In carcere ma spunta un post su Facebook, Tommy Parisi ai fan: “Siete la mia forza nei momenti bui”

“A volte mancano gli abbracci. A volte manca il palco, manca il cantare a squarciagola. Ma nei momenti più bui c’è sempre una forza che mi rialza: siete voi”. Inizia così il post pubblicato sul profilo Facebook di Tommy Parisi, figlio 42enne del boss di Japigia Savino finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno.

Resta da individuare l’autore del post, qualcuno ha pensato erroneamente anche che il cantante neomelodico fosse tornato in libertà. “Il vostro affetto, i vostri messaggi, la vostra presenza anche a distanza mi ricordano ogni giorno perché faccio quello che faccio – si legge ancora -. Siete il mio motore, la mia voce quando la mia si spegne, la luce che mi accompagna quando tutto sembra più scuro.Un abbraccio grande a tutti”.

Tommy Parisi ha sempre dichiarato la propria estraneità al contesto criminale familiare, l’accusa per lui ha chiesto però 16 anni di reclusione. La sentenza è attesa in autunno.

Tentato omicidio a Corato, contestata l’aggravante mafiosa: in carcere marito e moglie affiliati al clan Capriati

Lo scorso 25 maggio, la Polizia di Stato aveva eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Trani, su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di due soggetti ritenuti, in concorso con altri, responsabili del tentato omicidio di un ragazzo ed una ragazza, quest’ultima risultata avulsa da qualsiasi contesto criminale. Un agguato avvenuto, lo scorso 6 marzo, verso le ore 21.00, nella piazza centrale di Corato, luogo noto della movida.

Le indagini, poi proseguite con il coordinamento di questa Direzione Distrettuale Antimafia, avrebbero evidenziato 1’esistenza di un contesto mafioso alla base dell’agguato ed un contrasto tra due gruppi criminali locali per il controllo di una piazza di spaccio.

Nel corso delle investigazioni è emerso che i due indagati farebbero parte di un gruppo criminale più strutturato e vicino al clan Capriati di Bari, lì rappresentato da un pregiudicato, tuttora detenuto, che risulta indagato per i medesimi reati. A tutti è stato contestato il reato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, significando che gli accertamenti sono stati compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’esecuzione del citato provvedimento cautelare, da parte degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari e del Commissariato di P.S. di Corato, questa mattina, è stata supportata da una serie di perquisizioni sul territorio della cittadina del nord barese e presso le carceri di Trani e San Gimignano (SI).

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna. Maria: “Pronte petizione e una lettera a Mattarella”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria, sorpresa positivamente dagli effetti dell’ondata social. Sono pronte alcune iniziative per accendere ancora di più i riflettori su questa assurda vicenda.

Benito, in carcere 19 anni dopo la condanna. Il Sindaco: “Cittadino modello misura spropositata”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi in carcere senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Siamo tornati ad Adeflia e, dopo aver parlato con un amico di Benito, abbiamo incontrato e intervistato il sindaco Giuseppe Cosola.

Lo stesso primo cittadino definisce Benito un cittadino modello e afferma che il Comune sarebbe disposto ad accoglierlo nel caso di misure alternative alla carcerazione.

Benito, in galera 19 anni dopo la condanna. L’amico: “Suo padre mi puntò una pistola calibro 7.65”

Torniamo a parlare della storia di Benito. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi in carcere senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Siamo tornati ad Adeflia e questa volta vi proponiamo l’intervista ad un amico di Benito che ha svelato alcuni retroscena sulla sua vita privata e su un episodio in cui è coinvolto suo padre.

Corruzione a Sannicola, l’ex vicesindaco Piccione lascia il carcere: concessi i domiciliari

Cosimo Piccione, l’ex vicesindaco di Sannicola al centro di un’inchiesta della Finanza di Gallipoli su una presunta associazione per delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione., lascia il carcere e dopo una settimana va ai domiciliari. Il gip Laura Fedele ha infatti accolto la richiesta presentata dalla difesa.

Piccione si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia, ma le sue dimissioni da ogni carica (vicesindaco, assessore e consigliere del Comune di Sannicola) hanno portato il giudice ad attenuare la misura cautelare.

Cambia anche la posizione di Cosimo Leo, 67 anni, altro indagato nell’inchiesta. Per lui il gip ha revocato gli arresti domiciliari, sostituendoli con l’obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria.

Foggia, rientra in carcere dal permesso con droga: detenuto scoperto dopo aver ingerito involucri

Un detenuto è rientrato dal permesso nel carcere di Foggia portando con sé della droga. L’uomo aveva ingerito quattro ovuli contenenti sostanza stupefacente, prima di essere scoperto dagli agenti penitenziari.

A darne notizia è il segretario generale aggiunto del sindacato Osapp, Pasquale Montesano. “Nonostante le gravissime criticità operative che la polizia penitenziaria sta vivendo in Puglia, in particolare a Foggia – spiega – , continua con alto senso di appartenenza e di responsabilità a garantire tutti gli standard di sicurezza”.

“Nonostante gli inviti al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e al Governo Meloni di aprire un tavolo di confronto permanente per discutere di riforme, organici, equipaggiamenti, sovraffollamento detentivo e, non ultima, la strumentalizzazione e la perseveranza della criminalità che necessita di una democratica, rigida disciplina, tesa a ristabilire i canoni delle indicazioni normative del sistema penitenziario ad oggi nessun segnale è pervenuto”, ha aggiunto.

“Quanto sta avvenendo nelle carceri, con suicidi, omicidi, risse, rivolte, aggressioni alla polizia penitenziaria, traffici illeciti non può lasciare indifferenti e, soprattutto, non si può considerare ordinario; dunque, non è arginabile con strumenti ordinari. A tutto ciò si aggiunga che sono 16mila i detenuti in più, rispetto ai posti effettivamente disponibili in Puglia con un sovraffollamento senza precedenti, mentre alla sola polizia penitenziaria mancano almeno 14mila unità, rispetto al reale fabbisogno”, conclude Montesano.

Carabiniere ucciso a Francavilla, respinto il ricorso della difesa: Camillo Giannattasio resta in carcere

Camillo Giannattasio, il 57enne di San Giorgio Jonico arrestato e indagato per concorso in omicidio nell’inchiesta sulla morte di Carlo Legrottaglie, il carabiniere ucciso a Francavilla Fontana, resta in carcere.

Il tribunale del Riesame di Lecce ha infatti rigettato il ricorso della difesa. Le motivazioni saranno rese note tra 45 giorni. Gli esami del Ris, svolti nei scorsi giorni, dovranno stabilire se Giannattasio, che si trova in carcere, abbia o meno aperto il fuoco nei confronti di Legrottaglie durante la prima fuga e durante il secondo conflitto a fuoco con la Polizia a Grottaglie.

Il suo complice, Michele Mastropietro, è morto a seguito dell’ultimo scontro. Giannattasio ha affermato di non aver sparato, ma nella sua auto e nel suo negozio di ferramenta sono state ritrovate altre armi. I poliziotti sono allo stesso tempo indagati per omicidio colposo per eccesso di legittima difesa (nei confronti di Mastropietro) e parti offese per l’ipotesi di tentato omicidio e lesioni.