Ex Ilva, il Tribunale di Milano ordina lo stop della produzione dal 24 agosto: “Rischi per la salute dei cittadini”

Il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha ordinato la “sospensione” dal 24 agosto della “attività produttiva dell’area a caldo dello Stabilimento” dell’ex Ilva.

Il Tribunale fa riferimento a “rischi attuali di pregiudizi alla salute” e chiarisce che il decreto non è allo stato esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato.
La Sezione specializzata in materia di impresa, come spiegano il presidente del Tribunale Fabio Roia e il presidente della Sezione Angelo Mambriani, ha emesso un decreto al termine del procedimento “per inibitoria” che era stato “proposto da residenti nel Comune di Taranto”.

E ha “disapplicato parzialmente il provvedimento che autorizza l’attività produttiva dello Stabilimento Ilva di Taranto (Autorizzazione integrata ambientale 2025) e ordinato la sospensione, a decorrere dal 24 agosto, dell’attività produttiva dell’area a caldo dello Stabilimento”.

La “disapplicazione dell’Aia”, scrivono i giudici, “è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni”, come il “monitoraggio Pm10 e Pm2,5, regime ‘wind days’, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell’acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke”. Prescrizioni “in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzione”.

Il decreto è stato emesso “a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea” del 25 giugno 2024, “alla quale la questione era stata previamente rimessa”, nell’ambito della causa intentata dai cittadini pugliesi. La sospensione “dell’attività produttiva avrà efficacia a decorrere dal 24 agosto”. Entro tale termine le “parti resistenti – Acciaierie d’Italia Spa in Amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia Holding Spa in As., Ilva Spa in As – potranno adoperarsi per ottenere un’integrazione dell’Aia 2025 che abbia ad oggetto l’indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione ed impegnandosi a tale tempestiva attuazione”.

A decorrere dal 24 agosto, poi, se non saranno stati effettuati quegli adempimenti, “dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo”. In ogni caso, “l’ordine di sospensione dell’attività produttiva cesserà di avere effetto quando le parti resistenti avranno adempiuto agli incombenti”. Il decreto “non è esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato nei termini di legge”. E’ stata disposta la trasmissione del decreto alla Corte di Giustizia Ue.

Follia a Taranto, con una tenaglia cerca di scardinare la porta di casa dell’ex marito: arrestata 52enne

La notte del 24 febbraio, nel centro di Taranto, il silenzio è stato spezzato da colpi violenti contro una porta. Una segnalazione alla centrale operativa parlava di qualcuno intento a forzare l’ingresso di un appartamento. Quando i Carabinieri sono arrivati sul posto, hanno trovato una donna di 52 anni con una grossa tenaglia in mano, mentre cercava di scardinare la porta della casa dell’ex marito.

Secondo la ricostruzione, la donna avrebbe tentato di introdursi nell’abitazione con la forza. Bloccata e disarmata dai militari, non si sarebbe fermata: avrebbe continuato a inveire contro l’uomo, pronunciando frasi pesantemente minatorie.

L’ex marito, visibilmente scosso, ha raccontato di mesi segnati da comportamenti persecutori e vessatori, nonostante diverse denunce già presentate in passato. Fino a dicembre, la donna era stata sottoposta al divieto di avvicinamento, misura che però non avrebbe interrotto le condotte moleste.

Dopo l’episodio della notte, l’uomo ha sporto una nuova denuncia. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, la 52enne è stata posta agli arresti domiciliari. Resta inteso che la donna è da considerarsi presunta innocente fino a una eventuale sentenza definitiva di condanna.

Ex Ilva di Taranto, l’altoforno 1 rimane sotto sequestro: “Necessario per le indagini sull’incendio”

Il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, ha rigettato l’istanza di dissequestro dell’Altoforno 1 presentata da Acciaierie d’Italia in As, ex Ilva.

La richiesta era stata discussa nell’udienza di lunedì. Nell’ordinanza il giudice – a quanto è dato sapere – avrebbe evidenziato la necessità di mantenere l’impianto sotto sequestro per consentire ulteriori accertamenti sulle cause dell’incidente avvenuto il 7 maggio 2025.

Quel giorno un incendio interessò una delle tubiere dell’impianto nelle quali transita aria calda ad alta temperatura utilizzata per la combustione del coke e l’avvio del processo di produzione della ghisa. Dalle immagini delle telecamere interne risulta che alle 11.31 dalla tubiera 11 fuoriuscì un ingente quantitativo di gas incendiato, seguito dalla proiezione di materiale solido incandescente, con lo sviluppo di un rogo di vaste proporzioni.

Secondo gli investigatori erano in corso operazioni di messa in sicurezza e spegnimento di materiale incandescente. L’evento avrebbe esposto a rischi i lavoratori presenti, sia dipendenti sia di ditte terze. Alcuni addetti si recarono all’unità sanitaria dello stabilimento per ustioni lievi, contusioni ed escoriazioni. Gli organi tecnici hanno ipotizzato un “incidente rilevante” ai sensi del d.lgs. 105/2015, prospettando i reati di incendio colposo, getto pericoloso di cose e omessa comunicazione di incidente rilevante.

Liste d’attesa, scoppia il caso a Taranto: accessi notturni e prenotazioni cambiate. Sospetti su 50 operatori del Cup

La Procura di Taranto indaga sulle anomalie registrate nel Cup di Taranto, gestito da Sanitaservice, per la gestione delle liste d’attesa. Al centro delle indagini prenotazioni sanitarie cancellate e sostituite nel giro di pochi istanti. In alcuni casi questo sarebbe avvenuto a tarda sera, in piena notte e all’alba.

Il Centro unico di prenotazione è gestito dalla Sanitaservice di Taranto. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, i riflettori sono accesi sui accessi notturni e conseguenti operazioni di cancellazione e immediata ri-prenotazione.

Il sospetto è su circa 50 dipendenti del Cup. I dubbi sono proprio attorno agli accessi effettuati da remoto fuori dagli orari ordinari.

La Procura dovrà accertare quanto accaduto, con l’obiettivo di capire se si è trattato di casi isolati o di un sistema capace di incidere sulla gestione delle liste e sui tempi di accesso alle prestazioni sanitarie.  

LA NOTA DELL’ASL – “A parte la nomina di una commissione interna, che sta svolgendo accertamenti, si sono resi necessari ulteriori approfondimenti demandati ad altri settori tecnici e specialistici, con rappresentazione dei dati ai Nas per gli approfondimenti di competenza. Al momento, comunque, non vi è alcuna denuncia nei confronti degli operatori Cup né segnalazione alla Procura della Repubblica per ipotesi di reato. La commissione ha condotto una prima analisi sul periodo gennaio-giugno 2025, esaminando un numero consistente di record ed è emerso in un campione significativo di operatori Cup, una pratica ricorrente di cancellazione e immediata ri-prenotazione durante l’orario di servizio. La condotta, pur particolare per frequenza, non è e non implica di per sé un illecito. Dal punto di vista tecnico in tutti i Cup, regionali e nazionali, questa operazione è possibile e rientra tra le funzionalità attuabili nel momento in cui il cittadino intende rinunciare alla prenotazione. Contestualmente sono state riscontrate attività di prenotazione e cancellazione effettuate da remoto in orari non ordinari, riconducibili ad alcuni operatori, questa circostanza ha sollevato ragionevoli dubbi e reso necessari ulteriori approfondimenti”.

Assalto ai bancomat, la banda della marmotta e i 17 colpi in un mese: 5 fermi fra Taranto e Bari – I NOMI

Una lunga scia di assalti agli sportelli automatici, messi a segno in tempi serrati e su territori distanti tra loro.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Taranto hanno eseguito cinque fermi, nella serata di ieri, nei confronti di presunti appartenenti a una banda specializzata nei colpi ai bancomat con la cosiddetta tecnica della “marmotta”.

Il gruppo avrebbe operato tra la provincia ionica, la Basilicata, la Campania e il Lazio. In carcere è finito Cataldo Bartolo, 46 anni, barese, indicato come la mente dell’organizzazione. Arrestati anche Rocco Fronza, 20 anni, di Palagiano, Valentino Intini, 21 anni, di Massafra, Simone Vinella, 20 anni, e Alessandro Longo, 28 anni, di Grumo Appula.

L’inchiesta, coordinata dalla procura ionica, ha preso avvio dall’esplosione di un bancomat avvenuta il 15 novembre scorso a Montemesola. Secondo l’accusa, le indagini hanno consentito di attribuire agli indagati almeno 17 assalti, tra cui quelli avvenuti a Monteiasi, Palagiano, Mottola e Scanzano Jonico, oltre ad altri episodi registrati nelle province di Cosenza, Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno e Foggia.

Il gruppo avrebbe agito con modalità strutturate, dai sopralluoghi fino alla fase esecutiva, utilizzando esplosivi capaci di provocare danni ingenti. L’ultimo colpo risale alla notte tra il 2 e il 3 febbraio a Santa Margherita di Savoia. I bottini avrebbero un ammontare complessivo di oltre 170mila euro. I provvedimenti di fermo sono ora al vaglio del gip.

Schianto tra auto sulla statale a Taranto, 5 feriti: tra loro due bambini. Uno è in prognosi riservata

È di cinque feriti il bilancio di un incidente avvenuto nel pomeriggio di ieri sulla strada statale 7, alle porte di Taranto. Per cause in corso di accertamento, una Renault Modus e una Lancia Musa si sono scontrate frontalmente nei pressi di un centro di distribuzione bevande.

A bordo della Lancia viaggiava una famiglia di Sava: una coppia con i due figli minori. Alla guida della Renault c’era una donna. Dall’Asl si apprende che un bambino, che aveva perso conoscenza in seguito allo schianto, è stato condotto in rianimazione ed è in prognosi riservata.

La sorellina ha riportato una ferita al labbro ed altre contusioni, mentre i genitori vengono sottoposti a tac e risonanze per verificare la presenza di fratture. Per la madre si sospetta la rottura di ossa del bacino. Gli stessi controlli sono stati disposti per la donna alla guida della Renault.

Le loro condizioni vengono attentamente monitorate dal personale medico. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale di Taranto, il reparto Infortunistica per i rilievi, i Vigili del fuoco e quattro ambulanze del 118.

‘Giù le mani da Taranto’, sit-in di associazioni e cittadini contro l’ex Ilva: “I bambini vogliono vivere basta veleni”

Cartelli, slogan e immagini simboliche davanti al municipio di Taranto, in piazza Castello, per una nuova mobilitazione contro l’ex Ilva. Il sit-in, intitolato “Giù le mani da Taranto”, è promosso da Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Lavoratori metalmeccanici organizzati (Lmo) e Terra Jonica.

Al centro della protesta la rivendicazione del diritto della città a decidere il proprio futuro, a partire dalla tutela della salute, dell’ambiente e delle prossime generazioni.Dalle 16 alle 18 è in programma un’assemblea pubblica aperta, convocata per costruire un documento condiviso da consegnare al sindaco di Taranto, con richieste precise sulle scelte industriali e sul destino dell’area siderurgica.

Tra i cartelloni esposti, uno elenca i “colpevoli” e gli “innocenti” della vicenda industriale, indicando tra i primi Stato, governo, istituzioni locali e sindacati, e tra i secondi bambini, cittadini e lavoratori dello stabilimento e dell’indotto.

Spicca anche una vignetta del disegnatore Leonardo Zaza che raffigura Palazzo di Città, i volti della premier Meloni, del presidente della Regione Puglia Decaro e dell’ex governatore Emiliano, del sindaco di Taranto Bitetti e di cittadini che protestano con cartelloni che riportano le scritte ‘No ex Ilva’, ‘Stop ai voltafaccia’, ‘Basta veleni’, ‘I bambini di Taranto vogliono vivere’.

Le associazioni denunciano l’assenza di una reale prospettiva di risanamento e decarbonizzazione e chiedono una soluzione strutturale: chiusura dell’impianto in tempi brevi, bonifica dell’area e avvio di alternative economiche sostenibili per il territorio, anche attraverso il reimpiego della manodopera diretta e dell’indotto.

Investe un 24enne e scappa via senza prestare soccorso: automobilista si autodenuncia qualche ora dopo

Investe un ragazzo di 24 anni in via Cannata, al quartiere Paolo VI di Taranto, e scappa via senza prestare soccorso. Qualche ora dopo si presenta al Comando della Polizia Locale e si auto denuncia.

È accaduto nella giornata di ieri. L’incidente si è verificato all’altezza di una rotatoria, la giovane vittima è stata soccorsa dal 118 ed è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata. Le sue condizioni non sono gravi ed è fuori pericolo di vita.

Stalking e minacce di morte all’ex sul luogo di lavoro, arrestato 49enne a Taranto: aveva un coltello

Si è presentato sul luogo di lavoro dell’ex convivente e l’ha minacciata di morte. Aveva con sé un coltello a serramanico di grosse dimensioni.

Per questo i carabinieri della compagnia di Taranto hanno arrestato in flagranza e messo ai domiciliari un 49enne del posto, ritenuto responsabile di atti persecutori.

La vittima, una 44enne, ha contattato il 112 cogliendo la gravità della situazione e permettendo l’immediato intervento dei militari che hanno bloccato e perquisito l’uomo trovandogli indosso il coltello.

Nel formalizzare la denuncia, la donna ha ricostruito un contesto definito allarmante: da circa un anno, dal marzo 2025, l’ex compagno avrebbe messo in atto comportamenti vessatori continui, tra minacce e aggressioni fisiche, mai denunciati prima per paura di ritorsioni.

Alla luce degli elementi raccolti, è stato attivato il protocollo Codice Rosso, garantendo tutela immediata alla vittima e avviando le procedure previste per i casi di violenza e stalking. L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari nella sua abitazione.