Vestas Italia, trasferimento da Taranto a Melfi: i lavoratori di Taranto salgono sul tetto del magazzino per protesta

Un gruppo di sindacalisti e lavoratori di Vestas Italia è salito sul tetto del capannone del sito di Taranto fissando uno striscione con la frase “Trasferimento forzato=licenziamento mascherato” e appendendo un manichino con la corda al collo.

I lavoratori sono in presidio e da 12 giorni scioperano contro la decisione dell’azienda di chiudere il magazzino di Taranto e trasferire 32 dipendenti a San Nicola di Melfi.

L’uomo “impiccato – sottolinea in una nota la Uilm, che ha organizzato la mobilitazione con la Fiom Cgil – è il simbolo brutale di un futuro che viene tolto, di una dignità calpestata e di un territorio che rischia di essere svuotato per sempre”.

Per l’organizzazione sindacale “spostare il lavoro a 200 km di distanza non è una riorganizzazione, è una condanna per tante famiglie che non possono e non vogliono accettare un addio silenzioso alla loro terra”.

Choc a Taranto, il cane eroe Bruno non è stato ucciso: istruttore indagato per simulazione di reato

Bruno, il cane molecolare di Taranto, non è morto a causa di un’esca con i chiodi. La Procura di Taranto ha completamente ribaltato la storia che aveva commosso l’Italia intera, tanto da spingere la premier Meloni anche a ricordare Bruno sui social.

Nel corso della sua carriera Bruno ha ritrovato nove persone disperse ed era stato anche premiato dalla stessa premier. L’istruttore Arcangelo Caressa aveva presentato una denuncia ai carabinieri, ma secondo quanto sostenuto dalla Procura l’uccisione del cane sarebbe stata simulata.

E per questo proprio Caressa è stato iscritto nel registro degli indagati per simulazione di reato. Nei suoi confronti sono stati disposti perquisizioni e i sequestri di telefoni, computer e documentazione.

A ribaltare lo scenario è stata l’autopsia. Nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata traccia di chiodi o di sostanze tossiche. Per gli inquirenti l’intera scena sarebbe stata costruita ad arte, anche attraverso un seppellimento avvenuto senza avvisare né le forze dell’ordine né l’Asl.

Taranto, ragazza disabile denuncia abusi e violenze sui bus: assolti 8 autisti dell’Amat finiti a processo

Gli otto autisti di Kyma Mobilità-Amat (l’azienda di trasporto pubblico del Comune di Taranto), finiti a processo per violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza disabile di vent’anni, sono stati tutti assolti.

L’inchiesta era partita dopo la denuncia presentata della vittima che ha raccontato di essere stata violentata sugli autobus di linea, tra palpeggiamenti e rapporti sessuali completi, in luoghi isolati. Entro novanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

Treni senza pace, dal 26 gennaio al 28 febbraio nuovo stop sulla Bari-Taranto. Corse cancellate e bus sostitutivi

Dal 26 gennaio al 28 febbraio Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) avvierà la seconda fase dei lavori di potenziamento infrastrutturale e tecnologico sulla linea ferroviaria Bari-Taranto.

Gli interventi, avviati tra il 2024 e il 2025, sono finanziati con fondi Pnrr per un investimento complessivo di 220 milioni di euro. I lavori riguarderanno le attività propedeutiche all’attivazione del sistema Ertms nella tratta Bari Parco Nord-Gioia del Colle, il miglioramento dell’accessibilità nella stazione di Acquaviva delle Fonti, l’adeguamento del primo marciapiede e della pensilina nella stazione di Taranto, oltre al rinnovo dei binari tra Gioia del Colle e Grottalupara.

Durante il periodo dei lavori, Trenitalia effettuerà delle modifiche alla circolazione sulla linea Bari-Taranto, con cancellazioni di corse, variazioni di orari e percorsi e la conseguente attivazione di bus sostitutivi. In particolare, saranno cancellati, nella tratta tra Bari e Taranto, i Frecciarossa in partenza da Milano Centrale alle 11.35 e quello in arrivo nel capoluogo lombardo alle 18.10.

Modifiche ai treni Intercity Bari-Reggio di Calabria Villa San Giovanni e Milano-Lecce (previsti bus sostitutivi), mentre per i Regionali Trenitalia ha riprogrammato l’offerta con servizi bus e rinforzi ad hoc nelle stazioni di Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle per venire incontro alle esigenze degli studenti pendolari. Predisposto anche un servizio di assistenza ai passeggeri nelle stazioni di Taranto, Bari Centrale, Acquaviva delle Fonti, Gioia del Colle e Bitetto.

Taranto, la 25enne Francesca Basile muore pochi giorni dal parto: l’autopsia rivela una grave patologia all’aorta

Francesca Basile, la 25enne tarantina deceduta tra l’8 e il 9 gennaio nella sua casa a Lama a pochi giorni dal parto, sarebbe morta per una patologia grave all’aorta.

Questo è quanto emerso dall’autopsia effettuata dal medico legale nell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Scongiurato al momento il collegamento con il parto dopo la denuncia presentata dalla famiglia contro ignoti per fare chiarezza sulle cause della morte.

Le indagini sono state avviate dopo la denuncia presentata dai familiari della giovane mamma che aveva partorito il 24 dicembre all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, prima di essere dimessa qualche giorno dopo.

Durante la degenza ci sarebbe stata solo una trasfusione per un’anemia, ma nessuna criticità rilevante. La 25enne, il 3 gennaio, aveva chiesto l’intervento del 118 dopo aver accusato dolori nella zona toracica accompagnati da alcune linee di febbre.

Cinque giorni dopo un’altra richiesta per un malore simile, la ragazza ha perso i sensi prima dell’arrivo dei medici e le operazioni di rianimazione non erano riuscite a salvarle la vita. Non si esclude che il decesso possa essere connesso a una complicanza post partum.

Taranto, la 25enne Francesca Basile muore in casa: aveva partorito da pochi giorni. Disposta l’autopsia

La Procura di Taranto ha disposto l’autopsia sul corpo di Francesca Basile, la 25enne deceduta nel Tarantino a pochi giorni dal parto. Sul caso è stata aperta un’inchiesta con le ipotesi di lesioni personali colpose e omicidio colposo a carico di ignoti.

Nella giornata di mercoledì 21 gennaio sarà conferito l’incarico al medico legale. Le indagini sono state avviate dopo la denuncia presentata dai familiari della giovane mamma che aveva partorito il 24 dicembre all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, prima di essere dimessa qualche giorno dopo.

Durante la degenza ci sarebbe stata solo una trasfusione per un’anemia, ma nessuna criticità rilevante. La 25enne, il 3 gennaio, aveva chiesto l’intervento del 118 dopo aver accusato dolori nella zona toracica accompagnati da alcune linee di febbre.

Cinque giorni dopo un’altra richiesta per un malore simile, la ragazza ha perso i sensi prima dell’arrivo dei medici e le operazioni di rianimazione non erano riuscite a salvarle la vita. Non si esclude che il decesso possa essere connesso a una complicanza post partum.

L’operaio Claudio Salamida precipita e muore nell’ex Ilva: 17 indagati per omicidio colposo

Sono 17 gli indagati dalla Procura di Taranto per la morte di Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario di Alberobello e residente a Putignano, deceduto lunedì scorso a seguito di un incidente sul lavoro all’interno dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia.

L’ipotesi di reato è omicidio colposo in concorso per presunte condotte di imprudenza, negligenza, imperizia e violazioni delle norme antinfortunistiche. Con decreto del pm Mariano Buccoliero è stato disposto un accertamento tecnico non ripetibile: l’esame autoptico, affidato alla medico legale Liliana Innamora to, con conferimento dell’incarico fissato per lunedì 19 gennaio in Procura e svolgimento presso l’ospedale Santissima Annunziata. Agli indagati è stato notificato l’avviso per la nomina di consulenti.

Nel registro degli indagati ci sono due figure apicali, un capo area, un capo reparto, diversi capi turno, responsabili e tecnici della manutenzione meccanica, capi squadra addetti alla manutenzione e un preposto di una ditta dell’indotto. Una platea che copre l’intera catena organizzativa dell’impianto e che sarà esaminata dagli inquirenti per verificare profili di responsabilità nella dinamica dell’incidente.

Salamida, dipendente di Acciaierie d’Italia, stava operando nell’area del convertitore 3 quando è precipitato dal quinto livello dell’acciaieria, compiendo un volo di circa sette metri. Secondo le prime ricostruzioni, era impegnato nella chiusura di una valvola di ossigeno su un camminamento dove erano state collocate pedane in legno, che si sarebbero aperte per cause da chiarire. Tra le persone offese figurano la moglie, il figlio minore, il fratello e i genitori.

Tra gli indagati ci sono il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta; il direttore dello stabilimento Benedetto Valli; e un responsabile dell’impresa appaltatrice Peyrani, una delle aziende intervenute per i lavori del convertitore 3 dell’acciaieria 2, rimasto fermo da settembre allo scorso 5 gennaio.

La svolta nelle indagini è arrivata al termine degli accertamenti svolti dallo Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl. La Procura ha sequestrato l’area in cui è avvenuto l’incidente. L’acciaieria 2 continua intanto a funzionare utilizzando il convertirore 1.

L’operaio Claudio Salamida muore nell’ex Ilva, sequestro del convertitore 3: indagini su manutenzioni e pedane

La Procura della Repubblica di Taranto ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva, teatro ieri dell’incidente costato la vita a Claudio Salamida, 47 anni, dipendente dell’azienda.

Il provvedimento riguarda le parti dell’impianto interessate dalla caduta dell’operaio, precipitato dal quinto piano al quarto rialzato. I magistrati hanno acquisito la documentazione sulle attività di manutenzione effettuate recentemente sul convertitore, oggetto di un lungo intervento iniziato a settembre e concluso il 5 gennaio.

L’impianto, tornato operativo dopo gli interventi di manutenzione, era stato nuovamente arrestato per ulteriori regolazioni. Durante la campagna manutentiva, la produzione dell’acciaieria 2 era proseguita attraverso il convertitore 1. Dai primi elementi emerge che ai lavori hanno preso parte diverse ditte esterne.

Non risultano al momento persone indagate, ma l’atto formale è atteso nelle prossime ore. La pm Filomena Di Tursi, che ieri ha effettuato un sopralluogo all’interno del siderurgico, sta ricostruendo l’esatta sequenza dei fatti, i compiti assegnati e le eventuali responsabilità. Sotto esame il piano di calpestio dal quale Salamida è precipitato: al posto del pavimento grigliato del quinto piano erano state posizionate pedane in legno, installate per consentire gli interventi di manutenzione.

Gli inquirenti dovranno chiarire chi abbia disposto la sostituzione, se le pedane dovessero già essere rimosse, se erano presenti protezioni adeguate e se vi sia stato un cedimento strutturale o uno spostamento accidentale. Da stabilire anche se l’operaio, che si trovava da solo mentre interveniva sulle valvole, sia scivolato o se la pressione esercitata abbia contribuito alla perdita di equilibrio. La Procura conferirà l’incarico per l’esame autoptico; la salma è all’obitorio dell’ospedale di Taranto. Il sequestro non interessa l’intera acciaieria 2, che continuerà a operare con il convertitore 1.

L’operaio Claudio Salamida muore nell’ex Ilva, terminato alle 7 lo sciopero: inchiesta della procura di Taranto

È terminato questa mattina alle 7 lo sciopero immediato dei dipendenti diretti e dell’appalto dell’ex Ilva in tutti i siti del gruppo proclamato dai sindacati dopo l’incidente sul lavoro di ieri, costato la vita a Claudio Salamida di 46 anni, originario di Alberobello e residente a Putignano (Bari).

L’operaio specializzato, che lascia la moglie e un figlio di 3 anni, è precipitato dal quinto piano alla parte rialzata del quarto dell’acciaieria 2 dello stabilimento di Taranto dopo un volto di circa di 7 metri.

L’uomo stava ripristinando una delle valvole che regolano l’immissione dell’ossigeno al convertitore 3 quando è precipitato nel vuoto.  Nella zona in cui si trovava solitamente c’è un pavimento grigliato ma, secondo la versione dei sindacati, erano state posizionate delle pedane in legno e metallo che poi si sono aperte per cause da accertare facendolo cadere nella parte sottostante.

Il paiolato sarebbe stato rimosso temporaneamente per consentire il passaggio di attrezzature per le operazioni di manutenzione. Il pubblico ministero Filomena Di Tursi ha aperto una inchiesta per accertare dinamica e responsabilità disponendo il sequestro probatorio del quinto e del quarto livello.

Tragedia all’ex Ilva, operaio precipita e muore: Alberobello piange il 47enne Claudio Salamida. Sciopero di 24 ore

È Claudio Salamida, l’operaio originario di Alberobello di 47 anni, morto oggi dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio all’Acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Lascia la moglie e un figlio piccolo.

Lo si apprende da fonti sindacali. L’uomo era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l’incidente che sarebbe avvenuto al convertitore 3. Il lavoratore sarebbe caduto per diversi metri in seguito al cedimento di un pavimento grigliato. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione.

Il lavoratore è deceduto per le gravi lesioni riportate. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

“A seguito dell’incidente mortale verificatosi a Taranto in Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom, Uilm dichiarano 24 ore di sciopero a partire da subito da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali – fanno sapere i sindacati -. In attesa di conoscere la dinamica concludono i sindacati – tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore”.