In carcere 19 anni dopo la condanna, il ricorso di Benito è inammissibile. Maria: “Fatelo uscire”

Torniamo a parlare della storia di Benito, in carcere dopo 19 anni la condanna. L’uomo sta scontando una pena di 6 anni e 8 mesi senza aver avuto un processo regolare e senza essere stato mai ascoltato. I dubbi e le lacune sulla vicenda giudiziaria sembrano essere tanti.

L’intervista a Maria, che sta cercando di andare a fondo in una vicenda estremamente intricata e complessa, ha creato parecchio scalpore e discussione. Dopo aver parlato con un amico di Benito e con il sindaco Giuseppe Cosola, abbiamo incontrato nuovamente Maria che aveva avviato la procedura per richiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

 

Militanti di CasaPound condannati a Bari, il portavoce attacca: “Non neghiamo rissa ma siamo stati provocati”

“Sulla sentenza di Bari abbiamo letto molte letture sbagliate. Siamo ancora al primo grado di giudizio e attendiamo di leggere le motivazioni ma non possiamo negare che nei nostri confronti è stata fatta una provocazione”.

Questo il commento di Luca Marsella, portavoce di CasaPound, dopo la sentenza del Tribunale di Bari che ha condannato 12 militanti per manifestazione fascista con privazione dei diritti politici per cinque anni.

“Non neghiamo quanto avvenuto, è avvenuta una rissa ma dovrebbero spiegarci perché è stato consentito ad un corteo di arrivare proprio davanti alla nostra sede di Bari – ha aggiunto -. Non ci siamo mai nascosti su ciò che siamo e che stiamo parlando di un fatto di diversi anni fa”.

Trani, tenta di truffare un’anziana di 80 anni ma lei non ha nipoti maschi e lo fa arrestare: condannato 26enne

La truffa non gli è riuscita perché si è finto nipote di una donna che non ha nipoti di sesso maschile. È stata la stessa donna, una 80enne, a chiamare i carabinieri e a consentire l’arresto del presunto truffatore.

Si tratta di un uomo di 26 anni di Catania, con precedenti, finito in manette per tentata truffa e processato per direttissima: il Tribunale di Trani lo ha condannato a un anno e otto mesi di reclusione e al pagamento di una sanzione da 1.600 euro.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il 26enne avrebbe contattato telefonicamente una donna di quasi 80 anni di Trani dicendole di essere suo nipote e di avere bisogno di tremila euro per ritirare un pacco.

Le telefonate all’anziana sono state tre: in ognuna delle chiamate l’uomo si sarebbe presentato prima come nipote, poi come addetto alla consegna del pacco e poi come direttore delle Poste fornendole dei codici da mostrare al momento del ritiro.

Chiamate che, sostengono i carabinieri, avrebbero avuto un solo obiettivo: tenere la donna al telefono ed evitare che contattasse le forze dell’ordine. La vittima però è riuscita a comporre il 112 e allertare i carabinieri che l’hanno guidata suggerendole di assecondare le richieste del 26enne e farlo arrivare a casa. È stato allora che il 26enne, pronto a ritirare contanti e gioielli, è finito in manette.

I carabinieri in una nota ricordano agli anziani di “non cedere a richieste telefoniche di denaro o oggetti preziosi e di segnalare immediatamente ogni episodio sospetto al numero di emergenza 112”.

Scatta una foto con un cadavere al cimitero e il selfie diventa virale: condannato 58enne per vilipendio

È stato condannato a 8 mesi di reclusione per vilipendio l’uomo di 58 anni che scattò una foto con un cadavere nel cimitero di Uggiano La Chiesa lo scorso giugno durante l’estumulazione della salma.

La fotografia divenne virale sui social e nelle chat WhatsApp, il caso fece tanto discutere fino all’apertura di un’indagine e all’identificazione dell’uomo.

L’accusa aveva invocato una pena di un anno, il processo si è celebrato in abbreviato, formula che consente uno sconto di un terzo della pena, dopo che l’imputato si era opposto a un decreto penale di condanna.

“Un gioco con cui il mio assistito ha voluto fare il gradasso senza valutare le conseguenze penali”, le parole dell’avvocato che ha anche messo in dubbio la tesi che il corpo ritratto in foto fosse effettivamente un cadavere

È stata comunque esclusa la recidiva reiterata e specifica contestata al 58enne, operaio di una ditta esterna immortalato nella foto con i guanti da lavoro e una mascherina calata sul mento. Nello scatto si vede l’imputato alzare con la mano il cadavere, come se fosse una persona ancora in vita, abbracciandolo con la mano destra e abbozzando un sorriso.

Condannati 12 militanti a Bari, il caso arriva in Camera. Centrosinistra all’attacco: “CasaPound da sciogliere subito”

“Chiediamo un’informativa urgente del ministro Piantedosi”, “Casapound è un’organizzazione neo fascista che occupa uno stabile a Roma. Perché non viene immediatamente sgomberato” e “perché non viene sciolta?”

Lo ha detto il deputato di Avs Angelo Bonelli nell’Aula della Camera in relazione alla sentenza del Tribunale di Bari che ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista con privazione dei diritti politici per cinque anni.

“La sentenza fa chiarezza sull’identità di questa organizzazione”, gli ha fatto eco il deputato dem Roberto Morassut. Che ha aggiunto: “Da questo momento anche formalmente Casapound è un’organizzazione illegale, fuori dalla Costituzione”, “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.

“Si sciolga Casapound e la si allontani dallo stabile di Roma”, ha concluso il dem. Identica richiesta dal pentastellato Alfonso Colucci: “Non ci sono più dubbi, Casapound è un’organizzazione neofascista”, “ne chiediamo l’immediato scioglimento e l’immediato sgombero del palazzo abusivamente occupato a Roma.
Cosa aspetta il ministro Piantedosi e cosa aspetta Meloni?”.

Riorganizzazione del partito fascista, a Bari condannati 12 militanti di CasaPound. Pene fino a 2 anni e 6 mesi

Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista con privazione dei diritti politici per cinque anni.

Sette di loro sono stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione, agli altri sette 2 anni e 6 mesi di reclusione.

Il processo riguarda l’aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari ai danni di alcuni manifestanti antifascisti di ritorno da un corteo organizzato otto giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il Tribunale ha escluso per tutti l’aggravante della premeditazione e ha assolto altri cinque imputati che rispondevano della riorganizzazione del partito fascista “per non aver commesso il fatto”. Gli imputati sono stati condannati anche a risarcire le parti civili costituite, le vittime dell’aggressione (l’allora europarlamentare di Rifondazione comunista Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo; Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana), Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia.

Si tratta della prima sentenza in Italia che riconosce la violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba, cioè la riorganizzazione del disciolto partito fascista e la manifestazione fascista, a militanti di CasaPound. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

“Il dispositivo è quello che conta, la decisione dei giudici, vedremo la motivazione” ha commentato brevemente il procuratore di Bari Roberto Rossi dopo la lettura del dispositivo di sentenza.

Nel dettaglio, sono stati condannati per l’imputazione relativa alla riorganizzazione del partito fascista Antonio Caradonna, Paolo Antonio De Laurentis, Martino Cascella, Marcello Altini, Fabrizio De Pasquale, Ciro e Rocco Francesco Finamore, Roberto Stivali, Giacomo Pellegrini, Domenico Totaro, Ilario Mazzotta. Gli ultimi sette sono stati condannati anche per le lesioni. Assolti Matteo Verdoscia, Saverio Desiderato, Domenico Macina, Lucia Picicci e Patrizia De Anna.

Bari, maltratta ragazzini a scuola: 66enne condannata a 2 anni e 6 mesi. Viene arrestata 12 anni dopo

Una donna di 66 anni è stata arrestata dai Carabinieri di Reggio Emilia con l’accusa di aver maltrattato dei ragazzini di età inferiore ai 14 anni in un istituto scolastico in provincia di Bari nel periodo dal settembre 2013 al giugno 2014.

La sentenza emessa il 9 ottobre 2024 dalla Corte d’Appello di Bari è diventata definitiva il 16 gennaio scorso. La Corte Suprema di Cassazione ha infatti respinto il ricorso della difesa.

La donna è stata condannata a 2 anni e 6 mesi di reclusione ed è stato emesso l’ordine di carcerazione. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito lunedì dai Carabinieri.

Adesca ragazzina online e si fa inviare foto e video intimi: 30enne pugliese condannato a 6 anni e 6 mesi

I giudici della quinta sezione penale del tribunale di Palermo hanno condannato un 30enne foggiano a sei anni e sei mesi di reclusione per pedopornografia minorile e tentata violenza privata.

Era accusato di avere adescato una minorenne palermitana utilizzando un falso profilo social. L’indagine è nata dalla denuncia della madre presentata nel 2018.

L’uomo, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della sezione cyber investigation dii Palermo, fingendosi anch’egli minorenne, ha convinto la vittima a fornirgli il numero di cellulare. Così il 30enne, secondo l’accusa, ha contattato la minorenne con un’utenza mobile estera e ha iniziato a chiederle foto e video.

Dopo avere ottenuto alcuni filmati compromettenti, le richieste non si sono fermate, ma si sono fatte sempre più insistenti per la vittima. La ragazzina è stata anche minacciata dall’uomo dell’invio dei video ai genitori.

La mamma ha capito che qualcosa turbava la figlia e, in un momento di intimità, la bambina ha trovato il coraggio di raccontarle tutto. Nonostante l’utilizzo da parte dell’uomo di un numero di telefono Voip gli investigatori, sono riusciti a identificare l’autore delle telefonate.

Sedativo alla moglie per controllare il telefono, ma anche aggressioni e pedinamenti: medico condannato a Lecce

Un medico di 43 anni è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione con l’accusa di aver maltrattato l’ex moglie in diverse occasioni, anche alla presenza dei figli minori. L’uomo è stato accusato anche di averle somministrato un potente sedativo per via endovenosa con l’obiettivo di farle perdere conoscenza e controllarne il cellulare.

I fatti si sono verificati a Galatina e risalgono al periodo dal 2013 al 2020. Nel mezzo anche pedinamenti, aggressioni e umiliazioni quotidiane. La coppia si è poi separata nel 2020.

In un caso la donna sarebbe stata strattonata e sbattuta contro una porta, sarebbe stata anche pedinata e gli spostamenti avrebbero coinvolto anche i figli e i colleghi di lavoro.

È stato disposto anche il risarcimento del danno in separata sede e una provvisionale di 10mila euro a favore della donna, parte civile nel processo. L’accusa aveva invocato una condanna a 5 anni e 6 mesi, la Difesa può presentare ricorso in Appello dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza.

 

Maltratta la figlia di 10 anni, la picchia e la chiude nello sgabuzzino: mamma condannata a 7 anni di carcere

Una donna di 52 anni è stata condannata dal Tribunale di Lecce a 7 anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

La donna è accusata di aver picchiato e di aver chiuso in uno sgabuzzino la figlia, all’epoca dei fatti di 10 anni. A raccontarlo è stata la stessa ragazzina alla psicologa durante la separazione dei genitori.

La vittima ha anche raccontato di aver subito abusi sessuali. Per la donna è stato disposto anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici.