Bari, il 42enne Alberto Villani tenta il suicidio in carcere: è grave. È imputato per l’omicidio della madre

Alberto Villani, 42enne di San Michele Salentino in carcere per l’omicidio della madre, Cosima D’Amata, la 71enne picchiata e data alle fiamme nel settembre 2023, ha tentato di togliersi la vita nella sua cella nella giornata di domenica.

L’uomo si trova rinchiuso nel carcere di Bari. È stato soccorso e trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari dove è ricoverato in condizioni gravissime.

L’ultima udienza si è tenuta nel mese di gennaio, la prossima è fissata il 10 febbraio. È stata disposta una perizia psichiatrica per valutare la sua capacità di intendere e di volere  al momento del fatto.

 

Policlinico Bari, infermieri infedeli licenziati dopo 8 anni. Andreula (Fnopi): “Fatto imbarazzante”

Sono stati licenziati 9 infermieri, in servizio nel centro emofilia e trombosi del Policlinico di Bari, indagati per peculato con l’accusa di aver usato, tra il 2016 e il 2017, e siringhe e materiale sanitario dello stesso Policlinico di Bari per fare prelievi o somministrare farmaci a nero in casa dei pazienti.

In cambio avrebbero ricevuto soldi (tra i 10 e i 15 euro), bottiglie di vino e altri regali. I protagonisti della vicenda sono incastratati da alcune intercettazioni. A distanza di 8 anni, il Policlinico li ha licenziati per giusta causa senza preavviso. Abbiamo raggiunto così Saverio Andreula di Fnopi per raccogliere il suo parere sulla vicenda.

Bari, stacca i dispositivi salvavita della madre malata per “volontà di Dio”: 48enne torna libero dopo la morte di lei

Il professionista barese, accusato di tentato omicidio per aver staccato i supporti vitali all’anziana madre malata terminale, è tornato libero.

Il 22 gennaio scorso l’uomo era finito ai domiciliari dopo essere stato sottoposto al divieto di avvicinamento alla madre e aver rifiutato il braccialetto elettronico.

La donna è morta nei giorni scorsi. In seguito al decesso, gli avvocati dell’uomo hanno chiesto e ottenuto la revoca della misura. Il pm Isabella Ginevra non ha disposto l’autopsia e i funerali sono già stati celebrati.

Bari, il sindaco Leccese rinnova la tessera ANPI: “Scelta consapevole e di appartenenza alla Repubblica”

Il sindaco di Bari Vito Leccese ha rinnovato questa mattina l’iscrizione all’ANPI nel corso della giornata di tesseramento organizzata a Palazzo della Città dall’ANPI Bari, sezione “Arturo Cucciolla”. All’iniziativa era presente la presidente della sezione, Rosaria Lopedote.

Il sindaco Leccese, a margine dell’iniziativa, ha sottolineato il valore civile e politico dell’adesione all’Associazione nazionale partigiani d’Italia, ribadendo il legame tra memoria della Resistenza, Costituzione e impegno democratico quotidiano.

“Essere qui oggi, per rinnovare la tessera dell’ANPI, è una scelta consapevole e pubblica. È il modo con cui dichiariamo senza ambiguità la nostra appartenenza ai valori fondativi della Repubblica e alla storia civile da cui essi provengono – le sue parole -. In questi giorni, anche alla luce dei gravi fatti avvenuti a Torino, sentiamo il dovere di ribadire che la violenza rappresenta sempre una frattura nel tessuto democratico. Colpire chi rappresenta lo Stato significa colpire il patto di fiducia che rende possibile la convivenza civile”.

“Allo stesso tempo, questi atti criminali non possono diventare il pretesto per comprimere le libertà fondamentali. Sicurezza e libertà non sono in contrapposizione: si rafforzano reciprocamente quando lo Stato resta fedele ai principi della Costituzione – aggiunge -. Per questo oggi rinnovo la mia adesione all’ANPI, come scelta di campo. Perché l’antifascismo è una responsabilità e una pratica del presente. La Resistenza ci ha affidato una Repubblica da difendere ogni giorno: è questa la parte in cui stare, è questa la Repubblica che continuiamo a costruire insieme”.

Bari, cittadino straniero irregolare sul territorio: fermato e accompagnato al centro rimpatri di Palese

Nel corso degli specifici servizi di controllo del territorio disposti dal Questore di Bari Annino Gargano, la Polizia di Stato ha intensificato le attività di prevenzione e vigilanza a tutela della sicurezza pubblica.

Una mirata attività di controllo svolta congiuntamente dal personale dell’Ufficio Immigrazione, della Squadra Mobile e dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Bari ha consentito di rintracciare nel weekend un cittadino straniero irregolare, resosi protagonista negli ultimi mesi di numerose condotte illecite.

Al termine degli accertamenti di rito, ritenuti sussistenti i presupposti della pericolosità sociale, il Questore di Bari ha disposto il trattenimento del cittadino straniero presso il C.P.R. di Bari Palese, dove l’Ufficio Immigrazione proseguirà le attività necessarie finalizzate al rimpatrio.

L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo del territorio volto a garantire sicurezza e legalità.

“Ti faccio sparare da mio padre”, messi in riga i bulletti della baby gang: “Lo rifaranno vedrai”

Siamo tornati in piazza Ferrarese, nel cuore di Bari, per parlare di quello che è accaduto dopo la pubblicazione del servizio sulla baby gang del rione Barivecchia. Un papà di uno dei bambini ci ha chiamato e ha affermato che diversi di loro sono stati messi in riga. La vicenda si chiude qui, la baby gang è stata stanata una volta del tutto? Avrebbe del clamoroso con la pubblicazione di un solo video, ma la speranza è l’ultima a morire. Non resta che aspettare.

Bari, si apre l’anno giudiziario. Cassano: “Politica chiede mani libere ma da lì a mani pulite è un soffio”

“In nome del consenso elettorale la politica rivendica le mani libere, sebbene la storia ricordi che, in una economia interconnessa, ad esagerare, da mani libere a ‘mani pulite’ è solo un soffio”.

Lo ha detto il presidente della Corte d’Appello di Bari, Francesco Cassano, nel discorso con cui ha aperto la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, riferendosi alla riforma costituzionale della magistratura approvata dal Parlamento e sottoposta a referendum.

Sempre riferendosi alla riforma, Cassano ha sottolineato il suo “disagio determinato dal clima insopportabile che si è formato nel Paese, a seguito di una riforma costituzionale della magistratura condotta senza alcuna mediazione parlamentare che le potesse assicurare un consenso più ampio, e soggetta ora ad un referendum che lacera il Paese su temi delicati, tecnici, di difficile comprensione per i cittadini, se non a costo di semplificazioni che finiscono col somigliare a slogan, piuttosto che a ragionamenti”.

“Imperversano sul web demagogie, aggressioni e minacce, insofferenze per l’altrui punto di vista e censure inquietanti – ha aggiunto Cassano – da ultimo, individui condannati in via definitiva si permettono di spiegare perché e come andrebbe riformata la giustizia; nel migliore dei casi, ad illustri personaggi del passato si fanno dire, oggi, cose dette in contesti completamente diversi”.

Bari, é morta l’anziana malata a cui figlio aveva staccato macchinari: l’uomo è ai domiciliari

È morta in ospedale la mamma del professionista barese di 48 anni, arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri con l’accusa di tentato omicidio che avrebbe cercato di porre fine alle sofferenze della madre, gravemente malata, rimettendosi “alla volontà di Dio”.

La donna era ricoverata all’ospedale Di Venere in gravissime condizioni. Il 15 dicembre scorso l’uomo ha staccato gli ausili e le apparecchiature che tenevano in vita la madre. A scoprirlo un’infermiera che frequentava l’abitazione per prestare le cure domiciliari alla paziente.

L’operatrice ha allertato il 118 e i Carabinieri che hanno raccolto la sua testimonianza. Il 48enne, già in passato, è stato protagonista di comportamenti scorretti con diversi assistenti.

Interrogato dal gip lunedì, il 48enne ha fatto scena muta. Ai medici che per primi avevano soccorso la mamma aveva invece detto che aveva staccato i dispositivi per farla smettere di soffrire e che in tal modo sarebbe stata fatta la volontà di Dio.

Bari, sgomberate le case popolari occupate da abusivi: sequestri convalidati

Sono stati convalidati i sequestri preventivi in base ai quali martedì scorso sono stati sgomberati tre alloggi popolari nel quartiere San Pio di Bari. Le case erano state occupate abusivamente.

Oggi tre gip hanno convalidato quei provvedimenti, mentre si è ancora in attesa della convalida del provvedimento nei confronti di Luca Marinelli, che insieme alla madre avrebbe occupato abusivamente un appartamento nel quartiere di Ceglie del Campo.

Le operazioni sono nate in seguito a un’indagine dei carabinieri di Bari, grazie alla quale è emerso come 26 case popolari, di proprietà del Comune di Bari o dell’Arca Puglia centrale (l’agenzia regionale per la casa e l’abitare) siano occupate abusivamente da persone con precedenti, alcuni dei quali anche per associazione mafiosa.

Così, dopo un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuto la settimana scorsa in Prefettura a Bari, è stato disposto lo sgombero delle prime quattro abitazioni, occupate (oltre che da Marinelli) da Giovanni Faccilongo, Lorenzo Pesce e Daniele Grieco.

Come emerso, in nessun caso gli occupanti avevano il titolo per poter risiedere regolarmente, con le proprie famiglie, in quegli appartamenti, che anzi – in due casi – risultavano assegnati ad altre persone.

Bari, aiuto dal fedelissimo del clan Parisi. La Procura Generale insiste: “Le due vigilesse vanno licenziate”

Quando le due agenti della Polizia locale di Bari hanno “preso il telefono” e “hanno chiamato” un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia Savinuccio), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate, hanno riconosciuto “il potere mafioso come superiore al potere legale rappresentato dal loro Comandante”.

Hanno così “fatto la loro scelta e questa scelta è incompatibile con la divisa, con il ruolo che riveste e con i compiti istituzionali che è chiamata a svolgere. Non vi è altra strada che il licenziamento”. Per questi motivi la Procura generale presso la Corte d’appello di Bari, ravvisando l’interesse pubblico, ha deciso di affiancare il Comune di Bari nella causa d’appello per ottenere il licenziamento delle due vigilesse.

Le due dipendenti, nel luglio 2025, furono reintegrate in servizio dal giudice del Lavoro che annullò il loro licenziamento deciso dal Comune nel marzo del 2024 perché i loro comportamenti finirono negli atti dell’inchiesta ‘Codice Interno’ che portò all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019.

Per il Tribunale del Lavoro, il loro licenziamento non era proporzionato ai fatti contestati e “i saltuari contatti telefonici avuti con un soggetto ritenuto di spessore criminale non possono costituire di per sé motivo di licenziamento”. Quindi, fu deciso di sanzionare le due poliziotte con due mesi di sospensione.

Decisione non condivisa dal pg, Leonardo Leone de Castris, e dal sostituto pg Francesco Bretone, che hanno deciso di sostenere in appello il Comune nella richiesta di licenziamento delle vigilesse. “Non è grave – scrivono i magistrati – il comportamento di chi indossando la divisa legittima il potere mafioso, è gravissimo e inaccettabile. Una offesa alle centinaia di persone appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati, rappresentanti delle Istituzioni che combattono quotidianamente, anche a rischio della propria vita, contro i clan mafiosi”.