Altamura, il 30enne Cavotta ucciso davanti a moglie e figlio: chiesta condanna di 30 anni per Nicola Centonze

La Dda di Bari ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Nicola Centonze, 48enne imputato per l’omicidio di Massimiliano Cavotta, ucciso la sera dell’11 ottobre 2003 ad Altamura con sette colpi di pistola e due di fucile mentre tornava a casa insieme alla moglie e al figlio di tre anni, che riuscirono a mettersi in salvo.

Per quell’omicidio in due, Giovanni Loiudice (63 anni) e Nicola Centonze (48), sono stati arrestati nel novembre 2024, a distanza di 21 anni dal fatto. A giugno Loiudice è stato condannato a 20 anni di reclusione dal gup di Bari.

Secondo quanto ricostruito dalla Dda di Bari, Cavotta fu ucciso perché, in passato, avrebbe avuto dei contrasti con alcuni esponenti della criminalità organizzata altamurana e, nel febbraio precedente, avrebbe ferito con colpi di pistola proprio Loiudice. Il suo omicidio, dunque, sarebbe stato ordinato come ritorsione.

Nel processo sono costituiti parte civile la Regione Puglia, il Comune di Altamura e i parenti di Cavotta. Lo scorso 20 febbraio Centonze, ex collaboratore di giustizia, è stato arrestato (mentre era già in carcere) perché ritenuto il coordinatore dell’attentato dinamitardo del 5 marzo 2015, avvenuto nel locale Green Table di Altamura, in cui rimase ucciso il calciatore 27enne Domenico Martimucci.

Caporalato nel Barese, braccianti pagati in nero e meno di 5 euro l’ora: in 12 a processo

Il gup di Bari Giuseppe Ronzino ha disposto il rinvio a giudizio per 12 persone imputate nel processo nato dall’inchiesta Caporalis dei carabinieri che ha svelato un presunto giro di sfruttamento dei braccianti nei campi della provincia di Bari. Il processo prenderà il via il prossimo 4 dicembre.

Assolto in abbreviato un finanziere per non aver commesso il fatto, per un altro imputato è stato disposto il non luogo a procedere. Tra gli imputati i due presunti caporali, Maria De Villi e Vito Stefano De Mattia, assieme ai titolari di 10 aziende agricole.

De Villi e De Mattia, secondo l’accusa, avrebbero reclutato tra maggio e luglio 2021 braccianti italiani e stranieri con annunci su Facebook e nelle chat di WhatsApp, spendendoli nelle campagne di Turi, Cassano, Acquaviva e Rutigliano. I lavoratori sarebbero stati pagati in nero e meno di cinque euro l’ora.

Bari, si finge una escort e truffa agricoltore: 66enne napoletana a processo per estorsione

Paga 300 euro ad una presunta escort per averla semplicemente contattata su WhatsApp dopo aver visto un annuncio su un sito di incontri. Protagonisti un agricoltore 50enne del Barese e una 66enne napoletana, finita a processo con l’accusa di estorsione. I fatti risalgono al 2021.

L’uomo, secondo quanto raccontato, ha inviato un messaggio su WhatsApp per fissare un appuntamento, salvo poi non rispondere più. La presunta escort a questo punto, dopo la scomparsa dell’agricoltore, avrebbe preteso prima il pagamento di 300 euro per evitare la denuncia, poi il giorno successivo avrebbe avanzato la richiesta di ricevere ulteriori 500 euro minacciandolo di far intervenire i suoi “protettori”.

L’uomo si è così presentato in Questura a Bari per denunciare l’accaduto. Gli investigatori sono riusciti a risalire alla titolare della carta, ben diversa dalla ragazza dell’annuncio. L’agricoltore si è costituito parte civile nel processo.

Processo ai membri di CasaPound a Bari, la difesa: “Provocati dai manifestanti”

Negli scontri avvenuti il 21settembre del 2018 a Bari, in occasione della visita in città dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, avrebbe avuto un ruolo “l’inefficienza delle forze dell’ordine”. Gli scontri stessi, poi, sarebbero stati provocati dagli stessi partecipanti alla manifestazione “Bari non si lega”, passati davanti alla sede di Casapound di viale Eritrea (nel quartiere Libertà) nonostante il percorso stabilito per il loro corteo fosse diverso.

È quanto sostenuto ieri, in Tribunale a Bari, dall’avvocato Antonio Mitolo, difensore di sei dei 17 imputati finiti a processo per riorganizzazione del partito fascista e lesioni personali. Gli imputati facevano tutti parte della sede (ora chiusa) di Casapound di Bari, il circolo Kraken, e a loro è contestata l’aggressione (definita dall’accusa “squadrista”) ai danni di alcuni manifestanti.

Tra le vittime dell’aggressione ci sono l’ex europarlamentare Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia.

Per il difensore dei sei imputati, le forze dell’ordine non avrebbero garantito l’ordine pubblico perché, a pochi minuti dalla fine della manifestazione, avrebbero abbandonato i presìdi disposti lungo il tragitto del corteo. Inoltre, ha sostenuto sempre l’avvocato, i manifestanti avrebbero creato “allarme” nei frequentatori del circolo Kraken passando nelle vicinanze di viale Eritrea.

Per l’accusa, che ha chiesto 17 condanne da un anno e otto mesi a due anni di reclusione, gli imputati avrebbero aggredito i manifestanti colpendoli con calci, pugni e altre armi, tra cui cinture e sfollagente. Le discussioni delle difese proseguiranno nella prossima udienza del 30 ottobre, la sentenza è prevista per il 20 novembre.

Omissione di atti d’ufficio e falso, il comandante della Polizia Locale di Grumo nei guai: chiesto il rinvio a giudizio

Il comandante della Polizia Locale di Grumo Appula, il 63enne Antonio Perchiazzi, rischia il processo per rifiuto e omissione di atti d’ufficio e falso. La pm Savina Toscani ha chiesto il suo rinvio a giudizio per fatti che risalgono al periodo 2019-2022.

Secondo le indagini della Finanza, “Perchiazzi avrebbe omesso di costituirsi in 98 giudizi civili relativi a contenziosi connessi alle opposizioni contro le multe per violazioni al codice della strada, o si sarebbe costituito tardivamente, subendo così decadenze processuali. In altri casi avrebbe omesso di predisporre il pagamento entro 120 giorni dalla notifica di 134 sentenze sfavorevoli, contenenti la condanna dell’ente alle spese processuali, così generando un onere finanziario, aggiuntivo per il Comune pari a oltre 27mila euro”, si legge su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Ma non solo. Il 63enne avrebbe omesso anche di vigilare sul corretto adempimento del contratto di appalto relativo al noleggio di un’apparecchiatura di autovelox e del servizio di “data entry” che fa riferimento alla parte amministrativa dei procedimenti sanzionatori.

L’accusa di falso invece fa riferimento alla determina sull’importo delle multe per le violazioni al codice della strada, tra cui quelle per eccesso di velocità. In più Perchiazzi avrebbe anche omesso di bandire una gara d’appalto per il servizio di ricovero e custodia dei cani randagi, affidandolo direttamente alla ditta che lo gestiva da anni, generando debiti fuori bilancio quantificati in circa 63mila euro in due anni (2020 e 2021). Il Comune è parte offesa e potrà costituirsi parte civile nell’udienza preliminare. Si tornerà in aula il 24 novembre. 

Schianto fatale a Torre Quetta, 19enne verso il processo: è accusato di omicidio per la morte di Francesco Damiani

Silvia Curione, pm del tribunale di Bari, ha chiesto il rinvio a giudizio per il conducente 19enne della Mini Cooper che il 21 ottobre 2024 finì fuori strada a Torre Quetta. Nell’incidente perse la vita il 18enne Francesco Damiani.

L’accusa è di omicidio stradale aggravato dalla velocità. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 19enne avrebbe guidato in maniera spericolata, andando ben oltre il limite di velocità da 50 chilometri orari.

All’altezza di un incrocio ha perso il controllo del mezzo, capovolto per diversi metri dopo aver colpito il marciapiede.

Nello schianto un altro ragazzo di 18 anni ha riportato danni fisici, ferite più lievi per gli altri due occupanti. Il 19enne comparirà dinanzi al gip il prossimo 14 ottobre.

Suicida dopo le minacce della moglie di portare via la figlia, lei va a processo a Bari: chiesta la condanna a 4 anni

La Procura di Bari ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione, per maltrattamenti aggravati, nei confronti di Morsy Noura Said Saad Mohamed, la 30enne egiziana finita a processo per gli insulti e le minacce rivolti al marito, Paolo Silletti, il 34enne barese che si è tolto la vita il 10 aprile 2024.

La donna ha chiesto di essere processata con il rito abbreviato. Nella richiesta di condanna, la Procura ha escluso l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, ma ha confermato l’aggravante dell’aver commesso il fatto in presenza di minori. Si tornerà in aula il 15 ottobre quando potrebbe essere già emessa la sentenza.

Nel processo i genitori della vittima si sono costituiti parte civile. I due si sono conosciuti a Sharm el Sheikh, si sono sposati nel 2019 al Cairo, prima di trasferirsi in Puglia. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, dopo la nascita della figlia. La donna avrebbe chiesto al marito soldi, poi una casa più grande, il trasferimento a Bari fino a minacciarlo ripetutamente di scappare in Egitto con la figlia e di non fargliela più vedere.

Gli insulti sono arrivati tramite messaggi e la donna avrebbe trascorso periodi sempre più lunghi in Egitto, dai suoi genitori, con la bambina, causando così “uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore”,  a causa del quale – secondo l’accusa – l’uomo decise di togliersi la vita.

Omicidio Lello Capriati a Torre a Mare, pistola portata via: Angela De Cosmo rischia di finire a processo

Angela De Cosmo, la 36enne di Triggiano arrestata con l’accusa di aver portato via dal luogo del delitto la pistola di Raffaele Capriati, il 41enne ucciso la sera del 1° agosto a Torre a Mare, potrebbe finire a processo.

Il pm Marco D’Agostino ha chiesto il rinvio a giudizio e la donna comparirà dinanzi al gip il prossimo 17 dicembre. La 41enne fu arrestata .con le accuse di detenzione e porto illegale di arma da fuoco con l’aggravante di aver aiutato un club mafioso e poi rimessa in libertà dal Tribunale del Riesame che accolse il ricorso della difesa per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

Quella sera si trovava in auto con la vittima. Una moto si è affiancata all’auto su cui Capriati e De Cosmo erano a bordo, una delle due persone in sella ha sparato e ucciso Lello Capriati. De Cosmo è rimasta illesa, ha percorso qualche metro, prima di fermarsi ad una fermata del bus.

Durante l’interrogatorio di garanzia, De Cosmo aveva dichiarato di non aver visto cadere l’arma dalla tasca della vittima, di non averla raccolta e di non averla portata via.

Bari, video dell’incidente mortale diventa virale su WhatsApp: a processo tre vigili

Un tir travolge e uccide un ciclista in via Napoli nel 2018, il video dell’incidente mortale viene ripreso dalle telecamere di videosorveglianza di una stazione di servizio e diventa virale nelle chat e nei gruppi di Whatsapp.

Chi è il responsabile? Sul caso è stato aperto un processo. Tre vigili, di turno quando si è verificato l’incidente, sono accusati di violazione del segreto istruttorio dopo la diffusione del filmato ripreso dal computer della Polizia Municipale. La famiglia della vittima ha chiesto un risarcimento di 15mila euro.

Neonata gettata nel water, 29enne a processo per omicidio volontario. È a casa dei genitori a Cassano delle Murge

Andrà a processo per omicidio volontario aggravato dalla relazione di parentela Melissa Russo Machado, 29enne italo-brasiliana accusata di aver partorito la propria figlia nella tazza del water e di averla uccisa tirando lo sciacquone nella notte del 29 ottobre 2024, a Piove di Sacco (Padova). Lo riporta la stampa locale.

Il giudice per le udienze preliminari Claudio Marassi ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Sergio Dini, che ha qualificato il fatto come omicidio volontario di un neonato e non come infanticidio: mentre l’infanticidio prevede una pena massima di 14 anni, l’omicidio volontario può comportare anche l’ergastolo e il processo davanti alla Corte d’assise.

I fatti sono avvenuti nell’appartamento sopra il locale notturno in cui lavorava la donna. La neonata, di 51 centimetri e tre chili e mezzo, era stata trovata incastrata a testa in giù nel water. L’autopsia ha confermato che era nata viva e sana.

La donna, che durante l’indagine è stata ritenuta capace di intendere e di volere dopo una perizia psichiatrica, si trova ora a casa dei genitori a Cassano delle Murge (Bari) con obbligo di dimora.