Andria, 16enne si toglie la vita in comunità. Condannati quattro operatori sociali: “Dovevano sorvegliarla”

Il Tribunale di Trani ha condannato a un anno di reclusione con pena sospesa il responsabile e tre dipendenti di un centro terapeutico per minori di Andria per concorso in omicidio colposo, in relazione al suicidio di una ragazza di 16 anni avvenuto il 18 giugno 2019.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero omesso di vigilare adeguatamente, lasciando la giovane sola in stanza con una cintura poi usata per impiccarsi. La 16enne, affetta da disturbo borderline di personalità, aveva già tentato il suicidio cinque volte nei mesi precedenti e compiuto frequenti atti autolesivi.

I quattro, insieme alla cooperativa che gestisce la struttura (responsabile civile), sono stati condannati anche a risarcire i familiari della vittima, con una provvisionale complessiva di 150mila euro.

Bari, suicida dopo le minacce della moglie di portare via la figlia: 30enne egiziana condannata a 7 anni

Morsy Noura Said Saad Mohamed, la 30enne egiziana finita a processo per gli insulti e le minacce rivolti al marito, Paolo Silletti, il 34enne barese che si è tolto la vita il 10 aprile 2024, è stata condannata a 7 anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviata.

Una condanna superiore rispetto alla richiesta della Procura che aveva invocato 4 anni, escludendo l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, ma confermando l’aggravante dell’aver commesso il fatto in presenza di minori.

Nel processo i genitori della vittima si sono costituiti parte civile, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni con una provvisionale di 30mila euro. Alla bambina 40mila euro. Il difensore della donna ha annunciato che presenterà ricorso.

I due si sono conosciuti a Sharm el Sheikh, si sono sposati nel 2019 al Cairo, prima di trasferirsi in Puglia. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, dopo la nascita della figlia. La donna avrebbe chiesto al marito soldi, poi una casa più grande, il trasferimento a Bari fino a minacciarlo ripetutamente di scappare in Egitto con la figlia e di non fargliela più vedere.

Gli insulti sono arrivati tramite messaggi e la donna avrebbe trascorso periodi sempre più lunghi in Egitto, dai suoi genitori, con la bambina, causando così “uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore”,  a causa del quale – secondo l’accusa – “l’uomo decise di togliersi la vita”.

 

Tragedia a Cisternino: 58enne condannato al carcere si toglie la vita prima dell’arrivo dei carabinieri

Un 58enne, destinatario di un ordine di carcerazione per sentenza definitiva, è stato trovato impiccato ad un albero nella tarda serata di ieri nelle campagne di Cisternino, in provincia di Brindisi. Sapeva che avrebbe ricevuto la notifica del provvedimento.

L’uomo era stato condannato, anche in Cassazione, ad una pena superiore ai 10 anni nell’ambito di un procedimento penale relativo ad un’inchiesta iniziata nel 2014 per un traffico di migranti tra l’Italia, l’Albania ed il Montenegro. Prima che i carabinieri notificassero all’uomo il provvedimento di esecuzione pena emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma, che prevedeva il trasferimento in carcere, l’uomo si è suicidato.

Suicida dopo le minacce della moglie di portare via la figlia, lei va a processo a Bari: chiesta la condanna a 4 anni

La Procura di Bari ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione, per maltrattamenti aggravati, nei confronti di Morsy Noura Said Saad Mohamed, la 30enne egiziana finita a processo per gli insulti e le minacce rivolti al marito, Paolo Silletti, il 34enne barese che si è tolto la vita il 10 aprile 2024.

La donna ha chiesto di essere processata con il rito abbreviato. Nella richiesta di condanna, la Procura ha escluso l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, ma ha confermato l’aggravante dell’aver commesso il fatto in presenza di minori. Si tornerà in aula il 15 ottobre quando potrebbe essere già emessa la sentenza.

Nel processo i genitori della vittima si sono costituiti parte civile. I due si sono conosciuti a Sharm el Sheikh, si sono sposati nel 2019 al Cairo, prima di trasferirsi in Puglia. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, dopo la nascita della figlia. La donna avrebbe chiesto al marito soldi, poi una casa più grande, il trasferimento a Bari fino a minacciarlo ripetutamente di scappare in Egitto con la figlia e di non fargliela più vedere.

Gli insulti sono arrivati tramite messaggi e la donna avrebbe trascorso periodi sempre più lunghi in Egitto, dai suoi genitori, con la bambina, causando così “uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore”,  a causa del quale – secondo l’accusa – l’uomo decise di togliersi la vita.

Tragedia a Brindisi, poliziotta suicida in Questura: colleghi sotto choc

Tragedia questa mattina nella Questura di Brindisi dove una poliziotta è morta suicida. Si tratta di una 40enne, appena rientrata dalle vacanze, che era anche vice dirigente della squadra mobile, avrebbe usato la pistola d’ordinanza.  Sul posto è intervenuto il 118, ma per lei non c’è stato nulla da fare.

Sgomento in Questura, sotto choc i colleghi della vittima che da anni prestava servizio a Brindisi. Sul posto si è recato il procuratore facente funzioni d Brindisi Antonio Negro. Suo marito è anch’egli poliziotto. La donna lascia anche una figlia di circa 4 anni.

Giornalista “suicida”, incongruenze e indagini sommarie. La famiglia Nettis: “Vogliamo l’autopsia”

È ancora mistero attorno alla morte di Patrizia Nettis, la giornalista 41enne originaria di Gioia del Colle trovata impiccata il 29 giugno 2023 nell’appartamento in cui viveva a Fasano, in provincia di Brindisi. La Procura di Brindisi ha chiesto l’archiviazione del caso, la famiglia non ha mai creduto alla tesi del suicidio e per questo aveva già avanzato diverse richieste per disporre l’autopsia, sempre negata. Poi è arrivata anche la comunicazione di non luogo a procedere da parte della Procura generale di Lecce per l’avocazione delle indagini.

Nell’inchiesta per la morte di Patrizia Nettis era indagato un uomo, che in passato ha avuto una relazione sentimentale con la donna. L’imprenditore era accusato di istigazione al suicidio e atti persecutori. Ce ne occupiamo questa volta con il criminologo Candiano e il medico legale Bacco. Ci sono troppe incongruenze e le indagini appaiono piuttosto sommarie. La famiglia non si arrende, si è opposta alla richiesta di archiviazione del caso e continua ad insistere affinché venga disposta l’autopsia.

Lite violenta in casa, il papà muore dopo aver sbattuto la testa: il figlio si toglie la vita in un lido

Un giovane si è tolto la vita dopo la morte del padre 69enne che tre giorni fa, al termine di un’accesa lite, aveva colpito con un pugno al volto nella loro abitazione di Cisternino (Brindisi): l’anziano era caduto al suolo battendo la testa sul pavimento. L’urto gli aveva provocato un’estesa emorragia cerebrale. Portato al Perrino di Brindisi l’anziano era stato operato, ma le sue condizione erano ritenute gravissime. Ieri il decesso dell’uomo, a distanza di poche ore il figlio è stato trovato impiccato nei pressi di un lido balneare del Brindisino.

Agente penitenziario suicida, ex detenuto accusa i colleghi: “Paolillo disperato era offeso e deriso”

Da tempo seguiamo la vicenda di Umberto Paolillo, l’agente penitenziario morto suicida nel 2021. La mamma Rosanna sta lottando con tutte le sue forze affinché venga fatta luce sui motivi che hanno spinto suo figlio a togliersi la vita con la pistola di ordinanza.

All’indomani della notizia del suicidio, un ex detenuto, Michele Martella, scrisse un commento che lasciò tutti di stucco. In quelle frasi puntava il dito con uno degli appuntati che, stando alla sua testimonianza, avrebbe continuamente preso in giro Paolillo.

Siamo andati a Mesagne dove ci risultava vivesse Michele. Abbiamo trovato sua sorella che ci ha messo in contatto con lui, adesso in un’altra località dove lavora. La telefonata con Michele accende un barlume di speranza in Rosanna perché Michele ci ha raccontato dei continui soprusi che Paolillo era costretto a subire.

“Lo prendevano in giro continuamente. Lo sfottevano perché viveva ancora con i suoi genitori, lo chiamavano gobbetta e gli davano giornaletti porno perché gli dicevano che era ancora vergine. Un giorno mi sono messo io di mezzo dicendo di smetterla. Umberto spesso si confidava con noi. Lo vedevamo sempre triste. Quando abbiamo saputo del suicidio tutti abbiamo pensato che fosse arrivato al limite e che il gesto fosse collegato a ciò che subiva. Quel carcere è uno schifo”.