Omicidio Dogna a Santo Spirito, il killer Antonio Rizzi a processo. I testimoni: “Aveva paura ma non denunciò”

“Franco aveva paura. Ci raccontava di una persona, che in passato aveva aiutato, che si presentava a casa sua, di sera, spaventando i vicini. Gli consigliammo di rivolgersi ai carabinieri”. Questo è quanto raccontato oggi, nell’aula della Corte d’Assise di Bari, da alcuni testimoni sentiti nel processo in cui è imputato Antonio Rizzi, il 43enne in carcere da un anno e accusato di aver ucciso il 63enne Franco Dogna.

Dogna fu trovato senza vita la mattina del 7 gennaio 2025 nel suo appartamento di via Torino, nel quartiere Santo Spirito di Bari. L’autopsia ha stabilito che fu colpito con 85 coltellate.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l’omicidio fu compiuto al culmine di una lite. Rizzi, nella sua confessione, riferì di contrasti con la vittima relativamente all’uso di stupefacenti, ma dai risultati dell’autopsia è emerso come Dogna non avesse assunto nessun tipo di droga.

Anzi, secondo quanto ricostruito, Dogna in passato ha tentato di aiutare Rizzi permettendogli di iniziare un percorso in comunità. Dopo l’omicidio, Rizzi avrebbe iniziato a progettare una fuga all’estero ma fu arrestato tempestivamente dai carabinieri.

I due si sarebbero conosciuti anni prima, quando Rizzi lavorava nell’impresa che si occupava di pulizie nella sede della Regione Puglia. E a lui, come raccontato da alcuni amici agli inquirenti, Dogna avrebbe chiesto una mano per recuperare un credito che vantava nei confronti di un ex socio in affari con cui aveva aperto un b&b.

“Franco non lo denunciava perché temeva che venisse fuori la storia del recupero crediti del b&b”, hanno poi aggiunto i testimoni. La prossima udienza è in programma il 5 febbraio. Il fratello e la sorella di Dogna sono costituiti parte civile.

Bari, laurea honoris causa in Veterinaria ad Alberto Angela: “Per un ricercatore è come una medaglia olimpica”

“Passione e altissima qualità, perché la qualità paga sempre”. Con queste parole, rivolte agli studenti, Alberto Angela ha aperto oggi la sua lectio magistralis “Uomini e animali: una storia millenaria” nella facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Bari.

Oggi, l’ateneo “Aldo Moro” ha conferito ad Angela la laurea Honoris causa in Medicina veterinaria, in considerazione “dell’altissimo valore della sua opera e di divulgazione scientifica volta a promuovere la comprensione del profondo legame tra l’uomo, il mondo animale e l’ambiente, nonché del suo costante impegno nella tutela della biodiversità”, come si legge nel provvedimento firmato dal rettore Roberto Bellotti.

Angela si è detto “emozionato” del titolo assegnato “perché ricevere la laurea per un ricercatore è sempre un traguardo, è come una medaglia olimpica. È un riconoscimento per ciò che fai”. Nel corso della sua lectio magistralis, si è soffermato sul rapporto storico tra gli uomini e gli animali e sulla trasformazione che ha portato l’uomo a considerare l’animale “da una preda a qualcosa da salvare e proteggere”.

Il rettore Bellotti ha commentato: “Per noi oggi è una giornata di festa, perché coniughiamo la divulgazione scientifica con il conferimento di una laurea honoris causa che ha sempre un grande valore simbolico. Ad Alberto Angela – ha aggiunto – abbiamo voluto dare un riconoscimento per l’opera incredibile che svolge da tanti anni, che è quasi un brand di famiglia”. Già nel 2004, infatti, la facoltà di Medicina veterinaria conferì a Piero Angela, padre di Alberto, la laurea honoris causa. Ed esattamente otto anni fa, il 29 gennaio 2018, l’Ateneo conferì sempre a Piero Angela il Sigillo d’oro dell’Università di Bari, sempre nella facoltà di Medicina veterinaria.

Bari, ospedale vuole dimettere due anziani disabili e malati gravi. Il figlio a Decaro: “Un incubo così si scaricano?”

“Presidente Decaro, le scrivo con il cuore in mano e con la disperazione di una figlia che vede calpestati i diritti più elementari dei propri genitori, entrambi Grandi Invalidi (Legge 104, art. 3 comma 3) e non autosufficienti”.

Inizia così l’appello disperato di un cittadino barese al governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro. “Da lunedì stiamo vivendo un incubo presso la Mater Dei -. Mia madre (82 anni, allettata), è ricoverata d’urgenza per polmonite, in stato cianotico. Nonostante la gravità e una terapia ancora in corso, vogliono dimetterla senza aver completato il percorso di cure e negandoci la dimissione protetta, fondamentale per una paziente nelle sue condizioni – spiega -. Mio padre (81 anni), anche lui in uno stato gravissimo di disabilità. Portato ieri dal 118 per una grave emorragia (feci scure e anemia severa). Gli sono state somministrate due sacche di sangue per tenerlo in vita, ma oggi — incredibilmente — vogliono dimettere anche lui, senza aver fatto una diagnosi per capire da dove provenga la perdita di sangue e senza ulteriori accertamenti”.

“Presidente, è normale che due pazienti in queste condizioni vengano rispediti a casa in balia degli eventi? È questo il modo di gestire le fragilità nella nostra Regione? Si tratta di persone incapaci di intendere e volere che necessitano di assistenza ospedaliera, non di essere liquidate non appena i parametri vitali minimi si stabilizzano”, si domanda il figlio della coppia.

“Chiedo il Suo intervento immediato affinché venga garantito il diritto alla salute e la continuità assistenziale presso una struttura idonea o il ricovero in reparto. Non posso accettare un abbandono di persona incapace da parte di chi dovrebbe curarli – conclude -. La prego, non ci lasci soli”.

Bari, il Bif&st 2026 tra le celebrazioni del centenario di Dario Fo. Roberto Andò sarà il presidente di giuria

Sarà Roberto Andò, regista e scrittore tra le voci più autorevoli del cinema europeo contemporaneo, il presidente della giuria della 17/a edizione del Bif&st – Bari International Film&TvFestival, che si terrà nel capoluogo pugliese dal 21 al 28 marzo prossimi. Il regista 67enne, ha collaborato con maestri come Francesco Rosi, Federico Fellini, Michael Cimino e Francis Ford Coppola.

La sua filmografia – da Diario senza date a Viva la libertà, da Le confessioni a Il bambino nascosto, fino ai recenti successi La stranezza e L’abbaglio – si distingue per la capacità di intrecciare memoria e attualità, confermando uno sguardo profondamente coerente con lo spirito del Bif&st e con la vocazione del concorso Meridiana, spiega una nota.

Il festival della Regione Puglia per il secondo anno consecutivo è diretto dal giornalista e critico cinematografico Oscar Iarussi, ed è prodotto dalla Fondazione Apulia Film Commission in collaborazione con il Comune di Bari, e l’Università degli Studi di Bari.

L’appuntamento di quest’anno “punta a rafforzare la propria identità internazionale, con una particolare attenzione al cinema dell’Europa e del Mediterraneo e alla sua capacità di favorire il dialogo tra culture e comunità”, aggiunge la nota che annuncia che a condurre la serata inaugurale e la serata di chiusura del festival sarà Irene Maiorino, “attrice dal talento poliedrico tra cinema, televisione e teatro”.

Il Bif&st partecipa alle celebrazioni del centenario di Dario Fo promosse dalla fondazione Fo-Rame con un appuntamento speciale dedicato al maestro e premio Nobel per la letteratura.

È infatti in programma il film Lo svitato, pellicola del 1956 diretta da Carlo Lizzani, a cui parteciperà Jacopo Fo, figlio di Dario e Franca Rame, che introdurrà la proiezione e incontrerà gli studenti “per avvicinare le nuove generazioni all’eredità culturale e artistica” del padre.

Bari, ricostruzione del seno con tessuto dell’addome: primo intervento all’Oncologico su paziente di 55 anni

Il tessuto addominale di una paziente di 55 anni è stato utilizzato per ricostruirle il seno, asportato dopo un tumore. L’intervento è stato eseguito con una tecnica di microchirurgia, nota come DIEP, deep inferior epigastric perforator flap, una delle tecniche più avanzate attualmente disponibili, applicate in pochissime strutture ospedaliere in Puglia e realizzata per la prima volta all’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico.

“Si tratta – commenta a riguardo il commissario straordinario Alessandro Delle Donne – di un traguardo per la nostra équipe chirurgica ma soprattutto di un’importante chance per le nostre pazienti. Questa tecnica, infatti, assicura un risultato permanente e naturale, che evita le protesi e i rischi ad esse connessi. Gli interventi ad altra complessità chirurgica e medica sono la mission di un Istituto di Ricovero e Cura come il nostro ma anche il frutto di una precisa scelta strategica che abbiamo perseguito dotando questo Istituto di risorse umane e strumentali in grado di realizzare interventi come questo. A qualche giorno dall’operazione, la paziente sta bene, è tornata a casa e ci ha inviato una lettera piena di ringraziamenti: tutto questo affetto ci riempie di orgoglio e ci spinge a migliorarci sempre più”.

L’intervento è stato eseguito dall’équipe dell’unità operativa complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Istituto, diretta da Maurizio Ressa. In sala operatoria i chirurghi Sara Leuzzi, Andrea Armenio, Francesco Castellaneta e Valerio De Santis e gli anestesisti Giuseppe Caravetta e Daniele De Sario. Durante l’intervento è stata ricostruita la mammella precedentemente asportata per il tumore, è stata rimodellata la mammella controlaterale ed è stata eseguita l’addominoplastica.

Nel dettaglio, un lembo composto da cute e tessuto adiposo, con preservazione dei muscoli, dopo essere stato prelevato dall’addome della paziente, è stato trasposto nella zona toracica. Qui il lembo è stato anastomizzato, cioè ricollegato ai vasi sanguigni con tecniche microchirurgiche e mezzi d’ingrandimento, da un’équipe formata composta, tra gli altri, da Sara Leuzzi, chirurgo plastico e ricostruttivo, che ha lavorato a Parigi migliorando le proprie competenze in microchirurgia mammaria e testa-collo. Prima dell’intervento, la paziente è stata sottoposta ad angio-tac, nell’unità operativa di radiodiagnostica dell’Istituto diretta da Donato Oreste, per verificare la buona vascolarizzazione del lembo.

Questa tecnica può essere applicata in specifiche situazioni. In questo caso, la paziente era stata sottoposta in passato a mastectomia e a ricostruzione con protesi ma, nel tempo, la protesi aveva provocato complicanze. Di qui, la necessità di intervenire con una ricostruzione con tessuto autologo, cioè prelevato dalla stessa paziente, che aveva sufficiente adipe addominale per eseguire l’intervento.

Abusivi fuori dalle case popolari, Lorenzo è a pezzi: “Ho rubato e occupato per salvare mia figlia”

Negli ultimi giorni alcune case popolari occupate abusivamente sono state fatte sgomberare a Carbonara, Ceglie e San Pio. In totale sono 500 le abitazioni, da anni ci occupiamo di questo.

Tra loro ci sono Lorenzo e Laura, sbattuti fuori con i due figli minori, tra cui la loro figlia disabile al 100%. Lorenzo ha avuto problemi con la giustizia, ci ha chiamato per raccontare la sua storia e per lanciare un appello disperato.

Bari, arrestato l’autore delle spaccate in centro: è un 37enne marocchino. Catturato in piazza Eroi del Mare – VIDEO

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un cittadino marocchino di 37 anni, con numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, in quanto ritenuto il responsabile di una serie di furti perpetrati con la tecnica della “spaccata” che, nelle ultime settimane, avevano interessato alcuni esercizi commerciali della città. Si rappresenta che si tratta di un provvedimento assunto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

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L’arresto è il risultato dei molteplici servizi disposti dal Questore che hanno visto impiegati equipaggi della Squadra Volante e della Squadra Mobile al fine di individuare e rintracciare il soggetto responsabile di molteplici furti avvenuti ai danni di esercizi commerciali e, in un caso, di un locale all’interno del quale venivano offerti servizi di erogazione di energia elettrica, compiuti con la medesima tecnica, quella della c.d. “spaccata”, ovvero mediante la rottura e lo sfondamento di vetrine.

Gli interventi effettuati sul luogo delle effrazioni dal personale della Squadra Volante e i successivi accertamenti svolti dalla Squadra Mobile nelle scorse settimane in occasione dei vari episodi hanno consentito di poter acquisire una serie di elementi a carico dell’indagato. In particolare, venivano ricostruiti quattro episodi di furto consumati tra il 16 dicembre e il 26 gennaio focalizzandosi sulla visione delle telecamere e, in alcuni casi, grazie ad alcune tracce rinvenute sul luogo del furto rilevate dal personale della Polizia Scientifica.

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Una volta identificato il presunto autore, proprio il giorno 26 gennaio, dopo l’ultima incursione notturna presso un noto ristorante del centralissimo Corso Vittorio Emanuele, sono stati intensificati gli appositi servizi finalizzati al suo rintraccio dato che si trattava di un soggetto senza fissa dimora, di fatto irreperibile.

Tale ricerca che ha visto impiegati sia equipaggi della Squadra Volante che della Sezione “Falchi” della Squadra Mobile di Bari, ha consentito di poter individuare il sospettato. In particolare, i poliziotti della Sezione “Contrasto al Crimine Diffuso” rintracciavano il soggetto presso i giardini di piazza “Eroi del Mare” e lo accompagnavano in Questura.

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Contestati i quattro casi di furto e, considerato il pericolo di fuga, sottoposto a fermo di indiziato di delitto e condotto presso la locale Casa Circondariale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che ha provveduto alla convalida del provvedimento disponendo la misura della custodia cautelare in carcere.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, a seguito del fermo, si avvierà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Cassano: “Bari è nel mio cuore e porterò la mia famiglia nella città vecchia. Potevo tornare con Paparesta”

“Rapporto complicato con Bari? Non è così, semplicemente dal 2007 vivo a Genova con la mia famiglia, c’è anche mia madre lì. A Bari non ho più nessun altro a livello affettivo, la mia vita da 18 anni è in Liguria. Sarà molto emozionante tornare, sono legato alla città in cui sono nato, in particolare al mio quartiere, Bari vecchia. È stata la mia salvezza, mi ha fatto crescere velocemente tra quei vicoli dove da bambino prendevo a calci un pallone. Se andrò a Barivecchia? Certo. Andrò con la mia famiglia, voglio che vedano dove sono cresciuto e poi diventato uomo”.

Esordisce così Antonio Cassano nell’intervista rilasciata a La Gazzetta del Mezzogiorno a pochi giorni dal suo ritorno a Bari. Fantantonio sarà tra i protagonisti, al fianco di Adani e Ventola, della tappa di Viva El Futbol in programma al Teatro Team il 2 febbraio.

“Seguo sempre il Bari, ci mancherebbe. La mia carriera è partita da lì, è il club che mi ha lanciato nel grande calcio – aggiunge -. Questi sono anni molto infelici, non c’è alcun dubbio. I De Laurentiis si possono criticare, però la proprietà è solida e non ci sono debiti. Ciò detto, è chiaro che devono arrivare i risultati. Bari è una di quelle città del Sud che meritano il grande palcoscenico – spiega Cassano -. Quando accadrà? Non lo so, ma penso che se hai una proprietà importante prima o poi tutto viene di conseguenza. Per quanto riguarda De Laurentiis, è fondamentale avere una società solida che paga puntualmente, aspetto importante per la tranquillità dei ragazzi. Poi però servono giocatori di un certo tipo. Io non so se i De Laurentiis vogliono andare avanti, che idea hanno. La certezza è che il Bari deve tornare in serie A dove merita di stare per il suo pubblico e per la sua città. Punto e basta”.

“Se c’è stata la possibilità di tornare? Sì, con la presidenza di Gianluca Paparesta che le ha davvero provate tutte. Dopo Parma ho pensato di tornare a Bari, peraltro con un contratto importante per la B all’epoca – rivela -. Mi sarebbe piaciuto, ma ero in fase calante, ho pensato alle grandi aspettative dei tifosi e del club. Temevo di fare brutte figure e di deludere. Non me lo sarei perdonato nella mia città e a quel punto ho preferito tornare a Genova con la Sampdoria chiudendo la carriera dove già viveva. Quando parlo di calcio, il ricordo di Bari-Inter è sempre vivo nella mia mente. È il gol che mi ha cambiato la vita sotto tutti i punti di vista. Mi ha fatto diventare ricco, famoso, importante. Quel giorno rappresenta un prima e un dopo nella mia esistenza. Soprattutto, la cosa che mi piace pensare è che a distanza di 26 anni, la gente se ne ricorda ancora. Vuol dire che è stato qualcosa di unico e memorabile”.

“Potevo fare di più? Non lo so, anche se ricordo a me stesso che ho giocato in squadre come Real Madrid, Inter, Milan, Roma e che con la Nazionale ho fatto un Mondiale e tre Europei. Non rimpiango nulla, rifarei tutto, tranne la lite con il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone quando gli ho mancato di rispetto, per fortuna chiedendogli poi scusa e chiarendo tutto – conclude Cassano -. Non ho la sensazione di avere sprecato il mio talento unico. C’è altro nella vita. Quando sono andato via dal Real, ho scelto la Sampdoria e a Genova ho conosciuto mia moglie. Se fossi rimasto a Madrid o fossi andato in un’altra squadra top, con ogni probabilità non l’avrei conosciuta e oggi non ci sarebbero i nostri figli. La mia famiglia conta di più al mondo, non le coppe che non ho sollevato. Ho sempre avuto l’idea di giocare non per vincere dei trofei, ma per divertirmi e divertire la gente. Per questo, sono felice di quello che ho fatto e del ricordo che il pubblico ha di me”.