“Non tornare a scuola o ti picchiamo”, indagine choc a Gallipoli: 12enne vittima di bullismo. Indagate 4 minorenni

Una ragazzina di 12 anni sarebbe stata perseguitata, minacciata e aggredita per mesi da alcune compagne di classe, dentro e fuori la scuola. La vicenda, avvenuta a Gallipoli, è ora al centro di un’inchiesta della Procura per i minorenni di Lecce.

Secondo le accuse, la studentessa sarebbe stata vittima di episodi di bullismo e violenza psicologica e fisica. Un episodio particolarmente grave sarebbe avvenuto nei pressi della stazione ferroviaria di Gallipoli, dove la 12enne sarebbe stata picchiata. Successivamente avrebbe ricevuto minacce telefoniche da altre compagne, che le avrebbero prospettato nuove aggressioni al rientro a scuola.

La situazione sarebbe poi proseguita all’interno dell’istituto comprensivo Polo 2. Il 4 maggio, durante l’ora di educazione fisica, la ragazza sarebbe stata aggredita da una compagna con calci e pugni, anche dopo essere caduta a terra. L’episodio sarebbe avvenuto davanti ad altri studenti, uno dei quali avrebbe persino contato i colpi. La 12enne avrebbe riportato diverse contusioni, giudicate guaribili in circa una settimana.

Dopo l’ennesimo episodio, la madre ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri. Nel fascicolo sono state ipotizzate, a vario titolo, accuse di stalking, lesioni e minacce aggravate. Gli investigatori starebbero inoltre verificando l’eventuale esistenza di video relativi alle presunte molestie e aggressioni.

Le compagne coinvolte, tutte coetanee della vittima, hanno respinto le accuse durante gli interrogatori, sostenendo di non aver compiuto alcuna aggressione e affermando che la ragazza si sarebbe sentita perseguitata.

La vittima, intanto, starebbe vivendo una situazione di forte disagio: da tempo soffrirebbe di attacchi d’ansia e di panico e, per paura di nuove aggressioni, avrebbe anche smesso per settimane di frequentare la scuola e di partecipare alle attività con i compagni.

Sul piano giudiziario pesa però l’età delle presunte responsabili: a 12 anni sono infatti non imputabili penalmente, essendo inferiore ai 14 anni la soglia della responsabilità penale. L’indagine della Procura minorile è quindi destinata, sul piano penale, all’archiviazione. Potrebbero tuttavia essere coinvolti i servizi sociali, con un percorso di monitoraggio e accompagnamento delle minori.

Al momento non risulta invece aperto un procedimento presso la Procura ordinaria nei confronti di eventuali adulti per presunte responsabilità o complicità nella vicenda.

Castellaneta, il 20enne Giulio Razzano trovato morto nella gravina: la Procura indaga per istigazione al suicidio

La Procura di Taranto ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Razzano, il ventenne di Castellaneta scomparso nel pomeriggio di martedì e trovato senza vita sul fondo della gravina.

L’indagine, coordinata dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia e affidata al pm Marco Colascilla Narducci, punta a chiarire le ragioni del gesto e a verificare l’eventuale esistenza di pressioni o episodi di bullismo.

Gli investigatori stanno analizzando il cellulare del giovane e ascoltando amici e conoscenti per ricostruire le sue relazioni e gli ultimi contatti. Secondo quanto emerso, Giulio, descritto da chi lo conosceva come un ragazzo solare, sensibile e appassionato di teatro, avrebbe manifestato il desiderio di intraprendere un percorso artistico.

La scomparsa aveva mobilitato l’intera comunità di Castellaneta. Il ragazzo era uscito di casa dicendo di andare in palestra, ma aveva lasciato il borsone e il portafogli. Le immagini delle telecamere e il segnale del suo telefono hanno indirizzato le ricerche verso il Belvedere Caporlando, nei pressi della gravina dove è stato poi trovato il corpo. Il sindaco Gianni Di Pippa ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali.

Castellaneta piange il 20enne Giulio Razzano, trovato morto nella gravina: l’ipotesi del bullismo

È il giorno del dolore e delle domande a Castellaneta dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Giulio Razzano, il 20enne scomparso martedì scorso e rinvenuto ieri pomeriggio nella gravina, nei pressi del Belvedere Caporlando. Mentre la comunità si stringe attorno alla famiglia del giovane, gli investigatori stanno cercando di fare luce sulle ragioni che lo avrebbero spinto ad allontanarsi da casa.

Tra le piste al vaglio dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Taranto, c’è anche quella del possibile bullismo. L’ipotesi è emersa nelle ultime ore attraverso numerosi messaggi comparsi sui social network, dove amici e conoscenti hanno parlato di presunti episodi che avrebbero coinvolto il ragazzo. Al momento non vi sono conferme ufficiali, ma gli inquirenti intendono verificare ogni elemento utile per ricostruire il contesto in cui viveva Giulio.

Il giovane era uscito di casa nel pomeriggio di martedì, senza portare con sé il borsone della palestra e il portafoglio, particolare che aveva subito destato preoccupazione nei familiari. Le ricerche, condotte senza sosta da carabinieri, polizia locale, Protezione civile, Soccorso alpino e numerosi volontari, si erano concentrate nell’area della gravina dopo che il suo cellulare aveva agganciato una cella telefonica nella zona del Belvedere Caporlando.

Il ritrovamento del corpo ha posto fine a oltre 24 ore di speranza, ma ha aperto una delicata fase investigativa. Gli accertamenti dovranno chiarire cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del ventenne e verificare se eventuali episodi di bullismo possano aver avuto un ruolo nella tragedia. Nel frattempo, Castellaneta resta sotto shock per una vicenda che ha profondamente colpito l’intera comunità.

Bari, vittima di bullismo a scuola e troppe ore passate alla Playstation: 16enne in cura ai servizi sociali e al Serd

Un 16enne barese è stato affidati ai Servizi Sociali del Comune e al Serd a causa della sua dipendenza dalla Playstation, scaturita in seguita ad atti di bullismo subiti a scuola.

Il ragazzino ha iniziato a saltare spesso le lezioni a scuola, a causa di una condizione di isolamento e di episodi di bullismo. Una volta tornato a casa, si chiudeva nella stanza per ore a giocare alla console.

Dopo aver rifiutato l’aiuto dell’educatore familiare, il caso è stato preso in carico dal Municipio di appartenenza e dal Serd. Previste sedute con il servizio di Neuropsichiatria dell’Asl.

No al bullismo e alla discriminazione: protocollo di intesa tra Città Metropolitana e Anfi

Il Protocollo d’intesa consentirà alla Città metropolitana di Bari e ai Comuni del territorio di usufruire del supporto operativo dei volontari dell’associazione per l’attivazione di iniziative di assistenza in materia di contrasto al bullismo e alle attività illegali negli orari di ingresso e di uscita degli studenti delle scuole superiori individuate.

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