche necessarie per la sua riabilitazione dalle gravissime lesioni personali subite». Ma Palermiti ha anche ammesso la propria responsabilità nel delitto, e queste circostanze per i giudici sono «sintomatiche di un principio di ravvedimento» dello stesso Palermiti. In secondo grado i giudici hanno concesso uno sconto di pena anche per Filippo Mineccia (da 20 a 18 anni, anche lui ha risarcito Rafaschieri con 100mila euro), che avrebbe fatto parte del commando, e per l’ex collaboratore di giustizia Domenico Milella (otto anni dai nove anni e quattro mesi del primo grado), condannato per il concorso nell’omicidio.

Pistole e armi in discoteca: i baby Palermiti e Parisi fanno scena muta davanti al gip

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, il 28enne e il 21enne arrestati venerdì a Bari con l’accusa di detenzione e porto d’armi aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

I due, nipoti dei boss (omonimi) del quartiere Japigia di Bari, in un’occasione si sarebbero presentati armati nella discoteca Divinae Follie di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), e avrebbero eluso i controlli delle forze dell’ordine grazie all’aiuto di bodyguard compiacenti che li avrebbero aiutati a uscire dal locale.

Dalle indagini della Dda, condotte dai carabinieri, è emerso come Palermiti fosse armato anche la sera del 22 settembre scorso nella discoteca ‘Bahia’ di Molfetta (Bari), quando il 21enne Michele Lavopa sparò per colpire lui – che rimase ferito insieme ad altri tre amici – ma uccise la 19enne Antonia Lopez, detta Antonella.

Parisi e Palermiti si trovano in carcere. Il primo è difeso dagli avvocati Nicola Oberdan Laforgia e Michele Dell’Erba; Palermiti da Andrea Casto.

Bari, i baby Parisi e Palermiti arrestati perché meditavano vendetta contro Lavopa: “È un morto che cammina”

Il 21enne Eugenio Palermiti e il 28enne Savino Parisi, entrambi nipoti degli omonomi boss (Eugenio come suo nonno e Savino come suo zio), avrebbero potuto utilizzare le armi in loro possesso per vendicare l’omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa al Bahia Beach di Molfetta il 22 settembre scorso, e il ferimento dello stesso Palermiti se lasciati in libertà. Per questo il gip di Bari ha disposto nei loro confronti la detenzione in carcere per porto e detenzione d’arma aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Sparatoria a Japigia: grave 20enne del gruppo Palermiti jr. Rimase ferito nella sparatoria al Bahia Beach di Molfetta

Il 20enne ferito nella notte di Capodanno a Bari, in via Giustina Rocca nel quartiere Japigia, dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola all’addome, è uno dei ragazzi coinvolti nella sparatoria mortale del Bahia Beach di Molfetta dove morì la 19enne Antonella Lopez. Si trovava con Palermiti junior e fu colpito anche lui in quell’occasione.

Secondo le prime ricostruzioni pare che tutto sia scaturito da una lite scoppiata al mondo della droga. Il giovane è stato operato d’urgenza ed è ricoverato nel reparto di Rianimazione. In corso le indagini della Polizia, a soccorrerlo è stato un suo amico che però non ha riferito elementi utili agli inquirenti.

Bari, scappa dalla Polizia ma viene sorpreso durante il pranzo di Natale: Palermiti jr arrestato finisce ai domiciliari

Eugenio Palermiti, nipote omonimo del boss del clan Palermiti coinvolto nella sparatoria nella discoteca Bahia Beach di Molfetta del settembre 2024, dove morì la 19enne Antonella Lopez, è stato arrestato il giorno di Natale dalla Polizia per un episodio che risale a settembre 2023, quando il giovane fece irruzione nella scuola dell’allora fidanzata minorenne, l’istituto Lenoci di Bari, aggredendola e portando via il suo cellulare.

Gli agenti della Polizia hanno eseguito un’ordinanza agli arresti domiciliari emessa dal Tribunale del Riesame di Bari che ha accolto il ricorso della Procura di Bari contro il “no” del gip che non dispose la custodia cautelare. All’origine dell’episodio la gelosia asfissiante di Palermiti che non riuscì ad accettare la fine della relazione con la giovane e la sua nuova storia. Fu fermato da una professoressa e da una collaboratrice scolastica, ma riuscì a scappare via riuscendo a portare con sé il telefonino. Immediatamente dopo fu raggiunto da un equipaggio della Polizia di Stato, al quale oppose resistenza, e per questo fu tratto in arresto, nella flagranza dei reati di rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Palermiti ha chiesto scusa, ma dopo l’emissione del provvedimento cautelare si era reso irreperibile. La Polizia lo ha sorpreso durante il pranzo di Natale.

È importante, tuttavia, sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, il pentito Domenico Milella ci ricasca: l’ex braccio destro di Palermiti arrestato per droga a Genova

C’è anche il nome del pentito Domenico Milella, ex braccio destro di Eugenio Palermiti a Japigia diventato collaboratore di giustizia, nella lista delle persone arrestate questa mattina nell’ambito dell’operazione condotta dalla polizia di Genova che ha smantellato un’organizzazione criminale e un vasto traffico di sostanze stupefacenti ramificato in 5 regioni italiane, tra cui la Puglia, e in Spagna. Milella è stato fondamentale con le sue dichiarazioni nelle ultime inchieste più importanti dell’antimafia a Bari e dal 2020 vive in una località protetta insieme alla sua famiglia.

In questa inchiesta, come riportato da Repubblica, è coinvolto nell’episodio relativo a una presunta compravendita di stupefacenti nei pressi di un supermercato, degenerata poi in un tentativo di rapina da parte degli acquirenti. Secondo le indagini Milella avrebbe fatto parte di un gruppo criminale, in cui sono anche altri pugliesi, e operativo in Liguria nell’ambito della vendita e cessione di stupefacenti.