Bari, 16mila tonnellate di rifiuti speciali tra capannoni e villa: 3 indagati. Violazioni da oltre 2 milioni di euro

Solventi, vernici, apparecchiature elettroniche, scarti dell’attività edile e carcasse di veicoli di vario tipo stipati in aree trasformate in discariche illecite.

In tre sono indagati dalla guardia di finanza di Bari nell’ambito delle attività di contrasto alle attività illecite ai danni dell’ambiente. I tre sono residenti nel capoluogo pugliese, uno all’epoca dei fatti era titolare di quattro capannoni della zona industriale della città finiti sotto sequestro assieme a una villa che si trova sul lungomare in cui, per diverso tempo, sarebbero state sistemate complessivamente 16mila tonnellate di rifiuti di vario genere tra cui anche speciali.

A carico degli indagati, denunciati per abbandono di rifiuti, sono state accertate violazioni amministrative per un totale di oltre due milioni di euro: si tratterebbe della cosiddetta ecotassa mai versata. Gli accertamenti dei finanzieri si sono basati anche sulle immagini satellitari e sui fotogrammi acquisiti dagli elicotteri negli ultimi due anni e si sono avvalsi anche della collaborazione con l’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
“Il costante presidio del litorale costiero e delle acque di garantisce una decisa azione di prevenzione e contrasto degli illeciti perpetrati, rendendo possibile la salvaguardia delle risorse ambientali, della salute pubblica e dell’economia sana del territorio”, spiega la guardia di finanza in una nota.

Confiscati beni per 1,1 milioni di euro al 49enne Michele Buonarota: blitz della Dia del nord Barese

Beni mobili e immobili tra cui un’impresa individuale attiva nel settore agricolo, del valore complessivo 1,1 milioni di euro, sono stati confiscati a Michele Buonarota, 49enne di Trinitapoli (Barletta-Andria-Trani), condannato per reati in materia di stupefacenti.

Il provvedimento di confisca è stato eseguito dalla Direzione investigativa antimafia e arriva 18 mesi dopo il sequestro disposto nell’ambito di un’attività finalizzata al contrasto dei traffici illeciti nel corso della quali erano state accertate delle discrepanze tra quanto dichiarato dall’uomo in fase di dichiarazione dei redditi e quanto realmente posseduto.

Il 49enne, già sorvegliato speciale, “è stato ritenuto socialmente pericoloso” e a lui sarebbero riconducibili anche i 23 immobili e varie disponibilità finanziarie finite ora nelle mani dello Stato.

“L’odierno decreto di prevenzione patrimoniale si inquadra nell’ambito delle attività istituzionali finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti criminali, agendo così anche a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale”, spiega la Dia in una nota.

Ville, auto e orologi: la Dda di Bari sequestra beni per 23 milioni a 23 persone condannate per mafia e droga

Disposta la confisca di beni per un valore superiore ai 23 milioni di euro nei confronti di 23 soggetti condannati per aver preso parte a 2 strutturati sodalizi criminali con proiezione transnazionale, operativamente collegati e dediti alla commissione di una pluralità di delitti contro l’ordine pubblico, l’economia pubblica, il patrimonio, per detenzione illegale di armi e per traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

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Merce contraffatta in un camion, sequestro al porto di Brindisi: tra loro smartwatch e cuffie con falso marchio Apple

Oltre 24mila prodotti risultati contraffatti, tra cui console per giochi, smartwatch e cuffie riconducibili al noto brand ‘Apple’, sono stati sequestrati nel porto di Brindisi dalla guardia di finanza e dai funzionari dell’ufficio Dogane.

Il provvedimento è stato eseguito al termine delle verifiche all’interno di un camion proveniente dalla Grecia. I controlli sono stati eseguiti con l’intervento di alcuni periti tecnici delle aziende titolari dei marchi che ne hanno confermato la contraffazione. Risultato falso anche il marchio “Ce”. Se immessi sul mercato, i prodotti contraffatti avrebbero generato profitti per oltre 1,8 milioni di euro.

Droga coltivata e venduta su un sito web con sponsorizzazioni: sequestrati 610 chili di marijuana nel Barese

I finanzieri del Comando Provinciale di Bari e della Compagnia di Monopoli hanno eseguito nei giorni scorsi un decreto di sequestro preventivo di 610 chili di marijuana nei confronti di due persone, mamma e figlio, che risultano indagate per la vendita illecita di sostanze stupefacenti.

Dalle indagini è infatti emersa la vendita illecita di cannabis con modalità e finalità in aperto contrasto con la normativa di settore e con la legge. La produzione di canapa sativa non era finalizzata all’inserimento in una filiera industriale destinata ad usi consentiti dalla legge di riferimento, quindi destinata alla produzione di alimenti, cosmetici, materiale organico o semilavorati artigianali, ma, al contrario, era ceduta a privati dopo il confezionamento in bustine di plastica contenenti poche quantità di prodotto.

La vendita avveniva anche tramite un sito web gestito direttamente dai coltivatori e sul quale era sponsorizzata la commercializzazione di confezioni di diversa qualità di cannabis in quantitativi dai 3 ai 100 grammi. L’acquisto poteva essere effettuato con modalità di e-commerce di inserimento nel carrello, pagamento e spedizione all’indirizzo richiesto.

Rifiuti tombati nel Tarantino, sequestrata area di 10mila metri quadri: disposte analisi sul suolo

I carabinieri del Noe, su decreto di ispezione della Procura della Repubblica (Dda) del tribunale di Lecce, hanno scoperto e sequestrato un terreno agricolo a Fragagnano (Taranto) utilizzato per lo smaltimento illecito di rifiuti.

Le operazioni di scavo hanno permesso di trovare, a una profondità di circa cinque metri, diverse tonnellate di rifiuti (scarti di lavorazione industriale e derivanti dalle operazioni di recupero della frazione indifferenziata dei rifiuti urbani).

L’operazione rientra nell’ambito di un’inchiesta che il 5 febbraio scorso aveva portato i carabinieri del gruppo per la tutela dell’ambiente e della sicurezza energetica di Napoli a eseguire nove misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Lecce nelle province di Bari, Taranto, Trani-Barletta, Brindisi, Caserta, Napoli, Avellino, Cosenza, Matera, Campobasso, Viterbo e Potenza.

Fu disposto anche il sequestro di beni mobili e immobili per circa un milione di euro. A vario titolo sono contestati i reati di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, impedimento al controllo e gestione illecita di rifiuti.

Il terreno del Tarantino sottoposto a controllo è in uso ad alcuni degli indagati. I rifiuti rinvenuti sono della stessa tipologia di quelli già sequestrati in altri siti, provenienti – come documentato da alcune etichettature presenti sui rifiuti stessi – da alcune zone della Campania.

L’area di circa 10mila metri quadrati è stata sottoposta a sequestro in attesa della caratterizzazione dei rifiuti e degli esiti delle analisi sul suolo, che saranno effettuate per verificarne l’eventuale presenza di inquinamento.

Da Mosca a Bari con microchip e passaporti contraffatti, passeggero fermato in aeroporto: sequestrati 6 cuccioli

La Guardia di Finanza ha bloccato un traffico illecito di cuccioli all’aeroporto di Bari. Protagonista un passeggero che ha portato con sé 6 cani, i cui documenti di accompagnamento sono risultati contraffatti, da Mosca a Bari via Istanbul.

L’uomo è stato sottoposto ad un controllo congiunto da parte dei finanzieri del II Gruppo Bari e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I sei cani da compagnia, riconducibili alle razze Pomeranian, Bedlingtion e Chihuahua, sono stati sequestrati.

È stato successivamente verificato che sugli animali erano stati apposti microchip non corrispondenti ai documenti di accompagnamento, risultati poi artefatti. A seguito degli ulteriori accertamenti di natura amministrativa e sanitaria avviati nell’immediato, è stata rilevata la condotta penalmente rilevante a carico del passeggero per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, omessa dichiarazione doganale, contrabbando aggravato, nonché violazioni della legge regionale in ambito veterinario. I cuccioli, una volta immessi nel circuito commerciale, avrebbero fruttato un guadagno pari a circa 6mila euro.

“La meticolosa attività di polizia doganale ha permesso di rilevare una pratica illegale e diffusa nel settore veterinario in grado di mettere a serio rischio la salute pubblica e quella degli animali da compagnia esponendo gli stessi a condizioni di trasporto rischiose e potenzialmente letali – si legge nella nota diffusa -. Il fenomeno si sostanzia nella falsificazione dei documenti di trasporto e sanitari al fine di eludere i controlli delle Autorità e di renderne più agevole l’introduzione nello Stato. Nella maggior parte dei casi, gli animali oggetto di queste tratte non godono delle condizioni sanitarie minime richieste dalla normativa per il trasporto e la successiva vendita”.

Porto di Bari, auto sospetta dalla Grecia. La Finanza trova 237mila euro in contanti non dichiarati: scatta il sequestro

I finanzieri e i funzionari dell’Agenzia delle dogane in servizio nel porto di Bari, insospettiti dal nervosismo manifestato dal conducente di un’auto, hanno trovato oltre 237mila euro non dichiarati nella vettura proveniente dalla Grecia da poco sbarcata a Bari.

A uno dei passeggeri sono stati trovati 30mila euro, al conducente oltre 206mila nascosti in un marsupio e in banconote anche di grosso taglio. Merito anche del cash-dog Kristina dell’unità cinofila.

I controlli hanno escluso “la riconducibilità delle somme trasportate a possibili condotte delittuose”. Gli operatori hanno sequestrato il 50% della somma trasportata dal conducente (98.450 euro) e il 15% di quella trasportata dal passeggero, per un totale di circa 100mila euro.

Bari, rifiuti pericolosi e zero autorizzazioni: scoperta officina abusiva a Carbonara. Maxi sequestro e multe

La Polizia Locale di Bari, in un’operazione congiunta con i Carabinieri, ha scoperto un’officina abusiva in pieno centro a Carbonara ad uso artigianale costituita da 3 locali adibiti a lavori su veicoli, deposito e ufficio. L’attività è risultata priva della SCIA per l’avvio dell’attività e della dovuta iscrizione all’albo delle Imprese, seppure con Partita IVA.

All’interno sono stati ritrovati bidoni metallici con residui di olii esausti, batterie e pneumatici fuori uso, radiatori da smaltire, materiale ferroso, filtri olio usati, liquidi freni esausti, il tutto destinato allo smaltimento, ma privo di qualsiasi indicazione dei Codici EER e della prescritta documentazione inerente la tracciabilità dei rifiuti pericolosi e non pericolosi fino allo smaltimento.

Le aree sono state sottoposte a sequestro a disposizione dell’autorità giudiziaria per il deposito incontrollato dei rifiuti, mentre l’officina abusiva sottoposta a sequestro amministrativo al quale consegue confisca delle attrezzature utilizzate tra cui anche ponti mobili per i veicoli, banchi da lavoro, chiavi ed attrezzature di meccatronica.

Al titolare dell’officina abusiva, in piena attività, sono state contestate violazioni in materia ambientale ed amministrativa per irregolare tenuta del registri di carico e scarico dei rifiuti pericolosi, violazioni in ordine all’attività abusiva di autoriparatore e mancata comunicazione in merito all’emissione di sostanze derivanti da sostanze insalubri.

Sanzionati anche 3 proprietari dei veicoli rinvenuti all’interno dell’officina in quanto si avvalevano per la riparazione dei propri veicoli di una Impresa non iscritta nell’apposito registro camerale. Sono state avviate anche verifiche per gli accertamenti fiscali e tributari eventualmente omessi o irregolari.

Bari, non sequestra auto guidata da minorenne per aiutare lo spacciatore dei Capriati: vigilessa sospesa per 3 mesi

Il Comune di Bari non sarà sciolto, nessun’altra azienda (oltre l’Amtab) sarà commissariata, seppur sono previste attività di tutoraggio nei prossimi mesi. Nel resoconto finale delle decisioni legate all’inchiesta Codice Interno, che ha travolto la città di Bari, ci sono anche le sanzioni destinate ad alcuni agenti di Polizia Locale.

Se 10 di loro non potranno più portare la pistola, una vigilessa è stata sospesa per tre mesi. Secondo quanto ricostruito il 23 marzo 2017 si trovava, con un collega, al sottopassaggio di piazza Luigi di Savoia all’ingresso del centro di Bari. Fermò un’auto guidata da un minorenne, ma non sequestrò il mezzo e non denunciò il ragazzino.

Tutto questo per fare un favore a Giorgio Larizzi, spacciatore vicino al clan Capriati di Barivecchia. Il retroscena è riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno. Nell’ambito di un’operazione antidroga della Dda di Bari, è emersa l’intercettazione telefonica in cui il minore chiedeva alla vigilessa di non sequestrare l’auto.

Quello della vigilessa è stato considerato un episodio che dimostra la “significativa vicinanza e il contegno soggiacente” nei confronti della criminalità organizzata. Da quel giorno ad oggi è rimasta però sempre in servizio , l’accusa di omissione di atti di ufficio non consentiva la misura cautelare. Il processo è ancora in corso, ma il reato sarà prescritto a marzo.