Molfetta, fondale marino devastato per la pesca dei datteri di mare: 35 arresti e 57 indagati – TUTTI I NOMI

Sono in totale 25 persone le persone finite in carcere nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani sulla pesca abusiva dei datteri di mare che ha devastato il fondale marino a largo delle coste di Molfetta. Altre 10 sono finite ai domiciliari, notificati anche 11 divieti e 3 obblighi di dimora. In totale sono 57 gli indagati che rispondono del reato di disastro ambientale.

L’inchiesta ha preso origine da un pescatore-contrabbandiere che rivendeva i datteri a ristoranti e privati anche a 100 euro al chilo. Coinvolti pescherecci e commercianti di Molfetta ma anche di Giovinazzo, tra i “clienti” anche persone molto note.

Durante le operazioni sono stati sequestrati diversi box di vendita di pesce e di pescherecci. Disposto anche il sequestro del denaro ritenuto provento della vendita dei datteri, di cui la legge vieta la raccolta proprio perché comporta la distruzione dell’habitat marino. Gli arresti sono avvenuti a Bari, Molfetta, Barletta, Bisceglie, Bitonto, Giovinazzo, Terlizzi e Margherita di Savoia.

TUTTI I NOMI

In carcere: Giuseppe Colangelo (43 anni, Bisceglie), Savino Damato (43 anni, Margherita di Savoia), Giuseppe De Benedittis (56 anni, Molfetta), Gaetano De Candia (27 anni, Molfetta), Ilarione De Candia (47 anni, Molfetta), Pasquale De Cesare (34 anni, Molfetta), Filomena De Gennaro (62 anni, Molfetta), Vincenzo De Gennaro (37 anni, Molfetta), Tommaso De Pinto (57 anni, Molfetta), Pietro De Stena (60 anni, Molfetta), Michele Divincenzo (65 anni, Barletta), Gioacchino Manfredi (53 anni, Molfetta), Luca Monopoli (49 anni, Molfetta), Liborio Murolo (54 anni, Molfetta), Nicola Petruzzella (65 anni, Molfetta), Celestino Ponte (35 anni, Molfetta), Corrado Sigrisi (50 anni, Molfetta), Andrea Cosimo Damiano Sinigaglia (42 anni, Molfetta), Davide Sinigaglia (22 anni, Molfetta), Giulio Sinigaglia (46 anni), Lorenzo Sinigaglia (48 anni, Molfetta), Pantaleo Sinigaglia (53 anni, Molfetta), Vincenzo Sinigaglia (42 anni, Molfetta), Domenico Vacca (61 anni, Bitonto), Giovanni Valente (41 anni, Molfetta).

Ai domiciliari: Salvatore Bavaro (72 anni, Giovinazzo), Maria Giuseppa De Cesare (31 anni, Molfetta), Cosimo Damiano Fumarulo (58 anni, Margherita di Savoia), Tommaso Garofalo (39 anni, Bitonto), Pantaleo Iavarone (43 anni, Molfetta), Vincenzo La Grasta (29 anni, Molfetta), Ignazio Larizzi (62 anni, Bari), Filomena Murolo (60 anni, Molfetta), Andrea Sinigaglia (30 anni, Molfetta), Emanuele Vitale (54 anni, Molfetta).

Obbligo di dimora: Nicola Antonino (56 anni, Molfetta), Cosimo Bellapianta (61 anni, Molfetta), Alessandro Panunzio (39 anni, Molfetta).

Divieto di dimora: Domenico Brescia (61 anni, Bisceglie), Rosa Compierchio (50 anni, Cerignola), Giuseppe D’Agostino (46 anni, Cerignola), Cosimo Damiano Di Pace (67 anni, Margherita di Savoia), Stefano Divincenzo (42 anni, Barletta), Giuseppe Fiotta (47 anni, Margherita di Savoia), Francesco Quercia (51 anni, Bisceglie), Giuseppe Sciancalepore (45 anni, Molfetta), Alessio Maggi (34 anni, Monteiasi), Celestino Ponte (49 anni, Giovinazzo).

Galatina, neonato muore un’ora dopo la nascita per asfissia: a processo l’ex primario di Ostetricia e due medici

Due medici e l’ex primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina sono a processo per la morte di un neonato deceduto il 27 agosto 2020 un’ora dopo essere venuto al mondo.

Nell’udienza preliminare celebrata dinanzi al gup Angelo Zizzari nel Tribunale di Lecce è stato disposto il proscioglimento per due ostetriche. Secondo la tesi sostenuta dall’accusa, fondata su una consulenza tecnica, il neonato avrebbe inalato del liquido amniotico misto a meconio, provocando una ostruzione delle vie respiratorie che lo avrebbero portato al decesso.

Ai medici è contestato il ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo, disposto solo dopo un’ora dopo l’accertamento della presenza del liquido amniotico con meconio.

In più non sarebbe stato rilevato il Ph fetale, parametro che avrebbe consentito di verificare in modo oggettivo le condizioni del neonato prima dell’intervento del neonatologo. Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata dai Carabinieri.

Mesagne, violenza sessuale su 13enne: indagati due minorenni. Il più piccolo picchiato da un gruppo di ragazzi

Indagini in corso a Mesagne per una presunta violenza sessuale consumata ai danni di una 13enne. Al vaglio la posizione di un 12enne e di un 15enne, sul caso indaga la Procura per i minorenni di Lecce.

A Mesagne il caso è noto e sta facendo discutere. Il più piccolo dei due, domenica scorsa, è stato picchiato nella villa comunale da un gruppo di ragazzi con schiaffi e pugni in volto. A quanto pare qualcuno ha voluto “punire” il 12enne in attesa della magistratura.

Da Armani a Calvin Klein e K-Way, scoperta filiera del falso a Barletta: 8 indagati e 100mila capi sequestrati

Piccole aziende in cui venivano lavorati capi di abbigliamento marchiati da noti brand della moda. Laboratori in cui a cucire, stirare, tagliare maglie e giacche erano lavoratori o irregolarmente impiegati o costretti in luoghi dalle condizioni igieniche precarie.

È quanto scoperto dai finanzieri del Comando provinciale di Barletta che hanno sequestrato 100mila capi su cui erano riportati marchi contraffatti di brand famosi nel mondo della moda come Emporio Armani, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e K-Way.

Otto le persone iscritte nel registro degli indagati con le accuse di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale e ricettazione.

Il provvedimento di sequestro ha riguardato anche le tre sedi di produzione e i macchinari usati per la lavorazione degli abiti. Nel corso dei controlli, i militari hanno accertato la presenza di “lavoratori irregolari o sconosciuti al fisco, alcuni dei quali impiegati in condizioni igieniche precarie o in luoghi privi di qualsiasi attenzione alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”, si legge in una nota.

Utili alle indagini, coordinate dalla Procura di Trani, sono stati gli appostamenti, la consultazione delle banche dati della guardia di finanza e i controlli eseguiti in alcuni negozi di Barletta in cui erano in vendita i capi di abbigliamento contraffatti. I finanzieri hanno anche ricostruito “la filiera del falso” individuando “i principali punti di stoccaggio e gli stabilimenti dove venivano realizzati e confezionati i capi di abbigliamento finiti, destinati alla vendita”. La merce sequestrata è stata donata alla Caritas della città.

Bari, palazzina crollata in via Pinto. Caccia alle risposte: i 6 indagati chiedono l’incidente probatorio

La Procura di Bari ha notificato nei giorni scorsi gli avvisi di garanzia nei confronti dei sei indagati per il crollo della palazzina in via Pinto, nel quartiere Carrassi, dello scorso 5 marzo.

Sono indagati i progettisti e il direttore dei lavori delle opere architettoniche e strutturali Stefano Simone, Giuseppe Carlo Marano, Giuseppe Antonio Massa e Giuseppe Davide Tasso, il collaudatore delle opere strutturali Vincenzo Fanelli e il legale rappresentante dell’impresa che stava eseguendo i lavori, Vito Modesto Dell’Aera.

Per gli inquirenti i sei indagati avrebbero omesso di effettuare una completa caratterizzazione delle connotazioni meccaniche dell’edificio, avrebbero elaborato un progetto di ripristino per la messa in sicurezza inidoneo, non avrebbero considerato la circostanza che l’edificio fosse parte di un “aggregato edilizio”, avrebbero usato elementi di puntellamento non sufficienti ad assicurare un sostegno efficace alla struttura. Avrebbero inoltre sottovalutato il rischio di collasso dell’edificio sia nella fase della direzione dei lavori che in quella dell’esecuzione, e avrebbero usato procedure di manipolazione degli elementi strutturali non consone ai criteri di sicurezza dell’edificio.

La Procura ha chiesto al suo consulente, lo strutturista Antonello Salvatori, di esaminare tre elementi strutturali del piano terra che poggiano in corrispondenza dei pilastri dell’interrato dove si sarebbe verificato il crollo.

I sei indagati, che hanno nominato i propri consulenti, sono stati convocati stamattina e hanno chiesto l’incidente probatorio per cristallizzare davanti al Gip le risultanze degli accertamenti tecnici. Consulenti di parte sono stati poi nominati anche dalle 20 persone offese, ovvero i 19 proprietari degli appartamenti della palazzina crollata e il condominio situato accanto e danneggiata dal crollo.

Bari, palazzina crollata in via Pinto: 6 indagati. Disposta consulenza tecnica sulle macerie rimaste – I NOMI

La Procura di Bari ha notificato gli avvisi di garanzia nei confronti dei sei indagati per il crollo della palazzina in via Pinto, nel quartiere Carrassi, dello scorso 5 marzo.

Sono indagati i progettisti e il direttore dei lavori delle opere architettoniche e strutturali Stefano Simone, Giuseppe Carlo Marano, Giuseppe Antonio Massa e Giuseppe Davide Tasso, il collaudatore delle opere strutturali Vincenzo Fanelli e il legale rappresentante dell’impresa che stava eseguendo i lavori, Vito Modesto Dell’Aera.

Per gli inquirenti i sei indagati avrebbero omesso di effettuare una completa caratterizzazione delle connotazioni meccaniche dell’edificio, avrebbero elaborato un progetto di ripristino per la messa in sicurezza inidoneo, non avrebbero considerato la circostanza che l’edificio fosse parte di un “aggregato edilizio”, avrebbero usato elementi di puntellamento non sufficienti ad assicurare un sostegno efficace alla struttura. Avrebbero inoltre sottovalutato il rischio di collasso dell’edificio sia nella fase della direzione dei lavori che in quella dell’esecuzione, e avrebbero usato procedure di manipolazione degli elementi strutturali non consone ai criteri di sicurezza dell’edificio.

Disposti anche gli accertamenti tecnici non ripetibili sulle macerie rimaste, il 15 ottobre sarà conferito l’incarico allo stesso consulente che ha già eseguito gli accertamenti tecnici preliminari. Consulenti di parte potranno essere poi nominati dagli indagati e dalle 20 persone offese, ovvero i 19 proprietari degli appartamenti della palazzina crollata e il condominio situato accanto e danneggiata dal crollo.

Tremila euro di profitto al giorno, scacco alla famiglia dello spaccio: 6 arresti ad Andria. Coinvolti minorenni

Un nucleo famigliare dedito allo spaccio e capace di vendere un centinaio di dosi di droga al giorno incassando fino a tremila euro. Una famiglia che avrebbe impiegato anche il più piccolo dei figli, un 17enne, per smerciare droga in una strada di Andria, via suor Caterina del Balzo, diventata luogo di riferimento per procacciarsi marijuana e hashish.

È quanto scoperto dai carabinieri che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari, a carico di sei persone di età compresa tra i 19 e i 44 anni, tra cui due fratelli, accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente in concorso, favoreggiamento personale ed evasione, con l’aggravante di essersi avvalsi della collaborazione di quattro minorenni.

L’ordinanza è stata eseguita questa mattina da 50 carabinieri del comando provinciale di Barletta-Andria-Trani, supportati da personale del sesto nucleo elicotteri, dallo squadrone eliportato Cacciatori Puglia e dal nucleo cinofili di Modugno.

L’inchiesta, denominata Balzo, è iniziata nel giugno dello scorso anno quando nel corso di una attività di polizia, i carabinieri hanno sequestrato in un contatore del gas della droga. Sei mesi dopo, sempre nello stesso contatore sono state trovate e sequestrate altre dosi e l’uomo che, riferiscono i militari, ne avrebbe dichiarato il possesso è stato arrestato.

Dai successivi accertamenti investigativi, è emerso che a coordinare lo spaccio erano due fratelli, uno portato in carcere perché accusato di aver evaso i domiciliari per spacciare e l’altro finito ai domiciliari, che assieme al padre avrebbero gestito la rete di pusher e di vendita della droga avvalendosi di quattro ragazzini, tra cui il fratello di 17 anni. Lo smercio di droga sarebbe avvenuto usando barattoli nascosti in canali di scolo, una casa diventata magazzino di stoccaggio dello stupefacente ed e-bike utili agli spacciatori per muoversi con maggiore velocità.

Nel corso dell’attività, altre due persone sono state arrestate e un’altra denunciata. Dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà alle 10 questa mattina nel comando provinciale dei carabinieri a Trani.

Lecce, 59enne muore dopo intervento al cuore. Aperta inchiesta: indagati 12 tra medici e infermieri del Fazzi

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sulla morte di Fernando Caracuta, 59enne termoidraulico di Martano, deceduto il 25 settembre scorso due settimane dopo un intervento chirurgico per la sostituzione di una valvola aortica eseguito all’ospedale Fazzi di Lecce.

Dodici persone, tra medici e infermieri del reparto di cardiologia, risultano indagate a vario titolo per omicidio colposo e responsabilità colposa in ambito sanitario.

Si tratta di un atto dovuto in vista dell’autopsia. L’invento era stato programmato da tempo ed era stato giudicato riuscito, ma dopo 48 ore il paziente ha manifestato un improvviso peggioramento, tanto da rendere necessario il trasferimento in terapia intensiva. Il decesso è avvenuto due settimane dopo.

Bisognerà ora verificare il funzionamento della protesi meccanica impiantata e successivamente espiantata e la gestione clinica complessiva del caso. I consulenti nominati avranno 90 giorni per depositare la relazione tecnica che dovrà stabilire se vi siano state eventuali negligenze.

Periferie ridotte a discariche a cielo aperto e roghi di rifiuti: 2 arresti e 9 indagati a Taranto

Periferie trasformate in discariche a cielo aperto e roghi di rifiuti a danno dei quartieri Paolo VI e Tamburi. La Capitaneria di porto di Taranto, coordinata dalla Procura, ha arrestato e posto ai domiciliari due persone e notificato avvisi di garanzia ad altre nove nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento illecito di materiali provenienti da cantieri edili.

In soli tre mesi di indagini, grazie a intercettazioni, fototrappole, appostamenti e pedinamenti elettronici, sono stati documentati oltre cento episodi di abbandono e combustione di rifiuti.

Dalle indagini è emerso anche il coinvolgimento di imprese che beneficiavano dell’Ecobonus 110% e che si affidavano agli indagati per disfarsi dei materiali a costi ridotti.

Parte dei rifiuti veniva inoltre rinchiusa in sacchi di plastica e gettata nei cassonetti cittadini. Sequestrati cinque automezzi usati per i reati ambientali.

“Firme false” alle elezioni comunali di Massafra: tra gli indagati i consiglieri regionali Conserva (Lega) e Perrini (FdI)

I consiglieri regionali Giacomo Conserva (Lega) e Renato Perrini (FdI) sono coinvolti in un’inchiesta legata alle ultime amministrative di giugno a Massafra (Taranto). Con loro il consigliere provinciale Angelo Laterza (FI), tre avvocati e 14 cittadini “pluri-firmatari”.

Al centro dell’inchiesta firme duplicate, raccolte all’insaputa dei cittadini o persino attribuite a un non vedente impossibilitato a sottoscrivere, come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno.

Ai due consiglieri la Procura contesta l’autenticazione falsa delle firme perché avrebbero dichiarato di averle acquisite mentre erano presenti. “Secondo quanto contestato si parla di appena sei firme disconosciute su oltre duecentocinquanta autenticate in una sola giornata: un numero minimo che, se mai vi fosse stato un errore, potrebbe al più configurare una leggerezza dovuta al contesto di caos e confusione di quella giornata, non certo un dolo cosciente e volontario”, si legge nella nota a firma del gruppo consiliare della Lega in Puglia.

“Quello che colpisce di più è il tempismo: i fatti risalgono ad aprile, in appena cinque mesi sono state ascoltate oltre cinquanta persone ed è già stato notificato un avviso di conclusione delle indagini. Eppure la notizia diventa pubblica proprio ora, alla vigilia della campagna elettorale. Una coincidenza che lascia più di un sospetto – si legge -. Il gruppo della Lega in Consiglio regionale ribadisce la massima fiducia nella magistratura, ma al tempo stesso non può non denunciare come certe notizie, diffuse in questo modo e in questo momento, rischino di trasformarsi in strumenti di delegittimazione politica”.