Manfredonia, donna avvolta dalle fiamme in casa: salvata dalla Polizia. È fuori pericolo di vita

Hanno salvato una donna avvolta dalle fiamme all’interno della sua abitazione, portando in salvo anche la figlia minorenne. E’ accaduto in località Siponto alle porte di Manfredonia (Foggia) la sera del 6 gennaio scorso (ma la notizia è stata diffusa questa mattina).

Protagonisti del salvataggio sono stati tre poliziotti del commissariato di polizia di Manfredonia. La donna, stando a quanto ricostruito, mentre alimentava un camino a bioetanolo, a causa di un ritorno di fiamma, ha preso fuoco.

La figlia ha chiamato i soccorsi e gli agenti – ricostruiscono dalla questura – in appena tre minuti dalla richiesta di intervento, sono giunti sul posto e dopo aver sfondato la porta di accesso all’abitazione, sono entrati nell’appartamento notando la donna avvolta dalle fiamme. Sono riusciti a mettere in salvo entrambe le donne, spegnendo le fiamme che ormai avvolgevano la madre ed il mobilio dell’abitazione grazie all’utilizzo dell’estintore in dotazione e di alcuni mezzi di fortuna.

Dopo aver messo in sicurezza l’area, i poliziotti – continua la ricostruzione della questura – hanno mantenuto vigile la donna fino all’arrivo dei sanitari del 118e al trasferimento in ospedale. Le condizioni della donna, stando a quanto si apprende, sono attualmente stabili e non risulta in pericolo di vita. La vittima, stando a quanto riferito dagli uffici della questura, ha fatto giungere una lettera di ringraziamento al questore.

Policlinico Bari, rischia di perdere la vista: bimba di 10 anni salvata grazie alla chirurgia mini invasiva

Una bambina di 10 anni ha recuperato completamente la vista dopo un complesso percorso diagnostico e terapeutico che ha visto il lavoro sinergico dei reparti di Neurologia del Giovanni XXIII e la Neurochirurgia e l’Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari.

La piccola – spiega una nota del Policlinico – è arrivata in Pronto Soccorso pediatrico con un grave offuscamento visivo e una paralisi dei muscoli oculari.

Le indagini diagnostiche avevano rivelato una mastoidite all’orecchio destro complicata da una trombosi venosa cerebrale, estesa fino al seno cavernoso, con un alto rischio di perdita irreversibile della vista.

È stato attivato un team multidisciplinare tra neurologi pediatrici, neurochirurghi e otorinolaringoiatri, che hanno discusso il caso e deciso di intervenire chirurgicamente insieme: da un lato gli otorinolaringoiatri dell’equipe diretta dal prof.

Nicola Quaranta con un drenaggio trans-timpanico per eliminare l’infezione che aveva innescato la trombosi, dall’altro l’equipe Neurochirurgica diretta dal prof. Francesco Signorelli con una derivazione spinale esterna capace di ridurre la pressione intracranica in maniera indiretta e ridurre la compressione sui nervi ottici, in modo tale da salvaguardare la vista.

“Un approccio delicato, mininvasivo e mirato – spiega il prof. Francesco Signorelli – che ci ha permesso di salvare la vista della bambina evitando l’impianto di protesi definitive. In età pediatrica questo è un aspetto fondamentale, perché i bambini crescono e una protesi avrebbe richiesto nel tempo nuovi interventi di sostituzione”.

Dopo tre settimane la derivazione è stata rimossa, e la bimba è potuta tornare a casa. Al controllo a sei mesi, la trombosi si è quasi del tutto risolta e la vista è completamente recuperata, senza alcun deficit residuo.

“Nel 2025 – conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – al Policlinico di Bari sono state eseguite oltre 70 procedure neurochirurgiche su bambini, la metà delle quali per tumori cerebrali seguiti anche nell’oncologia pediatrica. Risultati come questo dimostrano l’eccellenza e la forza del nostro modello multidisciplinare, in cui specialisti di diverse aree lavorano insieme per offrire ai pazienti, anche ai più piccoli, le cure più sicure e avanzate”.

Tragedia sfiorata al cinema, bimba soffoca con caramella gommosa: salvata da 38enne con la manovra di Heimlich

Una bambina che rischia di soffocare con una caramella gommosa mentre è al cinema, e una donna tra il pubblico che la salva praticandole la manovra di Heimlich per liberare le vie respiratorie.

È  accaduto a Foggia domenica 28 dicembre. In quegli istanti i genitori hanno ringraziato la donna ma non le hanno chiesto come si chiamasse.
Poi, tramite il quotidiano online Assocarenews che ha pubblicato la notizia, è stata individuata.

È Francesca Vitale, ingegnere informatico 38enne di origini foggiane ma residente a Madrid, che era a Foggia in vacanza con il marito, per trascorrere le festività dalla sua sua famiglia.

“La bambina era seduta con i genitori tre, quattro file dietro di me – racconta all’ANSA Francesca – quando sento un suono strano, un sibilo. Ad un certo punto sono iniziate le urla degli altri presenti in sala che chiedevano se fosse presente un medico. Mi precipito verso la bambina, poggiata sulle scale che fiancheggiano i posti a sedere: non respirava più. Attorno a lei urla e qualcuno che provava a colpirle il petto con le mani. Le pratico la manovra, una pressione corretta sul diaframma, e qualche secondo dopo la piccola si riprende. La mamma, sotto choc, mi abbraccia. Ritorniamo tutti alla proiezione del film sebbene spaventatissimi”.

Francesca racconta anche un altro episodio per evidenziare l’importanza della manovra. “Il 28 dicembre del 2022 – ricorda – sono stata nelle stesse condizioni della bambina. Stavo soffocando. Mi ha salvato mio marito a cui io avevo insegnato la manovra. Mi appello a chiunque. Seguite il corso. Imparate correttamente la manovra. Può salvare una vita. A me l’ha salvata e anche alla piccola bimba che sarebbe potuta morire”.

Bari, al Policlinico rimosso tumore “inoperabile” del cuoio capelluto: salvata 52enne

Una donna di 52 anni, residente in Calabria, è stata sottoposta con successo al Policlinico di Bari a un intervento considerato da molti specialisti estremamente rischioso o non eseguibile. La paziente presentava un carcinoma basocellulare molto invasivo del cuoio capelluto che aveva distrutto la cute e l’osso cranico, arrivando a minacciare le strutture cerebrali. Era stata trattata con terapie alternative risultate inefficaci tanto che la neoplasia aveva raggiunto dimensioni tali da mettere a rischio la vita.

L’elevata complessità del caso ha portato la donna a scegliere il Policlinico di Bari come centro di riferimento per la chirurgia ad alta complessità nel Sud Italia, dove è stato possibile affrontare un intervento che necessitava di un approccio multidisciplinare.

L’intervento, durato molte ore, è stato eseguito da un’équipe integrata che ha unito le competenze dei medici della Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica diretta dal prof. Giuseppe Giudice e della Neurochirurgia diretta dal prof. Francesco Signorelli.

La massa tumorale sanguinante aveva completamente eroso il cuoio capelluto e il tavolato osseo. “La priorità assoluta era garantire la sicurezza delle strutture cerebrali e rimuovere tutto il tessuto patologico possibile”, spiega il professor Signorelli.

L’intervento è stato eseguito dal team di microchirurgica diretto dal professor Maruccia ed affiancato dalla professoressa Rossella Elia in collaborazione con il dott. Carlo Del Vecchio della Neurochirurgia che ha proceduto all’asportazione della lesione che arrivava a contatto con il cervello. L’equipe di chirurgia plastica ha poi eseguito una complessa ricostruzione microchirurgica utilizzando un lembo libero vascolarizzato prelevato dalla coscia. “In casi così avanzati, solo una ricostruzione microchirurgica permette di ripristinare una copertura stabile e funzionale, restituendo protezione al cranio ed alle strutture cerebrali. Questo tipo di procedure richiede la più alta esperienza in ambito microchirurgico ed un lavoro d’equipe ben organizzato”, sottolinea il prof. Maruccia.

La fase post-operatoria è stata seguita nel reparto di Chirurgia Plastica, dove la paziente ha ricevuto assistenza continua da parte degli specializzandi, degli infermieri e degli operatori socio-sanitari, che hanno monitorato la vitalità del lembo, gestito le medicazioni e offerto supporto costante anche psicologico alla paziente ed al marito. La paziente, oggi in buone condizioni post-operatorie, è tornata a casa.

“I tumori cutanei maligni vengono spesso sottovalutati e devono essere assolutamente asportati il prima possibile per evitare che vadano ad invadere le strutture sottostanti richiedendo ricostruzioni molto complesse e che possono portare in alcuni casi anche alla morte del paziente”, evidenzia il Prof. Giudice.

“La presenza di competenze integrate, la multidisciplinarità delle nostre equipe ci permette di affrontare interventi ad altissima complessità che magari altrove vengono giudicati impraticabili. La qualità e l’eccellenza possono essere raggiunte anche nel Sud Italia, senza dover necessariamente percorrere centinaia di chilometri verso centri in altre regioni”, conclude il direttore generale, Antonio Sanguedolce.

Modugno, pronta al parto resta bloccata nel traffico sulla ss96: liberata e trasportata in ospedale dai Carabinieri

Una storia a lieto fine arriva da Modugno. Una donna incinta, pronta al parto, è rimasta bloccata questa mattina con l’auto nell’incidente avvenuto all’alba sulla ss96. Provvidenziale l’intervento di una pattuglia dei carabinieri di Modugno che è riuscita a liberare la vettura dall’ingorgo insuperabile, ma la ha scortandola a sirene spiegate fino alla Mater Dei, dove la donna è stata affidata al personale sanitario.

Tenta di strangolare la moglie, lei riesce a chiamare il 112 e si salva: tentato femminicidio nel Salento

Tentato femminicidio ieri sera a Copertino dove un uomo, con problemi psichiatrici, ha cercato di strangolare sua moglie dopo una crisi. La donna, fortunatamente, è riuscita  mettersi in salvo e ad allertare le Forze dell’Ordine.

Lui, 49anni, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Lei, 45 anni, è stata trasportata in ospedale. La donna è riuscita a comporre il numero di emergenza dopo essere caduta per terra e aver recuperato il cellulare.

L’uomo è stato trasferito nel reparto di Psichiatria dell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina, dove è tuttora ricoverato e piantonato. 

Bari, scheggia di plastica bloccata in gola: bimba di 14 mesi operata d’urgenza e salvata al Policlinico

Un intervento d’urgenza eseguito con successo dall’equipe di Otorinolaringoiatria, diretta dal prof. Nicola Quaranta, ha permesso di salvare la vita a una bambina di soli 14 mesi, giunta in condizioni critiche al Giovanni XXIII di Bari per la presenza di un corpo estraneo bloccato nella glottide.

La piccola paziente è arrivata in pronto soccorso completamente afona e le prime immagini radiografiche non mostravano la presenza di corpi estranei. È stata presa in carico dall’unità operativa di Otorinolaringoiatria per ulteriori accertamenti.

Sottoposta a una videofibrolaringoscopia, è emersa la presenza di un corpo estraneo tra le corde vocali, fermamente incastrato nella sede glottica. La piccola è stata trasferita in sala operatoria e il dott. Luigi Madami ha eseguito la procedura, con il supporto in sala degli otorinolaringoiatri Francesco Barbara e Alessandro Alvino, dell’anestesista d’urgenza Annarita Pennelli.

In sedazione e con l’ausilio di un videolaringoscopio, il corpo estraneo è stato rimosso senza necessità di tracheotomia. Grazie alla rapida diagnosi e all’intervento tempestivo, è stato possibile liberare le vie aeree da quella che era un probabile scheggia di plastica e procedere con l’intubazione della paziente in totale sicurezza.

La bambina è stata successivamente trasferita in rianimazione al Giovanni XXIII, dove è stata estubata senza complicazioni. È stata già dimessa e ha potuto far ritorno a casa in buone condizioni.

Tragedia sfiorata in Salento, risucchiata da onda cade in mare: 12enne straniera salvata ad un miglio dalla costa

Tragedia sfiorata ieri sera a Santa Cesarea Terme dove una ragazzina belga di 12 anni è caduta in mare dopo essere stata risucchiata un’onda. La piccola stava guardando il mare in tempesta sul terrazzo di una struttura ricettiva a ridosso della scogliera in compagnia dei genitori.

Sono stati proprio loro subito a lanciare l’allarme. Una motovedetta della Capitaneria di Otranto è riuscita ad intercettare la 12enne a circa un miglio di distanza dalla costa e a salvarla.

La 12enne è stata così condotta al porto di Otranto dove ad attenderla c’era un’ambulanza del 118. La ragazzina, seppure molto provata per quanto accaduto, sta bene. Ha riportato solo alcune escoriazioni .

Tumore non le permette di mangiare e respirare, intervento di 6 ore: bimba salvata dai medici sull’asse Napoli-Bari

Non riusciva più a respirare e a mangiare la piccola paziente di un anno di vita affetta da un ampio tumore retrofaringeo salvata al Santobono a Napoli grazie a un intervento chirurgico. La bimba aveva una massa che ostruiva sia le vie aeree che l’apparato digerente e si estendeva dalla base cranio fino al collo, con aderenze alle tonsille, alle carotidi, ai nervi linguale e ipoglosso.

Sono intervenute l’equipe della Chirurgia plastica del Santobono e l’equipe della Chirurgia Maxillo-facciale del Policlinico di Bari. La piccola, nello scorso mese di ottobre, aveva iniziato a manifestare problemi respiratori come russamento e ostruzione, inizialmente attribuiti a un ingrossamento delle adenoidi.

Una situazione che, tuttavia, era andata rapidamente aggravandosi con un sensibile peggioramento delle problematiche respiratorie accompagnate da difficoltà nel deglutire e un significativo calo di peso. Campanelli di allarme che avevano richiesto ulteriori accertamenti al termine dei quali è arrivata la diagnosi: neoplasia retrofaringea.

La bimba, presa in carico all’ospedale Pausilipon era stata inizialmente trattata con chemioterapia, ma ad un successivo controllo era stato evidenziato un ulteriore ingrossamento della massa, tanto da richiedere una tracheostomia e una gastrostomia salva vita. L’unica via da percorrere era quella chirurgica. Un intervento delicatissimo, sia per la posizione del tumore che per l’estensione, effettuato dalla equipe della UOSD Chirurgia Plastica, diretta dal dr. Marcello Zamparelli, con l’equipe della Chirurgia Maxillo-facciale del Policlinico di Bari, guidata dalla professoressa Chiara Copelli, esperta in chirurgia oncologica e ricostruttiva.

“È stato necessario entrare chirurgicamente dalla mandibola che è stata prima aperta a libro e, successivamente, ricostruita con placche e viti. Un intervento che è perfettamente riuscito e ha permesso la completa rimozione del tumore senza complicanze e, soprattutto, senza che la piccola perdesse la funzionalità della mandibola stessa e degli organi coinvolti” spiega il dr. Zamparelli.

“L’asportazione della lesione è stata resa particolarmente delicata dalle dimensioni del tumore (8 cm di diametro), dalla giovanissima età della bimba, dalla sede e dagli stretti rapporti con strutture vitali (l’arteria carotide interna e la vena giugulare interna: i grossi vasi che portano e drenano sangue per e dal cervello) e con i nervi deputati al funzionamento degli organi della bocca. L’intervento, che è durato circa 6 ore, si è svolto senza complicazioni”, aggiunge Chiara Copelli. Regolare il decorso post operatorio. È stato iniziato, senza complicanze, il progressivo svezzamento dalla tracheostomia, mentre continua un percorso di alimentazione dalla gastrostomia per il recupero del peso.

“Un caso delicatissimo affrontato con elevata professionalità in tutte le fasi, dalla diagnosi all’intervento. Importante la collaborazione con la Chirurgia Maxillo-facciale del Policlinico di Bari, una sinergia che prosegue con successo e che ci permette di offrire approcci innovativi, con importanti benefici sia per il recupero post operatorio che per il miglioramento della qualità di vita dei nostri piccoli pazienti”, è il commento di Rodolfo Conenna, direttore generale dell’Aorn Santobono-Pausilipon.

“Già in passato abbiamo collaborato per casi clinici complessi con l’ospedale Santobono Pausilipon, l’equipe della Chirurgia Maxillo-Facciale del Policlinico di Bari è specializzata in interventi di chirurgia oncologica e ricostruttiva in pazienti adulti e pediatrici e come direzione abbiamo fornito tutto il supporto per una rapida e tempestiva organizzazione dell’intervento per ridare speranza alla piccola paziente”, conclude il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce.