Bari, vandalizzato il murale dedicato a Falcone e alla scorta: “Vergognoso e inaccettabile non è una bravata”

Vandalizzato a Bari il murale dedicato al giudice antimafia Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, tutti uccisi nella strage di Capaci del 1992.

L’atto vandalico è stato scoperto dai residenti e dai frequentatori del parco Maugeri, in corso Mazzini, nel quartiere Libertà. L’opera era stata realizzata lo scorso maggio dagli studenti del liceo artistico, nell’ambito dell’iniziativa “Maggio dell’Antimafia”, sotto la guida del collettivo Sungre. Sui volti dei protagonisti sono comparsi disegni osceni, ripetuti anche ai lati del murale.

A denunciare l’accaduto è stato il consigliere municipale Luca Bratta, che ha definito il gesto “vergognoso e inaccettabile”, invitando a non archiviarlo come una semplice bravata. Secondo Bratta, deturpare il murale significa offendere la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato e la legalità.

L’episodio è stato segnalato a Palazzo di Città per chiedere il ripristino dell’opera. Intanto, le telecamere installate nel parco, realizzato nell’area dell’ex Gasometro, potrebbero fornire elementi utili per individuare i responsabili.

Murales dedicati alle vittime della strage di Capaci erano stati realizzati, nell’ambito della stessa iniziativa, anche a Foggia e Trani.

Foggia, paura al Pronto Soccorso del Policlinico Riuniti: detenuto tenta di sottrarre la pistola ad agente di scorta

Attimi di paura ieri sera nel pronto soccorso del policlinico di Foggia dove un detenuto, trasportato in ospedale dalla polizia penitenziaria per una visita medica, mentre aspettava di essere visitato avrebbe tentato di aggredire uno degli agenti che lo scortava, provando a sottrargli la pistola.

Immediato l’intervento dello stesso poliziotto e degli altri colleghi che hanno bloccato il detenuto. Nessuno è rimasto ferito.

Il detenuto, della provincia di Taranto, è in carcere a Foggia per scontare una pena per omicidio e sequestro di persona. In ospedale sono intervenute anche le volanti della polizia.

Giudice antimafia sotto scorta condanna boss della Scu e 35 affiliati: pene complessive per 360 anni di carcere

Il gup del tribunale di Lecce Maria Francesca Mariano, sotto scorta da mesi, ha inflitto 36 condanne per complessivi 360 anni di carcere nel processo celebrato con il rito abbreviato scaturito dall’operazione “Stealth” condotta dai carabinieri nel novembre 2023.

Imputati presunti appartenenti a una organizzazione di stampo mafioso dedita allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e da guerra nonché ordigni ad alto potenziale esplosivo, estorsione, danneggiamenti a seguito di incendio, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Accolte quasi in pieno le richieste dell’accusa che aveva invocato 330 anni di carcere.

La pena più alta, 20 anni di reclusione, è stata inflitta a Fernando Nocera , 68 anni, considerato a capo del sodalizio. Disposto il risarcimento del danno in separata sede per le parti civili, tra cui il ministero dell’Interno, il Comune di Carmiano e l’ex sindaco Giancarlo Mazzotta, come vittima di estorsione, in favore del quale è stata disposta una provvisionale di 10mila euro.

Testa di capretto e coltello davanti a casa della giudice Mariano: è sotto scorta per le indagini sulla Scu

Una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto in cui è scritto “Così”, è stata lasciata davanti alla porta di casa della giudice leccese Maria Francesco Romano, sotto scorta da alcuni mesi dopo alcune lettere minatorie ricevute. La testa dell’animale sarebbe stata ritrovata la notte tra giovedì e venerdì dalla stessa magistrata che poi ha avvisato le forze dell’ordine. Sull’accaduto indaga la squadra mobile. Le intimidazioni che la giudice riceve sarebbero legate alle indagini che hanno portato all’operazione antimafia con cui lo scorso 17 luglio furono arrestate 22 persone del clan Lamendola-Cantanna ritenuto organico alla Scu. Insieme alla giudice Mariano è finita sotto scorta per le minacce ricevute anche la titolare dell’inchiesta, la pm Carmen Ruggiero.