Titoli di studio falsi, il sistema Modaffari. Cianci e Catalano: “Tutto tracciato. È un incubo”

Travolti dallo scandalo sui titoli di studio falsi, Savino Cianci e Lucia Catalano, scelgono quintopotere.it per dire la loro verità. Circa 800 persone finite in un giro di titoli senza alcun valore, vissuti a lungo con l’illusione di riuscire così a entrare per esempio nelle graduatorie per l’insegnamento nella scuola.

Un giro d’affari milionario partito da Reggio Calabria con l’operazione “Lucignolo” e sfociato a Trani in un’altra inchiesta, denominata “Zero titoli”. Un sistema partito dalla Calabria, firmato dalle sorelle Modaffari e dalla mamma Anna Maria.

Nella trappola, dunque, nonostante avessero chiesto alle istituzioni italiane di conoscere l’attendibilità di quei titoli, senza tuttavia avere risposte, sono finiti Savino Cianci e Lucia Catalano. “Siamo stati truffati anche noi – spiegano ai nostri microfoni -. È tutto tracciato, stiamo riuscendo a spiegare la nostro posizione e ci dispiace per essere stati strumento utile a veicolare tutto ciò che poi noi stessi abbiamo scoperto sulla nostra pelle”.

La lunga testimonianza contenuta nel video che vi proponiamo oggi in esclusiva, è solo una parte dell’inchiesta che stiamo conducendo, approfondendo – lo specifichiamo – la lettura delle carte e la versione di Nino e Lucy, così come li ha sempre chiamati chi ha collaborato con loro.

Non a caso abbiamo chiesto di incontrarli nella loro villa “hollywoodiana”, con piscina. L’abitazione è finita allo stesso modo nel tritacarne mediatico, essendo stata per molti frutto dell’attività illecita di nullatenenti. È davvero così? Non sarà la verità assoluta, ma se non altro è un punto di vista mai ascoltato prima d’ora.

Case popolari da incubo, crollo nel sottoscala allagato durante l’intervista: “Siamo terrorizzati”

Torniamo ad occuparci del filone delle case popolari, il nostro viaggio da incubo continua direttamente da via Giandomenico Petroni.

Ci siamo recati qui per documentare le condizioni disastrate dello stabile di proprietà dell’Arca Puglia e ci siamo trovati al momento del crollo nel sottoscala allagato.

Nel video allegato lo sfogo dei residenti e i dettagli di quanto accaduto.

 

Malato di cancro si aggrava in ospedale e muore: “Scarsa igiene e poco personale. Un incubo”

Torniamo ad occuparci di malasanità e di infezioni ospedaliere. Questa volta è il turno di Angelo, una nostra vecchia conoscenza. Questa volta ha voluto essere intervistato di spalle dopo le ripercussioni avute in seguito alla prima intervista.

Suo papà, malato di cancro, è stato ricoverato nel padiglione Balestrazzi del Policlinico di Bari. Qui ha contratto un’infezione ospedaliera a causa delle condizioni igienico-sanitarie precarie della sua stanza. Tutto è documentato da alcune fotografie inequivocabili. Nel video allegato tutti i dettagli.

Infermiera aggredita a Taranto: “Ho paura di tornare al lavoro sono terrorizzata. È stato un incubo”

“Sono terrorizzata. Come si può arrivare a tanto? Io sono andata lì solo a svolgere il mio lavoro. È stato un incubo”. A parlare, in un video diffuso da Cgil e Fp Cgil, è una delle tre infermiere aggredite la notte tra venerdì e sabato scorsi da un paziente in stato di alterazione psicofisica nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Moscati di Taranto.

Un video in cui l’operatrice sanitaria (il cui volto non appare e la cui voce è camuffata) descrive quanto accaduto “durante il turno alle 2 di notte”. “Abbiamo sentito rumori strani, proprio strani – spiega – e le grida. Siamo entrate in stanza correndo”.

Il paziente, aggiunge l’infermiera, “tirava calci, con la sua testa sbatteva contro le spondine del letto. Eravamo sole”. Il paziente, sedato successivamente da una dottoressa in servizio al reparto Psichiatria, allertata da una delle tre operatrici aggredite, “si è addormentato alle 6 di mattina. Io psicologicamente – racconta ancora l’infermiera – sto a terra e fisicamente ho dolori dappertutto”. Poi ammette: “Ora ho paura di tornare al lavoro”.

L’aggressore sarebbe un paziente di 62 anni, tracheotomizzato, che era stato trasferito nel reparto di Otorinolaringoiatria dopo un intervento chirurgico a cui era stato sottoposto due giorni prima. Le tre infermiere, colpite con calci e pugni, hanno riportato contusioni ma hanno proseguito il servizio facendosi medicare e refertare solo a fine turno.

Viaggio da incubo su Flixbus, 19enne di Terlizzi lasciato solo e di notte sulla statale: autisti sospesi

Gli autisti FlixBus che il 4 gennaio sera hanno lasciato Giuseppe De Nicolo, 19enne di Terlizzi, lungo la SS64 a pochi metri dalla tangenziale di Bologna, sono stati sospesi. L’azienda infatti ha avviato indagini interne dopo la denuncia del giovane pendolare. Oltre alla decisione, sono arrivate anche le scuse della società per il comportamento del personale di guida.

“Siamo davvero rammaricati di quanto avvenuto e ci teniamo innanzitutto a scusarci per i disagi da lei subiti – spiegano – Tale autonoma iniziativa da parte del personale di guida è contraria alle nostre policy e non è stata autorizzata da FlixBus. Parimenti, non è mai consentito fare scendere un passeggero in un luogo che non rientri nelle aree autorizzate da FlixBus”.

Bari, l’incubo di via Capruzzi. Fratelli d’Italia chiede interventi urgenti: “Tutelare sicurezza cittadini e commercianti”

I consiglieri di Bari chiedono con urgenza di inserire via Capruzzi nel piano coordinato di controllo del territorio, di aumentare il presidio delle Forze dell’ordine per tutelare l’ordine pubblico, di garantire la sicurezza igienico-sanitaria della zona e di predisporre interventi incisivi per affrontare una problematica ormai fuori controllo.

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Crolla il solaio della casa popolare, nuovo incubo due anni dopo. Rissa sfiorata: “Chiedo scusa”

In redazione sono arrivate diverse segnalazioni con protagonista Silvio Sisto. Il Bomber è stato ripreso in un battibecco con un Carabiniere e in un primo momento abbiamo pensato alla solita storia del minchia parking. Ma dietro c’è di più. La storia riguarda il cognato di Sisto e i suoi genitori che due anni fa hanno rischiato di morire. Il solaio della loro casa popolare è crollato e per poco non si è sfiorata la tragedia. Per un anno hanno vissuto in un hotel, dopo il ripristino dell’abitazione, ma i lavori sono stati fatti a membro di segugio. Nel video tutti i dettagli di quello che è successo e la ricostruzione di quanto accaduto anche con il Bomber.