Morte Lucia Salcone, spunta una lettera choc del marito Ciro Caliendo: pietanze preparate col sangue mestruale

Un matrimonio logorato da litigi, un’altra donna nel cuore e una lettera che oggi pesa come un macigno nell’inchiesta. È attorno a queste ombre che si muove il caso di Ciro Caliendo, 48 anni, arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie, Lucia Salcone, simulando un incidente stradale lo scorso 27 settembre.

Secondo gli inquirenti, quello schianto non sarebbe mai avvenuto: l’auto sarebbe stata incendiata con la donna all’interno, ancora viva ma stordita. A rafforzare l’ipotesi della premeditazione c’è una lettera che Caliendo avrebbe scritto di suo pugno poche settimane prima della morte della moglie, indirizzandola a una parente di lei. In quelle righe l’uomo confessa una relazione extraconiugale che durava da tre anni — con una donna amica della stessa Lucia — e manifesta l’intenzione di separarsi.

La lettera, letta solo dopo la tragedia, racconta un uomo che si dice oppresso da continui contrasti e da uno stato depressivo profondo. Scrive di aver pensato al suicidio e di voler vivere, parole sue, “una storia d’amore benedetta da Dio”. Quando si parlava di separazione la moglie avrebbe risposto: “Meglio un marito morto che con un’altra”.

Ma è un altro passaggio a colpire gli investigatori: quello in cui Caliendo si dichiara disposto a sacrificare la vita della moglie pur di riavere la propria libertà. Un’affermazione che per la procura assume il valore di un’intenzione già maturata.

Nella lettera compaiono anche riferimenti a presunti riti e a episodi inquietanti, tra cui l’uso di sangue mestruale nella preparazione di cibi e strani malesseri che l’uomo dice di aver accusato nel tempo. Racconti che si intrecciano con voci circolate prima del matrimonio e ora finite agli atti dell’indagine. A riferirlo è Telesveva.

Caliendo ha trascorso la sua prima notte in carcere e venerdì sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia. La procura lo accusa di omicidio premeditato: per chi indaga, dietro quel rogo non c’è stato un incidente, ma un piano studiato per trasformare un delitto in una tragica fatalità.

Choc a Brindisi, indagato il medico Cristian Ghezzani. L’accusa: “Ha ucciso 3 gatti e tentato di sopprimere altri 5”

Avrebbe ucciso tre gatti e tentato di ammazzarne altri cinque con crudeltà un medico 51enne di Brindisi, Cristian Luca Ghezzani, a cui è stato notificato un avvio di conclusione delle indagini emesso dalla Procura di Brindisi.Le contestazioni, legate a diversi episodi di uccisione e tentativi di uccisione di animali, si riferiscono al periodo compreso dal 2023 al 2025.

Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile. Durante l’attività investigativa sono state acquisite le immagini di videosorveglianza di controllo delle colonie feline della città che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti dell’indagato ed i singoli episodi.

In cinque casi – secondo quanto accertato dagli investigatori – l’uccisione degli animali non si è consumata per cause non dipendenti dalla volontà dell’indagato. Durante una perquisizione domiciliare i poliziotti hanno sequestrato una gabbia trappola, un bastone e un girabacchino utilizzati per catturare e tentare di colpire gli animali.

Dalle attività condotte da un consulente tecnico dalla Procura, inoltre, è stato accertato che all’interno della gabbia trappola, sul bastone e all’interno dell’autovettura utilizzata dall’uomo vi sono tracce di sangue e peli riconducibili a gatti.

Choc a Francavilla Fontana, gattino ucciso con bastone chiodato. È il secondo caso in pochi giorni nel Brindisino

Un gattino randagio ucciso con un bastone chiodato. È avvenuto a Francavilla Fontana, a scoprirlo è stato un operaio di un’azienda situata nella zona Pip della città che gli dava da mangiare. Si sta cercando di risalire al responsabile.

La notizia arriva a pochi giorni dal salvataggio di Dyson, il gatto di Ostuni ferito con una pistola a piombini. Fortunatamente lui se l’è cavata, dopo essere stato sottoposto ad un intervento urgente. Sul caso indaga la Polizia.

Choc a Brindisi, insegnante spinge alunno 14enne contro il muro e lo minaccia: “Ti uccido”. Scatta la denuncia

Spinto contro un muro e minacciato: “Io ti uccido. lo ti uccido”. Protagonista delle presunte violenze fisiche e verbali un docente, vittima un suo alunno di 14 anni che frequenta l’ultimo anno di una scuola media nel Brindisino.

É la ricostruzione dei fatti contenuta in una denuncia che i genitori dell’alunno, assistiti dal loro legale Antonello Anglani, hanno formalizzato alla Polizia. Del caso è stato informato anche il dirigente scolastico che ha aperto un’indagine interna per ricostruire l’accaduto.

L’episodio – secondo la versione dell’adolescente – sarebbe avvenuto in classe durante l’attività didattica. L’insegnante avrebbe prima rimproverato il ragazzino, per poi strattonarlo e minacciarlo di morte.

Nella denuncia il legale ha ipotizzato i reati di minaccia, violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Ipotesi di reato che saranno verificate dagli inquirenti che avvieranno gli accertamenti per ricostruire l’accaduto. Al momento non sono stati assunti provvedimenti, ma c’è solo la querela di parte della famiglia.

Nella denuncia padre e madre del 14enne hanno annunciato che la loro iniziativa non è legata a eventuali fini di lucro. Se il procedimento dovesse concludersi in sede penale o civile con l’ottenimento di un risarcimento, hanno spiegato, devolverebbero la somma ad un Onlus che si occupa del supporto a ragazzi e studenti orfani.

Choc a Taranto, abusi sessuali su bimbi di 11 e 12 anni in cambio di giri in moto: 56enne a processo

Un 56enne di Taranto è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore. Secondo quanto ricostruito dalle indagini avrebbe costretto due bambini di 12 e 11 anni a subire violenze tra giugno e luglio scorso. Per l’uomo è stato disposto il giudizio immediato.

Le vittime sono amici di suo nipote, il 56enne sarebbe riuscito ad allontanarsi con loro offrendo alcuni giri in moto in cambio di rapporti sessuali in un parcheggio isolato.

In più avrebbe minacciato uno dei due bimbi di affogarlo in mare premendogli la testa sott’acqua a lungo. Le piccole vittime hanno però raccontato ai genitori le violenze subite e le indagini, condotte dalla squadra mobile, sono partite dopo le denunce.

Omicidio a Poggiofranco, choc in aula. Il legale di Vassalli: “Ha sparato perché provocato da Di Giacomo”

“Vassalli è una persona perbene, ha sempre lavorato, mai sanzionato, mai una multa per guida spericolata. Ha sempre vissuto in maniera onesta. Voleva parlare da uomo a uomo quella sera”. Queste le parole in aula del legale di Salvatore Vassalli, l’operaio a processo per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco nei pressi della sua abitazione.

Secondo l’avvocato Vassalli avrebbe sparato dopo essere stato provocato e minacciato dalla vittima. Le dichiarazioni hanno provocato l’indignazione dei parenti della vittima in aula.

Secondo la difesa di Vassalli inoltre il decesso sarebbe avvenuto anche a causa del ritardo dell’ambulanza sul posto. L’avvocato, al termine della sua arringa, ha anche chiesto il minimo della pena, ricordando che il suo assistito ha offerto come risarcimento anche la casa e l’auto in suo possesso. La sentenza è attesa per l’8 gennaio 2026, l’accusa ha invocato l’ergastolo.

Viaggio da incubo su Flixbus, 19enne di Terlizzi denuncia: “Lasciato solo e di notte sulla statale. Inaccettabile”

“Mi chiamo Giuseppe De Nicolo, sono uno studente e lavoratore, e voglio raccontare l’esperienza surreale accaduta il 4 gennaio 2025. Nonostante avessi acquistato un regolare biglietto, sono stato abbandonato lungo la SS64, a pochi metri dalla tangenziale di Bologna, in una situazione di totale isolamento e senza assistenza, intorno alle ore 23.45”. Inizia così il racconto choc di un giovane 19enne di Terlizzi.

“Il viaggio è iniziato con ritardi significativi. Il mio pullman, il n. 486, riportava oltre un’ora di ritardo, come evidenziato sul sito FlixBus. Alle 19:55, alla fermata di Trento, è arrivato il pullman n. 914. Considerando il rischio di perdere la coincidenza a Bologna con il pullman per Bari previsto alle 23:30, ho chiesto all’autista di salire. L’autista ha compreso la situazione e mi ha permesso di viaggiare con quel mezzo. A Bologna, mi sono diretto verso il pullman n. 425 diretto a Bari, ma uno dei due autisti ha contestato la mia prenotazione, affermando che il mio biglietto non risultava nel sistema. Solo dopo una lunga discussione e la verifica delle email è stato deciso che potevo salire. Durante il viaggio, tuttavia, lo stesso autista ha contattato il numero verde interno per confermare o aggiornare la mia prenotazione. Dopo una breve telefonata, mi ha comunicato che non dovevo trovarmi su quel pullman, assumendo un atteggiamento ostile e dicendomi che avrei dovuto ringraziarlo per avermi fatto salire – si legge nella lettera -. Quando ho ribattuto, spiegando di essere in possesso di un regolare biglietto, ha iniziato a comportarsi in modo intimidatorio, invitandomi a non mettermi contro di lui. Quando ho dichiarato di voler contattare i Carabinieri per denunciare l’accaduto, l’autista ha ordinato al collega di fermare il pullman e mi ha fatto scendere lungo la SS64, a poca distanza dalla tangenziale di Bologna. Ero completamente isolato, senza alcun tipo di servizio o assistenza, anche avendo chiesto aiuto e maggiori info al numero unico di emergenza. Ero stanco, reduce da una giornata di lavoro, e avevo davanti un viaggio lungo e faticoso per tornare a casa e prepararmi per le lezioni scolastiche imminenti”.

“Dopo alcuni minuti di smarrimento, ho percorso un tratto di strada a piedi e ho chiamato un taxi per raggiungere la stazione ferroviaria più vicina. Ho dovuto acquistare un biglietto per il primo treno disponibile per Bari, affrontando spese aggiuntive e un viaggio particolarmente stressante. Questa esperienza rappresenta una grave violazione dei miei diritti di passeggero. Non solo sono stato trattato in maniera irrispettosa, ma sono stato lasciato in una condizione di insicurezza e abbandono – conclude -. Ritengo inaccettabile il comportamento del personale FlixBus, che ha dimostrato una totale mancanza di professionalità e rispetto nei confronti di un cliente. Chiedo che vengano presi provvedimenti adeguati nei confronti degli autisti coinvolti e che FlixBus si assuma la responsabilità di quanto accaduto, offrendo spiegazioni. È inaccettabile che un’azienda come FlixBus, che si propone come leader nel trasporto passeggeri, tratti i propri clienti in questo modo. Nessun passeggero dovrebbe vivere una situazione simile, e ritengo sia doveroso che l’azienda garantisca maggiore attenzione alla sicurezza e ai diritti di chi viaggia con loro”.

Non si è fatta attendere la replica di Flixbus. “Teniamo a precisare che la sicurezza dei nostri passeggeri, nonché del personale di bordo, costituisce da sempre la massima priorità per FlixBus – si legge nel comunicato -. Per questo, sensibilizziamo continuativamente a tal proposito i conducenti che operano le linee FlixBus presso le nostre aziende partner, e non tolleriamo alcun comportamento difforme in tal senso. Sarà quindi nostra premura portare avanti tutte le dovute indagini interne per accertare le eventuali responsabilità da parte degli autisti coinvolti, al fine di poter prendere tutti i provvedimenti che si renderanno necessari”.

Affitta la casa ma “non ai negri”, cartello choc a Martina Franca: scritta cancellata ma la vergogna resta

Affitta la casa ma “non ai negri”, poi si pente e cancella la scritta choc sul cartello affisso sul portone dell’abitazione. Non è bastato però per cancellare la vergogna e lo scatto ha fatto il giro del web. Ci troviamo nel cuore di Martina Franca, la segnalazione è partita da un gruppo di studenti. “Si fitta solo per periodi brevi”, la nuova scritta dal proprietario che ha cercato così di salvarsi da un autogol davvero deplorevole.