Bari, in aspettativa per candidarsi alle elezioni resta a casa: assolto poliziotto penitenziario accusato di truffa

La Corte d’Appello di Venezia ha confermato l’assoluzione piena di un agente della Polizia Penitenziaria di Bari, difeso dall’avvocato La Scala, accusato di truffa per aver percepito l’aspettativa retribuita durante la sua candidatura alle elezioni amministrative di Pietraferrazzana (Chieti), senza recarsi fisicamente nel comune.

L’assoluzione era già stata decisa dal Tribunale di Verona, con motivazione che il fatto “non costituisce reato”.  Anche in appello, i giudici hanno respinto le accuse, sottolineando che la legge 121/1981 garantisce l’aspettativa speciale retribuita ai candidati, senza richiedere obblighi ulteriori sulla modalità di svolgimento della campagna elettorale.

Truffa eco casette, non paga l’affitto ma vuole comprare l’arredo “sparito”: Caputi senza vergogna

Maurizio Caputi ha firmato i documenti per il rilascio del locale affittato da Giuseppe e mai pagato. Non sono mancati i momenti di tensione, come vi abbiamo documentato nei precedenti servizi, e fino all’ultimo Caputi ha dato il meglio di sé, avanzando proposte davvero incredibili.

Truffa eco casette, Caputi sfrattato ad Antonio: “Monetizzi i video è estorsione. Andrai in galera”

Questa volta Caputi lo sfrattato si è superato, confermando di vivere in un pianeta tutto suo, in un faccia a faccia inatteso rispetto alle precedenti volte. Durante la consegna delle chiavi del locale, ci ha accusato di estorsione a causa dei video pubblicati e monetizzati, profetizzando condanne e carcere. E vi sveliamo tutti gli aggiornamenti sull’inchiesta della truffa delle eco casette.

Sistema Labianca, la truffa dei soldi facili approda in Svizzera: “Denunciato alla Procura di Roma”

Le sirene albanesi continuano ad attrarre sempre più investitori italiani. Le linee di credito e i finanziamenti facili facili promessi da alcuni “facilitatori”, però, si rivelano presto delle truffe vere e proprie. Non solo raggiri milionari, ma anche nel caso si voglia aprire un’azienda di qualunque tipo.

Negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto connotati mostruosi. In virtù dell’alto tasso di corruzione presente nel Paese, questi pseudo consulenti, con tanto di profili social accattivanti, trovano spesso professionisti locali o dipendenti di banca disposti a reggere il gioco in cambio di poche centinaia di euro.

Abbiamo dato il via alla nostra inchiesta in sordina, cercando di restare sul generale senza fare nomi, ma dopo la messa in onda del primo servizio siamo stati inondati di segnalazioni. Tutte riconducono a Cesare Labianca, riferimento di Caesar’ Group. Torniamo ad occuparci della nostra inchiesta con un’altra testimonianza, la truffa a quanto pare è approdata anche in Svizzera.

Trani, tenta di truffare un’anziana di 80 anni ma lei non ha nipoti maschi e lo fa arrestare: condannato 26enne

La truffa non gli è riuscita perché si è finto nipote di una donna che non ha nipoti di sesso maschile. È stata la stessa donna, una 80enne, a chiamare i carabinieri e a consentire l’arresto del presunto truffatore.

Si tratta di un uomo di 26 anni di Catania, con precedenti, finito in manette per tentata truffa e processato per direttissima: il Tribunale di Trani lo ha condannato a un anno e otto mesi di reclusione e al pagamento di una sanzione da 1.600 euro.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il 26enne avrebbe contattato telefonicamente una donna di quasi 80 anni di Trani dicendole di essere suo nipote e di avere bisogno di tremila euro per ritirare un pacco.

Le telefonate all’anziana sono state tre: in ognuna delle chiamate l’uomo si sarebbe presentato prima come nipote, poi come addetto alla consegna del pacco e poi come direttore delle Poste fornendole dei codici da mostrare al momento del ritiro.

Chiamate che, sostengono i carabinieri, avrebbero avuto un solo obiettivo: tenere la donna al telefono ed evitare che contattasse le forze dell’ordine. La vittima però è riuscita a comporre il 112 e allertare i carabinieri che l’hanno guidata suggerendole di assecondare le richieste del 26enne e farlo arrivare a casa. È stato allora che il 26enne, pronto a ritirare contanti e gioielli, è finito in manette.

I carabinieri in una nota ricordano agli anziani di “non cedere a richieste telefoniche di denaro o oggetti preziosi e di segnalare immediatamente ogni episodio sospetto al numero di emergenza 112”.

Orecchiette “o motte”, truffa alle spalle: “Affogo la delusione con cime di rape e spuma di alici”

Dopo essere tornati a Barivecchia, all’indomani del ritorno “trionfale” di Cassano, Antonio ha deciso di buttarsi alle spalle tutte le polemiche legate alle orecchiette “o motte” e la decisione della Procura di voler archiviare l’inchiesta. Come? Affogando in un piatto di orecchiette con cime di rape e spuma di alici preparato dallo chef del ristorante Bahari.

Finta banca, investimenti trappola e schema Ponzi: 500 vittime in tutta Italia. Truffati anche a Bari

La Guardia di Finanza di Ancona ha scoperto un presunto sistema bancario abusivo basato su uno schema Ponzi, capace di movimentare oltre 4 milioni di euro e coinvolgere più di 500 persone in tutta Italia.

L’organizzazione era attiva anche in Puglia, in particolare nella provincia di Bari, dove venivano proposti falsi investimenti ad alto rendimento mascherati da “Cashback”, attraverso il passaparola e i social network.

Le indagini hanno portato a misure cautelari, sequestri di conti correnti e all’oscuramento della piattaforma online utilizzata per la presunta frode.

I soldi facili di Labianca, tentata truffa da 150mila euro: perizia svela le carte false

Le sirene albanesi continuano ad attrarre sempre più investitori italiani. Le linee di credito e i finanziamenti facili facili promessi da alcuni “facilitatori”, però, si rivelano presto delle truffe vere e proprie. Non solo raggiri milionari, ma anche nel caso si voglia aprire un’azienda di qualunque tipo.

Negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto connotati mostruosi. In virtù dell’alto tasso di corruzione presente nel Paese, questi pseudo consulenti, con tanto di profili social accattivanti, trovano spesso professionisti locali o dipendenti di banca disposti a reggere il gioco in cambio di poche centinaia di euro.

Abbiamo dato il via alla nostra inchiesta in sordina, cercando di restare sul generale senza fare nomi, ma dopo la messa in onda del primo servizio siamo stati inondati di segnalazioni. Tutte riconducono a Cesare Labianca, riferimento di Caesar’ Group. Torniamo ad occuparci della nostra inchiesta con la prima testimonianza.

Nomi e volti di 59 donne creati con l’IA per l’assegno unico: truffa e sequestri da 1,4 milioni. Indagati 4 foggiani

La Guardia di Finanza della BAT ha scoperto una truffa milionaria ai danni dell’Inps. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, quattro persone avrebbero sottratto 1.4 milioni di euro alle casse dello Stato avanzando istanze per il contributo dell’Assegno Unico Universale in nome e per conto di 59 donne di nazionalità rumena, tutte con 5/6 figli a carico, tutte inesistenti.

Per questo il Tribunale di Foggia ha convalidato un decreto di sequestro preventivo di urgenza nei confronti di quattro foggiani, indagati per l’ipotesi di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato. Le indagini sono partite dopo una segnalazione dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale di Andria. Coinvolti nella truffa anche un dipendente dell’Anagrafe di un Comune della BAT e di un dipendente di un Centro di Assistenza Fiscale di Foggia.

Il dipendente comunale ha formato, senza una preventiva istanza, le residenze anagrafiche per 59 donne di dichiarata origine rumena e ha rilasciato, in assenza dei requisiti oggettivi e soggettivi richiesti, altrettante carte di identità false. Volti e nomi pare siano stati creati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Una volta generati il volto e l’identità fasulla delle 59 donne, sono stati creati altrettanti contratti di lavoro fittizi presso due imprese agricole di Cerignola, così da poter certificare i requisiti necessari in sede di istanze dell’Assegno Unico Universale, tutte avanzate all’INPS dal dipendente del C.A.F. di Foggia, segnalando per ciascuna donna almeno 5/6 figli a carico.

Sono state poi attivate 59 carte PostePay intestate alle donne inesistenti e con il periodico prelevamento presso gli sportelli del Postamat degli importi accreditati mensilmente dall’INPS, in media, circa 2.300,00 euro per ogni nucleo familiare, ad opera degli altri due complici che sono stati osservati e identificati dagli investigatori durante le operazioni agli ATM.

Sono così stati confiscati disponibilità liquide su depositi bancari, autovetture e beni immobili/mobili per un totale di circa 1,4 milioni di euro. Si tratta di 10 immobili, 1 autovettura, denaro contante, 92 conti corrente, oggetti d’oro ed ulteriori beni di valore.

Orecchiette gate, il paradosso made in Bari si sposta in aula: la Procura riconosce la frode ma chiede l’archiviazione

Una nuova incredibile puntata dell’inchiesta sulla truffa delle orecchiette di Barivecchia. Questa volta le novità non arrivano dall’Arco Basso, bensì dalle aule di giustizia.

La Procura di Bari ha riconosciuto la frode nell’esercizio del commercio messa in atto nei vicoli della città vecchia, ma ha chiesto l’archiviazione per le tre persone indagate. Tra loro c’è anche Nunzia Caputo, la regina delle orecchiette.

Come si legge sul Corriere della Sera, infatti per la Procura la condotta dei tre indagati integra il reato in contestazione, ma il fatto risulta di particolare tenuità per le modalità della condotta, l’esigua entità del danno cagionato e l’intensità del dolo”.

Una condotta che viene definita dal pm “non abituale”. Eppure, come testimoniato dalla nostra inchiesta giornalistica, la realtà è stata un’altra. Ora il gip deciderà se procedere con l’archiviazione oppure no.

Nell’inchiesta risulta parte offesa Gaetano Campolo di Home Restaurant, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, che ha denunciato le signore delle orecchiette.