Bari, condannati 12 militanti di CasaPound. La difesa: “Mai contestata la ricostituzione del partito fascista”

Il collegio di difesa degli imputati nel processo CasaPound, conclusosi oggi a Bari con 12 condanne, segnala “con forza” che “nessuno degli odierni imputati è mai stato processato e di conseguenza condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista, previsto e disciplinato dall’art.2 della legge Scelba”.

Al contrario gli stessi erano stati chiamati a rispondere della violazione dell’art. 5 della stessa legge che prevede altro, ovvero che punisce con la reclusione (fino a 3 anni) e la multa chiunque, in pubbliche riunioni, compia ‘manifestazioni usuali del disciolto partito fascista’. La norma vieta gesti, saluti (come quello romano) o simboli riconducibili al fascismo o al nazismo”.

Nella dichiarazione il difensore Saverio Ingraffia, che ha difeso gli imputati assieme ai colleghi Antonio Mitolo e Giampiero Milone -spiega che la menzione nel capo d’imputazione anche dell’articolo 1 (oltre all’articolo 5, ndr) della legge Scelba “è di tipo generale e meramente descrittiva degli articoli successivi della stessa disposizione normativa, come appunto il contestato articolo 5 che punisce chi, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”. La difesa ha annunciato appello contro la sentenza.

IL LEGALE – Max e Carolina, Genchi spiega lo scenario e rilancia: “Carolina la difendo io”

Seconda puntata della nuova rubrica di Quinto Potere intitolata “IL LEGALE” dove ci occuperemo di diritto, prendendo spunto anche dalle nostre storie e inchieste. Al nostro fianco l’avvocato Alessandro Genchi. Dopo averla presentata, parliamo del primo caso. Abbiamo deciso di partire dalla storia di Carolina e Max dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Genchi ha spiegato lo scenario giudiziario, ma a sorpresa ha annunciato di voler difendere Carolina.

Processo ai membri di CasaPound a Bari, la difesa: “Provocati dai manifestanti”

Negli scontri avvenuti il 21settembre del 2018 a Bari, in occasione della visita in città dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, avrebbe avuto un ruolo “l’inefficienza delle forze dell’ordine”. Gli scontri stessi, poi, sarebbero stati provocati dagli stessi partecipanti alla manifestazione “Bari non si lega”, passati davanti alla sede di Casapound di viale Eritrea (nel quartiere Libertà) nonostante il percorso stabilito per il loro corteo fosse diverso.

È quanto sostenuto ieri, in Tribunale a Bari, dall’avvocato Antonio Mitolo, difensore di sei dei 17 imputati finiti a processo per riorganizzazione del partito fascista e lesioni personali. Gli imputati facevano tutti parte della sede (ora chiusa) di Casapound di Bari, il circolo Kraken, e a loro è contestata l’aggressione (definita dall’accusa “squadrista”) ai danni di alcuni manifestanti.

Tra le vittime dell’aggressione ci sono l’ex europarlamentare Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia.

Per il difensore dei sei imputati, le forze dell’ordine non avrebbero garantito l’ordine pubblico perché, a pochi minuti dalla fine della manifestazione, avrebbero abbandonato i presìdi disposti lungo il tragitto del corteo. Inoltre, ha sostenuto sempre l’avvocato, i manifestanti avrebbero creato “allarme” nei frequentatori del circolo Kraken passando nelle vicinanze di viale Eritrea.

Per l’accusa, che ha chiesto 17 condanne da un anno e otto mesi a due anni di reclusione, gli imputati avrebbero aggredito i manifestanti colpendoli con calci, pugni e altre armi, tra cui cinture e sfollagente. Le discussioni delle difese proseguiranno nella prossima udienza del 30 ottobre, la sentenza è prevista per il 20 novembre.

Bari, oggi l’82esimo anniversario della difesa del Porto: “Una delle tappe più significative della Resistenza”

Questa mattina la Città di Bari, l’ANPI (Associazione nazionale partigiani d’Italia), l’IPSAIC (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), l’ANNPIA (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti) Bari, la CGIL Camera del Lavoro di Bari, il Coordinamento Antifascista e l’ARCI Bari hanno celebrato l’82° anniversario della difesa del porto dall’attacco delle truppe naziste.

Il 9 settembre del 1943, infatti, la nostra città contribuì in maniera determinante alla lotta di Liberazione nazionale: un gruppo di civili – composto da donne, uomini, persino ragazzi, tra cui l’allora quattordicenne Michele Romito – si affiancarono spontaneamente alle truppe del generale Nicola Bellomo e difesero con coraggio la città vecchia e il porto da un attacco dell’esercito nazista, proteggendo così un presidio strategico per gli esiti della seconda Guerra mondiale.

La cerimonia, alla quale sono intervenuti il sindaco Vito Leccese, la sindaca di Bitetto Fiorenza Pascazio, il prefetto di Bari Francesco Russo e Nicola Colaianni in rappresentanza dell’Anpi Bari, si è tenuta presso il Palazzo della vecchia Dogana nel porto con i saluti delle autorità e la deposizione di una corona d’alloro.

“Ringrazio le autorità civili e militari, i cittadini e gli amici dell’Anpi, che ogni anno ci accompagna in questo percorso di recupero della memoria storica e dell’impegno della città di Bari in merito al contributo offerto nella lotta di Liberazione nazionale contro il nazifascismo – ha dichiarato Vito Leccese -. Il 9 settembre del ‘43 è una delle tappe più significative della Resistenza, dopo quella del 28 luglio in via Niccolò dell’Arca. Proprio il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, il porto, un’infrastruttura strategica importantissima, fu difeso dall’attacco nazista grazie al generale Bellomo, a un gruppo di ragazzini di Bari vecchia, a una parte dell’esercito che aveva fatto una scelta di campo e alla Polizia municipale dell’epoca. Un risultato straordinario ottenuto grazie all’impresa di questi cittadini che, animati da spirito antifascista, si mossero per difendere strenuamente il porto di Bari. Potrebbe sembrare un episodio come tanti ma, in realtà, fu determinante nell’intero processo di Liberazione nazionale: senza quella vicenda, la Resistenza avrebbe incontrato certamente qualche difficoltà in più rispetto all’epilogo del 25 aprile. Per questo voglio ringraziare ancora una volta Michele Mancini, l’ultimo dei protagonisti viventi tra quei coraggiosi ragazzi della città vecchia, che anche oggi ci accompagna nel ricordo di quell’evento nato in modo spontaneo. Voglio ringraziarlo anche per aver scritto al presidente della Repubblica affinché vi sia un riconoscimento formale per quella gloriosa giornata, durante la quale fu difeso anche il palazzo delle Poste, altra infrastruttura nevralgica. Sono tutti episodi che danno il senso di quanto la comunità barese, la città di Bari abbia contribuito alla Resistenza, ben oltre il lavoro portato avanti dagli intellettuali che, sempre qui, si raccolsero attorno alla casa editrice Laterza. Il 9 settembre del ‘43 resterà per sempre impresso nella nostra memoria grazie a quel moto spontaneo del popolo, a quella presa di posizione forte da parte di quanti avevano a cuore la democrazia e la libertà”.

A seguire, alla presenza dell’assessora alla Vivibilità urbana Carla Palone, le celebrazioni sono proseguite sulla muraglia, in largo Maurogiovanni, dov’è installata la pietra d’inciampo che ricorda il contributo del giovanissimo Michele Romito e dei cittadini di Bari vecchia, nonché dei militari guidati dal generale Bellomo, alla lotta di Liberazione.

Inoltre, a cura dell’ANPI e dello SPI (CGIL Pensionati), nel Palazzo ex Poste, si è tenuto un omaggio alla resistenza dei postelegrafonici e a Pietro Stallone, dirigente sindacale, cui ha partecipato l’assessore alla Conoscenza Vito Lacoppola.

Carabiniere ucciso a Francavilla, il cordoglio del ministro della Difesa Crosetto: “Morte drammatica”

“A nome mio personale e di ogni donna ed uomo della Difesa esprimo profondo cordoglio per la drammatica morte del brigadiere capo dei Carabinieri Carlo Legrottaglie, servitore dello Stato vilmente ucciso mentre svolgeva, con coraggio e senso del dovere, il proprio lavoro a difesa e a tutela della collettività”.

Lo scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto “Ci ha lasciato tenendo fede al giuramento prestato: proteggere a qualsiasi costo i cittadini e l’Italia – sottolinea -. In questo momento di grande dolore, ci stringiamo ai familiari, ai colleghi dell’Arma e al comandante generale Salvatore Luongo”.

“Mi inchino di fronte al senso del dovere ed al coraggio che hanno portato il brigadiere Legrottaglie a sacrificare la vita per difendere la nostra sicurezza. Un ultimo profondo, commosso abbraccio da parte di tutti noi lo accompagni – conclude -. Che Dio lo accolga con il rispetto e l’amore che merita”.

Morte Fabiana Chiarappa, respinta la richiesta della difesa: don Nicola D’Onghia resta ai domiciliari

Resta ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne arrestato martedì scorso per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa dello scorso 2 aprile.

Il gip di Bari Nicola Bonante ha infatti respinto la richiesta di revoca della misura presentata mercoledì, al termine dell’interrogatorio, dai legali del parroco, Federico Straziota e Vita Mansueto.

La Procura aveva dato parere negativo, gli avvocati di D’Onghia hanno annunciato che presenteranno la stessa richiesta al Riesame.

Secondo le indagini, la sera del 2 aprile D’Onghia avrebbe travolto Fabiana Chiarappa – caduta pochi secondi prima dalla sua moto Suzuki – sulla provinciale 172 tra Turi e Putignano, causandone la morte, e non si sarebbe poi fermato a prestare soccorso.

Il sacerdote ha sempre dichiarato di non essersi accorto di avere travolto una persona perché la strada era buia e di avere pensato di avere urtato un sasso.

Morte Fabiana, interrogato don Nicola D’Onghia: “Non mi sono accorto di nulla”. Chiesta la revoca dell’arresto

Ha risposto a tutte le domande don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci (Bari) arrestato ieri per omicidio stradale e omissione di soccorso nel caso della morte della 32enne Fabiana Chiarappa.

“Ha ricostruito la vicenda per come è andata secondo la sua prospettiva. Riteniamo che l’accertamento nel merito della vicenda richieda delle verifiche tecniche e delle attività investigative ulteriori. Quello che riteniamo assolutamente privo di fondamento è il provvedimento restrittivo”, ha detto l’avvocato del prete, Federico Straziota, al termine dell’interrogatorio, spiegando anche che è stata chiesta al gip la revoca dei domiciliari. La Procura, sul punto, ha espresso parere negativo.

D’Onghia, ha detto sempre l’avvocato, ha confermato la ricostruzione fornita dall’inizio: “Lui non si è reso conto che c’era un corpo sul ciglio della strada”, in una “strada buia, di notte, all’uscita di una curva”.

Quanto al sangue trovato sull’auto del prete, “sono accertamenti che richiederanno ulteriori approfondimenti, ma anche il fatto di averla colpita non implica di per sé della responsabilità nell’omicidio”.

Processo Codice Interno, la difesa di Olivieri: “Chiesto voti per la moglie ma non ha fatto accordi con i clan”

Si è tenuta oggi, davanti al gup del Tribunale di Bari, l’udienza del processo Codice Interno che vede coinvolto l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, arrestato il 24 febbraio 2024 con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso.

Secondo l’accusa e la tesi della Dda di Bari, Olivieri avrebbe stretto un patto con i clan Parisi, Strisciuglio e Montani per l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso, alle elezioni comunali del 2019, in cambio di denaro e regali. Per questo l’accusa ha chiesto una condanna a 10 anni.

“Giacomo Olivieri cercava voti per far eleggere la moglie, ma non ha fatto accordi con la mafia barese”, la tesi ribadita invece dalla difesa dell’ex consigliere regionale che ritiene di aver dimostrato l’insussistenza del presunto scambio elettorale politico mafioso, poiché i fatti – che Olivieri ha pacificamente ammesso – possono al più essere ricondotti nell’alveo della corruzione elettorale. La prossima udienza è prevista il 2 maggio.