Caltanissetta, droni in carcere per portare droga e cellulari ai detenuti: arrestati tre pugliesi

I carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta hanno arrestato tre persone- un uomo di 29 anni e due donne rispettivamente di 29 e 31 anni, tutti originari della Puglia- per traffico di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

Durante un servizio di controllo, i tre sono stati trovati fermi in un’auto in una via poco distante dal carcere. Il veicolo è stato perquisito e all’interno sono stati scoperti: un drone, 13.695 euro, 18 smartphone e 300 grammi di hashish.

Secondo l’accusa, gli indagati erano pronti a utilizzare il drone per sorvolare l’area dell’istituto di pena e far avere droga e telefoni ai reclusi. L’arresto è stato convalidato dal gip che ha disposto la detenzione in carcere per il 29enne e l’obbligo di dimora per le due donne.

Bari, detenuto accusa malore in carcere. Poi tenta la fuga in ospedale ma il piano va male: aggrediti due poliziotti

Momenti di panico qualche giorno fa al Policlinico di Bari dove si è recato un detenuto di 50 anni che aveva lamentato in carcere un malore improvviso. Dopo alcuni accertamenti, è stato disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori accertamenti.

Scortato fino all’ospedale, l’uomo al Pronto Soccorso ha cambiato atteggiamento e ha tentato di scappare. Ha colpito gli agenti penitenziari con spintoni e calci nel tentativo di divincolarsi, ma è stato subito immobilizzato e bloccato, evitando così conseguenze gravi.

Gli agenti hanno rimediato qualche giorno di prognosi, ma non sono mancati i momenti di tensione tra i corridoi dell’ospedale. Il detenuto è tornato in carcere e ora la sua posizione si è aggravata.

Bari, cellulari nel carcere: assolti tre detenuti e una dottoressa in servizio durante il blitz

Il Tribunale di Bari ha assolto una dottoressa del carcere di Bari e tre ex detenuti imputati, questi ultimi, per aver usato telefonini durante la detenzione e il medico per non averlo segnalato.

I quattro sono stati processati con rito abbreviato mentre per altri 14 ex detenuti, accusati dello stesso reato di «accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione» il dibattimento inizierà il 6 febbraio.

Stando all’indagine, coordinata dalla pm Desirè Digeronimo e delegata al nucleo investigativo dell’amministrazione penitenziaria, i reclusi avrebbero «mantenuto rapporti con l’esterno» e, in particolare, «con familiari, amici e conviventi» attraverso l’uso di cellulari illegittimamente custoditi in cella.

I dispositivi, due telefoni e sei sim intestate a soggetti fittizi, furono trovati dagli agenti il 14 ottobre 2022 durante una perquisizione. I tabulati telefonici hanno rivelato che sarebbero stati utilizzati almeno dall’agosto precedente per chiamare figli, mogli, madri e amici.

La dottoressa, che era in servizio il giorno della perquisizione, è stata assolta dall’accusa di omessa denuncia “perché il fatto non sussiste». A uno dei tre detenuti imputati in abbreviato è stata riconosciuta la «particolare tenuità del fatto» (avrebbe contattato la convivente per tre giorni), mentre gli altri due sono stati assolti «per non aver commesso il fatto». Non c’è prova, cioè, che fossero i responsabili delle decine di telefonate che venivano loro addebitate.

Polvere di caffè sui panetti di droga nascosti nei pacchi per detenuti: il fiuto del cane Goran scopre lo stratagemma

Droga nascosta nelle buste della spesa portate all’interno del carcere di Lecce. A scoprirlo i finanzieri del comando provinciale grazie anche all’aiuto prezioso del fiuto del cane antidroga Goran.

In particolare erano stati creati doppi fondi all’interno di pacchi destinati a due detenuti. Trovati 14 panetti di hashish per un totale di 1,3 chilogrammi, quantitativo che avrebbe permesso di ricavare oltre mille dosi.

Sui panetti era stata cosparsa polvere di caffè per cercare di ingannare il fiuto dei cani antidroga. I due detenuti sono stati denunciati per le ipotesi di reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Carcere di Taranto, due detenuti baresi aggrediscono agenti. Tensione e due ore di violenza

Duplice aggressione nel carcere di Taranto nella tarda mattinata di lunedì 13 ottobre, da parte di due detenuti, entrambi di origine barese, nei confronti di personale della polizia penitenziaria.

Lo denuncia il segretario generale del Cosp (Coordinamento sindacale penitenziario), Domenico Mastrulli, con il coordinatore regionale della Puglia, Luca Lionetti, parlando di “una disastrosa condizione di lavoro, con almeno 60 unità mancanti e turni oltre i limiti del contratto collettivo di lavoro”.

Secondo quanto riferito dal sindacato, il primo episodio è avvenuto intorno alle 12 nell’ufficio della sorveglianza generale, quando un detenuto ha aggredito la vicecomandante durante la contestazione di un rapporto disciplinare.

Solo il pronto intervento degli agenti avrebbe evitato il peggio. Mentre il detenuto veniva portato via, un secondo recluso – riferisce il Cosp – si è scagliato contro il personale intervenuto in aiuto, dando luogo a una colluttazione durata oltre due ore.

“Il primo aggressore era già stato sospeso dal regime del 14 bis e autore di altre violenze”, denuncia Mastrulli, parlando di inerzia degli uffici del Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) di Bari e del Dap (Dipaertimento amministrazione penitenziaria) di Roma “che non hanno disposto il suo trasferimento”.

Il Cosp chiede una revisione urgente delle piante organiche e dei modelli organizzativi del personale, sollecitando il nuovo provveditore regionale e il Dap a intervenire. Nei prossimi giorni il sindacato visiterà l’istituto per incontrare il personale e verificare le condizioni di sicurezza.

Rivolta al carcere minorile di Bari, agenti picchiati con calci e pugni: condannati 6 detenuti minorenni

I sei minorenni, protagonisti dei disordini avvenuti nel carcere minorile Fornelli di Bari lo scorso 9 marzo, sono stati condannati a pene comprese tra i 5 anni e 8 mesi, e i 6 anni e 7 mesi di reclusione in abbreviato.

Il settimo minore coinvolto ha scelto invece il dibattimento. Le accuse, contestate in concorso, erano di sequestro di persona, resistenza a pubblico ufficiale, tentata evasione e furto aggravato: il reato di sequestro di persona (nei confronti di due agenti) è stato dichiarato improcedibile per mancanza di querela, il reato di furto è stato invece riqualificato in rapina.

I sette minorenni, d’età compresa tra i 16 e i 17 anni, furono trasferiti in altri istituti dopo quanto accaduto. Con loro in azione anche due detenuti maggiorenni. Secondo quanto ricostruito, quella sera per evadere dal carcere avrebbero incendiato le lenzuola, strappato fili dei telefoni, spaccato telecamere, tablet, tv e una ricetrasmittente.

Poi avrebbero insultato, minacciato e picchiato due agenti della penitenziaria con calci, pugni e morsi, prima di rubare le chiavi dei cancelli. Uno dei minorenni avrebbe poi sparso dell’alcol sul corpo di guardia e sui pantaloni di uno degli agenti, minacciando di dar loro fuoco. Gli agenti sarebbero stati anche rinchiusi nello stesso corpo di guardia.

Telefoni e droga ai detenuti nel carcere di Foggia: arrestato agente penitenziario. Interdetto un collega

Due poliziotti penitenziari del carcere di Foggia sono stati raggiunti da misure cautelari per aver introdotto nella casa circondariale telefoni cellulari e schede sim.

Uno dei due è anche accusato di aver introdotto sostanze stupefacenti, successivamente cedute ai detenuti, dietro compensi economici.

Con queste accuse un agente di Polizia penitenziaria è stato arrestato e condotto in carcere, mentre un suo collega è stato interdetto per un anno dalla professione.

Le indagini sono state svolte da militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, in collaborazione con il personale della Polizia Penitenziaria.

Sono inoltre stati denunciati a piede libero altre sei persone per il reato di accesso indebito a dispositivi mobili: cinque detenuti e un libero professionista.

Il carcere di Taranto trasformato in una piazza di spaccio, blitz nella notte: 25 arresti. Tra loro parenti dei detenuti

Un giro di droga all’interno del carcere di Taranto. Blitz nella notte tra perquisizioni e arresti in un’operazione congiunta tra la Polizia di Stato e la Polizia. Coinvolti anche i parenti dei detenuti che facevano da corrieri.

Sono 25 gli arresti totali, 16 in carcere e 9 ai domiciliari. Il carcere di Taranto si era trasformato in una piazza di spaccio. Per i pagamenti si utilizzavano vari modi, i soldi venivano addebitati anche su una Postepay.

Durante l’indagine è emerso anche che nel carcere venivano introdotti numero di microtelefoni con i quali, non solo i detenuti mantenevo i contatti con le proprie famiglie, ma in altri anche per gestire gli affari illeciti.

Bari, trovato cellulare in carcere: due agenti della Polizia Penitenziaria aggrediti da gruppo di detenuti

Momenti di tensione ieri nel carcere di Bari. La Polizia penitenziaria ha scoperto un cellulare nella disponibilità di un detenuto durante un controllo di routine nella terza sezione del reparto infermeria.

Il possessore del telefonino e due altri detenuti si sono scagliati contro un agente e un ispettore. A denunciare l’accaduto è il sindacato Osapp, Entrambi sono stati accompagnati in ospedale per le cure del caso.

Patologie gravi, dipendenze dalla droga o malattie al cuore: così a Bari gli affiliati dei clan lasciano il carcere

Una buona fetta di pregiudicati vicini ai clan Parisi-Palermiti, arresti nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno, hanno lasciato il carcere perché affetti da patologie gravi.

Un vero e proprio mistero perché a quanto pare, secondo quanto riportato da L’Edicola del Sud, le consulenze di parte, allegate alle istanze presentate dai legali, sono firmate da noti psichiatri o medici che evidenziano patologie in precedenza mai diagnosticate. O in alcuni casi anche improvvisi aggravamenti di salute.

Così i detenuti lasciano il carcere e la misura cautelare viene convertita negli arresti domiciliari. Ad un noto pusher di Japigia, ad esempio, sarebbe stata diagnosticata una dipendenza da sostanze stupefacenti. Per questo la permanenza in carcere è risultata incompatibile. L’uomo, tornato libero, è stato affidato al Sert.
Un altro affiliato al clan Parisi ha lasciato il carcere perché il suo medico legale ha improvvisamente cambiato idea sulla sua cardiopatia.