Taranto, contrae mesotelioma sulle navi della Marina: operaio sarà risarcito con 540mila euro

Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto 540mila euro di risarcimento ad un operaio che ha contratto il mesotelioma pleurico lavorando a contatto con l’amianto sulle navi della Marina.

Il risarcimento dovrà essere versato dal ministero della Difesa. “Dover convivere con un mesotelioma pleurico, il tumore di certezza causato dall’amianto – spiega Luciano Carleo, presidente di Contramianto e altri rischi onlus – è una lotta quotidiana che vuole combattere senza arrendersi una battaglia iniziata quando ha scoperto di avere il cancro provocato dall’amianto inalato a bordo delle navi, lavorando come operaio tubista dell’indotto Arsenale della Marina Militare di Taranto. Le fibre di amianto respirate si sono annidate nei polmoni causando il mesotelioma pleurico, un danno alla salute irreversibile per il quale il Tribunale di Taranto ha riconosciuto un risarcimento di 540mila euro che il Ministero della Difesa dovrà corrispondere all’operaio vittima dell’amianto”.

“Un legame evidente quello tra l’amianto, sicuro cancerogeno, ed il tumore alla pleura, una certezza tra causa ed effetto che ha avuto il suo infausto esito decenni dopo la prima esposizione all’asbesto – ha aggiunto -. Le navi della Marina Militare su cui aveva lavorato l’operaio tubista per quasi un ventennio, sino alla metà degli anni 90 erano tutte coibentate con amianto, come si legge negli atti acquisiti da Contramianto presso l’Arsenale di Taranto e che evidenziano le tonnellate di amianto che imbottivano il naviglio militare”.

Piscina e palestra diverse in foto, turista milanese fa ricorso: albergo di Vieste condannato al risarcimento

Le foto pubblicate sul sito delle prenotazioni sono completamente diverse dalla realtà, per questo un turista milanese ha deciso di presentare un ricorso al Giudice di Pace che ha accolto le rimostranze del milanese e ha condannato l’hotel a rimborsargli la vacanza in Puglia.

La vacanza risale al giugno del 2018 e il turista, arrivato in albergo ha trovato una piscina diversa da quella delle immagini e nella palestra un solo tapis roulant. Il 44enne aveva sborsato 2.250 euro per la vacanza a Vieste. Mostrate le sue rimostranze l’albergatore gli avrebbe risposto che avrebbe potuto andarsene ma non sarebbe stato rimborsato fino a che la sua stessa camera non fosse stata riprenotata su Booking.

Il turista nel frattempo ha rifiutato i 100 euro di rimborso da parte della piattaforma e dopo 3 anni di contenzioso il giudice Alexia Dulcetta ha condannato la struttura ricettiva di rimborsare i giorni pagati e non goduti dal milanese, oltre al pagamento delle spese processuali.