Tragedia ad Altamura, investito mentre cammina sulla provinciale per Corato: muore 70enne

Tragedia ieri sera ad Altamura dove un uomo di 70 anni è stato investito da un’auto mentre camminava lungo la provinciale Altamura-Corato, vicino ad una sala ricevimenti. L’automobilista si è fermato per prestare i primi soccorsi e ha chiamato il 118 ma per la vittima non c’è stato nulla da fare.

Un 51enne, sempre ieri, ha perso la vita in un incidente stradale nel Foggiano. L’uomo era alla guida della sua vettura lungo la provinciale 369, all’altezza di Volturara Appula quando, per cause da accertare, è uscito fuori strada finendo in una scarpata.

Mamma e figlio morti a Calimera, ritrovata l’auto di Najoua: era nelle acque di Roca. Attesa per le autopsie

È stata ritrovata nelle acque di Roca la Lancia Y di Najoua Minniti, la 35enne che nei giorni scorsi ha ucciso a Calimera il figlio Elia di 8 anni prima di togliersi la vita.

Il corpo della 35enne è stato rinvenuto martedì pomeriggio nelle acque di Torre Dell’Orso, marina di Melendugno. La stessa sera è stato trovato morto il piccolo Elia, nell’appartamento in cui vivevano.

L’ipotesi prevalente della Procura di Lecce è quella dell’omicidio-suicidio. La 35enne, dopo aver soffocato e ucciso il figlio nel sonno, ha raggiunto a bordo della propria auto un tratto del litorale adriatico della provincia di Lecce, per suicidarsi.

S’indaga anche per istigazione al suicidio a carico di ignoti, un atto dovuto per effettuare l’autopsia anche sul corpo della donna che potrebbe essere svolta oggi, così come quella sul corpo di Elia. La Procura procedeva già per omicidio volontario sempre contro ignoti. Ci sono alcuni punti oscuri ancora da chiarire nella vicenda.

Il papà di Elia, a dicembre scorso, aveva parlato ai servizi sociali delle intenzioni di Najoua nei confronti del piccolo. Il legale della donna ha invece accusato l’uomo, parlando della condanna ricevuta per maltrattamenti. 

 

Mamma e figlio morti a Calimera, la denuncia del papà un anno fa ai servizi sociali: “Disse di volergli fare male”

Il 16 dicembre 2014 il padre del piccolo Elia, ucciso a Calimera dalla mamma Najoua Minniti che si è poi suicidata, aveva presentato un esposto ai servizi sociali in cui annunciava le intenzioni dell’ex compagna.

“Ho ricevuto una visita della mia ex compagna. Dopo una breve conversazione sulla divisione delle feste natalizie la signora ha dichiarato di ritenermi responsabile di qualsiasi cosa capitasse a lei e al bambino”, si legge nel messaggio.

Nell’esposto vengono riportate anche alcune frasi dette dalla donna come “Saluta bene Elia perché lo porto con me” o “è già capitato che io sia andata di fronte al mare con la macchina” e ancora “ritieniti responsabile di qualsiasi cosa capiti a me e ad Elia”.

Il bimbo di 8 anni è deceduto per asfissia meccanica nel sonno, l’autopsia stabilirà se per soffocamento o strangolamento. Non sono emersi altri segni di violenza sul corpo. Questo è quanto filtra secondo le ricostruzioni avvenute in giornata. Elia ha perso la vita quasi certamente nella notte tra il 17 e il 18 novembre.

Dopo aver ucciso il figlio, Najoua Minniti è salita sull’auto e ha raggiunto una località di mare, prima di tuffarsi in acqua e morire annegata. Il cadavere è stato recuperato dopo la segnalazione da parte di un sub nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera.

La donna litigava spesso con il papà di Elia, tanto da denunciarsi a vicenda diverse volte. Il piccolo Elia era in affidamento congiunto. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, la donna era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Il sindaco di Calimera ha affermato che Najoua era seguita dai servizi sociali, mentre lo zio dell’uomo ha parlato di maltrattamenti ai danni del piccolo Elia. 

Mamma e figlio morti a Calimera, il piccolo Elia ucciso nel sonno: nessuna ferita sul corpo

Nessun segno di ferite sul corpo del piccolo Elia Perrone, il bimbo di 8 anni trovato morto in casa a Calimera, a differenza di quanto emerso inizialmente. Il decesso è avvenuto per asfissia meccanica nel sonno, l’autopsia stabilirà se per soffocamento o strangolamento.

Questo è quanto filtra secondo le ricostruzioni avvenute in giornata. Elia ha perso la vita quasi certamente nella notte tra il 17 e il 18 novembre, la madre, morta suicida in mare, è la principale sospettata.

Dopo aver ucciso il figlio, Najoua Minniti è salita sull’auto e ha raggiunto una località di mare, prima di tuffarsi in acqua e morire annegata. Il cadavere è stato recuperato dopo la segnalazione da parte di un sub nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera.

La donna litigava spesso con il papà di Elia, tanto da denunciarsi a vicenda diverse volte. Il piccolo Elia era in affidamento congiunto. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, la donna era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Il sindaco di Calimera ha affermato che Najoua era seguita dai servizi sociali, mentre lo zio dell’uomo ha parlato di maltrattamenti ai danni del piccolo Elia. 

Madre e figlio morti a Calimera, s’indaga per omicidio-suicidio: Najoua era in causa per l’affidamento del piccolo

“Ogni tanto riusciamo a riunire tutta la famiglia”. Questa è la didascalia dell’ultima foto pubblicata sui social, lo scorso 7 settembre, da parte di Najoua Minniti in compagnia del figlio e della sua famiglia di origine. Sullo sfondo c’è il mare. Proprio in mare ha deciso di porre fine alla sua vita.

La donna, nata e cresciuta in Calabria con la madre di origine tunisine, è stata trovata morta in acqua nel pomeriggio di ieri a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. Poco dopo suo figlio, Elia Perrone di 9 anni, è stato trovato senza vite nella camera da letto dell’abitazione della donna, in via Montinari a Calimera, con segni di ferite da taglio e di strangolamento.

L’ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ieri mattina la donna non ha accompagnato il figlio a scuola. Da tempo, secondo quanto ricostruito fin qui, era caduta in un forte stato di depressione e più volte aveva manifestato intenzioni suicide lasciando intendere di poter coinvolgere anche il figlio nato dalla relazione con il compagno Fabio. Per il piccolo erano state avviate le pratiche per l’affidamento.

“Le ultime ore hanno profondamente sconvolto la nostra comunità in questo momento così duro, desidero esprimere la più sincera vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che conoscevano e volevano bene queste due vite spezzate. Un pensiero particolare va ai bambini e ai ragazzi del nostro paese, che più di tutti rischiano di essere colpiti dalla paura e dalla confusione – le parole del sindaco Tommasi -. La scuola è già attiva per offrire ascolto, sostegno e un ambiente sereno in cui elaborare quanto accaduto con delicatezza e professionalità. Come comunità abbiamo il dovere di proteggerli, accompagnandoli con attenzione e con il giusto linguaggio, senza esporli a informazioni o commenti che possano generare ulteriore ansia. Le forze dell’ordine stanno lavorando con rigore e dedizione per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Vi chiedo di lasciare spazio al loro lavoro, evitando la diffusione di voci, supposizioni o ricostruzioni non verificate, che rischiano solo di aumentare lo smarrimento e il dolore. Oggi più che mai dobbiamo restare uniti. Raccogliamoci nel silenzio, nella vicinanza reciproca e nel rispetto. La nostra comunità ha sempre saputo reagire con dignità nei momenti più difficili, e anche questa volta sapremo farlo, insieme”.

 

Tragedia a Mottola, morti due 30enni di Conversano. L’appello: “Basta stragi Salvini acceleri lavori sula ss100”

“Basta stragi sulla statale 100. Il secondo tratto in cui si è verificato l’ultimo incidente con due morti, che va da San Basilio-Mottola verso Taranto, fino all’intersezione con la statale 7 Appia e statale 106dir, è nella fase di Pfte, cioè il progetto di fattibilità tecnico-economica. Una fase ancora embrionale del progetto di ampliamento a quattro corsie con spartitraffico centrale. Chiediamo il commissariamento per accelerare l’iter, non possiamo permetterci di aspettare altri 8-10 anni. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ci ascolti”.

Questo è l’appello rivolto al vicepremier dal presidente del Comitato Strade Sicure, Vanni Caragnano, dopo il tragico incidente di lunedì scorso sulla statale 100, in zona San Basilio-Mottola (Taranto), in cui sono morti Roberto Marchitelli e Saad Abbi, due 31enni residenti a Conversano (Bari) che viaggiavano a bordo di un’auto Fiat Doblò scontratasi frontalmente con un autoarticolato che trasportava mezzi meccanici.

“Diciamo a Salvini grazie per tutto quello che è stato fatto finora dal governo – dichiara all’ANSA Caragnano – con la copertura finanziaria del primo intervento (oltre 123 milioni di euro per il primo tratto Gioia del Colle-nuova rotatoria di San Basilio-Mottola, ndr) e la copertura per il Pfte del secondo tratto. Ma non basta. Per il primo ci abbiamo messo dieci anni per arrivare alla copertura finanziaria e per smuovere un po’ di terreni prima che entri nel clou la fase espropriativa. Non vogliamo che passino altri dieci anni per il secondo tratto. Con il commissariamento di un’opera pubblica ne passerebbero due, non dieci”.

Il presidente del Comitato Strade Sicure confida “in un accoglimento della nostra richiesta, già inviata attraverso i suoi delegati, di incontrare il Ministro, con Anas, al fine di valutare possibili soluzioni immediate accelerando l’iter attuativo sull’intero tratto. Basta morti, è ora di agire”.

Tragedia nel Tarantino, schianto frontale sulla ss100 a Mottola: due morti e un ferito. Strada chiusa

Due persone sono morte nel pomeriggio di oggi in un incidente sulla strada statale 100, nel territorio di Mottola, in provincia di Taranto.

Intorno alle 16.10 un autoarticolato che trasportava mezzi meccanici e un Fiat Doblò si sono scontrati frontalmente nei pressi di contrada Dolcemorso, a circa duecento metri dallo svincolo per Palagianello.

L’impatto è stato violento: l’auto è andata completamente distrutta e i due occupanti, a quanto si è appreso, sono deceduti sul colpo. Il conducente del tir sarebbe rimasto ferito in modo non grave. Il tratto di statale interessato, un lungo rettilineo con doppia linea continua dove non è consentito il sorpasso, è stato chiuso in entrambe le direzioni per consentire i soccorsi e i rilievi.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con un’autogru, il personale del 118 e le forze dell’ordine, impegnate a ricostruire la dinamica del sinistro. Secondo una prima ipotesi, uno dei due veicoli potrebbe aver invaso la corsia opposta, ma le cause restano da chiarire.

Auto fuori strada nel Brindisino, morti i cugini Antonio e Gabriele Sternativo: l’ipotesi dell’auto pirata

Ci potrebbe essere il coinvolgimento di una seconda auto, ed in particolare di una Fiat Panda che poi sarebbe fuggita, nell’incidente che si è verificato ieri nel Brindisino, tra Francavilla Fontana e Ceglie Messapica, in cui sono morti i cugini Antonio e Gabriele Sternativo, di 26 e 20 anni.

L’ipotesi investigativa dei carabinieri che stanno conducendo l’indagine è stata determinata anche dall’acquisizione della testimonianza di una donna che era in transito in quei momenti lungo la provinciale 26.

Dai rilievi di carabinieri e polizia locale è emersa una traccia di pneumatico nei pressi della linea di mezzeria a pochi metri dal punto esatto dove l’auto con a bordo i due cugini ha perso il controllo finendo fuori strada. Sono tutti elementi al vaglio del pubblico ministero, Giovanni Marino, titolare dell’inchiesta.

Lo stesso pm nelle prossime ore potrebbe disporre anche l’autopsia per chiarire le cause deldecesso dei due giovani. Così come non sono esclusi accertamenti sull’auto delle vittime per un possibile impatto con altri veicoli.

Tragedia a Francavilla Fontana, auto esce fuori strada sulla sp26: due morti

È di due vittime il bilancio di un incidente stradale avvenuto nel pomeriggio di oggi sulla provinciale 26, tra Ceglie Messapica e Francavilla Fontana, nel Brindisino.

Uno il mezzo coinvolto, l’utilitaria su cui viaggiavano le persone decedute: si tratta di due uomini ancora da identificare.

Secondo quanto si apprende, l’auto è uscita di strada per motivi da accertare. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Ostuni e le forze dell’ordine.

Ciclisti di Andria travolti e uccisi da auto a Terlizzi, indagato 32enne per omicidio. Il dolore della Sindaca – NOMI

La Procura di Trani ha aperto una inchiesta per omicidio stradale plurimo per fare chiarezza sull’incidente avvenuto questa mattina sulla provinciale 231 in direzione sud, all’altezza di Terlizzi in provincia di Bari, in cui tre ciclisti di 30, 50 e 70 anni, sono morti dopo essere stati travolti da un’auto.

Le vittime sono Antonio Porro, Vincenzo Mantovani e Sandro Abruzzese, tutti originari di Andria. Un quarto è rimasto ferito in modo grave, altri due sono scampati dall’impatto.

Il conducente del mezzo, un uomo di 32 anni residente a Corato ma di origini ruvesi, è stato iscritto nel registro degli indagati. I mezzi sono ancora sul tratto di strada in cui è avvenuto l’incidente e saranno sottoposti a sequestro.

Secondo quanto emerso finora, le vittime, componenti della sezione cittadina dell’Avis andriese, stavano percorrendo in gruppo la provinciale quando un’auto li ha travolti senza lasciar loro scampo. Ferito il conducente dell’auto che nell’impatto contro il guardrail avrebbe sfondato il parabrezza. Soccorso dal personale del 118, è stato trasportato in codice rosso al Policlinico di Bari.

“Provo solo immenso dolore. Penso e ripenso al bene di questi nostri concittadini, profuso attraverso la splendida realtà associativa dell’Avis. Mi stringo, nel silenzio, al dolore immane dei parenti, per questa tragedia che ha portato via un pezzo di noi tutti, con violenza atroce”, afferma la sindaca di Andria Giovanna Bruno ricordando delle vittime non solo “l’amore per la due ruote e per lo sport” ma anche “le iniziative condivise, la campagna di sensibilizzazione alla donazione di sangue non più tardi di qualche settimana fa”.

Per Bruno le vittime “sono un pezzo della nostra comunità, la parte bella e sana di una città che intorno al valore delle persone ha impostato il suo riscatto e la sua crescita: sono profondamente addolorata, sgomenta”.

“L’invito a tutti è a rispettare questa triste e nefasta vicenda. Rispetto assoluto e silenzio. Per chi non c’è più, per chi è appeso a un filo, per i familiari tutti”, conclude la sindaca.