Andria, investita da auto guidata un 20enne: grave bimba di 11 anni. Trasferita al Pediatrico di Bari

Una bambina di 11 anni è stata investita da un’auto guidata da un 20enne ieri pomeriggio in via Nenni ad Andria, riportando ferite gravi.

Soccorsa dal personale del 118 è stata trasportata prima all’ospedale Bonomo di Andria e poi, a causa della gravità delle lesioni, è stata trasferita in serata all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Secondo quanto ricostruito finora dagli agenti della polizia locale di Andria, l’11enne stava attraversando a piedi la carreggiata in prossimità di piazzale Mariano quando un’auto, guidata da un 20enne del posto, l’ha travolta.

La bambina dopo essere finita contro il parabrezza è stata sbalzata sull’asfalto. La posizione dell’automobilista, che si è fermato a prestare i primi soccorsi, è al vaglio degli agenti. Sono in corso indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente.

Pediatrico Bari, inaugurato il nuovo Pronto Soccorso: “Spazi più sicuri e accoglienti per bimbi e famiglie”

Più spazio a disposizione dei bambini e delle loro famiglie e due spazi distinti, per garantire percorsi differenziati: uno dedicato all’accoglienza generale e uno che può essere isolato e riservato alla gestione delle emergenze, attrezzato con gas medicali e sale a pressione negativa. Sono le caratteristiche della nuova area di accoglienza del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, riaperta oggi.

Erano presenti, fra gli altri, il direttore generale del Policlinico di Bari Antonio Sanguedolce, il direttore sanitario Danny Sivo, il direttore medico del presidio pediatrico Livio Melpignano e il sindaco di Bari, Vito Leccese.

L’area include un piccolo spazio giochi dedicato ai bambini e un punto ristoro, inoltre sono stati attivati due nuovi ambulatori dedicati ai codici minori, pensati per la gestione rapida e appropriata delle urgenze non gravi.

Tra le principali novità spicca la nuova sala triage, cuore del sistema di accoglienza, dedicata alla valutazione generale dei piccoli pazienti, che vengono poi indirizzati verso gli ambulatori dedicati, tutti collocati sullo stesso piano: sala gessi, odontoiatria, otorinolaringoiatria, radiologia e ambulatorio chirurgico, per consentire una gestione integrata e coordinata.

“La riapertura della nuova area di accoglienza pediatrico – ha detto Sanguedolce – segna un passaggio importante nel percorso di riqualificazione del Giovanni XXIII e, più in generale, nella modernizzazione delle nostre strutture sanitarie. Abbiamo voluto creare spazi più funzionali, sicuri e accoglienti, capaci di rispondere in modo sempre più efficiente ai bisogni di salute dei bambini e delle loro famiglie”. I collegamenti diretti tra le diverse aree sono ancora oggetto di lavori.

“La seconda fase dei lavori – ha concluso il direttore generale – prevede l’apertura della nuova sala gessi, dei posti letto di Medicina d’urgenza e l’attivazione di percorsi dedicati alla gestione delle urgenze e delle emergenze ad alta complessità”.

Bari, bimbo di sei mesi muore al Pediatrico. Il dolore della mamma: “Ho creduto nei medici voglio giustizia”

Di seguito il racconto della mamma del piccolo Miracle, un bambino di appena sei mesi morto all’ospedale Pediatrico di Bari, diffuso dall’Associazione Sicilia Risvegli Onlus.

“Il 27 ottobre 2023 sono rimasta incinta. Come di consueto, tutti i mesi facevo i controlli di routine, anche privatamente. Andavo a farli dal mio ginecologo di fiducia. Andava tutto perfettamente bene, le ecografie erano regolari. Al 5° mese ho fatto la morfologica e mi è stato consigliato di fare una seconda morfologica di II livello presso un centro specializzato. Tempestivamente ho chiesto al mio ginecologo di fare richiesta per la morfologica di II livello, per approfondire, in un ospedale specializzato a Terlizzi (Bari).

Dopo il suo interessamento, dalla struttura mi hanno invitata ad inviare la richiesta via email. Quindi, dopo averla ricevuta, mi hanno detto per telefono, a anche via email: “Signora, non c’è bisogno che venga, è tutto regolare”. Le stesse cose sono state dette anche al mio ginecologo, che faceva parte dello stesso ospedale. La gravidanza è andata avanti senza problemi, anzi sentivo continuamente mio figlio che dava calci e si muoveva. Nel frattempo, ho continuato gli altri esami di routine. Arrivata al 7° mese di gravidanza ho fatto un’altra ecografia all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove mi è stato detto: “Signora, ci sono gravi problemi, deve andare fuori regione, la situazione è molto grave”.

Vista la situazione critica, mi sono messa subito in contatto con diversi ospedali per fare un ulteriore accertamento, per verificare e approfondire meglio. La RMN fetale è stata fatta, attraverso mie conoscenze, all’Ospedale Umberto I di Roma. I risultati: devastanti. Mi hanno detto chiaramente che il bambino era molto grave ed era meglio andare ad abortire fuori dall’Italia. Ma io ero già all’ottavo mese di gravidanza. Mi è stato consigliato di abortire in Belgio, in strutture a pagamento, e che ci avrebbero pensato loro stessi a fissare l’aborto spontaneo, cioè l’omicidio del mio bambino. Io non ci ho pensato due volte, ho detto: no, non vado ad abortire, non uccido mio figlio.

Da quel momento mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo più a dormire e avevo ansia e tanta paura. Ho deciso di portare avanti la gravidanza con la consapevolezza di cosa potesse accadere in seguito. Più passavano i giorni è più l’ansia saliva e avevo bisogno di visite psicologiche, perché stavo veramente male. Avevo solo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse e rassicurasse. Dopo varie ricerche e informazioni, siamo riusciti a trovare l’ospedale giusto che poteva seguire il mio ultimo mese di gravidanza e far nascere il bambino: il Gemelli di Roma, dove sono arrivata un mese prima del parto.

Mi sono trasferita a Roma con tutti gli altri miei figli, spese notevoli, ma ero costantemente seguita. Il 25 luglio 2024, a tarda notte, mentre mi trovavo in hotel, ho iniziato a sentire forti dolori e ho capito che mio figlio stava per nascere. Chiamata con urgenza l’ambulanza, sono stata portata al Gemelli. Nella mattinata del 26 luglio 2024, dopo ore di travaglio e ormai arrivata a una dilatazione di 4 cm, i medici si sono accorti che qualcosa non andava e hanno effettuato un cesareo d’urgenza. Non capivo più nulla, ho avuto un’emorragia, il bimbo si era staccato dalla placenta. Quando è nato l’ho chiamato Miracle, perché era un vero MIRACOLO: alla nascita ha pianto (mi avevano detto che non sarebbe accaduto) e io ho tirato un sospiro di sollievo e sono scoppiata a piangere di gioia, perché era vivo e non era come mi avevano detto i medici. Poiché avevano previsto che sarebbe morto, al momento della nascita mio figlio è stato subito battezzato alla presenza mia e di mia sorella. Ricordo che gli hanno messo la mascherina per la respirazione anche se lui respirava e piangeva.

Date le circostanze e dato quello che risultava dagli accertamenti pregressi, il piccolo Miracle è stato portato alla TIN (terapia intensiva neonatale) per ulteriori accertamenti. Vi è rimasto quasi 3 mesi, durante i quali ha subito due interventi agli occhi (cataratte) e hanno fatto anche la Peg, perché dicevano che non riusciva a deglutire e a mangiare. Dal momento della nascita pare che avesse bisogno delle mascherine, perché non riusciva a respirare da solo. I medici del Gemelli, specialisti del settore, erano sbalorditi dal fatto che, nonostante le previsioni che il bambino sarebbe dovuto morire o avere gravi handicap, la realtà dei fatti era diversa. Il piccolo aveva solamente lievi patologie di piccola entità. Ma lo stesso hanno certificato quanto riportato nella documentazione. Si trattava secondo loro di un vero miracolo. Dopo vari tentativi di trasferimento, e dopo quasi tre lunghi mesi di ricovero in terapia intensiva neonatale e in sub Tin del Gemelli di Roma, finalmente sono riusciti a trasferire mio figlio all’ospedale di Taranto, dove io abito da qualche anno. Miracle in questi tre mesi era migliorato tantissimo, riusciva persino a respirare da solo.

Una volta trasferito a Taranto, è rimasto alla TIN circa un mese, in modo che venisse organizzata tutta l’assistenza sanitaria di cui, secondo loro e in base alla documentazione, aveva bisogno. Nel frattempo mi è stato insegnato come poterlo gestire a casa. In questo secondo ospedale hanno fatto altri accertamenti, che secondo noi non servivano. Finalmente, dopo quasi un mese di ricovero, e dopo aver organizzato l’assistenza sanitaria domiciliare (che serviva poco) è stato portato a casa. Il 25 novembre 2024 il piccolo Miracle finalmente arriva a casa. Assistito, curato amorevolmente, andava tutto bene. Facevamo anche le prove togliendo le mascherine per la respirazione (lui respirava da solo). Eravamo molto felici, perché lui riusciva a respirare da solo, ci riconosceva perfettamente, era anche furbetto e conosceva i suoi fratellini.

Dopo un mese a casa, sempre monitorato con tutti i parametri, è accaduto l’imprevedibile. Subito dopo Natale, la sera del 26 dicembre 2024, dopo aver cambiato il pannolino, il mio amore Miracle per pochi secondi è apparso assente, i suoi parametri erano scesi e anche il respiro. Sono andata in panico, tempestivamente ho chiamato il 118. Mentre arrivava l’ambulanza, il piccolo si è ripreso. Dopo aver fatto dei controlli, hanno però deciso lo stesso di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Arrivato al PS ci hanno detto che il piccolo aveva qualcosa al polmone e doveva essere trasferito a Bari e ricoverato in Rianimazione. Dopo tante insistenze, ci hanno detto che il piccolino doveva essere intubato perché era grave. Disgraziatamente ho ceduto, ho firmato per farlo intubare ed è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Da quel momento, era il 26 dicembre 2024, è iniziato il calvario di mio figlio e di tutti noi. Dopo tantissime radiografie per capire se effettivamente mio figlio avesse prima la bronchiolite, e poi la polmonite, le risposte non sono mai state chiare, e intanto lo tenevano intubato. Le radiografie che avevano fatto, da me richieste per verificare se fosse realmente vero quello che dicevano, non mostravano gravi danni, fino al punto di intubare un bambino di nemmeno sei mesi, e tenerlo sempre sedato. Lo hanno tempestato di cure e farmaci che non servivano a nulla, anzi peggioravano la sua salute. Col passare dei giorni ci hanno detto che lui non riusciva più a respirare da solo, era impossibile estubarlo, e che doveva assolutamente subire la tracheotomia. La tracheotomia a mio figlio non volevo assolutamente farla, ho rifiutato tante volte. Mi hanno minacciata che, se non li autorizzavo, si sarebbero rivolti alla magistratura. Sono stata messa in croce, con le spalle al muro, e sono stata obbligata a fargliela fare. Ed è stata la mia nostra rovina. Ho pianto notte e giorno, ero distrutta volevo solo indietro il mio bambino sano e salvo.

Dopo avergliela fatta fare sembrava che tutto fosse andato bene. Una settimana dopo la situazione è precipitata. Entravo tutti i giorni in Rianimazione, un giorno prima mi sono accorta che i parametri non erano più regolari. I medici della rianimazione dicevano che il piccolo aveva un po’ di febbre, ma io avevo uno strano presentimento. Guardando il mio bambino gli ho detto: amore mio, ti porterò via prima possibile. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano, piangeva. Quella sera del 23 gennaio 2025 sono rimasta fino a tardi fuori dalla Rianimazione, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava.

Improvvisamente, a tarda notte del 24 gennaio 2025 ho ricevuto una prima telefonata dalla Rianimazione: il bambino si era molto aggravato. Un altra telefonata verso le 5 del mattino: la situazione era gravissima e il bambino ci stava lasciando. Alle 7 di mattina del 24 gennaio 2025 ho ricevuto la terribile telefonata in cui mi è stato comunicato che mio figlio Miracle era morto. Da quel momento, una parte della mia vita è andata via con lui. Perché mio figlio è morto? Per quale motivo? Questi sono i miei tormenti, che mi porterò dietro fino a quando non avrò giustizia per mio figlio Miracle.

Ho creduto nei medici, mi sento in colpa per averlo fatto. Sono stata presa in giro da questi fantomatici medici: nonostante non fosse grave come avevano prospettato, hanno sperimentato sulla pelle di mio figlio. Ho voluto raccontare la storia di Miracle per comunicare a tutte le altre famiglie che si troveranno in questa situazione: prima di prendere delle decisioni, pensateci mille volte, ed aprite bene gli occhi. Voglio che questa mia atroce storia diventi di dominio pubblico. Aggiungo che ho tutti gli audio e anche i video su quello che dicevano questi “medici”. Fino a quando sarò in vita chiederò giustizia per mio figlio Miracle ucciso dalla sanità Italiana”.

Botulino nel miele, bimbo di 6 mesi salvato al Pediatrico di Bari: farmaco somministrato in meno di 24 ore

Un bimbo di sei mesi, affetto da botulismo infantile, è stato salvato dagli infettivologi e rianimatori dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Il piccolo, ricoverato lo scorso 22 settembre con paralisi delle pupille, scarsa reattività agli stimoli e progressiva debolezza muscolare, è stato affidato alle cure degli infettivoligi, che hanno subito sospettato un possibile caso di botulismo infantile e avviato tutti gli accertamenti necessari.

Dalla direzione dell’ospedale pediatrico, attraverso la Control room dell’azienda ospedaliero universitaria barese, sono stati quindi contattati l’Istituto superiore di sanità e il Centro antiveleni di Pavia, passaggio necessario per ottenere il siero specifico contro la tossina botulinica.

Il piccolo è stato trasferito in terapia intensiva mentre la polizia si è attivata per trasferire il farmaco a Bari, che è stato infuso a meno di 24 ore dalla diagnosi, salvando la vita al bimbo. Il paziente è uscito dalla terapia intensiva il 29 settembre ed è stato trasferito con i suoi genitori in un ambiente protetto, ieri pomeriggio è tornato a casa.

“Il miele può contenere spore del botulino ed è probabile, in questo caso, che sia stato il fattore che ha provocato l’intossicazione – spiega Danny Sivo, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico di Bari -. Nei bambini molto piccoli queste spore possono svilupparsi nell’intestino e diventare pericolose, diversamente da quanto avviene nell’adulto. Per questo motivo si raccomanda sempre di non dare miele ai bambini sotto l’anno di vita”.

“La tempestività della diagnosi e la multidisciplinarietà della nostra azienda – conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – hanno fatto la differenza”.

Bari, la piccola Zaraj morta a 12 anni in sala operatoria: assolto l’ex primario del Pediatrico

La gup di Bari Valeria Isabella Valenzi ha assolto «perché il fatto non sussiste» l’ex primario di Anestesia e rianimazione dell’ospedale pediatrico ‘Giovanni XXIII’ di Bari, Leonardo Milella, accusato di falso in relazione a una cartella clinica redatta per il caso della 12enne Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta. La piccola, di origine colombiana, morì in ospedale il 21 settembre 2017 per una ipertermia maligna subito dopo un intervento di riduzione di una frattura del femore.

Per l’accusa, Milella, che era finito a processo (in abbreviato), nel compilare la cartella clinica della paziente, avrebbe falsamente attestato che il farmaco salvavita Dantrium era stato somministrato alla bimba alle 11.30 del 21 settembre, mentre in realtà (per la Procura) sarebbe stato somministrato alle 13 dello stesso giorno.

Oggi, in Tribunale, lo stesso pm Baldo Pisani ha chiesto l’assoluzione di Milella «per non aver commesso il fatto», mentre l’avvocato del medico, Angelo Loizzi, ne ha chiesto l’assoluzione con formula piena, come poi deciso dalla gup.

Lo scorso 28 marzo, Milella era stato assolto «per non aver commesso il fatto» dall’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte della 12enne. Al primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, la pubblica accusa contestava di aver erroneamente diagnosticato una «tromboembolia polmonare» e “ritardato» di altre tre ore «la somministrazione del farmaco salvavita».

Nella vicenda era inizialmente coimputato anche l’anestesista Vito De Renzo, che ebbe in cura la 12enne prima dell’arrivo di Milella e che ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi. Inizialmente si era costituito parte civile anche il padre della bimba che oggi ha revocato la sua richiesta.

Tragedia a Bari, bimbo di 3 anni muore per meningite: la Procura apre un’inchiesta

Tragedia questa mattina all’alba a Bari. Un bimbo di tre anni è morto per meningite. I genitori si sono presentati al Pronto soccorso di Taranto, i medici si sono accorti subito della gravità della situazione e hanno disposto l’urgente trasferimento al Pediatrico di Bari.

Per il piccolo purtroppo non c’è stato nulla da fare. La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta dopo la denuncia dei familiari, un medico legale effettuerà un’ispezione cadaverica.

Sma, da Matera al Pediatrico di Bari: neonato sarà curato con un farmaco da un milione di euro

Una corsa contro il tempo, un farmaco da un milione di euro e la forza della ricerca medica: così oggi c’è una speranza per il piccolo ricoverato al Giovanni XXIII di Bari, un neonato di appena 40 giorni della provincia di Matera, colpito da atrofia muscolare spinale di tipo 1 (Sma1), la forma più grave della malattia genetica che fino a pochi anni fa condannava i bambini a non superare i due anni di vita.

Il piccolo sarà sottoposto a Zolgensma, la terapia genica più costosa al mondo – che in Italia è a carico del Servizio sanitario nazionale per tutti i bambini sotto i 13,5 kg di peso – capace, con una sola infusione, di bloccare la progressione della malattia e regalare una prospettiva di vita normale. Un successo reso possibile dalla rete tra Policlinico di Bari e Asl di Matera. Ma la vera arma vincente resta la diagnosi precoce attraverso lo screening neonatale.

La Puglia è stata la prima in Italia a introdurli in forma obbligatoria – salvo rinuncia – e per tutti i neonati, a partire dal dicembre 2021 su proposta dell’allora consigliere regionale e oggi assessore al Bilancio Fabiano Amati, consentendo fino ad oggi di diagnosticare 12 bambini e trattarne 14 tra cui un piccolo palestinese e il bimbo materano.

«Lo screening neonatale per la Sma – spiega Amati – riguarda certamente il piccolo paziente colpito e trattato in fase asintomatica grazie alla diagnosi quasi immediata, ma coinvolge l’intera famiglia. Una diagnosi precoce, infatti, non si traduce soltanto in una cura tempestiva, ma attiva un counseling sull’intera famiglia, che porta genitori e fratelli a confrontarsi con nuove consapevolezze genetiche. «È la prova che la medicina non parla mai al singolo in isolamento, ma si fa cultura della cura condivisa, capace di intrecciare scienza, etica e responsabilità familiare». «Un esempio concreto – aggiunge l’assessore pugliese – è il caso della diagnosi di Sma ad un bambino di 6 anni, fratello maggiore di un bimbo intercettato con lo stesso difetto genetico, ma in una forma più lieve tant’è che non aveva ancora sviluppato la malattia e viveva normalmente senza sapere che prima o poi la malattia avrebbe fatto sentire la sua presenza, con sintomi invalidanti. Il test neonatale per l’atrofia muscolare spinale non è soltanto uno screening clinico precoce, è un vero e proprio atto di presa in carico collettiva».

Bari, nel passeggino in strada con mamma e fratellino viene travolta da una moto: ferita bimba di 3 mesi

Attimi di paura ieri sera in via della Costituente, nel quartiere Carrassi di Bari, dove una bimba di 3 mesi, trasportata dalla sua mamma nel passeggino, è stata travolta da uno scooter.

Alla guida un ragazzo, la carrozzina è stata colpita in pieno. Sul posto è intervenuto il 118, la neonata è stata trasportata in codice giallo al Pronto Soccorso del Pediatrico di Bari.

Il fratellino di 4 anni, in evidente stato di choc per l’accaduto, è stato accompagnato in ospedale in codice verde. La neonata è stata sbalzata dal passeggino e ha rimediato ecchimosi sulla testa.

Bari, bimbo di 10 anni in pericolo di vita: trasportato d’urgenza a Milano con volo dell’Aeronautica Militare

Un bimbo di 10 anni, in imminente pericolo di vita, è stato salvato da un volo dell’Aeronautica Militare che l’ha trasportato da Bari a Milano – Linate. Il C-130J, unico aereo dell’Aeronautica Militare in grado di imbarcare fino a due ambulanze grazie alle particolari dimensioni ed equipaggiamenti di cui è dotato, è partito da Pisa nella serata di ieri e ha raggiunto l’aeroporto pugliese dopo più di un’ora di volo.

Qui ha prontamente imbarcato l’ambulanza su cui si trovavano il bambino, i suoi genitori e l’equipe medica, quest’ultima composta da tre operatori sanitari (più i tre autisti) per poter fornire al bimbo un’adeguata assistenza durante il volo.

Il piccolo paziente  aveva necessità di viaggiare restando nel veicolo sanitario e ricevere così supporto specialistico anche durante la corsa aerea; da qui la richiesta giunta all’Aeronautica Militare affinché attivasse lo speciale trasporto.

Precedentemente ricoverato presso il Policlinico di Bari “Giovanni XXIII”, il bimbo è così giunto sull’aeroporto di Milano Linate dopo le due di notte. Da qui ha potuto proseguire il suo viaggio in ambulanza raggiungendo in breve tempo il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano per ricevere l’assistenza sanitaria specifica.

A questo punto il C-130J ha potuto fare rientro a Pisa, atterrando poco dopo sull’aeroporto militare della 46ª Brigata Aerea, dove l’aereo è di stanza, e riprendendo la prontezza operativa a favore della collettività.

Il volo sanitario è stato richiesto dalla Prefettura di Bari e autorizzato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, per poi essere tempestivamente disposto e coordinato dalla Sala Situazioni di Vertice del Comando della Squadra Aerea – 1ª Regione Aerea di Milano.

 

 

Pediatrico Bari, muore a 12 anni sotto i ferri: il primario Leonardo Milella assolto per il caso Zaray

Il Tribunale di Bari ha assolto “per non aver commesso il fatto” Leonardo Milella, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, imputato per l’omicidio colposo della 12enne di origini colombiane Zaraj Tatiana Coratella Gadaleta.

La ragazzina morì il 19 settembre 2017 per una ipertermia maligna subito dopo un intervento di riduzione di una frattura al femore. Al primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, la pubblica accusa contestava di aver erroneamente diagnosticato una “tromboembolia polmonare” e “ritardato” di altre tre ore “la somministrazione del farmaco salvavita”.

A processo era costituito parte civile il padre della vittima. “Dopo 6 anni di processo e l’audizione di diversi testimoni, e sopratutto consulenti di fama nazionale, il tribunale ha riconosciuto l’assoluta assenza di responsabilità del dott.Milella per il decesso della giovane paziente. Il lungo e complesso dibattimento ha reso giustizia al mio assistito – spiega il difensore di Milella, Angelo Loizzi – che sin dal primo momento ha rivendicato la correttezza del suo operato. Oggi, finalmente, gli è stata restituita la serenità che merita”.