Assalti armati a portavalori, rapine e sequestri: 7 arresti nel Foggiano

Sette persone sono state arrestate dai carabinieri nel Foggiano perché ritenute responsabili di un assalto armato ad un portavalori, rapina aggravata, sequestro di persona, ricettazione, detenzione e porto di armi – anche da guerra. La maggior parte degli arrestati è di Cerignola.

Gli arresti sono stati eseguiti in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Foggia su richiesta della procura.
L’inchiesta riguarda un assalto ad un furgone portavalori, avvenuto il 3 dicembre 2021 ad Ascoli Satriano lungo la S.S. 655, e almeno una tentata rapina ad un altro portavalori, avvenuta il successivo 21 gennaio nella stessa zona , che fallì per l’attivazione dei mezzi di sicurezza del blindato. Ad agire fu un commando armato con pistole e fucili da guerra giunto a bordo di autovetture di grossa cilindrata utilizzate per lo speronamento del portavalori che per la fuga utilizzò mezzi pesanti per lo sbarramento della strada e bande chiodate per inibire la circolazione dei veicoli.

Nel corso dell’indagine i carabinieri hanno ricostruito tre rapine commesse tra le province di Foggia e Bat ai danni di altrettanti autotrasportatori, contestate a vario titolo a quattro indagati, i quali – con il concorso di complici non identificati – avrebbero fermato lungo la strada gli autisti degli autoarticolati, costringendoli a consegnare loro il mezzo e abbandonandoli in un luogo isolato.

Orrore a Massafra, violenza sessuale di gruppo in campagna: vittima una 23enne. Arrestati tre uomini di Palagiano

Una 23enne ha denunciato di aver subito una violenza sessuale di gruppo, la notte tra il 30 e il 31 agosto scorsi, nelle campagne di Massafra, in provincia di Taranto. Dopo il racconto della giovane, raccolto dai carabinieri in ospedale dove la 23enne è andata subito dopo gli abusi, sono stati fermati e portati in carcere un 23enne, un 27enne e un 34enne con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.

La notizia è pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Secondo quanto ricostruito, la ragazza stava tornando a casa verso le due di sabato mattina, in compagnia di due amici, un uomo e una donna. Durante il tragitto sono stati avvicinati da un’auto con a bordo i tre arrestati che hanno offerto loro un passaggio. L’invito è stato accettato perché il gruppetto conosceva uno dei ragazzi nell’auto.

Gli amici della 23enne sono stati accompagnati a casa per primi mentre la giovane, rimasta sola in auto, è stata portata in campagna dove è stata violentata. Dopo avere abusato di lei, i tre l’hanno riportata a casa, facendola scendere dall’auto poco prima di arrivare, intimandole di non raccontare nulla. La ragazza, però, ha chiamato suo fratello e con lui ha raggiunto l’ospedale dove i medici hanno accertato la violenza sessuale e hanno attivato il protocollo previsto in questi casi contattando le forze dell’ordine. I carabinieri hanno raccolto la testimonianza della ragazza e sono riusciti a individuare l’auto dei tre mentre erano ancora in giro.

Taranto, una mitraglietta nascosta tra gli addobbi di Natale: due arresti. In casa anche munizioni e cocaina

In un appartamento in cui veniva esercitata abusivamente l’attività di barbiere nascondevano una pistola mitragliatrice di fabbricazione israeliana calibro 7,65 in un baule colmo di addobbi di Natale e alcune dosi di cocaina all’interno di un borsello. Per concorso nei reati di detenzione abusiva di arma e munizioni da guerra, ricettazione e detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, i carabinieri di Taranto hanno arrestato un 38enne e un 42enne.

Quest’ultimo era già noto alle forze dell’ordine. Insospettiti dalla possibilità che all’interno dell’immobile fosse stato creato un locale adibito a barbiere senza le previste autorizzazioni, i militari si sono introdotti nell’abitazione trovando l’uomo di 38 anni intento a sistemare gli ‘arnesi del mestiere’. Nel suo borsello sono stati trovati anche 15 grammi di cocaina, già suddivisa in dosi. All’arrivo del 42enne proprietario di casa, i carabinieri hanno proceduto ad una perquisizione, rinvenendo in un baule, tra gli addobbi natalizi, la pistola mitragliatrice completa di due caricatori pronti all’uso e con il munizionamento inserito.

Soldi e pranzi in cambio di commesse nella BAT, 14 arresti: tra loro diversi baresi – TUTTI I NOMI

In cambio di denaro, consulenze, lavori edilizi nelle proprie abitazioni, pranzi e percorsi benessere, alcuni dirigenti della Provincia Barletta-Andria-Trani (Bat), uno dei quali è stato arrestato, avrebbero affidato commesse a professionisti turbando ripetutamente la libertà degli incanti e omettendo di segnalare casi di conflitto di interesse. È quanto emerge dalle indagini della Guardia di finanza che oggi ha arrestato 14 persone con le accuse, a vario titolo, di corruzione e turbata libertà degli incanti.

In carcere: Francesco Gianferrini, 65 anni, di Canosa, ex dirigente del Comune di Trani, Vincenzo Guerra, 54 anni, di Triggiano, dirigente della Provincia Bat, Giuseppe Marselli, 37 anni, di Bitonto, dirigente della Provincia Bat, Paolo Misuriello, 53 anni, di Barletta, ingegnere.

Ai domiciliari: Giorgio Bellomo, 50 anni, di Bari, ingegnere, Gianluca Intini, 49 anni, di Castellana, ingegnere, Antonello Lattarulo, 50 anni, di Noci, ingegnere, Andrea Leone, 65 anni, di Andria, imprenditore, Giovanni Battista Guerra, 63 anni, di Trani, agronomo. Obbligo di dimora a Cellamare per Regina Ricciardi, moglie di Vincenzo Guerra. Divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per Gaetano Centanni, 60 anni, di Bari, Francesco Matera, 40 anni, di Barletta, Giovanni Rilievi, 42 anni, di Bitonto. Sospensione dai pubblici uffici per 6 mesi a carico di Francesco Lomoro, 49 anni, di Bari, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Barletta.

 

Soldi, lavoro e pranzi in cambio di commesse, 14 arresti: tra loro dirigenti dei Comuni di Trani e Barletta

In cambio di denaro, consulenze, lavori edilizi nelle proprie abitazioni, pranzi e percorsi benessere, alcuni dirigenti della Provincia Barletta-Andria-Trani (Bat), uno dei quali è stato arrestato, avrebbero affidato commesse a professionisti turbando ripetutamente la libertà degli incanti e omettendo di segnalare casi di conflitto di interesse.

È quanto emerge dalle indagini della Guardia di finanza che oggi ha arrestato 14 persone con le accuse, a vario titolo, di corruzione e turbata libertà degli incanti. Tra le nove persone finite in carcere ci sono, oltre al dirigente della Provincia Bat, due dirigenti dei Comuni di Trani e Barletta e un ingegnere. Le altre cinque persone sono agli arresti domiciliari. In una conferenza stampa in procura di Trani è stato evidenziato che le indagini riguardano la discarica di rifiuti speciali non pericolosi Cobema, di Canosa di Puglia. Gli indagati sono complessivamente 17, tra imprenditori anche della provincia di Salerno ed enti. E il denaro erogato dai professionisti che beneficiavano delle commesse pubbliche veniva drenato, in alcuni casi, da una società tra professionisti riconducibile a uno dei dirigenti indagati, in altri casi veniva dato personalmente.

Secondo quanto emerso, i lavori di chiusura definitiva e delle attività di post-gestione della discarica erano stati affidati dalla Provincia Bat con gara ad evidenza pubblica, senza comunicare l’inizio dei lavori al Comune di Canosa di Puglia, alla proprietà del sito o all’amministratore giudiziario, nonostante sulla discarica pendesse un procedimento penale per reati ambientali. I lavori erano stati preceduti da indagini ambientali fatte da un professionista che ha retrocesso parte dei compensi corrisposti dall’ente verso l’impresa del coniuge del dirigente competente all’affidamento dell’incarico. “Il patto corruttivo – evidenzia la Guardia di finanza – si è consumato con il silenzio del dirigente sull’affidamento fraudolento e sulla parziale indagine conoscitiva afferente allo stato dell’impianto e alle matrici ambientali”.

Sequestri lampo ed estorsione con metodo mafioso: due arresti ad Andria. Nel mirino imprenditori

Sequestri lampo a scopo di estorsione. Soldi chiesti nel giro di poche ore a imprenditori o loro familiari per “evitare che qualcuno si faccia male”. Sarebbe stato questo il modus operandi dei due uomini di Andria arrestati dai carabinieri e accusati vario titolo, di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e tentata estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso.

In manette è finito un uomo di 47 anni mentre all’altro indagato, un uomo di 55 anni, il provvedimento è stato notificato in carcere dove si trova da qualche tempo. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, sono stati anche sequestrati alcuni quintali di marijuana. L’ordinanza, emessa dal tribunale di Bari, è stata eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Barletta – Andria – Trani con i colleghi dello squadrone eliportato carabinieri cacciatori Puglia. I dettagli dell’inchiesta denominata Codice 666, saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10:30 in procura a Bari.