Orrore a Maglie, 14enne violentata nei bagni della stazione: indagati due ragazzini

La Procura per i minori di Lecce ha aperto un fascicolo d’inchiesta per fare chiarezza su una violenza sessuale compiuta il 28 luglio scorso nei bagni della stazione di Maglie. Vittima una ragazzina di soli 14 anni, nel registro degli indagati due coetanei, un 14enne e un 15enne residenti in provincia di Lecce e Brindisi.

La ragazzina, dopo l’aggressione sessuale, si è recata in Pronto Soccorso. Il personale sanitario ha riscontrato i segni inequivocabili della violenza, tra cui una copiosa perdita di sangue. Subito sono partite le indagini. Sono stati sequestrati i telefonini delle persone coinvolte e disposti ulteriori approfondimenti genetici rinvenuti sui tamponi eseguiti sulla ragazzina. I carabinieri di Maglie ascoltato la vittima e identificato i presunti stupratori, al vaglio anche le immagini dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della stazione.

Brindisi, muore sei giorni dopo aver dato alla luce due gemelli: Procura chiede la seconda archiviazione

La Procura di Brindisi ha chiesto, per la seconda volta, l’archiviazione dell’inchiesta per omicidio colposo, aperta per fare chiarezza sul decesso di Viviana Delego, l’insegnante di 42 anni originaria di Fasano, morta il 22 dicembre 2022, dopo aver dato alla luce due gemelli nell’ospedale Perrino di Brindisi. Il gip del tribunale brindisino, Vittorio Testi, nel marzo scorso, accogliendo l’istanza dei familiari della donna, aveva rigettato la richiesta di archiviazione presentata dai magistrati disponendo altri tre mesi di indagine.

L’obiettivo era accertare, così come chiesto dalla famiglia della vittima, se il trattamento chirurgico a cui fu sottoposta la 42enne, era stato tempestivo e adeguato. Secondo la Procura dagli ulteriori accertamenti non sarebbero emerse novità rispetto a quanto già emerso sulla base della documentazione presentata dal consulente incaricato e ha chiesto così, nuovamente l’archiviazione del caso nato dopo la denuncia presentata dal marito della donna. Secondo quanto ricostruito la 42enne, già madre di una bimba, fu sottoposta a isterectomia a causa di una grave emorragia successiva al parto. Dalla relazione del primario del reparto di Chirurgia generale dell’ospedale Perrino di Brindisi che la operò, emergerebbe che sarebbe stato il ginecologo di turno a chiedergli di intervenire perché, per sua stessa ammissione, non sarebbe stato in grado di eseguire l’intervento di asportazione dell’utero. Dopo l’intervento le condizioni della donna peggiorarono e morì cinque giorni dopo aver partorito.

Bari, rivolta in carcere: agente ferito e infermiere in ostaggio. Indaga la Procura

Sono in corso accertamenti da parte della Procura di Bari sulla protesta che si è svolta ieri sera nella seconda sezione dell’istituto di pena della città dove alcuni detenuti hanno messo in atto, secondo quanto apprende l’ANSA da fonti inquirenti, “un atto di dissenso nei confronti della polizia penitenziaria”.

L’accesa contestazione avrebbe coinvolto un infermiere in servizio nel carcere che sarebbe stato trattenuto dai reclusi per alcuni minuti mentre un agente di polizia penitenziaria ha riportato ferite lievi mentre tentava di riportare la calma. I sindacati della polizia penitenziaria hanno parlato di rivolta. Successivamente è ritornata la calma.

Un agente è rimasto lievemente ferito mentre provava a calmare i reclusi, quattro in tutto, e un infermiere è rimasto bloccato nell’ambulatorio in cui stava facendo una terapia con un detenuto. L’uomo, che sta bene e non è ferito, è stato libero di lasciare la zona in cui era al lavoro dopo qualche minuto. Secondo quanto apprende l’ANSA, alla base dei momenti di tensione ci sarebbero le condizioni psicofisiche di uno dei detenuti coinvolti. Nella sezione interessata dall’accaduto non si registrerebbero problemi legati al sovraffollamento.

Bari, dress code rigido in Procura: stop a pantaloncini, canottiere e gonne corte. Signore respinte all’ingresso

Dress code rigido negli uffici giudiziari di Bari. Un nuovo provvedimento, firmato dal procuratore Roberto Rossi, è entrato in vigore dal 10 luglio. “Occorre garantire che l’attività giudiziaria si svolga in un contesto di decoro consono all’importanza dell’attività svolta e per il raggiungimento di tale obiettivo è necessario un abbigliamento appropriato”, si legge.

E così gli addetti alla vigilanza sono chiamati a controllare all’ingresso chi entra nell’ex torre Telecom di Poggiofranco dove viene ospitata la Procura, oltre a stabilire se le lunghezze di gonne e bermuda sono idonee alle misure stabilite dal procuratore. Una giornalista e diverse avvocatesse, oltre a parti del processo, sono già state respinte. Aboliti pantaloncini corti, bermuda, ciabatte e canottiere, un invito esteso a tutti anche a magistrati e amministrativi.

Morte Palazzotto a Bitritto: la Procura di Bari chiede 14 anni di reclusione per Francesco Assunto

La Procura di Bari ha chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per Francesco Assunto, il 33enne gestore del bar ‘Coffee Time’ di Bitritto (Bari) a processo in abbreviato per l’omicidio volontario – con dolo eventuale – del 27enne Giovanni Palazzotto, soffocato fino a morire all’alba del 20 novembre 2022 proprio davanti al locale. Assunto, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe causato la morte di Palazzotto bloccandolo a terra per circa 16 minuti, comprimendogli il torace con le ginocchia per impedirgli di entrare e danneggiare il suo bar. La vittima, che era in stato di alterazione per aver assunto alcol e cocaina «a dosi tossiche e potenzialmente letali», come si legge negli atti), dopo le 5.15 di mattina si avvicinò al ‘Coffee Time’ – urlando e scalciando la porta d’ingresso per entrare – dopo aver danneggiato il vicino bar ‘Blanco’.

Assunto, secondo quanto ricostruito, sarebbe riuscito a bloccare Palazzotto dopo averlo colpito con sei pugni, e lo avrebbe poi immobilizzato a terra, continuando a esercitare pressione sulla vittima nonostante le richieste d’aiuto. Secondo l’accusa, la pressione sul corpo del 27enne avrebbe causato la morte per soffocamento di Palazzotto. Assunto fu arrestato in flagranza dai carabinieri, scarcerato dopo pochi giorni e infine sottoposto ai domiciliari. Il difensore dell’imputato, Raffaele Quarta, ha invece chiesto l’assoluzione del suo assistito. La sentenza è prevista al termine della prossima udienza del 3 ottobre.

Donna carbonizzata nel Brindisino, Procura chiede processo per il figlio 48enne: è accusato di omicidio

La procura di Brindisi ha chiesto il rinvio a giudizio per il 48enne, Alberto Villani, accusato dell’omicidio volontario della madre, Cosima D’Amato di 71 anni, il cui corpo fu trovato carbonizzato all’interno della sua abitazione di campagna a San Michele Salentino nella notte tra il 19 e il 20 settembre scorso. Furono i vigili del fuoco a scoprire il cadavere della donna nella cucina della villetta dove la 71enne viveva sola.

Il figlio della pensionata, attualmente detenuto nel carcere di Lecce, è accusato anche di incendio, resistenza a pubblico ufficiale e calunnia. L’udienza preliminare del gup Barbara Nestore è fissata per il prossimo 16 luglio.

Droga a Bari, dopo 26 anni la Procura chiede condanne per 450 anni di carcere: 34 imputati – I NOMI

A 26 anni dal primo reato contestato e a 20 anni dall’ultimo si è avviato oggi al termine, con le richieste di condanna, il processo, la cui prima udienza era fissata nel 2012, per 34 imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e alla detenzione di stupefacenti e reati in materia di armi. Diversi reati sarebbero ormai prescritti. La Procura di Bari ha chiesto condanne, per un totale di quasi 450 anni di reclusione.

In particolare, ad alcuni imputati è contestato l’aver fatto parte (come promotori, affiliati o partecipi) del clan ‘Velluto’ dei quartieri San Pasquale e Carrassi di Bari, diretto – per l’accusa – da Domenico Velluto e Giovanni Fasano. L’associazione, che operava anche nel quartiere Poggiofranco, era soprattutto finalizzata al traffico di droga e aveva articolazioni anche nei comuni di Capurso, Acquaviva delle Fonti, Monopoli e Corato. Le richieste, arrivate oggi al termine di una lunga udienza svolta dinanzi al tribunale di Bari, segnano uno dei punti finali di una vicenda processuale lunghissima: ad alcuni imputati sono contestati fatti risalenti addirittura al 1998, la maggior parte degli addebiti è compreso tra il 2002 e il 2004. Nel processo era coinvolto anche il pusher e pr Francesco Vitale, morto a Roma nel febbraio 2023, a 45 anni, dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento nel quartiere Magliana. Per il suo omicidio la Procura di Roma ha recentemente chiesto tre condanne a 18 anni. Per il padre Domenico è stata chiesta la condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione.

Le pene più alte (30 anni) sono state chieste per Domenico Velluto e Giovanni Fasano. Il pm della Dda Fabio Buquicchio ha chiesto la condanna a 26 anni per Carlo Biancofiore, a 25 per Francesco Buono e Mario Di Gioia, a 23 anni e 8 mesi per Angelo Spano, a 22 anni per Giovanni Belviso. Per gli altri imputati sono state chieste condanne dai 18 anni e 8 mesi ai 2 anni di reclusione. Molti capi di imputazione sono caduti in prescrizione, per quattro imputati è stata chiesta l’assoluzione per prescrizione dei reati. La sentenza è prevista per il prossimo 31 ottobre dopo le repliche delle difese.