“Iniziare Medicina a 25 anni? Meglio consegnare le pizze”, la prof si scusa: “Volevo spronare gli studenti”

“Ho sempre incoraggiato i ragazzi a non mollare gli studi e cerco di aiutarli in tutti i modi. Chi mi conosce sa che non avevo la minima intenzione di demotivarli, anzi. Il mio discorso è nato dopo che i ragazzi mi hanno manifestato qualche difficoltà con questo nuovo sistema”.

A parlare è la docente del semestre filtro della facoltà di Medicina dell’Università di Bari finita al centro delle polemiche negli ultimi giorni. Secondo quanto denunciato dagli studenti avrebbe detto che “dovrebbe studiare Medicina solo chi proviene dal liceo classico o scientifico” e “se avessi avuto un figlio di 25 anni lo avrei mandato a consegnare le pizze piuttosto che fargli seguire il semestre filtro”.

La protagonista della vicenda fa dietrofront, amareggiata dal clamore della vicenda e dal fatto di essere stata fraintesa. “Ho spiegato loro che dovrebbero stare attenti a non perdere troppi anni per cercare di entrare a medicina, ma utilizzare l’opportunità di iscriversi a un corso affine che potrebbero trovare anche interessante – le parole riportate da La Repubblica -. Il rischio sarebbe quello di entrare a medicina, magari a 25 anni, ma dover frequentare le lezioni in modo obbligatorio, studiando di giorno, e guadagnarsi uno stipendio magari consegnando pizze, visto che è un lavoro serale. Solo una voglia di spronarli non c’era la minima intenzione di farli desistere. Mi spiace se non sono stata molto chiara”.

“La mia è stata una risposta a una studentessa che proveniva da un tipo di scuola superiore in cui non ha mai studiato la mia materia, e che mi ha riferito di avere grandi difficoltà a studiare. Le ho risposto che per quel motivo ho consigliato ai miei figli di iscriversi al liceo classico oppure allo scientifico, solo per avere basi più adeguate a certi corsi di laurea – ha aggiunto -. Se mi avessero interrotta e chiesto spiegazioni avrei chiarito il mio punto di vista. Nella mia esperienza ho sempre avuto un ottimo rapporto umano con gli studenti, cercando di instaurare un dialogo costante con loro, motivandoli alla collaborazione, al confronto e al sostegno reciproco”.

Medicina a Bari, prof choc in aula: “Il semestre filtro a 25 anni? Meglio consegnare le pizze”. È polemica

“Si dovrebbe studiare medicina e provare l’ingresso con il semestre filtro solo se se si proviene da un liceo classico o scientifico altrimenti sarebbe inutile provarci. Se mio figlio iniziasse a 25 anni, farebbe meglio ad andare a consegnare le pizze”.

Queste sono alcune delle frasi pronunciate da una professoressa agli studenti che frequentano il semestre filtro della facoltà di Medicina a Bari. A denunciarlo sui social è l’Unione degli studenti universitari (Udu). La novità del semestre filtro prevede lezioni per sei mesi e tre esami che, se superati, consentono di accedere al semestre successivo.

“Sarebbe meglio lascia perdere se non lo si passa alla prima volta, senza neanche fare il secondo tentativo 20 giorni dopo”, avrebbe poi affermato la stessa professoressa.

“Parole che, soprattutto se pronunciate da una docente durante le lezioni, aumentano il senso di inadeguatezza che molti studenti provano già dai primi anni di università – denuncia l’associazione -. Nessuno può permettersi di dire che non siete in tempo, ognuno ha il suo e non è sbagliato. Superare il semestre filtro è possibile, nonostante le condizioni di partenza siano variegate e manchino politiche che possano assicurare equità nel paese, nonostante il contesto socio-economico sempre più difficile per noi, prime generazioni della storia italiana più povere rispetto a quelle precedenti. Ognuno di noi troverà la propria strada, e in particolare a medicina la strada si percorre come una maratona, non in velocità”.

“Dopo questo scivolone sarebbe meglio riflettere sul fatto che non sono gli studenti a essere sbagliati, ma il sistema ingiusto che lei in questo modo ha perpetrato – conclude l’associazione -. Qui non si stabilisce solo chi sarà uno studente di medicina, ma delle vite e della salute della generazione del futuro. In questo sistema tossico ci stiamo confrontando continuamente con la pressione psicologica fortissima che subiamo, pressione che può arrivare a uccidere. Per chi non ce la farà, saremo pronti a manifestare la nostra rabbia”.

Il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini in merito alle dichiarazioni attribuite a una docente del semestre aperto di Medicina dell’Università di Bari secondo cui solo chi proviene dal liceo classico o scientifico dovrebbe studiare Medicina e un venticinquenne sarebbe meglio che “consegnasse pizze» invece di frequentare il corso afferma che si tratta di «parole che tradiscono la missione stessa dell’Università, fondata sul rispetto, sull’inclusione e sul valore del merito. Diventano ancor più inaccettabili se riferite al semestre aperto di Medicina, pensato per superare test di ingresso e corsi di preparazione privati. Un sistema che allarga le opportunità, garantisce l’accesso indipendentemente dalle condizioni economiche e valorizza i talenti e le aspirazioni di migliaia di giovani. Mi auguro che l’Ateneo e la docente possano chiarire al più presto l’accaduto, perché nessuno studente deve sentirsi escluso o umiliato nel suo diritto di studiare”.

Taranto, insulti e minacce agli alunni in classe: professoressa di scuola media finisce a processo

Una professoressa di scuola media di Taranto è a processo con l’accusa di maltrattamenti. Tutto è partito dalla denuncia presentata dalla famiglia di una studentessa, ma non si tratterebbe di un caso isolato.

“Chi ti credi essere?”, “Sei una pappagalla”, alcune delle frasi rivolte dalla prof ai suoi alunni. Ma non solo. Secondo quanto è riportato nelle carte, gli studenti sarebbero anche stati minacciati. La docente avrebbe usato anche “turpiloquio per comunicare con gli alunni, ovvero frasi minatorie quali: Adesso vi faccio vedere io la stronza che sono”.

Si sarebbe così instaurato un clima di paura e intimidatorio tanto da indurre gli studenti in uno stato d’ansia costante. La 61enne avrebbe costretto anche altri alunni a interrogazioni ad occhi chiusi, con soli tre secondi per rispondere. Nessuno ha denunciato prima per paura fino alla denuncia della prima famiglia. Ora l’insegnante è rinviata a giudizio e la sua posizione è al vaglio del tribunale di Taranto.

Studenti raccolgono le olive e la professoressa di Scienze non li interroga: “Recuperiamo il legame con la terra”

“Recuperare le tradizioni e il legame con la terra andando a raccogliere le olive con i nonni o con i propri genitori” consente agli alunni del terzo anno del liceo scientifico e linguistico Orazio Tedone di Ruvo di Puglia (Bari) di ottenere in cambio un giorno di clemenza, venendo giustificati dalla prof di Scienze che la mattina dopo non li interrogherà. L’idea è di Valeria Scaringella, 40 anni, di Corato.

“Molti degli studenti sono coratini – spiega la docente – e da noi si sente molto questo legame con la terra, solo che gli adolescenti a volte tendono quasi a vergognarsene. A questa età non lo si apprezza molto, invece vorrei che imparassero a vedere il bello nell’albero di ulivo, in quello che stanno facendo, a lavorare e a sporcarsi le mani nel vero senso della parola. Come alternanza scuola-lavoro sarebbe molto bello da fare, una giornata in campagna lascia molto di più”. E gli studenti, tra i 16 e 17 anni, apprezzano molto l’iniziativa. “Se il giorno prima sei andato a raccogliere le olive, sei certo che nella mia ora non ti interrogo. Li giustifico ma devono dimostrarlo, anche con le unghie sporche – scherza la docente – piuttosto che con le foto. Li giustifico perché per me la tradizione, la cultura, la cura del territorio e la bellezza della nostra terra passano anche da questo”. E poi, precisa l’insegnante, “se il giorno prima ti sei svegliato alle 6 per andare a raccogliere le olive e torni a casa stanco, mettersi a studiare immagino non sia semplicissimo. L’idea “sta funzionando”, aggiunge Scaringella e gli studenti “ci tengono a far vedere che sono effettivamente andati in campagna portando anche la magliettina sporca di terra. I ragazzi hanno spesso bisogno di essere ascoltati e ti raccontano quello che vivono come un evento straordinario. Immagino che anche i loro parenti siano contenti”. L’iniziativa non riguarda solo le olive ma il rapporto con la terra in generale. “A ottobre – sottolinea la prof – sono andati a vendemmiare e poi sono venuti a scuola con un bustone pieno dell’uva che hanno raccolto; altri vogliono portare la bottiglia dell’olio che hanno prodotto loro. E’ il primo anno che sono in questa scuola, sto tastando il territorio, vediamo se l’iniziativa si estenderà”.