Bari, nel liceo Socrate al via progetto di educazione alla sessualità con la Asl: “Esigenza espressa dagli studenti”

Un ciclo di incontri dedicati all’educazione alla sessualità, all’affettività e al benessere psicofisico è partito lo scorso 13 gennaio nel liceo Socrate di Bari grazie al progetto promosso dalla Asl in collaborazione con l’istituto scolastico.

Lo annuncia l’azienda sanitaria spiegando che l’iniziativa rientra nell’ambito del Progetto Filia, “un percorso educativo e formativo pensato per offrire agli studenti strumenti consapevoli per affrontare in modo informato e responsabile i temi della sessualità e delle relazioni”.

Il percorso è curato dalla dottoressa Alessia Marconcini, psicologa della direzione medica dell’ospedale San Paolo, ed è articolato in “tre incontri differenziati per fasce di età e organizzati per gruppi di classi: si affronta il tema della sessualità in modo scientifico, inclusivo e partecipativo – viene spiegato – con particolare attenzione all’anatomia e alla fisiologia, ai cambiamenti corporei legati alla pubertà, alla contraccezione e alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, all’identità di genere e all’orientamento sessuale, al consenso, alla prevenzione degli abusi e alla promozione di relazioni sane, fino alle tematiche della gravidanza consapevole e della salute riproduttiva”.

“Il progetto – sottolinea la dirigente scolastica, Santa Ciriello – nasce dall’esigenza, espressa dagli stessi studenti, di colmare un vuoto spesso presente nei percorsi scolastici tradizionali, promuovendo il rispetto di sé e degli altri, la prevenzione dei comportamenti a rischio e il superamento degli stereotipi di genere”.

Le attività si svolgono in un contesto protetto, utilizzando metodologie pratiche come sessioni interattive con sondaggi e role playing, questionari anonimi a risposta aperta e momenti di restituzione e confronto collettivo a conclusione degli incontri. Al termine del percorso, il laboratorio studentesco autogestito ‘Parresia’ curerà una relazione finale volta a documentare l’impatto del progetto e il livello di partecipazione della comunità scolastica.

Omicidio nel carcere di Bari, Lacarpia è stato ucciso perché dava fastidio in cella: “Pregava e parlava da solo”

Il 65enne Giuseppe Lacarpia, detenuto in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie, è stato ucciso il 22 ottobre 2024 “perché dava fastidio, parlava da solo, anche di notte, pregava in continuazione, non eseguiva gli ordini di sedersi a mangiare e perché c’era cattivo odore nella cella”.

Per questi motivi uno dei compagni di cella, il 45enne Saverio Scarano, ha deciso di ammazzarlo. Questa è la ricostruzione emersa dagli arresti avvenuti per l’omicidio del 65enne di Gravina e del tentato omicidio, di qualche giorno prima, ai danni del 28enne Mirko Gennaro, un altro detenuto in quella stessa cella del carcere di Bari, la 2 bis.

In quella cella si trovavano 8 persone, tutte detenute per reati sessuali e contro la persona. Il 24enne Vincenzo Guglielmi, accusato solo del tentato omicidio, e Scarano, ritenuto responsabile di tutti e due i fatti, hanno simulato un suicidio per impiccagione. Fondamentali proprio le dichiarazioni di Guglielmi che ha intrapreso un percorso come collaboratore di giustizia.

Gli inquirenti hanno sottolineato come in entrambi gli episodi, l’omicidio di Lacarpia e il tentato omicidio di Gennaro, sia preoccupante l’inesistenza di un movente, “che è l’aspetto più inquietante della vicenda”. Il tentato omicidio di Mirko Gennaro, trascinato nel bagno della cella “a suon di percosse” e “appeso alle sbarre con corde ricavate dai bordi delle lenzuola”, sarebbe stato commesso perché la vittima “si poneva come boss della cella e questo avrebbe creato una situazione di conflitto”. Si sarebbe salvato solo perché era svenuto e gli autori hanno pensato che fosse morto. Per precostituirsi un alibi, quindi, chiamarono i soccorsi simulando un tentato suicidio.

“Ancora più raccapricciante per la pochezza umana della vicenda”, ha detto ancora Angelillis, il presunto movente dell’omicidio di Lacarpia, ucciso mentre dormiva, preso con laccio alle spalle e soffocato, poi legato ad una sbarra della testiera del letto con un cappio.

Bari piange l’ex sindaco Giovanni Memola: si è spento a 90 anni. Fu l’ultimo a non essere eletto direttamente

Giovanni Memola, ingegnere e sindaco socialista della città di Bari, si è spento all’età di 90 anni. Fu l’ultimo amministratore prima dell’introduzione dell’elezione diretta dei sindaci.

Più volte è stato eletto consigliere comunale, dal gennaio 1992 al settembre 1993 ha ricoperto anche l’incarico di assessore, mentre il 27 ottobre 1994 è stato eletto sindaco di Bari, guidando la città in un turbolento periodo di crisi dovuto a una serie di inchieste giudiziarie.

“La scomparsa di Giovanni Memola è una notizia che ci addolora. Il suo impegno nelle istituzioni è stato costante e il suo amore per la città di Bari indiscutibile – le parole di Decaro -. Giovanni Memola è stato esponente di quella classe politica che si è fatta interprete e responsabile della fase di transizione politico-istituzionale tra la prima e la seconda Repubblica, determinando una svolta per l’Italia e per i Comuni. Alla famiglia va il mio abbraccio sincero”.

“Oggi la città di Bari perde una figura di riferimento della sua storia politica – dichiara Leccese -. Interprete di primo piano del socialismo riformista, Giovanni Memola è stato protagonista della vita politico-amministrativa cittadina negli anni complessi e turbolenti della transizione tra la Prima e la Seconda Repubblica. Eletto consigliere comunale nel 1985, dopo aver maturato una significativa esperienza come presidente di un’unità sanitaria locale, fu strenuo sostenitore delle politiche riformiste che hanno ispirato il governo cittadino di quegli anni. È stato inoltre l’ultimo sindaco eletto dal Consiglio comunale prima della riforma elettorale che ha introdotto l’elezione diretta del primo cittadino, modificando profondamente il rapporto tra istituzioni e cittadini. Alla sua famiglia giunga l’abbraccio e la vicinanza dell’intera città di Bari”.

Bari, pretende i soldi per comprare la droga e molesta il padre: giudice nega il patteggiamento al figlio incensurato

Il giudice del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, ha respinto la richiesta di patteggiamento avanzata da un 43enne, condannato con l’accusa di aver maltrattato e molestato il padre con una “serie di atti lesivi della sua integrità fisica e morale”, non considerando anche “le precarie condizioni di salute del genitore”, con la pretesa di ricevere denaro finalizzato all’acquisto di sostanze stupefacenti.

Richieste che sarebbero state avanzate anche in piena notte. L’imputato, secondo quanto ricostruito dall’accusa, si sarebbe presentato presso l’abitazione del padre, suonando il citofono, urlando e sbattendo i pugni alla porta.

In un’occasione, come si legge nelle carte, avrebbe anche aggredito con una testata suo fratello, intervenuto in difesa dei genitori. Atteggiamenti che hanno cambiato le abitudini del padre e che hanno provocato in lui un grave stato d’ansia.

L’imputato, incensurato, era stato condannato ad una pena inferiore a 2 anni. Il giudice, nonostante questo, ha rigettato la richiesta di patteggiamento evidenziando la sua pericolosità sociale. Si tratta di un caso giudiziario unico. La vittima è difesa dall’avvocato Antonio Maria La Scala.

Bari, Lacarpia ucciso in carcere dopo aver ammazzato la moglie: arrestato un 45enne. Era il suo compagno di cella

Questa mattina, la Polizia di Stato su richiesta di questa Procura della Repubblica ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari, nei confronti di due soggetti, un 24enne e un 45enne baresi, ritenuti entrambi autori di un tentato omicidio mentre solo il secondo di un omicidio, commessi nel carcere di Bari a ottobre del 2024.

Si premette che si tratta di provvedimenti assunti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

In particolare, nella tarda serata del 19 ottobre 2024, gli agenti della Polizia Penitenziaria intervenivano in una cella della Casa Circondariale di Bari, per un tentativo di impiccamento da parte di un detenuto 28enne, di origine salentina, rinvenendolo nel bagno della cella che condivideva con altre persone.

Dopodiché, il 22 ottobre, nella stessa cella, si verificava il decesso, per riferito impiccamento, del detenuto Giuseppe LACARPIA. Le successive indagini svolte da personale della Squadra Mobile coordinate da questa Procura hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti facendo emergere che, in realtà, i due eventi non erano atti di autolesionismo, ma si trattava di azioni compiute dai due indagati, al tempo compagni di cella delle vittime.

Per il 24enne presunto autore del tentato omicidio e attualmente detenuto per altra causa, il G.I.P. di Bari ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. Per il 45enne complice del tentato omicidio e responsabile dell’omicidio di Giuseppe LACARPIA, anch’egli attualmente detenuto per altra causa, è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Lacarpia, 65enne di Gravina di Puglia, finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l’avrebbe uccisa a mani nude.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, Giuseppe Lacarpia non si tolse la vita in carcere ma fu ammazzato: uccise la moglie a mani nude. Due arresti

Il 65enne Giuseppe Lacarpia, arrestato per aver ucciso la moglie Maria Arcangela Turturo, non si suicidò ma fu ucciso nel carcere di Bari a ottobre del 2024. Lo apprende l’ANSA.

La notizia è emersa dopo due arresti eseguiti questa mattina dalla Polizia a Bari di due uomini accusati di tentato omicidio e, uno dei due, anche di omicidio.

Il 65enne di Gravina di Puglia finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l’avrebbe uccisa a mani nude.

Fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella del carcere di Bari e l’ipotesi fu quella del suicidio. La figlia commentò con emoticon festanti, sui social, la notizia della sua morte.

Bari, carambola sul lungomare. Schianto tra tre auto: un ferito grave. Danneggiata una ringhiera – FOTO

Incidente nella notte sul lungomare Nazario Sauro, a Bari. Coinvolte nello schianto tre auto, una di questa ha finito la sua corsa contro la ringhiera di protezione del lungomare, danneggiandola.

Il bilancio è di un ferito grave, trasportato in codice rosso al Policlinico. Non sarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti il 118 e la Polizia Locale.

Tentato omicidio e omicidio nel carcere di Bari: la Polizia arresta due persone

Questa mattina la Polizia di Stato, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, ha tratto in arresto due uomini, ritenuti autori di un tentato omicidio; uno dei due è responsabile anche di un omicidio. Gli episodi sono avvenuti nel carcere di Bari nel mese di ottobre del 2024.

I particolari dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso gli Uffici della Procura della Repubblica di Barialle ore 10:30.

Bari, toglie auto e cellulare alla moglie: imprenditore 50enne rischia il processo. La vittima afferrata anche dal collo

Un imprenditore 50enne barese rischia di finire a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della ex moglie. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’uomo sarebbe arrivato a proibire per un mese alla vittima di utilizzare il telefono cellulare per impedirle di parlare con le amiche, dopo aver scoperto che la donna, in alcune chat Whatsapp, si era lamentata del suo rapporto.

Ma non solo. Le avrebbe anche impedito di utilizzare la macchina, minacciandola in caso contrario di dar fuoco alla stessa vettura. Al termine di un litigio il 50enne avrebbe anche afferrato la moglie per il collo bloccandola contro il muro.

Neonata muore al Policlinico di Bari, Procura apre inchiesta: indagati 8 medici e un’ostetrica

La Procura di Bari ha aperto un’indagine sulla morte di una neonata, deceduta a due giorni di vita il 4 dicembre scorso nel Policlinico di Bari. La pm Maria Christina de Tommasi ha iscritto nel registro degli indagati nove persone, otto medici di due diversi ospedali, quello dove la mamma è stata seguita alla fine della gravidanza e quello dove ha partorito, e una ostetrica.

L’ipotesi di reato è concorso in omicidio colposo. La piccola è nata il 2 dicembre ed è morta due giorni dopo per cause che toccherà alla magistratura accertare. Per farlo la pm ha disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche e l’autopsia, che sarà eseguita domani dal medico legale Eloisa Maselli e dal neonatologo Giuseppe Latorre del Miulli.

L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia dei genitori, assistiti dall’avvocato Cristina de Manno. Le responsabilità ipotizzate al momento riguardano i quattro ginecologi dell’ospedale San Paolo che avrebbero seguito la donna, una 39enne barese, dal 27 novembre al 1 dicembre.

Qui, dopo i primi tracciati e gli accertamenti clinici eseguiti sulla partoriente, la gravidanza sarebbe stata ritenuta a rischio e, per questo, la donna il 1 dicembre è stata trasferita al Policlinico, dove la 39enne ha partorito il giorno dopo e il 4 dicembre la neonata è morta. Le altre presunte responsabilità da accertare – stando agli avvisi di garanzia notificati dalla Procura – sono a carico del personale sanitario del Policlinico: due ginecologi, due anestesisti e una ostetrica, che hanno gestito la fase del parto.